Il Trauma Tropicale di Trump

Wayne Madsen, SCF 07.04.2019

Alva Baptiste

In un palese tentativo di smantellare il blocco degli alleati caraibici del Venezuela formati dal defunto Presidente Hugo Chavez, Donald Trump e la sua squadra di strateghi della politica estera falchi neo-conservatori infliggeva una divisione tra la comunità caraibica dei 15 membri del CARICOM, come non si vede dal 1983. Quell’anno il presidente Ronald Reagan ordinò l’invasione degli Stati Uniti del membro del CARICOM Grenada, evento che vide la frattura del CARICOM nel sostenerlo. Tra i membri di CARICOM, Bahamas, Belize, Guyana e Trinidad e Tobago si opposero all’invasione statunitense, mentre altri vi parteciparono od espresso sostegno. La recente incontro di Trump col primo ministro Allen Chastanet di Santa Lucia, il presidente Danilo Medina della Repubblica Dominicana, il primo ministro Andrew Holness della Giamaica, il presidente Jovenel Moise di Haiti e il primo ministro Hubert Minnis delle Bahamas, al club miliardario di Trump di Mar-a-Lago, Palm Beach, Florida, aveva un solo scopo: staccare i sostenitori del Venezuela nella regione dei Caraibi. Oltre alla Repubblica Dominicana, tutti i leader di Mar-a-Lago erano membri di CARICOM. La Repubblica Dominicana detiene lo status di osservatore nell’organizzazione. Tutti e cinque i capi in pellegrinaggio a Mar-a-Lago sostengono Juan Guaido, illegittimo pretendente degli USA al palazzo presidenziale del Venezuela. Il Dr. Ralph Gonsalves, Primo Ministro di St. Vincent e Grenadine, definiva “insulto” il fallimento degli Stati Uniti, invitando il solo primo ministro di Saint Lucia Chastanet come unico rappresentante dell’Organizzazione degli Stati dei Caraibi orientali. Gonsalves aveva anche detto che Chastanet, Holness, Moise e Minnis, tutti capi di nazioni CARICOM, avrebbero dovuto “rispondere ai loro Paesi”. Gaston Browne, Primo Ministro di Antigua e Barbuda, aveva detto dei capi andati a Mar-a-Lago, “Mi sento in imbarazzo per questi capi deboli, che si sono lasciati usare, portando avanti l’agenda di altri”.
In cambio dell’invito a Mar-a-Lago, i cinque dei Caraibi presero provvedimenti per allinearsi sul Venezuela con Trump. Le Bahamas hanno respinto le credenziali dell’ambasciatore del governo di Maduro a Nassau. La Giamaica ha ordinato la chiusura dell’ambasciata venezuelana a Kingston. Santa Lucia ha applicato restrizioni sui visti ai visitatori provenienti dal Venezuela. L’amministrazione Trump spinge affinché Repubblica Dominicana, Santa Lucia e Haiti interrompano i legami diplomatici ed economici col governo di Maduro, in particolare il loro coinvolgimento coll’energia veneziana PetroCaribe e il fondo di investimento per gli Stati dei Caraibi. Su pressione di Washington, a gennaio la Giamaica ha riacquistato il 49 percento del Venezuela della PetroJam, sussidiaria della compagnia petrolifera statale venezuelana. La visita di Holness a Mar-a-Lago suscitava il netto ripudio dell’opposizione in Giamaica. Il leader del partito nazionale popolare dell’opposizione giamaicana, il dottor Peter Phillips, condannava la mossa di Holness, dicendo che tradiva un vecchio amico della Giamaica. Al parlamento, Phillips dichiarava: “Il fatto è che non abbiamo mai espropriato la proprietà di alcun investitore in Giamaica prima d’ora. È un precedente pericoloso per noi. Se non ci comportiamo in modo onorevole coi nostri amici, presto no ne avremo”. L’attuale presidente di CARICOM, il Primo ministro di Saint Kitts e Nevis, Timothy Harris, vuole che la regione caraibica rimanga una “zona di pace”. Harris, che non fu invitato alla riunione di Mar-a-Lago, insiste sul fatto che CARICOM sia una voce sulla situazione del Venezuela. Resta l’intenzione di Trump e dei suoi due