Non spiare per me Argentina

Wayne Madsen, SCF 20.03.2019

D’Alessio e Macrì

Quando un presidente degli Stati Uniti incompetente assume un “inviato speciale” per il cambio di regime in Venezuela, lo stesso buffone che si è salvato denunciando lo scandalo Iran-Contra, ci si può aspettare qualsiasi cosa. Abrams, aiutando a collegare erroneamente i fondi che aveva sollecitato dal sultano del Brunei, che invece finirono sul conto bancario svizzero di un magnate delle spedizioni, attirò l’attenzione curiosa sulle capriole Iran-Contra delle autorità bancarie svizzere. La recente scoperta del giudice argentino Alejo Ramos Padilla che l’amministrazione Trump aveva cooptato il regime di destra argentino del presidente Mauricio Macri per colpire la compagnia petrolifera statale venezuelana e il governo di sinistra dell’Uruguay con una massiccia operazione di estorsione, hanno i segni distintivi dell’imbecille inviato speciale di Trump per il Venezuela Elliott Abrams. Mentre era assistente del segretario di Stato per gli affari dell’emisfero occidentale durante l’amministrazione Reagan, Abrams, che fu incriminato per il suo ruolo nel commercio illegale di armi statunitensi coll’Iran in cambio degli ostaggi nordamericani detenuti da gruppi militanti sciiti filo-iraniani in Libano, fu ripreso dalla pensione dal collega neo-conservatore John Bolton per provocare il rovesciamento del governo del Presidente Nicolas Maduro in Venezuela.
Durante l’episodio Iran-Contra, il nefasto Abrams, che si considera un esperto in America Latina, usò i fondi raccolti dalle vendite illegali di armi all’Iran per comprare armi sul mercato nero per i Contras nicaraguensi. Abrams effettuò l’operazione coll’assistenza del cartello della droga di Medellin in Colombia e del leader panamense Manuel Noriega. Abrams avrebbe probabilmente scontato una lunga pena detentiva per i suoi crimini se il presidente George HW Bush non l’avesse perdonato cogli altri criminali Iran-Contra alla vigilia di Natal 1992. Le impronte digitali di Abrams, Bolton, del segretario di Stato Mike Pompeo e del presidente della Sottocommissione per l’emisfero occidentale del Senato per le relazioni estere, Marco Rubio, sono tutte presenti nello scandalo “Extortiongate” che ora scuote l’Argentina. Il giudice Padilla guida un’indagine sul regime di Macri per estorsione di milioni di dollari dagli alleati di Macri contro l’opposizione politica, nonché coercizione per false testimonianze contro questi obiettivi. Padilla aveva detto al Comitato per la libertà di espressione della Camera dei Deputati dell’Argentina di aver scoperto una “rete parastatale di spionaggio ideologico, politico e giudiziario di grande portata”, aggiungendo che si tratta di una rete d’intelligence illegale legata a magistratura, governo, forze di sicurezza, poteri politici e media”. Macri era un socio immobiliare della Trump Organization nella costruzione della Trump Tower nel centro di Buenos Aires. Sebbene il progetto non abbia avuto successo, i legami commerciali tra Macri e il padre, magnate italo-argentino delle costruzioni, Francesco Macri, e l’organizzazione Trump, risalenti ai tempi in cui il padre di Donald Trump, Fred Trump, gestiva l’azienda, sono leggendari. Includono joint venture e imprese immobiliari a Manhattan e Buenos Aires. Le società di copertura offshore della Trump Organization e del conglomerato Socma della famiglia Macri appaiono nei documenti dello studio legale di Panama City Mossack-Fonseca, ora scomparso. Il giudice Padilla fu recentemente invitato a testimoniare su “Extortiongate” dal presidente della commissione per la libertà di espressione Leopoldo Moreau. L’invito arrivava dopo che il presidente del Comitato Congiunto dell’Intelligence, senatore Juan Carlos Marino, fedele lealista di Macri, si rifiutava d’invitare Padilla a testimoniare davanti al suo comitato di supervisione dell’intelligence. Moreau definiva Extortiongate “il più grave scandalo istituzionale da quando la democrazia è tornata in Argentina nel 1983”, aggiungendo che “questa è una mafia dedita a perseguire gli oppositori, imponendo false testimonianze e spionaggio”. Padilla nominava i responsabili dell’operazione di estorsione, il procuratore federale Carlos Stornelli, il suo stretto collaboratore Marcelo d’Alessio, così come l'”Agencia Federal de Inteligencia” (AFI), il capo dell’AFI Gustavo Arribas, due parlamentari di destra, Elisa Carrió e Paula Olivetto della Coalizione civica pro-Macri, e il quotidiano di destra “Clarín”.
