Gli statunitensi fuggono davanti l’avanzata di Haftar su Tripoli

Il 6 aprile, le forze di Tarhuna dichiaravano lealtà al LNA avanzando su Tripoli, dove da ovest, il LNA liberava Sayad, e da sud al-Qalaq, Ayn Zara e Salahudin, a 10 km da Tripoli, dopo aver liberato Aziziyah, Sabyah, Suq al-Sabat, Suani, Qasr bin Qashir e l’aeroporto internazionale di Tripoli. Aerei militari effettuavano attacchi sulle forze dell’LNA a sud di Tripoli, ma non causavano perdite all’Esercito Nazionale libico. L’Esercito nazionale libico si avvicinava all’obiettivo finale, Tripoli. Il portavoce dell’Esercito Nazionale Libico, Generale Ahmad Noun, salutava l’ampia comprensione russa per la fine della minaccia dei gruppi terroristici, e annunciava 14 caduti nelle operazioni per la liberazione di Tripoli. “La prigione è pronta a Tripoli per ricevere i terroristi”. L’Aeroporto internazionale di Tripoli era sotto il controllo dell’Esercito nazionale libico (LNA). Sempre il 6 aprile, gli aerei da guerra del Governo d’Accordo Nazionale (GNA) compivano attacchi aerei su Suq al-Qamis, Mizda, Janduba e Wadi. Al-Rabya, a sud di Tripoli. Ma tali raid aerei erano inefficaci. Il GNA dispone di 9 aerei da addestramento L-39 Albatros, 2 cacciabombardieri MiG-23ML e 1 elicottero d’attacco Mi-24, di stanza nella base aerea di Misurata, sotto il controllo dei gruppi armati islamisti supportati da Turchia e Italia.
Il 7 aprile hovercraft dei marines statunitensi recuperavano militari statunitensi dalla spiaggia di Janzur, ad ovest di Tripoli. Il generale Thomas Waldhauser, a capo del Comando Africa degli Stati Uniti, affermava che il personale veniva “ricollocato” a causa dell’avanzata dell’LNA su Tripoli. Militari e diplomatici statunitensi operavano in Libia a sostegno del governo fantoccio di Saraj. Alla fine di marzo, l’ambasciatore statunitense in Libia Peter Bodde e il comandante dell’US AFRICOM giunsero a Tripoli per consegnare a Fayaz al-Saraj e ai capi islamisti alleati 500000 dollari in armamenti.
Il nuovo portavoce di Fayaz al-Saraj, l’islamista di Misurata Muhamad Ganunu, annunciava il lancio dell’operazione “Rabbia del Vulcano” contro l’Esercito nazionale libico. L’unità speciale del LNA, il gruppo BTN, liberava Bab al-Aziziya, a sud di Tripoli e a nord dell’Aeroporto Internazionale di Mitiqa e, nel frattempo, l’Aeronautica del LNA effettuava attacchi aerei sulle posizioni delle forze islamiste del GNA, alla periferia di Tripoli. L’operazione era la risposta al precedente impiego di aerei da parte del GNA, il governo-fantoccio di al-Saraj. I raid aerei colpivano i concentramenti delle forze islamiste del GNA presso al-Naqlya, distruggendo diversi veicoli militari. “Ci assicuriamo di poter colpire i raduni el nemico e di proteggere i civili e delle loro proprietà”, dichiarava l’ufficio stampa del LNA. L’Aeronautica del LNA, LAF, controlla diverse basi aeree nella Libia orientale e decine di aerei da guerra, tra cui 2 caccia Mirage F1, 12 caccia MiG-21, 3 cacciabombardieri MiG-23ML e 2 cacciabombardieri Su-22. LNA annunciava l’istituzione di una zona di divieto al volo sulla parte occidentale della Libia. In precedenza, le truppe dell’Esercito nazionale libico liberavano il ponte al-Suani, a 20 km da Tripoli, mentre l’avanzata del LNA avveniva su sette direttrici convergenti su Tripoli. Nel frattempo, il LNA entrava nel quartiere di Tripoli di al-Qila.

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