Una “cintura e strada” iraniana-siriana

Si apre una strategia geopolitica di vasta portata
Alastair Crooke, SCF 25.03.2019

Mentre gli Stati Uniti cercano di consolidare la propria strategia per indebolire e affrontare l’Iran, emergono i contorni di un’importante strategia geopolitica lanciata da Siria ed Iran. Da un lato, consiste in un molteplice congiunto ampio “deterrente” che comporterebbe Israele coinvolto in una guerra regionale, furono certi collegamenti militari (come gli attacchi aerei alle difese strategiche della Siria), ad innescarlo. Oppure, se la guerra economica degli Stati Uniti contro l’Iran supera certi limiti (come il blocco delle petroliere iraniane o una stretta mortale sull’economia iraniana). Ad essere chiari, lo scopo di tale strategia geopolitica non è provocare la guerra con Stati Uniti od Israele, ma è scoraggiarla. Inviando il messaggio a Washington che qualsiasi aggressione sconsiderata (di qualsiasi natura ibrida) contro gli “Stati del nord” (dal Libano all’Iraq) potrebbe finire col mettere in pericolo l’alleato Israele, e che Washington dovrebbe riflettere attentamente nel minacciare. La deterrenza consiste nel livello più alto delle difese aeree siriane, gli S300 su cui Russia e Siria hanno controllo congiunto. L’obiettivo appare mantenere l’ambiguità strategica sulle regole d’ingaggio esatte degli S300. La Russia vuole stare “al di sopra” di qualsiasi conflitto che coinvolga Israele o Stati Uniti, nel miglior modo possibile, e quindi poter agire da potenziale mediatore e pacificatore nel caso in cui si verifichino conflitti armati. In un certo senso, gli S300 rappresentano la deterrenza dell'”ultima risorsa”, l’opzione finale, nella graduatoria d un’escalation in qualche modo superati, attraverso importanti eventi militari. Al livello successivo, la deterrenza (già ben segnalata) è focalizzata sulla sospensione degli attacchi aerei israeliani su infrastrutture iraniane o siriane (in entrambi gli Stati). Inizialmente, gli attacchi aerei sarebbero neutralizzati dall’efficacia (80%) dei sistemi di difesa aerea siriana Pantsir e Buk. Inoltre attacchi “sostanziali” avranno risposta proporzionata (molto probabilmente con missili siriani sparati sul Golan occupato). Se questo dovesse rivelarsi insufficiente e l’escalation si verificasse, i missili sarebbero lanciati su Israele. Se l’escalation ancora aumentasse, il rischio sarebbe allora che i missili iraniani e di Hezbollah entrino nel conflitto. Qui saremmo al capolinea della guerra regionale. Ovviamente Hezbollah ha le sue regole di ingaggio con Israele, ma è anche partner del “movimento di Resistenza” di cui il leader supremo parlava dopo l’incontro a Teheran col Presidente Assad. Come sa Israele, Hezbollah possiede missili da crociera “intelligenti” che possono coprire tutto Israele. E ha anche forze di terra ben sperimentate che possono essere dirette in Galilea. Ma se dovessimo lasciare le cose così, come un piano di deterrenza reattivo, si perderebbe completamente il punto. Ciò che è accaduto in questi diversi incontri tra leader militari e politici del nord è il dispiegarsi di una strategia molto più ampia e lungimirante per frustrare gli obiettivi statunitensi in Medio Oriente.
