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Perché la “vacanza romana” di Xi Jinping spaventa gli USA

VZ, 9 marzo 2019 – Histoire et Societé

L’Italia potrebbe diventare il primo Paese del G-7 ad aiutare la Cina a conquistare l’Europa nell’ambito del megaprogetto “Una cintura – una strada”. L’Italia è pronta a far entrare gli investitori cinesi nelle sue strutture portuali. Perché questo evento è così importante per il commercio mondiale e c’è di cui preoccuparsi per gli Stati Uniti? Il governo italiano ha deciso di aprire i porti agli investitori cinesi, il che promette un aumento del volume di merci e notevoli benefici. La firma del memorandum corrispondente è prevista durante la visita del Presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping a Roma a fine marzo, secondo il New York Times. Il viceministro dello Sviluppo Economico Michele Greraci affermava che la probabilità di firmare il documento era alta. Questo spaventava gli Stati Uniti. Roma è sulla strada sbagliata e tale decisione “potrebbe danneggiare la reputazione globale a lungo termine del Paese”, dichiarava Garrett Marquis, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Se la firma dell’accordo con la Cina avrà luogo, l’Italia diventerà il primo Paese del G-7 a partecipare attivamente al progetto di Pechino per creare hub commerciali nel mondo per aumentare l’avanzata economica nel mondo col megaprogetto “Una cintura – una strada”. Il contratto cogli italiani è molto importante per i cinesi. “L’Italia occupa una posizione unica in Europa: con numerosi porti, il Paese è uno dei primi tre nel commercio marittimo. Si presume che i container dalla Cina arriveranno a Trieste, Venezia, Ravenna e che i prodotti cinesi saranno spediti su tutti i mercati europei. È un elemento strategico della Nuova Via della Seta che consente alla Cina di scambiare merci rapidamente ed economicamente coll’UE”, affermava Ivan Andrievskij presidente del consiglio di amministrazione della 2K Engineering Company. “Il controllo dei porti mercantili è una parte importante della politica Una Cintura – Una Strada della Cina. Tuttavia, non tutti i porti sono adatti alla Cina, che ha bisogno di porti che possano ospitare navi di grandi dimensioni. Ma non ce ne sono molti in Europa”, secondo Aleksej Maslov, direttore del Centro per gli studi strategici cinesi dell’URAP (Università per l’amicizia tra i popoli russa). La maggior parte dei porti europei è tecnicamente incapace di accettare enormi navi portacontainer dalla Cina.
Secondo Maslov la Cina negli anni ’80, al fine di aumentare la redditività del traffico marittimo, effettivamente cambiò le regole del gioco sul mercato. A causa della sua politica, la capacità delle navi portacontainer marittimi aumentò considerevolmente: il tonnellaggio più grande del quarto tipo raggiungeva i 4000 TEU (equivalente a 7 metri), quindi era necessario aggiungere nuove classi da 20000 TEU. “Ma richiese una ristrutturazione dei canali. Tali grandi navi semplicemente non potevano passarvi. Di conseguenza, la Cina investì molto nella ricostruzione del Canale di Panama e del Canale di Suez, che dà accesso al Mar Mediterraneo”, affermava Maslov. Tuttavia, le grandi navi portacontainier dalla Cina dovevano aggirare Spagna e Francia per arrivare a Rotterdam o Amburgo. Solo questi porti possono ricevere le grandi navi cinesi. Vengono scaricate e i carichi trasportati da navi più piccole verso altri porti o via terra. “Il problema dei porti del Baltico è che le navi portacontainer provenienti dalla Cina appartenenti alla classe principale da 18200 tonnellate, non sono tecnicamente in grado di entrare nel Mar Baltico e nel Golfo di Riga. Possono solo andare a Rotterdam e Amburgo. E questo problema riguarda non solo i porti del Baltico, ma anche, ad esempio, il porto finlandese di Kotka e altri”, affermava Maslov. Non sorprende che i principali partner commerciali della Cina in Europa oggi siano Paesi Bassi e Germania. La necessità di navigare verso Rotterdam o Amburgo crea un ulteriore rotta aumentando i costi del traffico. La Cina vuole investire nei porti italiani in modo che possano accettare enormi portacontainer cinesi. Ciò non solo accorcerà flusso di merci e costi logistici, ma aumenterà anche le esportazioni cinesi verso i Paesi europei. “Che tipo di investimento nei porti offre la Cina? Prima di tutto, si tratta di approfondire il canale stesso. In secondo luogo, la completa ristrutturazione degli ormeggi man mano che si ampliano i porti. Terzo è la ristrutturazione di tutte le strutture portuali – gru, carico e scarico di navi, ecc. Disse Maslov.
