Il Venezuela ribatte agli insulti di Pence all’ONU

Internationalist 360°, 10 aprile 2019

“L’unico Stato che rappresenta il Venezuela è la Repubblica Bolivariana del Venezuela”, aveva detto Moncada inquadrando la cosiddetta crisi umanitaria come “parte della diffamazioni diffuse sul governo del Venezuela”. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si riuniva per discutere della situazione in Venezuela, una riunione ad alto livello a cui partecipava il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence. Durante il discorso al Consiglio di sicurezza, il vicepresidente Pence non fece proposte, ma ripeteva le vecchie pretese degli Stati Uniti, insistendo sul fatto che il presidente Nicolas Maduro debba dimettersi. “È giunto il momento per le Nazioni Unite di riconoscere il presidente ad interim Juan Guaido come legittimo presidente del Venezuela e accettare il suo rappresentante”, aveva detto Pence, anche se non fu chiaro se proponesse una risoluzione al Consiglio di sicurezza o all’Assemblea generale. Come argomento contro il legittimo governo venezuelano, Pence aveva detto all’ambasciatore del Venezuela Samuel Moncada “con tutto il dovuto rispetto, non dovreste essere qui”. In risposta, Vasilij Nebenzja, rappresentante permanente alle Nazioni Unite della Russia, mise in discussione le reali intenzioni dietro gli aiuti statunitensi osservando che il Venezuela non rifiuta la cooperazione internazionale quando è amichevole. “Gli Stati Uniti non hanno ancora superato la devastazione dell’uragano Maria”, aveva detto l’ambasciatore russo in risposta a Pence che sosteneva che gli Stati Uniti cercano di fornire aiuti al Venezuela, aggiungendo che il governo venezuelano “non rifiuta l’assistenza umanitaria. Russia ed altri Paesi l’hanno fornita insieme all’OMS”. Durante il discorso, l’ambasciatore russo notava che l’attuale situazione in Venezuela è legata all’interesse geopolitico degli Stati Uniti nel controllare la regione. “Se vuoi rendere grande l’America di nuovo smettila d’interferire negli interessi di altri Stati”, aveva detto Nebenzja e, rivolgendosi ai vicini latinoamericani, chiariva che “il Venezuela è una carta per contrattare l’influenza geopolitica nel mondo”. “Il vicepresidente statunitense accusa Cina e Russia di impedire azioni contro il Venezuela”. Quasi alla fine del primo discorso, il rappresentante russo affermava “chiediamo agli Stati Uniti di riconoscere il diritto dei cittadini venezuelani a scegliersi la leadership”.
L’ambasciatore cinese alle Nazioni Unite, Liu Jieyi, affermava che il suo Paese segue da vicino gli sviluppi in Venezuela “nella speranza che gli affari venezuelani siano gestiti internamente”, ricordando che il primo lotto di aiuti umanitari cinesi fu consegnato il 29 marzo. “Le sanzioni unilaterali non farebbero che peggiorare la situazione. Non aiuterà a risolvere i problemi né porteranno la pace”, aveva detto Liu. Oltre a respingere qualsiasi intervento militare nel Paese bolivariano, il rappresentante sudafricano Jerry Matjila chiedeva il rispetto delle Nazioni Unite dell’imparzialità, neutralità ed indipendenza nella fornire aiuti. “L’attuale situazione in Venezuela richiede un approccio costruttivo e unito del Consiglio”, affermava Matijla aggiungendo che “la situazione politica e le continue difficoltà economiche in Venezuela sono il risultato di una miriade di fattori, tra cui dinamiche geopolitiche contrastanti”.
Una volta concluso il primo ciclo di dichiarazioni, l’Ambasciatore del Venezuela Samuel Moncada saliva in tribuna e nettamente respingeva l’interpretazione degli Stati Uniti di ciò che accade nel suo Paese. “Per iniziare, penso che ci venga chiesto di parlare delle falsità dette sul Venezuela”, affermava denunciando un nuovo tentato golpe appena ieri, mentre “gli Stati Uniti tentano di saccheggiare le nostre risorse”. Moncada aveva anche espresso la categorica smentita delle dichiarazioni nordamericane, che non hanno fondamento nelle costituzione e leggi venezuelane. “L’unico Stato che rappresenta il Venezuela è la Repubblica Bolivariana del Venezuela”, dichiarava inquadrando la cosiddetta crisi umanitaria come “parte del meccanismo che diffonde menzogne sul governo del Venezuela”. La precedente riunione del Consiglio di sicurezza sul Venezuela si tenne il 28 febbraio, quando Russia, Cina e Sudafrica posero il veto a una bozza di risoluzione statunitense in cui il governo venezuelano sarebbe stato ritenuto responsabile del crollo economico del Paese, una manovra politica volta a mascherare la guerra economica degli USA contro il governo di Nicolas Maduro.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente Il destino sfortunato di Assange dopo l'arresto Successivo Il Venezuela vince: gli Stati Uniti riprendono l'acquisto di petrolio venezuelano