L’arresto di Assange, punto di svolta

Whitney Webb, Mint Press 11 aprile 2019

Stamattina, il ramo dell’Impero a Londra sentendone la minaccia si faceva coraggio a smantellare le vestigia della democrazia e della libertà di stampa che ancora rimangono, vestigia che permettevano nel mondo occidentale di fingere che i suoi governi e politici rispettano ancora i diritti e lo stato di diritto. Julian Assange, l’uomo che ha contribuito a esporre una litania di crimini e corruzione dritta in faccia alla gente e ai governi più potenti del mondo, veniva prelevato dall’ambasciata del Paese dove non solo detiene la cittadinanza, ma aveva asilo. I pericolosi precedenti che l’arresto di Assange pone, non solo al giornalismo, ma anche a sovranità nazionale e la legge internazionale, sono sbalorditivi. Con Assange ora in custodia nel Regno Unito, il suo destino rispecchierà il nostro, poiché il destino di Assange e quello dei giornalisti di tutto il mondo, così come dello stesso pubblico, sono sempre più intrecciati. Dopotutto, chi vuole Assange per privarlo della libertà, l’Impero USA, lo “Stato profondo”, il governo ombra, l’élite globale, ecc., vogliono anche la nostra libertà. Se rimaniamo in silenzio mentre imprigionano, estradano, torturano o addirittura uccidono quest’uomo, potremmo aspettarci un destino simile. Non sarà domani. Non la prossima settimana. Potrebbe volerci anni. Ma non ingannatevi, l’impero globale, il cui nucleo centrale è il governo degli Stati Uniti, sarà ora autorizzato ad imprigionare chiunque ritenga una minaccia alle sue operazioni. Tali operazioni, incluse quelle che Assange denunciò, spesso comportano la strage di civili inermi, un numero indicibile di bambini tra loro, allo scopo di saccheggiare le risorse di altre nazioni sovrane. Inoltre, spesso comportano l’installazione di governi fantoccio tramite mezzi segreti (ad esempio “ingerenza” elettorale) o evidenti (ad es. Guerre di cambio do regime). I responsabili delle più eclatanti violazioni del diritto internazionale, dei crimini di guerra, del massacro di vite innocenti, non vengono imprigionati, degradati o torturati, vengono premiati e promossi. Come abbiamo visto oggi, e nelle ultime settimane, in particolare dopo la reclusione di Chelsea Manning, chi denuncia tali crimini è spesso minacciato, torturato e punito.

Piaccia o no, siamo già in questa guerra
Il mondo ha saputo per anni che Assange avrebbe affrontato tale destino. Poco è stato fatto. Ora, il punto di svolta è qui. Continueremo a sfuggire alla falsa realtà della televisione, del cinema, dei videogiochi e di qualsiasi cosa usino per distrarci e intorpidire il nostro dolore mentre il mondo reale in cui viviamo si trasforma in una dittatura imperiale tecnocratica? Continueremo a ignorare le ovvie minacce alle nostre vite e dei nostri figli perché affrontare tali minacce è scomodo e spesso difficile? Aspetteremo finché non verranno per noi, perché le nostre case sono costruite in cima alle risorse che desiderano saccheggiare, perché abbiamo condiviso informazioni online che trovano discutibili, perché abbiamo osato chiederci perché dei matti controllano il nostro Paese e gran parte del mondo? Una simile eventualità può sembrare ridicola a certuni, ma quei giorni non sono lontani e sono già qui per molti nel mondo, anche in occidente. L’arresto di Assange è il primo colpo in una guerra a cui tutti noi, volenti o nolenti, siamo già stati arruolati perché è una guerra al mondo in cui viviamo, una guerra alla nostra società, al nostro pianeta, ai nostri mezzi di sostentamento, al nostro diritto all’autodeterminazione. Si può provare a fuggire fino all’altro capo della Terra, a migliaia di chilometri di distanza dall'”occidente” (come ho fatto io stessa), solo per scoprire che non c’è Paese al mondo che non sia attualmente sotto assedio. Mai prima d’ora nella storia l’oligarchia globale è stata più potente. La concentrazione di potere e ricchezza nelle mani di pochi è senza precedenti, persino peggiore rispetto all’età dell’oro o agli ultimi giorni dell’impero romano. Costoro non hanno intenzione di cedere alcun potere. Non vogliono che si abbia il controllo delle nostre vite. Per loro, siamo già schiavi. E chi sta zitto, specialmente ora, manda il segnale alle élite di abbracciare la schiavitù.

La rivoluzione non sarà trasmessa in televisione e la guerra non verrà vinta sui social media
Per troppo tempo le azioni in difesa di Assange e, più in generale, in segno di protesta contro l’Impero, si concentrarono nel regno virtuale, cioè su Internet e social media. Mentre Internet e i social media sono strumenti importanti per condividere le informazioni, il loro uso a tale scopo viene soppresso come mai prima e non passerà molto tempo prima che i social media siano interamente censurati e privi di dissensi. Se aspettiamo che arrivi quel giorno e mettiamo tutte le nostre uova nel cesto dei social media, ci saremmo sparati ai piedi e potrebbe essere fatale. Non possiamo più scappare dal mondo, fuggire nelle nostre restanti comodità, in particolare quelle online, mentre il mondo brucia. Assange potrebbe essere il primo giornalista ad essere arrestato ed estradato in tali circostanze, ma non sarà l’ultimo. Ciò che facciamo ora determinerà quanto lontano andranno. Stati Uniti e alleati preparano diverse guerre, molte contro Paesi molto più grandi dell’Iraq, e potrebbero rendere Iraq ed Afghanistan simili a schermaglie al confronto. Le persone dietro l’arresto di Assange e le perpetue guerre imperiali non si preoccupano dei tuoi tweet o post su facebook. Vogliono che il tuo obiettivo sia rimanere nel mondo virtuale e lontano da quello reale sul quale consolidano il controllo. Ora è il momento di resistere. Ora è il momento di insistere. Ora è il momento di scendere in piazza, parlare coi vicini, familiari e collaboratori dei pericoli che ci attendono. La tua voce e le tue azioni contano. Più aspettiamo, più le cose peggioreranno. Il punto di svolta è qui. Non lasciateli vincere.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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