neoconservatori sugli affari caraibici e latinoamericani, il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton e Elliott Abrams, “l’inviato speciale” per il “cambio di regime” in Venezuela, di eliminare gli alleati di CARICOM del Venezuela del Presidente Nicolas Maduro. Harris fece astenere il suo delegato dell’Organizzazione degli Stati americani (OAS) su una risoluzione sponsorizzata dagli Stati Uniti a sostegno del governo fantoccio di Guaido. Nel mondo di Trump, non ci possono essere astensioni e quella di Saint Kitts e Nevis fece guadagnare a Harris il non invito, come Primo ministro e presidente della CARICOM, alla riunione di Mar-a-Lago. Inoltre si astennero Antigua e Barbuda, Barbados, Belize, Grenada, Saint Kitts e Nevis e Trinidad e Tobago. A rifiutare la risoluzione degli Stati Uniti erano Dominica, Saint Vincent e Grenadine e Suriname. Particolarmente irritante per Trump è il fatto che il Segretariato CARICOM di Georgetown, in Guyana, continua ad accreditare la missione di osservatore del governo di Maduro, respingendo un tentativo di Guaido di assumere il controllo della missione d’osservazione. Chastenet rispose alle critiche sulla sua presenza a Mar-a-Lago affermando che non sentiva il bisogno di spiegare la sua decisione agli altri leader di CARICOM. Holness disse che era andato a Mar-a-Lago nella convinzione che l’amministrazione Trump avrebbe aumentato gli investimenti nella regione. Se la decisione di Trump di tagliare l’aiuto degli Stati Uniti a Guatemala, El Salvador e Honduras è una indicazione, i “Cinque dei Caraibi” che sono andati “mano nella mano” nella sala del trono di Mar-a-Lago di Trump, rimarranno assai delusi. Moise di Haiti era oggetto di accese critiche a casa, così come nei Caraibi. Non era passato molto tempo da quando Trump si riferiva ad Haiti come “cesso”. A ciò fece seguito l’arresto a Port-au-Prince, capitale haitiana, di mercenari statunitensi con legami con la Blackwater di Erik Prince, fratello della segretaria all’istruzione di Trump Betsy DeVos.
In effetti, gli unici “investimenti” caraibici che Trump comprende sono le sue proprietà fallite in alcune isole, tra cui un hotel abbandonato, un casinò e un campo da golf a Canouan, una delle Grenadine che un tempo era chiamata “Trump Island”; l’hotel e il golf resort abbandonati di Cap Cana nella Repubblica Dominicana; il fallito Trump International Golf Club a Rio Grande, Porto Rico; il Trump Ocean Club di 70 piani a Panama City, che abbandonò il marchio Trump dopo le accuse di frode presentate alla Trump Organization; e la villa invenduta e in gran parte indesiderata di Le Château des Palmiers di Trump a St. Martin. I primi ministri Gonsalves e Browne sono ben consapevoli delle insidie dei negoziati finanziari con Donald Trump. Furono testimoni del maltrattamento da parte di Trump del soccorsi per gli uragani e l’assistenza alla ricostruzione di Puerto Rico e Isole Vergini americane. Anche loro e altri capi di governo del CARICOM devono aver scosso la testa per la presenza di Chastanet a Santa Lucia all’incontro di Mar-a-Lago. L’ultima volta che Chastanet fu negli Stati Uniti, su un viaggio precipitoso a Dallas nel settembre 2018. Un cittadino di Saint Lucia, il 26enne Botham Shem Jean, fu ucciso da un agente di polizia di Dallas entrato nel suo appartamento, credendo che fosse suo. Jean era un dipendente della società di revisione PricewaterhouseCoopers. Sua madre, Alison Jean, fu segretaria permanente di Santa Lucia e partecipava come delegata della nazione a una conferenza delle Nazioni Unite a New York, al momento dell’omicidio del figlio. Mentre era a Dallas, Chastanet parlò contro il fervore anti-immigrazione che investiva gli Stati Uniti, dicendo che molti immigrati “che entravano negli