Bolsonaro a Langley: il nuovo barboncino degli USA rende omaggio all’impero

Alan Macleod, Mint Press 21 marzo 2019

Il presidente fascista brasiliano che si reca nel quartier generale della CIA dice tutto ciò che va saputo sul ruolo degli Stati Uniti in America Latina.
Il nuovo presidente fascista del Brasile, Jair Bolsonaro, atterrava a Washington per rendere omaggio al quartier generale della CIA e visitare il presidente Donald Trump, con cui si incontrava. Tutti i rapporti riportano che l’incontro tra i due capi di Stato era andato molto bene, non sorprendentemente considerando quanto siano simili come politica e personalità. Bolsonaro condivide l’inclinazione di Trump per osservazioni razziste e xenofobe, chiamando gli immigrati dai Paesi poveri “feccia della terra” ed ha anche una storia di affermazioni fortemente sessiste. “Brasile e Stati Uniti sono legati dalla garanzia di libertà, rispetto della famiglia tradizionale, timore di Dio nostro creatore, contro identità di genere, correttezza politica e notizie false”, annunciava il nuovo presidente brasiliano, promettendo di combattere contro il “Marxismo culturale”, una teoria cospirazionista di estrema destra che compare nel manifesto di Brenton Tarrant, il tiratore di Christchurch. Da parte sua, Trump era ugualmente soddisfatto dell’incontro. “Il rapporto che abbiamo adesso col Brasile non è mai stato migliore”, aveva detto. Trump rivelava essere a favore del fatto che il Brasile entri nella NATO. “L’osserviamo molto attentamente”, aveva detto, “Siamo molto inclini a ciò”. L’espansione della NATO in Sud America è un allarme per tutte le nazioni indipendenti e non allineate nella regione e segnala l’enorme cambio della politica estera brasiliana. Il Brasile, sotto il Partito socialdemocratico dei lavoratori, fu ferocemente indipendente e non interventista, rifiutando di sostenere i golpe nordamericani nella regione, con grande dispiacere di Washington. L’ex-presidente e prigioniero politico Lula da Silva si definisce antimperialista ed internazionalista. Tuttavia, la visita simbolica dell’attuale capo dello Stato a Langley, in Virginia, conferma molte previsioni degli oppositori di Bolsonaro secondo cui è un cagnolino degli Stati Uniti. I primi mesi di mandato di Bolsonaro furono molto controversi, poiché promulgava politiche che ulteriormente militarizzavano la società, sventrando le già deboli normative ambientali ed espropriato le popolazioni indigene dalle loro terre. Bolsonaro, nominava Paulo Guedes, formatosi all’Università di Chicago, come suo ministro dell’Economia. Guedes era strettamente associato al regime fascista del generale Augusto Pinochet in Cile e propone una soluzione “alla Pinochet” per il Brasile, con un pacchetto di austerità assai impopolare che include la privatizzazione del sistema pensionistico del Paese. Nello scandalo della corruzione in corso, l’approvazione di Bolsonaro è già sceso al 39%, altra esperienza condivisa con Trump.

Tre applausi dei media al nuovo presidente fascista
I media statunitensi erano molto contenti della vittoria di Bolsonaro, col comitato editoriale del Wall Street Journal che lo sosteneva come “credibile” riformatore e necessario “antidoto” ad avidità e corruzione del Partito dei Lavoratori. Bloomberg spiegò le ragioni di ciò, secondo cui la sua vittoria portava a termine l’avanzata nordamericana in Sud America, notando che l’unico ostacolo al potere degli Stati Uniti era il venezuelano Nicolás Maduro, che poteva rimanere al potere molto a lungo. Notò anche che Bolsonaro sarebbe “straordinariamente favorevole agli affari”. Per Bloomberg, le elezioni segnavano la fine dell’indipendenza dell’America Latina e il ritorno ai giorni in cui era sotto il controllo totale degli Stati Uniti. I media appoggiarono anche il colpo di Stato sponsorizzato dagli Stati Uniti contro il presidente liberale Joao Goulart nel 1964, che causò circa due decenni di dittatura militare fascista. Su Goulart, il comitato editoriale del New York Times scrisse : “Non ci lamentiamo della scomparsa di un leader che si è dimostrato così incompetente e irresponsabile”, affermando che c’era la “diffuso profondo sollievo ed ottimismo” in Brasile per il suo rovesciamento. Gli Stati Uniti rovesciarono numerosi governi latinoamericani nel tardo 20° secolo, tra cui il Guatemala nel 1953, il Cile nel 1973 e Grenada nel 1983, mentre sostenevano le dittature di estrema destra. Bolsonaro era un ufficiale durante la dittatura militare brasiliana, l’unico errore, sostiene, era che non uccideva abbastanza oppositori politici. Il Venezuela fu un tema chiave della visita di Bolsonaro, cogli Stati Uniti che cercavano apertamente di completare la “pulizia” dell’America Latina. Sebbene completamente ostile a Maduro, il governo brasiliano precedentemente rifiutò di partecipare allo sforzo militare per rovesciare il governo di Maduro. Tuttavia, se il Brasile ottiene lo status di alleato della NATO, i confini del Venezuela saranno coi regimi della NATO. Trump, il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton e l’inviato degli Stati Uniti per il Venezuela Elliot Abrams immaginano che la regione venga completamente controllata da Washington. Eppure i loro complotti non andavano secondo i piani. Mentre si aspettavano che la maggioranza dell’esercito venezuelano si ribellasse, solo 0,1 per cento lo faceva. Inoltre, la grande maggioranza delle nazioni del mondo si rifiutava di riconoscere il presidente scelto da Washington, Juan Guaidó. Alla luce di questa continua farsa, la continua ossequiosa obbedienza di Bolsonaro all’amministrazione Trump chiarisce come vede il suo ruolo. Se c’era qualche dubbio che fosse uno zimbello degli Stati Uniti, non ne dovrebbe rimanere alcuno.

Alan MacLeod è un accademico e autore su equità e accuratezza nei rapporti. Il suo libro, Le cattive notizie dal Venezuela: vent’anni di notizie false e false dichiarazioni, fu pubblicato ad aprile.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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