The Intercept è un’operazione d’intelligence?

Ken Silverstein, FRN 29 marzo 2019

Pierre Omidyar

Siamo felici di vedere un ex-dipendente di Intercept uscire e denunciare ponendo alcune domande difficili, cui ha già risposto affermativamente FRN, attaccata da The Intercept. Li abbiamo già identificati come agenti di controllo che inoltre fanno parte della rete del Consiglio Atlantico di “opposizioni” controllate o pubblicazioni “radicali” o “alternative” controllate collegate alla stessa campagna di Scuola di giornalismo della Columbia University, Vice Magazine/Vice News, The Washington Post, New York Times e CounterPunch, coordinata al livello superiore dal Consiglio Atlantico. Esistono pochissime notizie e fonti di analisi realmente indipendenti ad essere anche competenti e coerenti. Ecco perché siamo così grati a lettori e sostenitori che condividono le nostre storie con Patreon e Paypal, in ogni modo possibile. Possiamo farlo solo con voi, perché senza di voi non potremmo. Greenwald e la sua pubblicazione diffondevano ciò che consideriamo menzogne su qualsiasi situazione geopolitica, parlando, a nostro parere, con lingua biforcuta, a seconda del pubblico, sull’intervento nordamericano in Siria o Iran. Non credete ad Intercept? Non s’ignori questo pezzo scritto da un redattore dello staff, ospite del Podcast Intercept Deconstructed, della puzzola inveterata bugiarda Mehdi Hasan. C’è un’enorme differenza tra “dirigere un pezzo” di un autore ospite per diversità d’opinione o perché evidenzia alcuni punti interessanti che gli editori ritengono validi, e un pezzo pubblicato da un caporedattore ed ospite del podcast ufficiale della pubblicazione, similmente alle ultime adesioni al CdA duplice di CounterPunch, come il relativo scadente podcast neo-maccartista. Detto questo, il seguente articolo di un ex-dipendente di Intercept è, intenzionalmente o meno, incompleto e punta dell’iceberg. Sembra scagionare alcuni che non meritano attenzione, ma riproduciamo il testo come esempio. Amici, guardate, il giornalismo “professionale” che dice la verità e fa i nomi, di persone che si guadagnano lo stipendio in un Paese del primo mondo, è morto. Apodcalisse ha ucciso chi era ancora in circolazione. Ciò che rimane sono bugiardi professionisti e opportunisti, degli alienati “newyorkesi”, che si annusano con la celebgentsija dedicandosi a champagne e caviale quale priorità numero uno. I veri analisti e giornalisti liberi da qualsiasi governo, organizzazione di spionaggio, ONG o società, sono assai pochi e sparsi. Se vivono negli Stati Uniti o nell’Europa occidentale, non lavorano nel giornalismo. Joaquin Flores, pirata e avventuriero, 27 marzo 2019

Oh, c’è anche una storia ben nota su come The Intercept abbia diffuso la storia delle false notizie sul Russia-Gate.

