Identificato l’agente della CIA che guidò l’incursione all’ambasciata nordcoreana in Spagna

Moon of Alabama, 27 marzo 2019

Un giudice spagnolo ha rilasciato nuove informazioni sul raid all’ambasciata della Corea democratica in Spagna. Il capo del raid era un losco attivista degli Stati Uniti che in precedenza la Spagna riportava associato alla CIA. Il 13 marzo il quotidiano El Pais riferiva che le autorità spagnole identificavano due persone collegate alla CIA che parteciparono all’incursione dell’ambasciata nordcoreana a Madrid. Il raid avvenne il 22 febbraio, pochi giorni prima del summit Trump-Kim ad Hanoi, e sembrava volto ad influenzarlo. Abbiamo chiesto chi ordinò alla CIA di assaltare l’ambasciata della Corea democratica in Spagna? “Il raid dell’ambasciata non era un normale furto. C’erano otto persone all’ambasciata quando fu perquisita alle 15:00. Erano legati, borse messe sulle loro teste e alcuni furono interrogati. I ladri se ne andarono con computer e cellulari del personale”. La versione spagnola del pezzo di El Pais includeva questo dettaglio: “Dopo aver analizzato le registrazioni delle telecamere di sicurezza nella zona, interrogando gli ostaggi e analizzando i veicoli diplomatici utilizzati nel furto, fu possibile identificare alcuni assalitori. Sebbene la maggioranza fossero coreani, almeno due furono riconosciuti dai servizi d’informazione spagnoli per i loro legami con la CIA. Le indicazioni che puntano al servizio spionistico nordamericano, in probabile cooperazione con quello della Corea del Sud, sono così forti che gli interlocutori spagnoli contattavano la CIA per chiedere spiegazioni. La risposta fu negativa, ma “poco convincente”, secondo fonti governative”. Due giorni dopo l’articolo di El Pais, il reporter sulla sicurezza nazionale del Washington Post affermava che il raid fu di un losco gruppo di rivoluzionari nordcoreani. Il rapporto era basato su fonti anonime e un “ex”-analista della CIA. Il gruppo fu identificato nel Cheollima Civil Defense o Free Jaseon. Mentre il gruppo e il suo sito web avevano i segni di un cambio di regime della CIA, Moon of Alabama intitolava: “La CIA incolpa suoi agenti del suo raid all’ambasciata della Corea democratica in Spagna”. Notammo anche che il Sun collegava il gruppo al servizio spionistico sudcoreano, essenzialmente controllato dalla CIA.
Un giudice spagnolo deliberava sul caso ed emetteva mandati di arresto contro due persone coinvolte nel raid: “De la Mata ha identificato cittadini di Messico, Stati Uniti e Corea del Sud come principali sospettati indagati per accuse su lesioni, minacce e furto con scasso. Chiamò Adrian Hong Chang, cittadino messicano che viveva negli Stati Uniti, capo dell’irruzione. Hong Chang volò negli Stati Uniti il 23 febbraio, entrando in contatto coll’FBI e si offrì di condividere materiale e video con investigatori federali, secondo il tribunale… Mentre a Madrid, Hong Chang fece domanda per un nuovo passaporto presso l’ambasciata messicana, l’inchiesta trovava che usò il nome “Oswaldo Trump” per registrarsi nell’app Uber ride-hailing… Altri identificati nel gruppo degli assalitori erano Sam Ryu, statunitense, e Woo Ran Lee, sudcoreano. La loro ubicazione e città natale non erano immediatamente noti. Nessuno dei sospetti si pensava fosse ancora in Spagna, scriveva il giudice”. Il New York Times aggiungeva: “Hong Chang è partito per Lisbona e poi salì per un aereo per Newark Liberty International Airport, dove atterrava il 23 febbraio, secondo De la Mata, ed Hong Chang contattò l’FBI offrendosi di condividere “materiale audiovisivo” ottenuto durante l’assalto all’ambasciata”.
Il 20 marzo il gruppo Cheollima Civil Defense caricò un nuovo breve video sul suo canale youtube dicendo “Di recente, sul suolo della nostra patria ..” e poi mostrava un uomo dal volto nascosto, che prendeva la foto dei defunti governanti nordcoreani Kim Il-sung e Kim Jong-il da un muro e li scagliava sul pavimento. Il terreno di un’ambasciata è considerato territorio del Paese che rappresentano. È probabile che il video “sul suolo della nostra patria” fu realizzato durante il raid all’ambasciata nordcoreana in Spagna. Dopo che apparve il rapporto del giudice spagnolo, Cheollima pubblicava un opuscolo su fatti di Madrid confermando propri ruolo e contatto coll’FBI. Sosteneva di sentirsi tradita: “Alcuna informazione su Madrid fu condivisa con parti attendendo benefici o denaro. L’organizzazione ha condiviso alcune informazioni di enorme potenziale valore coll’FBI negli Stati Uniti, secondo termini di riservatezza concordati. Questa informazione fu condivisa volontariamente e su loro richiesta, non nostra. Tali termini sembrano essere stati violati.