Stati Uniti temevano per la propria vita”. Eppure, Chastanet, ex-ministro del turismo e manager del Coco Palm Hotel di famiglia , si recò nella corte reale di Mar-à-Lago di Trump per giurare fedeltà all’uomo quasi responsabile della xenofobia che investiva gli Stati Uniti. Il sostegno di Chastanet al “governo” di Guaido e Trump provocava problemi politici in patria. A gennaio. Chastanet sopravvisse a un voto di sfiducia nel parlamento di Santa Lucia. L’ex-ministro degli Esteri di Santa Lucia, Alva Baptiste, membro del Partito laburista, punì Chastanet per essersi schierato col “Gruppo di Lima”, blocco di nazioni di destra intenzionato a costringere Maduro ad abbandonare la carica. Baptiste, parlando in parlamento, aveva detto che Chastanet “faceva di Santa Lucia un pappyshow”. Pappyshow è termine colloquiale caraibico per “buffone” o “pazzo”. Baptiste aveva anche ribadito che la Carta OAS afferma specificamente che alcun membro può “direttamente o indirettamente inserirsi per qualsiasi motivo negli affari interni di qualsiasi altro Stato”. Sul gruppo di Lima, Baptiste disse: “Santa Lucia non dovrebbe mai far parte o essere membro della banda di manguste rinnegate come il gruppo di Lima”. L’uso di Baptiste del termine “banda di manguste” è particolarmente istruttivo. Dal 1970 all’estromissione con un colpo di Stato del 1979, il Primo ministro Eric Gairy di Grenada fu protetto dalla milizia privata, chiamata “Banda di Manguste”. Il destro pro-USA Gairy, che una volta chiese all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite d’indagare sul fenomeno UFO, fu estromesso dal governo dai marxisti di Maurice Bishop, un governo che rimase al potere fino all’invasione statunitense del 1983. Il popolo dei Caraibi ha lunghi ricordi e il riferimento di Baptiste alla banda di manguste verso il gruppo anti-Venezuela di Lima ha importanti basi storiche.
Il Primo ministro di Trinidad e Tobago, Dottor Keith Rowley, litigava coll’ambasciatore degli Stati Uniti a Port-of-Spain, Joseph Mondello, un repubblicano da tempo operativo a Levittown, New York e delegato di Trump nel 2016. Mondello fece infuriare Governo di Trinidad e Tobago lavorando coll’opposizione dell’United National Congress (UNC) e il suo capo, l’ex-primo ministro Kamla Persad-Bissessar, per spingere Rowley ad unirsi al gruppo di Lima. Rowley rispose all’intervento di Mondello nella politica di Trinidad e Tobago spingendo CARICOM ad evitare di essere coinvolto nel gruppo di Lima dei regimi reazionari di destra, sostenendo il cambio di regime in Venezuela. L’UNC, che rappresenta gran parte degli interessi della comunità aziendale di Trinidad e dell’India orientale, è sempre stato contrario alla Rivoluzione Bolivariana di Chavez in Venezuela. Rowley esibiva il non invito a Mar-a-Lago di Trump come distintivo d’onore, dicendo: “Non siamo mai stati così fieri ed orgogliosi. Se è per questo che veniamo oscurati o snobbati, per la ferma convinzione nei principi della Carta delle Nazioni Unite, la storia ci assolverà”. Il leader dell’Opposizione delle Bahamas, Fred Mitchell, presidente del Partito liberale progressista (PLP), criticava il primo ministro Hubert Minnis per aver partecipato al summit del “cambio di regime” a Mar-a-Lago. Mitchell, ex-ministro degli Esteri, notava l’ipocrisia di Minnis che andava a Mar-a-Lago, dicendo che era irrazionale che Minnis rivendicasse il non intervento, sostenendo il cambio di regime in Venezuela. L’amministrazione Trump realizzava solo una cosa nella pesca nei Caraibi di alleati per il cambio di regime. È riuscito a dividere gli Stati membri di CARICOM portando traumi e problemi nelle acque tropicali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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