Il crocevia petrolifero: braccio di ferro tra USA e Venezuela

Franco Vielma Mision Verdad 30 marzo 2019

Recentemente il centro d’intelligence finanziaria e studio del mercato petrolifero HFI Research pubblicava uno studio che delineava le prospettive del mercato dell’energia rispetto al Venezuela, contro le azioni del boicottaggio commerciali con cui il governo degli Stati Uniti mira a soffocare la nazione petrolifera. La ricerca dell’HFI è enfatica in diverse affermazioni: “Le esportazioni di petrolio del Venezuela diminuiscono, ma non c’è collasso”, almeno nel breve periodo, come annunciato dai funzionari statunitensi. Contrariamente all’inflessione della politica aggressiva sull’embargo petrolifero applicata al Venezuela, vi è la progressiva diversione del greggio venezuelano verso altri mercati. “Il volume del greggio passa in Cina e India, quindi è improbabile che ci sarà un cambio di regime in Venezuela”, dice l’azienda finanziaria.

La nuova rotta del greggio venezuelano
La trama del blocco contro il Venezuela ha generato la ricerca di nuovi mercati per il greggio venezuelano e questa è rivolta ai Paesi del blocco emergente, ma succede con enormi battute d’arresto. Secondo diversi media, la pressione del governo USA sull’India ha inibito l’estensione degli accordi esistenti tra Venezuela e India, una questione che ha chiuso la probabilità sollevata a metà febbraio che il Venezuela raddoppiasse gli invii alla nazione asiatica. L’ultima visita di Mike Pompeo alla nazione asiatica adempiva questo compito. Il conglomerato indiano Reliance Industries, principale cliente di PDVSA nel Paese, contattava l’agenzia AFP dichiarando: “La nostra filiale negli Stati Uniti ha completamente interrotto tutti gli affari con la compagnia petrolifera di Stato venezuelana PDVSA, e la sua società madre globale non ha grandi acquisti”. Il Venezuela, Paese che ha difeso l’approccio multipolare nelle relazioni internazionali, ha dovuto utilizzare azioni per uscire dalla retorica nel passo commerciale nella promozione di relazioni alternative per collocare le sue risorse strategiche, responsabile del 95% del reddito in valuta estera tramite le esportazioni dell’economia venezuelana. Ma costruire una rotta commerciale “contro-egemonica” o che possa almeno aggirare i blocchi finanziari statunitensi non è facile, dato che chiusura dei conti e congelamento delle attività finanziarie venezuelane sono un dato di fatto. Ancora più complesso, è il marketing del greggio a scapito dell’evasione dal lungo braccio della politica nordamericana, pronta a sanzionare qualsiasi compagnia che faccia affari con la nazione caraibica. A questo proposito, il ministero dell’Energia dell’Azerbaigian informava all’ultima riunione di monitoraggio dell’OPEC a Baku che il Venezuela avrebbe deviato le sue spedizioni di petrolio verso Cina e Russia, rendendo questi Paesi i suoi principali partner. Nel frattempo, il ministro venezuelano Manuel Quevedo dichiarava nello stesso incontro che il Venezuela era sulla via della diversificazione della propria clientela.