Qualche tempo dopo, alcuni giornalisti iniziarono a scrivere storie speculative sull’incidente di Madrid e sulle identità o affiliazioni di chi era coinvolto, citando fonti del governo degli Stati Uniti. Questa informazione divulgata ai media è stato un profondo tradimento della fiducia. Non abbiamo mai parlato ai media o condiviso informazioni con esse. Non abbiamo iniziato questo lavoro senza la piena consapevolezza dei rischi corsi. La libertà veniva già pagata col sangue di famiglie e camerati. Alcuni di noi saranno imprigionati, torturati o uccisi nel corso di questa lotta. Ma condividere le informazioni che possono aiutare a identificare chi di noi rischia proteggendo gli altri aiuta e favorisce il regime di Pyongyang. Le fughe di notizie e le violazioni della fiducia sono atti aberranti perseguiti in nome della convenienza politica, al servizio di un regime che ha torturato e ucciso milioni di persone”. La persona identificata come capo del raid, Adrian Hong Chang, è un noto attivista anti-nordcoreani, che di solito noto come Adrian Hong, non Hong Chang come affermavano AP e NYT: “Hong fu co-fondatore e direttore esecutivo di Libertà in Corea del Nord (LiNK), una ONG internazionale dedicata ai diritti umani nella Corea democratica. Nel maggio 2006, LINK organizzò il primo asilo da dare ai rifugiati nordcoreani negli Stati Uniti. Hong fu arrestato e deportato dalla Cina per i suoi sforzi ad aiutare i rifugiati nordcoreani che vivevano nel Paese illegalmente… Mel 2009, Hong fu scelto come studente delle borse TED e Arnold Wolfers della Yale University”.
Un documento del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite del 2007 elenca Hong come membro di Freedom House, un’organizzazione d’influenza neo-conservatrice ampiamente finanziata dal Dipartimento di Stato nordamericano. Negli anni Adrian Hong scrisse diversi editoriali per i media degli Stati Uniti. Un pezzo del 2011 per Foreign Policy richiedeva un violento cambio di regime: “Il momento di rovesciare il governo criminale a Pyongyang è ora. Ecco come farlo. Il vero progresso della nostra civiltà globale è inutile se continuiamo a lasciare esistere l’idea stessa della Corea del Nord. La Corea del Nord non è uno Stato fallito, con signori della guerra che combattono per la terra e il tesoro. Le sue atrocità non derivano da combattimenti tra fazioni, crimini di passione o violenze della folla. È su un altro livello completamente, un sistema sconcertante interamente costruito e masterizzato col preciso scopo di propagare sofferenza umana e assicurare il continuo sfruttamento delle persone in modo che i pochi possano trarne beneficio. È un obbligo morale dell’ordine più alto che la comunità internazionale intervenga. Ciò che si può fare va fatto ed ora è il momento”. Foreign Policy ed altri media presentano Adrian Hong come “Managing Director di Pegasus Strategies LLC”. Ci sono diverse compagnie con tale nome, ma alcuna sembra collegata a Adrian Hong. Cheollima, come si chiama l’entità per il cambio regime di Adrian Hong, è il mitico cavallo alato nel folclore asiatico. Pegaso è un cavallo alato nella mitologia greca. Un pezzo del San Diego Union Tribune del 2016 lo presenta così: “Hong, nativo di San Diego, è presidente del Joseon Institute, un think tank indipendente impegnato nella ricerca e pianificazione in politica, in preparazione dei cambiamenti radicali nella penisola coreana. Fu imprigionato in Cina nel 2006 per aver aiutato dei rifugiati nordcoreani a fuggire”. Ad un certo punto il Gruppo di difesa civile Cheollima si ribattezzò “Free Joseon”. La dinastia Joseon governò la Corea dal 1392 al 1897. Cadde quando il Giappone cercò di prendere il controllo del Paese che ebbe alcuni anni dopo. Il Joseon Institute di New York (?) si prepara al cambio di regime in Corea democratica: “L’Istituto Joseon attinge alla ricerca d’avanguardia nella penisola coreana e nella regione, nonché alle migliori pratiche internazionali e agli insegnamenti tratti da altre improvvise transizioni del secolo scorso, riuscite e fallite, per prepararsi al meglio per una nuova Corea democratica. Un gruppo centrale di studiosi e personale di New York lavora con una vasta rete di studiosi a livello mondiale, borsisti residenti e non residenti, responsabili politici, professionisti, ricercatori e collaboratori volontari in tutto il mondo. Sebbene gran parte dello sforzo rimanga altamente sensibile, ricerca, progetti e piani d’azione che ne derivano saranno dati alle principali parti interessate del governo investite sul futuro della penisola coreana. L’istituto Joseon offrirà piena cooperazione, condivisione delle informazioni e assistenza a qualunque ente presiederà il cambiamento”.
