La centrale nucleare saudita verso il completamento

PressTV 3 aprile 2019

Nuove immagini satellitari mostrano che l’Arabia Saudita ha quasi completato la costruzione del suo primo reattore nucleare, secondo Bloomberg basandosi su immagini di Google Earth. L’articolo osservava che la costruzione della struttura, che si trova a sud-ovest della città Re Abdulaziz per la Scienza e la Tecnologia di Riyadh, è allarmante, perché il Paese non ha accettato regole e strutture internazionali necessarie per assicurarsi che i programmi atomici civili non siano usati per costruire armi. “C’è l’alta probabilità che queste immagini mostrino il primo impianto nucleare del Paese”, affermava a Bloomberg il direttore della IAEA (International Atomic Energy Agency). “Significa che l’Arabia Saudita deve tenere le misure di sicurezza in ordine”. Nel frattempo, Bloomberg citava il ministero dell’Energia saudita affermare che la struttura è stata costruita in trasparenza ed è conforme agli accordi internazionali. L’Arabia Saudita aveva firmato il cosiddetto “Small Quantities Protocol” dell’AIEA, ma non adottava regole e procedure che consentano agli ispettori nucleari di accedere a potenziali siti d’interesse.

Una serie di immagini satellitari mostra lo sviluppo del sito presso la città Re Abdulaziz per la scienza e la tecnologia, in cui l’Arabia Saudita costruisce il suo primo reattore nucleare. L’immagine in alto mostra solo del terreno, nell’aprile 2017. Un anno dopo, il sito è occupato da veicoli da costruzione e le fondamenta sono già evidenti. Le immagini più recenti mostrano che il lavoro sul primo reattore dell’Arabia Saudita è molto avanzato con il sito di contenimento già installato. Ciò avviene quando un gruppo bipartisan di legislatori nordamericani sollevava preoccupazioni sugli accordi nucleari di Washington coll’Arabia Saudita. Con lettera redatta dal sottosegretario all’Energia statunitense Rick Perry, il senatore Robert Menendez, democratico della commissione per le relazioni estere del Senato e il membro del comitato repubblicano Marco Rubio misero in discussione l’approvazione delle società nordamericane per condividere le informazioni sull’energia nucleare coll’Arabia Saudita. I senatori in particolare notavano l’insistenza di Riyadh a rinunciare al cosiddetto accordo 123 di Washington, una serie di regole per la non proliferazione richiesti dalla Sezione 123 dell’Atomic Energy Act del 1954. L’accordo 123, spesso definito come “gold standard” di Washington per la cooperazione nucleare civile all’estero, impedisce all’entità straniera di arricchire uranio o trattare il plutonio prodotto nei reattori, due vie per la fabbricazione di armi nucleari. I negoziati tra Stati Uniti e Arabia Saudita per la cooperazione nucleare si sono fermati coll’amministrazione dell’ex-presidente Barack Obama, dopo che Riyadh rifiutò di accettare gli standard proposti da Washington. Nell’inesauribile ricerca di soldi, l’amministrazione del presidente Donald Trump riprese i colloqui e stando a quanto riferito considera un accordo che permetta a Riyadh di arricchire e rielaborare l’uranio e permettere alle compagnie nordamericane di costruire reattori nucleari nel regno.
A febbraio, il rapporto di un comitato del Congresso ha rivelato che l’amministrazione Trump cercava di aggirare il Congresso per trasferire tecnologia nucleare sensibile all’Arabia Saudita. Il rapporto rivelò che gli Stati Uniti “corrono” a trasferire “tecnologia nucleare altamente sensibile” in Arabia Saudita. Il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, al momento, denunciò l’ipocrisia statunitense sul previsto affare nucleare col regime saudita. Nel marzo 2018, il principe ereditario saudita Muhamad bin Salman disse che il regno sarebbe stato pronto a sviluppare armi nucleari se l’Iran, che Riyadh considera suo rivale arcaico nella regione, lo faceva. Il principe ereditario saudita, che si trovava a Washington per colloqui sul nucleare, affermò che Riyadh svilupperà rapidamente bombe nucleari se l’Iran lo farà. L’Iran non cerca armi nucleari e, in virtù dell’accordo internazionale del 2015, sottopose l’intero programma nucleare a un monitoraggio 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dall’assemblea atomica delle Nazioni Unite, che ripetutamente confermò la natura pacifica del programma nucleare iraniano.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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