Gli USA ammettono che non possono attaccare il Venezuela

Joaquin Flores, FRN 30 marzo 2019

L’operatore speciale del dipartimento di Stato degli Stati Uniti per il Venezuela, Elliot Abrams, rivelava che il Venezuela è già in possesso di numerosi sistemi S-300 altamente efficaci (versione Antej-2500). Ciò rende assai improbabile una campagna militare contro il Venezuela, data l’alta importanza della copertura aerea per i soldati e l’elevata efficacia del sistema S-300. Spiega anche la decisione degli Stati membri dell’OAS, Columbia e Brasile, di non ricorrere all’intervento militare contro la Repubblica Bolivariana: una guerra nella giungla senza copertura aerea sarebbe straordinariamente costosa in perdite e conseguente agitazione sociale e politica. Mentre l’esercito nordamericano lo sapeva, fino alla dichiarazione di Abrams c’era riluttanza a riferire i problemi posti da ciò, tra i tamburi di guerra di Trump sul suo presunto approccio “tutte le opzioni” al Venezuela. In precedenza, FRN trasmise un rapporto su un satellite israeliano privato che indicava le posizioni dei sistemi S-300 che si riteneva in movimento verso posizioni strategiche. Mentre la fonte era discutibile, portava a una certa confusione sul fatto che il Venezuela possieda effettivamente i sistemi. Gli analisti del CSS sono dell’opinione che la consapevolezza delle forze armate statunitensi delle capacità anti-eree del Venezuela sia uno dei fattori alla base della confessione di Abram, ormai infame, secondo cui gli Stati Uniti non hanno intenzione di compiere una campagna militare contro la nazione socialista bolivariana.
In breve, il Venezuela ha almeno sei sistemi operativi, ed ogni sistema può colpire 25 caccia o aerei d’attacco simultaneamente. Ciò significa che le forze antiaeree venezuelane potrebbero colpire contemporaneamente 150 caccia, bombardieri, aerei da attacco e persino missili balistici statunitensi. Con un rateo di successo dell’85% -90%, gli Stati Uniti potrebbero aspettarsi di perdere oltre 130 aerei in una sortita, a meno che i sistemi SAM non siano sopraffatti. Tuttavia, gli Stati Uniti possiedono circa 1800 caccia e aerei da combattimento in tutto; molti dispiegati nel mondo e non possono essere utilizzati per attaccare il Venezuela, per numerose ragioni, tra cui vulnerabilità e logistica.
Il sistema S-300 è efficace contro caccia e gli aerei da attacco di 4a e 5a generazione, così come la maggior parte dei bombardieri, quando volano a bassa altitudine per evitare il rilevamento. Si dice che il Venezuela abbia almeno cinque sistemi Antej-2500 schierati e un S-300VM. Questi sistemi sono estremamente simili e sommariamente si può dire che il Venezuela ha sei sistemi S-300 composti da diversi modelli. La rivelazione principale avvenne alcune ore prima, quando il dipartimento di Stato degli Stati Uniti, dopo una riunione a porte chiuse, informava i media sulla convinzione che i vari aerei militari russi, che contano più di 100 persone finora, siano in Venezuela per garantire l’efficienza degli S-300. Si ritiene che stiano installando gli ultimi aggiornamenti computerizzati sui sistemi S-300 del Venezuela, noti anche come Antej-2500, versione d’esportazione avanzata dell’S-300VM. Questo è noto per la capacità di colpire caccia e aviogetti d’attacco di 4.ta generazione, come F-16 e F/A-18, compresi la generazione 4.5 di quelle macchine, così come quelli di 5.ta generazione come F-35, con una percentuale di successo dell’85%. I russi in Venezuela sarebbero per sovraintendere che questi S-300/Antej.2500 siano potenziati per bersagliare efficacemente gli aviogetti statunitensi a un raggio di oltre 230 km, coll’introduzione del missile 48N6E2 e simili. Questo sistema aggiornato è apparentemente in grado di contrastare non solo i missili balistici a corto raggio, ma anche i missili balistici a medio raggio. Utilizza il sistema di comando e controllo 83M6E2, costituito dal veicolo di comando 54K6E2 e dal radar di sorveglianza/rilevamento 64N6E2. Impiega il radar di controllo/illuminazione 30N6E2 e il radar di guida.
Le dichiarazioni di Abrams, tuttavia, che i russi erano lì per i lavori di riparazione elettrica richiesti per gli S-300 all’indomani del black-out, sono incoerenti dato che questi sistemi non operano con la rete. È probabile che la sua dichiarazione fu fatta per dare credibilità alla possibilità di un attacco degli Stati Uniti, cioè che tale attacco al sistema elettrico del Venezuela venisse replicato, e quindi le forze aeree statunitensi attaccassero durante tale black-out. Ciò è contrario a ciò che si sa dei sistemi elettrici su cui si affidano le forze armate, inclusi i generatori di riserva esclusi dalla reta per cominciare. “Secondo noi, una delle cose che i russi fanno è aiutare le autorità con i sistemi S-300 che hanno sofferto i blackout”, secondo il rappresentante speciale Abrams, che chiariva che gli Stati Uniti non conoscono il tipo di manutenzione fornita dall’esercito russo, che a prima vista sembrava contraddire la sua affermazione di pochi istanti prima. All’inizio di marzo, la National Electricity Corporation del Venezuela segnalava il sabotaggio della grande centrale idroelettrica El Guri. L’incidente a Caracas e in 21 dei 23 Stati del Paese che subivano il blackout. Nicolas Maduro accusava Washington dell’incidente. A sua volta, il segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo negava le accuse, mentre i tweet di politici nordamericani come Marco Rubio sembravano confermare l’interferenza degli Stati Uniti. Il 23 marzo, due aerei militari russi arrivavano sull’aeroporto vicino Caracas per consultazioni sulla cooperazione tecnico-militare. Secondo i resoconti dei media locali, 99 militari arrivavano in Venezuela, consegnando anche 35 tonnellate di merci. Come notava la portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova, la presenza degli specialisti russi è regolata da un accordo sulla cooperazione tecnico-militare tra Mosca e Caracas.