Mentre Union Tribune presenta Adrian Hong come “presidente dell’istituto Joseon”, il sito dell’Istituto afferma che la “leadership” del gruppo “Va annunciato”. I suoi “Senior Fellows” e “Fellows” sono “Undisclosed”. Il sito elenca dodici “commissioni di pianificazione” e quattro “unità operative”, ma alcun contenuto o persone vi è collegato, elencando più di 23 “posizioni attualmente disponibili” ma sembra non aver assunto nessuno. I due “eventi” elencati nel sito sono del 2015. Si dice che Facebook abbia ospitato un evento il 1° aprile 2015 a New York sull’istruzione in una nuova Corea democratica. La “Panoramica degli eventi” elenca una “Introduzione all’Istituto Joseon – Adrian Hong”. Non ci sono prove che l’evento ebbe luogo. L’ultima “Notizia” sul sito è un aggiornamento dell’agenzia Joseon del 10 agosto 2017 con molte affermazioni sul lavoro svolto, ma senza contenuti o collegamenti che comprovino tale lavoro. Il consiglio dell’Istituto Joseon è composto da un ex-primo ministro della Libia “eletto” dopo l’omicidio di Muhammad Gheddafi, un ex-primo ministro della Mongolia e dalla parlamentare conservatrice inglese Fiona Bruce. In un pezzo del Financial Times del 2011, Christian Tories riscrisse la dottrina del partito, associando Fiona Bruce ai cristiani evangelici. Gli evangelici sono coinvolti nel “salvataggio” dei disertori nordcoreani in Cina, cosa che anche l’entità Cheollima e Adrian Wong affermavano di aver fatto. Ci si chiede se una di tali persone sapesse dell’alto onore conferitogli dall’essere nominati consulenti nel guscio vuoto di un “Istituto” per il cambio di regime. Le altre persone coinvolte nel raid, Woo Ram Lee e Sam Ryu, a differenza di Adrian Hong non sono facilmente identificabili.
Il caso di Adrian Hong e del raid dell’ambasciata a Madrid probabilmente crescerà. Il Washington Post notava che il giudice spagnolo ne cerca l’estradizione dagli Stati Uniti in Spagna, dove dovranno affrontare fino a 28 anni di carcere. Il NYT aggiungeva che il gruppo evidentemente si preparava per la lotta legale: “Lee Wolosky, ex-funzionario della sicurezza nazionale e del dipartimento di Stato per diverse amministrazioni nordamericane, affermava di essere consulente legale dal gruppo, che a suo dire si chiamava governo provvisorio del Joseon libero, o Cheollima Civil Defence. Wolosky è un noto avvocato per anni membro del Consiglio di sicurezza nazionale. Come avvocato fu coinvolto in diversi casi legali relativi alla “sicurezza nazionale”. Almeno una volta usò il graymailing, “tattica difensiva in un processo di spionaggio in cui l’ accusato minacciava di rivelare informazioni segrete a meno che le accuse cadessero”: “Wolosky guidò o co-diresse alcune questioni di alto profilo della Sitta negli ultimi anni, tra cui […] Restis contro United Against Nuclear Iran (UANI), caso di diffamazione in cui il governo degli Stati Uniti asseriva il privilegio dei segreti di Stato, risultante nella vittoria del cliente di Wolosky, l’UANI”. Se Wolosky dovesse difendere Adrian Hong in una battaglia legale contro la richiesta di estradizione spagnola, potrebbe minacciare di rivelare segreti che gli Stati Uniti non vorrebbero pubblici. Il caso sarebbe quindi chiuso. Assumere Wolosky sarà costoso. Adrian Hong e il gruppo Cheollima, se esiste, non hanno fonti apparenti di reddito. Ci si chiede come i servizi segreti statunitensi e/o sudcoreani finanziano tale gioco.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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