Glenn Greenwald

Washington Babylon ha pubblicato una serie scritta da Tim Shorrock ed io sollevando la possibilità, io direttamente, che The Intercept (TI) di Pierre Omidyar sia un’operazione di’intelligence in collaborazione con Stati Uniti e/o governi stranieri. Capisco perché alcuni lettori potrebbero essere scettici su tale accusa, quindi lasciatemi dare alcune informazioni aggiuntive e perché penso che tutti dovrebbero essere aperti sull’argomento. Consentitemi anche di dire che non ho il 100 per cento di prove che TI sia un’operazione di intelligence, ma la preponderanza delle prove indica questo. E accumulo ogni giorno prove che rendono il caso ancora più avvincente. Prima di andare oltre, ecco un breve estratto leggermente modificato dalla prima storia che pubblicai su questo argomento. Invito tutti i sinceramente interessate a leggere l’intero pezzo prima o dopo aver terminato questo.
Omidyar ha creato The Intercept per conto dell’intelligence nordamericana, per intrappolare, denunciare e perseguire gli spifferatori? È curioso: Greenwald fu il primo assunto di Omidyar ed aveva praticamente accesso esclusivo al tesoro di Edward Snowden. Quando lavoravo a TI, l’archivio di Snowden era chiuso in una cassaforte. Omidyar e Greenwald promisero che avrebbero reso tutto disponibile al pubblico, ma non l’hanno mai fatto, e la settimana scorsa, tra i tagli del personale che inevitabilmente portano Omidyar a liquidare la pubblicazione, TI annunciava che l’archivio di Snowden sarà escluso dal pubblico per un tempo indeterminata. Quindi sembra che la fuga più esplosiva nella storia dell’intelligence statunitense finirà seppellita da Omidyar e Greenwald. Ho brevemente accennato che avevo già lavorato presso TI, essendo uno dei primi assunti nel 2014. Fui disgustato all’inizio del 2015 e scrisse la mia esperienza per Politico. Allora, non sospettavo nulla, semplicemente pensavo che TI vivesse gli stessi problemi che ogni autore di web affronta. Ricordo di aver scherzato coi colleghi che assumendo così tanti scrittori di sinistra e pagandoli così tanto per non scrivere, le mie migliori storie per TI sarebbero finite da VICE; Omidyar aveva effettivamente smantellato metà del giornalismo progressista del Paese. (Ricordate che Omidyar è un oligarca tecnologico dai tanti ricchi legami con la Silicon Valley, che a sua volta ha legami profondi con le agenzie di intelligence statunitensi e straniere). Ma guardando indietro, devo chiedermi: erano solo incompetenza e i soliti problemi dalle start-up che impedivano a TI di pubblicare, o era qualcosa di peggio?
I difensori di TI si affretteranno a dire che pubblica molto. Direi che pubblica più del patetico rivolo dei primi anni, ma ancora molto poco visto i soldi spesi Omidyar per la sua sconvolta stalla di prostitute. Quindi, certo, chiamatemi cospiratore ma chiunque, tranne i dogmatico o corrotto, deve ammettere che queste sono domande giuste. OK, il caso contro TI è ancora aperto. Come ho detto, ancora raccolgo prove che non ho ancora presentato. Fate finta, solo per un momento, che abbia ragione. Ciò porterebbe alla domanda su complicità e senso di colpa di chi fu assunto negli anni. Dopotutto, ci ho lavorato pure io. Direi solo che all’epoca detestavo TI e Omidyar e molti di chi ci lavorava, ma non avevo idea che la pubblicazione potesse essere un’operazione di intelligence fino a poco tempo fa. La mia lettura della questione si basa su nuove informazioni, come documenti ed interviste con numerosi dipendenti di TI, tra cui il grande Barrett Brown, che sarà presente sul nostro podcast a fine settimana per discutere della sua esperienza personale. Credo che Omidyar sapesse esattamente cosa facesse. Se ho ragione, fu contattato da un’agenzia di intelligence (o agenzie) e gli chiesero di istituire TI per intrappolare e perseguire gli spifferatori e rivelatori. Il nome stesso, The Intercept, sarebbe uno scherzo di Omidyar e suoi gestori. Il secondo obiettivo sarebbe stato quello di smantellare i giornalisti che si erano già segnalati di sinistra o blogger, nel caso di Greenwald e di certi altri impiegati di TI.
Glenn Greenwald? Indovino qui, ma credo che potrebbe essere stato consapevole fin dall’inizio, o sicuramente da subito dopo. Mi fu detto, da fonti multiple, di ampi problemi legali negli Stati Uniti che lo portarono a fuggire in Brasile, iniziando a pubblicare su The Guardian nel giugno 2013 le indiscrezioni di Snowden. Quindi, secondo la sua pagina su Wikipedia: “Il 15 ottobre 2013, Greenwald annunciò, e The Guardian confermò, che perseguiva “un’opportunità giornalistica da sogno, da una volta nella carriera che nessun giornalista potrebbe mai rifiutare”. Il sostegno finanziario per la nuova impresa fu fornito da Pierre Omidyar, fondatore di eBay. Omidyar disse al critico dei media Jay Rosen che la decisione fu dettata dalla “crescente preoccupazione per le libertà di stampa negli Stati Uniti e nel mondo”. Greenwald, insieme ai colleghi Laura Poitras e Jeremy Scahill, inizialmente lavorava alla creazione di un sito per sostenere il giornalismo indipendente, quando furono avvicinati da Omidyar che cercava di avviare la sua organizzazione mediatica. Tale notiziario, First Look Media, lanciò la sua prima pubblicazione online, chiamata The Intercept, il 10 febbraio 2014. Greenwald era redattore assieme a Laura Poitras e Jeremy Scahill. Scahill? È troppo stupido per partecipare a un’operazione d’intelligence. Sarebbe un po’ come, ma peggio di Donald Trump spericolato ma non stupido, che Vladimir Putin faccia dell’avventato Trump una risorsa dell’intelligence russa. È troppo stupido per crederci. No, lo stupido Scahill era semplicemente strumento di Omidyar, almeno questa è la mia ipotesi. Poitras è cattiva. Ad esempio, mentre era in Iraq, riprese un attacco di al-Qaida contro truppe statunitensi e li vide morire. Non so se l’usò o meno. Immagino di sì, e chiunque avesse chiesto a Omidyar di dirigere l’operazione sarebbe stato felice di vedere i suoi “rapporti” scomparire. (Volete saperne di più su Poitras? Leggete questo profilo di Vogue sul suo lavoro con Greenwald su Snowden, quest’ultimo ora pietosamente abbandonato ad asciugarsi a Mosca mentre Greenwald e Poitras sono diventati celebrità globali, eroi e ricchi da schifo). Vi darò la mia impressione su altri dipendenti TI nei prossimi giorni e settimane, compreso John Cook, reporter ed editore stellare di Gawker. Ma per ora, ho altro. Se siete dell’umore, però, ecco l’unica storia che scrissi per Gawker, su George Clooney e il Sud Sudan, che fu estremamente popolare. E non curato dal lamentoso Cook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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