Ciò che emerse dalla visita chiave del Presidente Rouhani in Iraq è qualcosa di molto più grande di questa alleanza militare: questi Stati sviluppano un’area commerciale ‘Fascia e Via’ regionale, che si estende dal porto di Lataqia sul Mediterraneo (probabilmente con contratto per la gestione iraniana) al confine col Pakistan (e forse India). Ciò che è così significativo della recente visita di Rouhani in Iraq è che esso, pur volendo mantenere relazioni amichevoli con Washington, rifiuta di attuare l’assedio all’Iran. Intende commerciare, e commerciare di più, con Iran, Siria e Libano. Uno dei principali aspetti dell’accordo è avere una “cintura” stradale e ferroviaria che colleghi questi Stati nel commercio. Ma ecco il punto più importante: questa “cintura e strada” regionale va dispiegata proprio nel cuore del programma BRI cinese. L’Iran è sempre stato considerato un perno, se non “il” perno, del BRI cinese nella regione. Come il Ministro del Commercio cinese Zhong Shan sottolineava: “L’Iran è il partner strategico della Cina nel Medio Oriente e la Cina è il più grande partner commerciale e importatore di petrolio dall’Iran”. Un altro esperto cinese sull’Asia occidentale chiaramente notava : la visita di Rouhani ha “implicazioni geopolitiche a lungo termine” sull’espansione dell’influenza regionale dell’Iran. Ed ecco un secondo punto: lo sviluppo di questa iniziativa “Fascia e Via” segna effettivamente la fine della visione degli Stati membri della Fascia e Via, dell’Europa come principale partner commerciale. L’equivoco UE cogli Stati Uniti sul JCPOA, cercando di legare le condizioni al loro SPV e tenendo in ostaggio gli aiuti per la ricostruzione della Siria con le loro pretese di “transizione”, veniva respinto. Insieme agli Stati Uniti, l’UE è contaminata dagli forzi di accontentare Washington nella speranza di evitare i dazi di Trump. Come risponderanno gli Stati Uniti? Beh, il segretario Pompeo arrivava nella regione minacciando il Libano (come l’Iraq) di dure sanzioni. Russia, Iran e Siria ovviamente sono già stati sanzionati con severità. Funzionerà? Bolton attualmente cerca d’indebolire l’Iran, circondandolo di basi delle forze speciali statunitensi, postazioni prossime alle minoranze etniche dell’Iran, al fine di destabilizzare l’autorità centrale. E Pompeo atterrare in Medio Oriente minacciando tutti di sanzioni, e ‘ancora parlando’ di azzerare le vendite di petrolio iraniane, mentre le esenzioni degli Stati Uniti scadono il 1° maggio.
Ovviamente, l’assenza di rinunce non è mai verosimile, ma ora con la nuovo alleanza commerciale “Fascia e Via”, la posta in gioco della politica estera degli Stati Uniti è raddoppiata: la Siria troverà gli investitori nella ricostruzione proprio perché, come l’Iran, è un cruciale Stato del corridoio per il commercio (e in ultima analisi dell’energia). E l’Iran non capitolerà all’assedio economico. Quello che Pompeo rischia, con la sua belligeranza o goffaggine piuttosto, è perdere Iraq e Libano. Nel primo caso, “perdere l’Iraq” potrebbe comportare il governo iracheno chiedere alle truppe nordamericane di lasciare l’Iraq. In quest’ultimo caso, “perdere” il Libano si traduce in qualcosa di sinistro: sanzionare il Libano (al fine di “ferire” Hezbollah) che significa in realtà metterne in gioco la stabilità economica (con Hezbollah parte integrante dell’economia del Libano) e gli sciiti comporre il 30-40% della popolazione che non può essere “filtrato”, stando come obiettivo unico delle sanzioni). L’instabilità in Libano non è mai lontana, ma indurla è delirante. Ovunque Pompeo viaggi nella regione, non può che fallire, ma si nota che le politiche statunitensi, e la loro costanza, non sono attendibili (anche questa settimana, il “vecchio alleato degli Stati Uniti”, l’Egitto, si rivolgeva alla Russia per l’acquisto di aerei, e l’India sfida gli Stati Uniti sulle importazioni di petrolio dal Venezuela). È in questo contesto, che la precedente citazione dell’intelligence sull’editoriale del New York Times (vale a dire non un articolo inedito): spargere qualsiasi illusione sull’Arabia Saudita potrebbe essere comprensibile. La politica statunitense in Medio Oriente e, per estensione, sulla sua influenza su Russia e Cina si basa su fondamenta estremamente deboli. Il debutto della conferenza di Varsavia sponsorizzata dagli Stati Uniti, che avrebbe dovuto consolidare il sostegno alla “guerra” anti-iraniana degli USA, e il silenzio con cui fu ricevuto l’indirizzo di Mike Pence a Monaco di Baviera, sono una chiara prova di ciò. Bene, il perno per contrastare questa sfavorevole congiuntura si basa su un uomo: MbS. Tutta la politica estera statunitense, e dell’alleato Israele, si imperniano su tale figura erratica, instabile e con problemi psicologici. La fuga sul NYT di funzionari della CIA, con l’approvazione indiretta con un editoriale del NYT, suggerisce che CIA e MI6 hanno concluso che gli interessi globali degli Stati Uniti non possono essere lasciati in mani inaffidabili e insicure. Ciò che alla fine potrebbe significare non è chiaro, ma tale fuga suggerirebbe che deriva da una valutazione concordata dalla CIA (cioè che non si tratta solo di guerra di fazioni). Trump potrebbe non essere d’accordo, o piacergli, ma la CIA, quando forma una visione così definitiva, non è una forza con cui scherzare.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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