D’Alessio fu arrestato il 15 febbraio. In ventidue ore di prove audio e video incriminanti, d’Alessio ammette che Stornelli incassò 12 milioni di dollari in tangenti da individui illegalmente perseguiti, dall’agosto 2018. Si ritiene che Stornelli abbia condotto l’estorsione con conoscenza ed incoraggiamento della ministra della Sicurezza Patricia Bullrich. Stornelli si rifiutava di comparire davanti al giudice Padilla o di consegnare i cellulari in seguito a un mandato giudiziario. Il noto “borsista” dell’operazione, Salta Mayor Gustavo Sáen, stretto alleato di Macri, forniva i suoi cellulari personali a Padilla. Padilla, oggetto di forti critiche daa media pro-Macri, veniva paragonato da alcuni in Argentina a Robert Mueller, il Consigliere speciale nordamericano che indaga su Trump. Padilla rivelava che d’Alessio lavorava per la CIA e che in suo possesso c’erano documenti dell’ambasciata nordamericana a Buenos Aires, manuali della CIA sull’esportazione di agenti statunitensi dall’Argentina e dal Venezuela e armi inviate dagli Stati Uniti. I messaggi su WhatsApp, estratti dallo smart phone d’Alessio, trattavano argomenti come spionaggio contro l’Uruguay, imposizione di false testimonianze contro il governo Maduro del Venezuela da un avvocato del “Petróleos de Venezuela, SA” del Venezuela (PdVSA), la compagnia petrolifera venezuelana di proprietà statale, i cui beni furono sequestrati dall’amministrazione Trump, e la segnalazione, tramite borsa diplomatica, di un’operazione di intelligence statunitense nello Stato del Maine, presumibilmente opera tramite la stazione di comunicazione a frequenza ultrabassa dell’US Navy di Cutler. Padilla aveva dichiarato sul raid nella casa di d’Alessio nella città di Esteban Echeverría, “Abbiamo trovato documenti, file d’intelligence, taccuini con dati sensibili su bambini, mogli, parenti dei bersagli, mezzi di spionaggio come telecamere nascoste in portachiavi e droni, arma che attirava l’attenzione di tutti”. Padilla ovviamente citava il fallito attentato dei droni contro il Presidente Nicolas Maduro dello scorso agosto, un’operazione collegata alla CIA in Colombia. L’operazione contro PdVSA era un tentativo, in parte, di collegare falsamente l’azienda al contrabbando di droga e armi e ad altre operazioni illegali, per accusare falsamente il Presidente Maduro e il suo defunto predecessore Hugo Chavez, di coinvolgimento in tali operazioni. Padilla scopriva che l’operazione per infangare Maduro e Chavez coinvolgeva non solo d’Alessio e la CIA, ma anche l’US Drug Enforcement Administration (DEA). L’operazione, codice “BRUSA DOVAT”, coinvolse l’ex-direttore del PdVSA Gonzalo Brusa Dovat, cittadino uruguaiano ed elemento del piano amministrativo generale di Trump per congelare i beni della compagnia petrolifera venezuelana all’estero. Altri messaggi di Alessio rivelavano un complotto per incastrare l’ex-Ministro dei Lavori Pubblici Julio de Vido e il suo vice, Roberto Baratta, usando dati rubati da un noto agente della National Security Agency (NSA) David Cohen, che lavorava per “Energía Argentina SA ” (ENARSA), l’agenzia energetica statale argentina. L’8 marzo, Cohen fu incriminato dalle autorità argentine. Padilla scopriva anche il coinvolgimento dell’intelligence israeliana nell’operazione di estorsione para-statale. Padilla rivelava che l’operazione di estorsione prese di mira anche la senatrice dell’opposizione ed ex-Presidentessa Cristina Fernández de Kirchner e diversi eminenti giornalisti anti-Macri.