Effetti sulla PDVSA
Il Venezuela, attraverso la statale Petróleos de Venezuela SA (PDVSA), importava circa 100mila barili al giorno di nafta dagli Stati Uniti, diluente indispensabile per trattare, trasportare e spedire greggio extrapesante, il principale greggio nelle esportazioni del Venezuela. Ma le azioni della Casa Bianca l’hanno bloccato, perciò il Venezuela vide l’impatto sui livelli di produzione perdendo circa 300mila barili al giorno solo con tale fattore. Un danno di grande proporzione al reddito venezuelano, col boicottaggio che gli Stati Uniti attuano non solo sul suolo statunitense, ma in altri Paesi contemporaneamente. La società India Reliance Industries, nella sua svolta commerciale col Venezuela a causa delle pressioni statunitensi, rivelava che “Poiché le sanzioni furono imposte, contrariamente a quanto riferiscono alcuni rapporti, Reliance ha sospeso tutte le forniture di diluente alla PDVSA e non riprenderà le vendite finché le sanzioni non saranno revocate”. Questo fu riferito dalla BBC, in nome di Reliance, di proprietà di Mukash Ambani, l’uomo più ricco in Asia e dagli stretti legami coll’economia nordamericana. Il 29 gennaio, il Venezuela riceveva l’ultima spedizione di nafta da Reliance nel porto di Jose, nell’est del Venezuela, secondo Refinitiv Eikon, impresa energetica specializzata nella raffinazione del greggio. Nei giorni scorsi la joint venture venezuelana di Petro San Felix, anch’essa nell’est, ha subito un sensibile attacco alle strutture coll’esplosione dolosa di due serbatoio di diluenti, evento definito dal presidente della PDVSA Manuel Quevedo “atto terroristico” inquadrabile nel piano per destabilizzare il Paese. Sia il blocco all’acquisto di diluenti che l’attacco ai serbatoi con diluenti in terra venezuelana, data la simultaneità, rendono estremamente probabile che siano colpi diretti alla spina dorsale economica venezuelano. In questo senso, il Venezuela doveva iniziare a mescolare il greggio leggero col greggio extra-pesante, al fine di poter effettuare spedizioni ed evitare un drastico calo delle esportazioni. Il greggio leggero venezuelano è sempre più scarso ed è l’input fondamentale del regime delle raffinerie venezuelane che riforniscono il mercato nazionale. Quest’ultimo presuppone che gli Stati Uniti si aspettino di colpire il normale flusso di benzina in Venezuela, attraverso una “operazione di forbice” ai processi vitali della PDVSA. Questo elemento è indubbiamente connesso alle dichiarazioni recenti del senatore statunitense Marco Rubio, che profeticamente affermò che “la popolazione venezuelana soffrirà di grave carenza di cibo e benzina”.

Sanzioni sull’economia nordamericana
Le azioni per soffocare il Venezuela sanzionano anche l’economia statunitense e il relativo circuito di compagnie di raffinazione. Secondo HFI Research, “il saldo dello stoccaggio di greggio extrapesante negli Stati Uniti perderà 3,5 milioni di barili alla settimana”, motivo per cui la non imminente caduta del Presidente Nicolás Maduro è “cattiva notizia per le raffinerie statunitensi in quanto la carenza peggiora”. HFI Reserach sottolineava che il danno costantemente inflitto all’economia statunitense, prima dell’attuale batteria di sanzioni, era un dato di fatto. A lungo termine, e a meno che gli Stati Uniti non riescano a sostituire il petrolio pesante venezuelano, il danno al delicato circuito di raffinazione degli Stati Uniti può essere serio, dato che diverse raffinerie venivano modificate per trattare il greggio pesante venezuelano. Gli altri principali fornitori di quel petrolio, Arabia Saudita e Canada, si occupano di aspetti logistici, come il costo del trasporto marittimo e il passaggio dall’Alberta (Canada) cogli oleodotti, che è limitato. Tuttavia, il greggio pesante venezuelano da 8 a 10 gradi API è praticamente insostituibile per diverse raffinerie e queste dovrebbero essere modificate per resistere vista l’inesistenza di spedizioni venezuelane negli Stati Uniti dalla seconda settimana di marzo, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia. L’amministrazione Trump, che ha promesso l'”immediata” cacciata dal potere del Presidente Maduro, ora corre contro il tempo che si replichi nel mercato petrolifero, una questione che implica la gravità dell'”errore di calcolo” politico con ripercussioni economiche. Secondo la Reuters, “l’improvviso calo delle spedizioni di greggio venezuelano aggravava la carenza globale di greggio pesante, preferito dalle raffinerie statunitensi nel Golfo del Messico” e queste aziende cercano di sostituire il greggio venezuelano con piccole spedizioni da altri Paesi dell’America Latina con greggio dai gradi simili. Secondo Ryan Fitzmaurice, stratega sull’energia della Rabobank, “le sanzioni già generano un effetto paralizzante sulle forniture di petrolio”. Se la situazione si proietta per mesi, il danno ai sistemi di raffinazione nordamericani sarà sproporzionato. Vicente Nieves analizzava le prospettive de greggio extra-pesante sull’economia spagnola affermando con enfasi che la crisi petrolifera venezuelana colpirà esclusivamente le raffinerie nordamericane. Sul lungo tempo, le condizioni sono presenti. Il greggio extra-pesante ha un “mercato ristretto”, rappresenta il 10% della produzione mondiale e Venezuela, Canada e Arabia Saudita ne sono i leader. Neves sottolinea che il petrolio greggio “era già scarso prima delle sanzioni contro il Venezuela e ora probabilmente sarà più difficile da ottenere”, indicando che più della metà del greggio extrapesante nel mondo, viene raffinato sul suolo statunitense.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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