La Cina fa la scelta giusta investendo nell’ampliamento dei porti italiani. Tuttavia, poiché i benefici di tali progetti sono significativi, la Cina richiederà garanzie sul ritorno dell’investimento, a prescindere dai cambiamenti del governo nel Paese e da altre questioni. “Cosa fa di solito la Cina? Immediatamente crea il proprio studio legale speciale o impresa mista, dove la Cina svolge il ruolo principale. La società cinese agisce come società di gestione, come ad esempio nel caso del Canale di Panama. Perché dire che il Canale di Panama appartiene ai cinesi? Formalmente, non è così, ma sono i cinesi a controllarlo”, affermava l’esperto. In precedenza, la Cina aveva già acquisito un porto greco. Nel 2017, la società statale cinese COSCO acquisì la quota di maggioranza nel porto greco del Pireo per 350 milioni di euro. Questo porto già causa problemi a Rotterdam e Amburgo, poiché assorbiva parte delle merci da Cina ed altri Paesi asiatici. “Molti Paesi presentano queste offerte. Ad esempio, l’anno scorso Lettonia e Lituania offrirono alla Cina la stessa cosa dell’Italia. Ma l’accordo non ebbe successo perché, molto probabilmente non molto redditizio per la Cina”, secondo Maslov. Inoltre, i Paesi baltici influenzati dagli Stati Uniti avrebbero molto probabilmente respinto gli investitori cinesi su pressione di Washington. Certo, gli Stati Uniti faranno, per quanto possibile, pressione sull’Italia per allontanarla da Pechino. “Se la Cina riuscirà davvero a controllare i porti italiani, del Mediterraneo, prima in Grecia e in Italia, saranno sotto il pieno controllo di Pechino. Gli Stati Uniti sono preoccupati per la possibilità dei cinesi di trasferire parte dei flussi commerciali statunitensi verso l’Europa e diventare meno dipendenti dalle esportazioni verso gli Stati Uniti. Apparentemente, la diversificazione delle esportazioni fa anche parte della politica cinese dall’inizio delle guerre commerciali con gli Stati Uniti”, affermava Maslov. “Come al solito, gli Stati Uniti vogliono monopolio e controllo. Hanno bisogno di un partner commerciale più debole che non sappia dove vendere i suoi prodotti. Ma la Cina conquista pragmaticamente e metodicamente le rotte commerciali verso l’Europa e punta ad espandere le esportazioni. Questo gli permetterà di rafforzare ulteriormente la sua posizione e dettare le sue regole agli Stati Uniti “, osservava Andrievskij. Inoltre, un certo numero di Paesi europei probabilmente criticherà l’Italia per il suo comportamento. L’Europa, infatti, teme anche la crescente influenza della Cina, c’è molta discussione su questo argomento. Il presidente francese aveva detto direttamente a Trump: “Cooperiamo, abbiamo un problema comune: la Cina”. “D’altra parte, l’UE non può rifiutare gli investimenti cinesi. I più grandi Paesi dell’UE: Italia, Francia e Germania sono felici di accettarli. Questa contraddizione continuerà negli anni: sviluppare la cooperazione con la Cina mentre si cerca di frenarne l’espansione”, aveva detto Ivan Andrievskij.
“Molti Paesi europei non hanno solo paura della Cina, anche iniziano ad analizzare gli investimenti cinesi, cioè, come gli investimenti cinesi possono minacciare l’economia locale. L’Europa, inclusa l’Italia, ne ha urgente bisogno. Analisti e politologi si scontrano affermando che potrebbe essere meglio non attirare gli investimenti cinesi e i governi che li cercano in modo più pragmatico pensano che non ci sono cattivi investimenti”, spiegava Maslov. Infatti, se le maggiori economie europee non disdegnano di prendere denaro dai cinesi, perché Grecia ed Italia, che affrontano seri problemi, non possono fare lo stesso? L’Italia, come ogni altro Paese povero, ha bisogno di investimenti. In verità, ne ha un bisogno vitale. “Negli ultimi anni, il Paese ha vissuto una grave recessione economica, il tasso di disoccupazione aumenta, è difficile crederlo, ma i giovani lasciano il Paese e il tasso di natalità cala. Il livello di occupazione degli italiani è addirittura inferiore a quello della Grecia. Creazione di posti di lavoro e crescita economica quindi sono molto importante al momento, e il rafforzamento della cooperazione con la Cina promette tutto questo”, aveva detto Andrievskij.

Traduzione di Alessandro Lattanzio