Scoperti anche nel telefono di d’Alessio c’erano messaggi di testo dagli agenti della Casa Bianca di Trump che offrivano a Macri “il controllo dei media” per la sua campagna elettorale del 2019. L’ex-stratega di Trump Steve Bannon assistiva il presidente brasiliano neonazista Jair Bolsonaro durante la campagna presidenziale del 2018. A febbraio, Bannon nominò il figlio di Bolsonaro, Eduardo Bolsonaro, senatore brasiliano, capo latinoamericano dell’organizzazione mondiale fascista di Bannon, chiamato “Il movimento”. L’operazione Argentina/CIA/Israele contro l’Uruguay si concentrava sul tentativo di denigrare il governo di sinistra del “Frente Amplio de Uruguay” del Presidente Tabaré Vázquez con un falso collegamento a una missione commerciale iraniana operante in Uruguay. Fu scoperto che D’Alessio aveva in possesso, oltre a corrispondenza con carta intestata dell’ambasciata statunitense a Buenos Aires, documenti con carta intestata del ministero della Difesa israeliano. Il fasullo collegamento iraniano doveva essere usato come pretesto per l’Argentina per avviare un’operazione illegale di sorveglianza contro i politici del Frente Amplio, tra cui il Presidente Vázquez, l’ex.presidente José “Pepe” Mujica e la moglie di Mujica, attuale Vicepresidente Lucía Topolansky. C’erano false accuse nei documenti sostenuti da d’Alessio che la missione commerciale iraniana in Uruguay facesse affari coll’Argentina attraverso una società di facciata russa. Le informazioni false furono fornite dal Mossad. D’Alessio veniva identificato da Padilla come partecipe di un’operazione diretta contro Hezbollah libanese. Non a caso, d’Alessio era legato al capo della Camera di commercio argentino-israeliana di Buenos Aires. Le rivelazioni di Padilla hanno costretto il procuratore sulla criminalità organizzata uruguaiana Luis Pacheco a dichiarare che potrebbe chiedere ulteriori informazioni su Extortiongate al governo argentino.
Un possibile tentativo di colpo di stato tra Argentina e Brasile contro il presidente Vázquez, aiutato e favorito da CIA e Casa Bianca di Trump, non può essere escluso. Il 13 marzo Vázquez licenziò il comandante in capo dell’Esercito, il generale Guido Manini Ríos, per aver criticato i processi agli ufficiali militari che violarono i diritti umani durante la dittatura militare uruguaiana, incontrato i politici dell’opposizione di destra uruguaiana e, peggio ancora, visitando il brasiliano Bolsonaro, che elogiava le passate dittature militari del Brasile e di altre nazioni latinoamericane, tra cui Uruguay, Argentina e Cile. La CIA, sotto Gina Haspel, una delle responsabili delle “consegne straordinarie”, è diventata un esercito di pedoni dei capricci di Trump e delle politiche neocon di Bolton e Pompeo. È chiaro che Abrams, Bolton, Pompeo, Rubio, Bannon e le loro coorti, tra cui Macri e Bolsonaro, tentano di ricreare l’Operazione CONDOR, l’alleanza degli anni ’60, ’70 e ’80 dei servizi di intelligence delle dittature militari latinoamericane di Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay e Uruguay, membri a pieno titolo, con Ecuador e Perù associati. Decine di migliaia di dissidenti di sinistra furono rintracciati e uccisi durante CONDOR, che operò con piena approvazione e coinvolgimento della CIA. Il regime di Macri ha risposto alle rivelazioni di Padilla alla Camera dei Deputati argentina, avviando procedimenti d’impeachment contro il giudice. Il ministero della Giustizia chiese formalmente al Consiglio della Magistratura, che ha autorità sui giudici, di avviare un’indagine formale su Padilla. Padilla fu oggetto di una brutale campagna di linciaggio sui media pro-Macri in Argentina, con alcuni critici che persino ne mettevano in dubbio il servizio militare durante la guerra delle Falkland contro gli inglesi. Padilla, a questo riguardo, non è diverso da Robert Mueller, che prestò servizio nel Corpo dei Marines in Vietnam, questionato dagli alleati di Trump.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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