Arresto di Marrero, sfondo dell’operazione Libertad

Mision Verdad 23 marzo 2019

Il 21 marzo, il capo dell’ufficio di Juan Guaidó, Roberto Marrero, veniva arrestato dal servizio di intelligence bolivariano (SEBIN) per aver commesso “crimini che implicano la violazione dell’ordine costituzionale e la promozione del terrorismo e delle violenze, tra cui l’attentato al capo dello Stato”, secondo una dichiarazione del Ministero pubblico venezuelano. Il suo arresto, inoltre, fu effettuato in seguito a un mandato di arresto del Primo Tribunale speciale di Caracas e vide la partecipazione di pubblici ministeri, sempre secondo la dichiarazione. Il Ministro degli Interni, Giustizia e Pace, Néstor Reverol, informava in una conferenza stampa che durante il raid in casa di Marrero, due fucili d’assalto e valuta furono sequestrati. Secondo Reverol, il capo dell’ufficio di Guaidó guidava un “gruppo ampio, pienamente identificato, che pianificava assassini di alte figure dello Stato venezuelano e attacchi ai servizi pubblici del Paese”. Il direttore del Ministero della Comunicazione, Jorge Rodríguez, ampliava la rivelazione denunciando la formazione di gruppi da otto a dieci squadre di assassini, portati da Nicaragua, Honduras e El Salvador; epicentro dell’operazione di reclutamento. Secondo Rodríguez, tali gruppi furono addestrati in Colombia per compiere atti terroristici in Venezuela. Almeno la metà di tali gruppi era entrata nel Paese, mentre il resto no a causa della chiusura del confine, secondo Rodríguez. Gli obiettivi erano l’assassinio di leader sociali e politici della Rivoluzione Bolivariana, come nuovi sabotaggi a Sistema Elettrico, Metropolitana e Funivia di Caracas, sotto la falsa bandiera, spacciandosi da disertori delle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB). Rodriguez aveva anche detto che l’intenzione era passare tali mercenari come “disertori militari” per proiettare l’esistenza di un conflitto tra venezuelani.

Come venivano pagati tali gruppi?
Il ministro, d’altra parte, rivelava che tra i materiali sequestrati da Marrero vi erano cellulari, permettendo l’accesso alle conversazioni del capoufficio. Tra esse vi era una serie di importanti dati riguardanti l’organizzazione dei gruppi, composti da sei a otto persone ciascuno, e gli obiettivi contro cui sarebbero stati utilizzati. Secondo quanto Marrero comunicava a Guaidó, il reclutatore del gruppo, il Roxana de Cúcuta, riceveva tra i 500 e i 700mila dollari al giorno per pagare tali assassini e cercare di convincere i disertori ad unirvisi. Il denaro fu depositato tramite la ONG Briefcase nei conti di Banesco e Bank of America, i cui numeri sono chiaramente identificati in tali conversazioni. Secondo Rodríguez, tali organizzazioni non governative furono create tra gennaio e febbraio dal governo di Iván Duque dopo che Juan Guaidó glielo chiese. Nelle conversazioni tra Guaidó e Marrero, inoltre, si deduce che il denaro depositato proveniva dalle società sequestrate allo Stato venezuelano, come una consociata tra governo della Repubblica Dominicana e PDV Caribe, di proprietà della PDVSA. Il denaro che si aspettavano di rubare per finanziare tale operazione è stimato in un miliardo di dollari. Guaidó per tali operazioni di intelligence finanziaria nominò Juan Carlos Planchard, ora ricercato dalla giustizia venezuelana. In tale contesto, il ministro annunciava che gli attentatori furono identificati e catturati nello stato di Carabobo, tra cui Wilfrido Torres Gómez, alias Neco, capo del gruppo paramilitare colombiano Los Rastrojos. Secondo Rodríguez, Torres Gómez è uno dei capi di tali gruppi di assassini, mentre specificava è ricercato il principale operatore di tali cellule terroristiche, soprannominato El agricultor.

Lo stato maggiore e la libertà di operazione
Sul cellulare di Marrero, furono trovate anche le conversazioni di un gruppo chiamato “stato maggiore”, composto da membri del partito Volontà popolare. Tra essi, s’identificavano Leopoldo López, responsabile della leadership, Freddy Guevara, incaricato di consigliare le comunicazioni di Guaidó, Marrero, i deputati Freddy Superlano e Sergio Vergara e lo stesso Juan Guaidó. Dai dialoghi trovati in tale dispositivo, risaltava la dichiarazione di Freddy Guevara sull’operazione Libertà, recentemente indetta da Guaidó per i prossimi mesi. Secondo Guevara, l’antichavismo mirava a “passare da una strategia di assedio a una di assalto” articolata con omicidi selettivi e attacchi ai servizi pubblici. In una diapositiva, Jorge Rodríguez mostrava cosa l’operazione Libertad contemplasse:
Uccisioni mirate
Nuovi sabotaggi alla metropolitana di Caracas, alla funivia e al servizio elettrico
Operazioni sotto false bandiere con pretesi disertori militari
Sciopero generale, attacco a Miraflores e azioni terroristiche come l’assassinio del Presidente Maduro
Questa rivelazione è poco diversa dalle dichiarazioni di Guaidó del 22 marzo a El Tigre, Anzoategui, dove disse: “I venezuelani non implorino i nostri diritti, così presto andremo insieme a Miraflores per salvare l’ufficio di tutti i venezuelani”. Sotto tale logica, l’autoproclamato disse ai seguaci che “dobbiamo organizzarci affinché il dittatore non ne esca gentilmente”. Nei giorni successivi, in diverse occasioni parlò a favore dell’intervento militare e accusava il governo bolivariano di aver aumentato i “costi”. Abbastanza noto è anche la sua affermazione che la morte dei venezuelani, nella ricerca del cambio di governo, è “un investimento per il futuro”. D’altra parte, non è la prima volta che l’opposizione assume pistoleros colombiani e centroamericani. Episodi simili si ricordano dopo le elezioni presidenziali del 2013, quando mercenari salvadoregni furono arrestati, e prima della marcia dell’1 settembre 2016, conosciuta come la “madre delle marce”, quando furono smantellati i gruppi responsabili di azioni violente per istigare il referendum di richiamo. Anche le denunce del governo bolivariano sul fallito assassinio e su due tentativi di colpo di Stato nel 2018 furono corroborati da Bloomberg e New York Times. Uno degli ultimi fu comunicato dal Presidente Maduro nel dicembre 2018 quando affermò che gli Stati Uniti addestravano un gruppo di mercenari in Colombia e forze speciali in una base in Florida per avviare un conflitto irregolare in Venezuela. I fatti confermano che l’antichavismo continua ostinatamente a rispettare tale mandato di Washington senza avere ancora successo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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