La Russia amplierà la cooperazione coll’esercito venezuelano
RussiaToday, 30 marzo 2019

Un nuovo centro di addestramento per elicotteri veniva costruito in Venezuela, secondo l’esportatore di armamenti russo, impegnandosi ad approfondire la cooperazione con Caracas. La notizia arriva tra le minacce statunitensi di sanzioni per la presenza della Russia nel Paese. Il centro di addestramento costruito dall’esportatore di armamenti della Russia veniva inaugurato il 29 marzo, secondo il servizio stampa della Rosoboronexport. Il centro è progettato per addestrare i piloti venezuelani nell’impiego di materiale di fabbricazione russa come gli elicotteri da trasporto Mi-17 e Mi-26 e gli elicotteri d’attacco Mi-35, ed altri. “La Rosoboronexport e altre organizzazioni russe che partecipano alla cooperazione tecnico-militare russo-venezuelana rimangono impegnate a rafforzare la collaborazione col Ministero della Difesa e altri organismi governativi del Venezuela” , affermava il servizio stampa. La cooperazione si concentra sulla formazione del personale militare e la manutenzione del materiale fornito. Mentre i legami militari tra Mosca e Caracas sono molto lontani, questa affermazione potrebbe indicare l’intenzione incrollabile della Russia di sostenere il governo di Nicolas Maduro, a cui l’esercito venezuelano è fedele nonostante le proteste sostenute dagli Stati Uniti che attanagliano il Paese. La nuova struttura di addestramento veniva aperta nel momento in cui Washington sostiene apertamente il colpo di Stato del capo dell’opposizione, Juan Guaido, autoproclamatosi presidente ad interim, mentre definiva il legittimo presidente eletto usurpatore.
I funzionari dell’amministrazione Trump videro rosso quando gli aerei che trasportavano specialisti militari russi atterravano a Caracas. Mosca in seguito confermava che l’arrivo era legato all’accordo di cooperazione tecnico-militare siglato nel 2001, sottolineando che non ha bisogno di ulteriori approvazioni, neanche dal parlamento controllato dall’opposizione. Da allora, lo stesso presidente Trump chiese alla Russia di “uscire” dal Venezuela, e il suo consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton aveva detto che “non tollererà” una diversa potenza straniera intromettersi nell’emisfero occidentale, mentre il rappresentante speciale degli Stati Uniti per il Venezuela, Elliott Abrams, apertamente minacciava di sanzioni la Russia. “Abbiamo una lista di opzioni consegnata al segretario di Stato Mike Pompeo. Ci sono molte cose che possiamo fare in termini economici, in termini di sanzioni”, aveva detto Abrams, aggiungendo che ” sarebbe un errore per i russi pensare di avere mano libera”. Parlando alla Casa Bianca, Trump aveva che potrebbe discutere della crisi del Venezuela col Presidente Vladimir Putin. “Probabilmente parleremo ad un certo punto”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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