Il Venezuela presenta le prove del complotto terroristico

Ricardo Vaz, Mint Press 26 marzo 2019

Le autorità venezuelane affermavano che il “Presidente ad interim” autoproclamato Juan Guaido e altri capi dell’opposizione erano coinvolti in un complotto per compiere atti di terrorismo impiegando paramilitari stranieri addestrati in Colombia. Il Ministro delle Comunicazioni venezuelano Jorge Rodriguez presentava ciò che afferma essere la prova dei “piani dell’ultra-destra per promuovere il cambio di regime”. Secondo Rodriguez, i servizi segreti venezuelani avevano scoperto i piani per arruolare mercenari da Colombia ed America Centrale e portarli in Venezuela per omicidi mirati e sabotaggio, aggiungendo che “almeno la metà” dei gruppi armati riusciva ad infiltrarsi nel territorio venezuelano e sono attualmente ricercati. “Abbiamo identificato alcuni paramilitari entrati in Venezuela e li cercheremo per terra, mare e aria”, aveva dichiarato Rodriguez.
Il capo dello staff di Juan Guaido, Roberto Marrero, veniva arrestato con l’accusato di guidare una “cellula terrorista”. Rodriguez affermava che Marrero era legato all’assunzione di mercenari centroamericani, e continuava svelando le riprese dal cellulare i Marrero che mostravano le conversazioni del gruppo su whatsapp con Marrero, Guaido, Leopoldo Lopez, attualmente agli arresti domiciliari dopo essere stato condannato per incitamento alla violenza nelle proteste di piazza del 2014, tra le altre figure dell’opposizione. Rodriguez prometteva che ulteriori prove saranno divulgate nei prossimi giorni. L’immagine riprese mostrava anche i dettagli di conti bancari attraverso cui si suppone i pagamenti ai gruppi paramilitari venissero effettuati. Uno era nella filiale di Panama della Banesco, la più grande banca privata del Venezuela, e Rodriguez invitava il proprietario della Banesco, Ricardo Escotet, a informare i servizi di sicurezza se tale account esiste e quali movimenti furono fatti. Rodriguez indicava che le autorità venezuelane avevano appreso dell’esistenza dei conti bancari dopo che i famigerati burloni russi Vladimir ‘Vovan’ Kuznetsov e Aleksej ‘Lexus’ Stolyarov chiamarono Guaido spacciandosi per il presidente della Svizzera. I burloni dissero di aver identificato fondi appartenenti al Presidente Nicolas Maduro che volevano trasferire a Guaido, che fornì prontamente al “presidente” informazioni sull’account.
Secondo quanto riferito, l’avvocato Juan Planchart fu arrestato il 24 marzo dai servizi segreti venezuelani, e secondo quanto riferito, è detenuto presso le strutture del SEBIN a Plaza Venezuela a Caracas. Planchart fu presentato nelle conversazioni su whatsapp rivelate da Rodriguez come intermediario finanziario. Al momento della stesura dell’articolo non c’è stata alcuna conferma ufficiale dell’arresto di Planchart. Anche il Presidente Nicolas Maduro rivelava che un capo paramilitare colombiano, Wilfrido Torres Gomez, alias “Neco”, veniva catturato nello Stato di Carabobo. Jorge Rodriguez in seguito affermò su twitter che Torres era coinvolta nei piani dell’opposizione. Le autorità statunitensi reagivano all’arresto di Marrero imponendo sanzioni contro tre importanti banche pubbliche venezuelane. La mossa seguiva le sanzioni al settore minerario del Venezuela e l’embargo petrolifero imposto a fine gennaio. Non ci fu alcuna reazione agli ultimi arresti dai funzionari statunitensi o da Guaido ed opposizione venezuelana.
Le rivelazioni di Rodriguez arrivaavao mentre due aerei dell’Aeronautica russa atterravano sull’aeroporto di Maiquetia in Venezuela. Secondo i rapporti, gli aerei trasportavano attrezzature e circa 100 militari, compreso il Generale Vasilij Tonkoshkurov, Capo di Stato Maggiore dell’esercito russo. Secondo una fonte citata da Sputnik , lo schieramento rappresenta un adempimento degli “accordi di cooperazione tecnica e militare”. Il governo venezuelano non aveva ancora rilasciato una dichiarazione pubblica. La Russia aveva precedentemente inviato aerei militari in Venezuela a dicembre nell’ambito degli accordi bilaterali di difesa. I funzionari degli Stati Uniti reagivano col segretario di Stato Mike Pompeo che invitava la Russia a “cessare il suo comportamento non costruttivo” sul Venezuela. Il senatore della Florida Marco Rubio definiva la presenza di truppe russe sul suolo venezuelano come “minaccia diretta” alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. La settimana prima, le autorità statunitensi e russe avevano tenuto colloqui sul Venezuela a Roma, ma non fu raggiunto alcun accordo concreto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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