Il volto occulto del blocco finanziario contro il Venezuela

Mision Verdad 19 marzo 2019

Miller e Mnuchin

Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e il suo Ufficio per il Controllo dei Beni Stranieri (OFAC) erano gli organi che articolavano ed attuano embargo e misure contro l’economia venezuelana secondo le linee guida delle amministrazioni di Barack Obama e Donald Trump. I suoi operatori e burocrati sono figure ultime del governo degli Stati Uniti, di solito occupato da operatori, lobbisti e intermediari tra aziende varie ed istanze del potere pubblico. Chi attualmente occupa i vertici del dipartimento del Tesoro sono membri di una nuova élite burocratica all’ombra di Trump, neoconservatori che rappresentano il nuovo status quo emerso dalle viscere del potere nordamericano ed espressione concreta della lotta tra le élite nel quadro nordamericano. Tali funzionari, all’ombra del segretario del Tesoro Steven Mnuchin, sono riusciti a dare efficienza senza scrupoli e spavalda alla politica rigida per soffocare l’economia venezuelana ed attuare le decisioni del Consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, John Bolton; del segretario di Stato Mike Pompeo; e di Trump stesso contro la nazione caraibica. Sono responsabili delle operazioni quotidiane del dipartimento in generale e dell’Ufficio del segretario in particolare. Come braccio destro di Mnuchin, il Capo dello Staff lavora a diretto sostegno del segretario. Secondo il profilo pubblico sul sito ufficiale del dipartimento del Tesoro, Miller “svolge un ruolo chiave nel consigliare, coordinare e rivedere lo sviluppo delle politiche del dipartimento, altre agenzie e Casa Bianca, nonché ad assistere e pianificare la direttiva strategica globale del dipartimento”. All’inizio della carriera, Miller fu un assistente dell’allora presidente della Camera dei rappresentanti John Boehner. Inoltre, fu direttore delle operazioni finanziarie di Donald J. Trump della figura legale creata come società commerciale per avere i fondi pro-campagna di Trump, la President, Inc. In tale posizione, Miller sviluppò e gestì il processo di finanziamento del campagna insieme al Comitato Nazionale Repubblicano (RNC). Miller è un giovane in ascesa. Operatore aggressivo ed aspirante burocrate, che nonostante la giovane età riusciva ad occupare posti chiave e di fiducia nel Partito Repubblicano. Nell’amministrazione Trump, la figura di Miller arriva coll’imposizione del partito ed appartiene alla sfera dei burocrati allineati coll’attuale direzione della Casa Bianca. Il media finanziario nordamericano Bloomberg, riferendosi a Miller come “braccio destro di Mnuchin, soldato sconosciuto della guerra commerciale”, uno degli articolatori delle sanzioni commerciali statunitensi contro la Cina. Il media finanziario sottolineava, citando ex-funzionari del Tesoro, che Miller “controlla strettamente l’accesso al segretario e ha creato una piccola cerchia interna”. Lo definiscono cauto e poco noto in pubblico. Operando nelle azioni di accerchiamento e strangolamento dell’economia venezuelana, è importante sottolineare i legami concreti di tale funzionario con altri dello stesso partito. Bloomberg notava che Miller fu un finanziatore della campagna del senatore della Florida Marco Rubio.

Sigal P. Mandelker, sottosegretaria su Intelligence e Terrorismo Finanziario
Da avvocatessa, aveva lavorato per la ditta Proskauer Rose LLP, nota per l’attività di lobbying a favore di gruppi aziendali in tutto il mondo. Mandelker fu consigliera del Segretario per la sicurezza interna, dove prestò consulenze al Segretario e lavorò intensamente su intelligence, sicurezza nazionale, antiterrorismo e sicurezza delle frontiere. Secondo il suo profilo sul sito del dipartimento del Tesoro, Mandelker è responsabile di sviluppo ed attuazione delle strategie del governo degli Stati Uniti per “combattere il finanziamento del terrorismo e il riciclaggio di denaro, così come altri politiche e programmi per combattere il crimine finanziario”. Supervisiona le operazioni e coordina le azioni dell’OFAC, della Rete per il controllo dei reati finanziari (FinCEN), dell’Ufficio dell’intelligence e dell’analisi (OIA) e dell’Ufficio del finanziamento del terrorismo e dei reati finanziari (TFFC). Mandelker è un’operatrice di primo livello. Le responsabilità che occupa la collocano in una posizione chiave nel funzionamento dell’apparato governativo USA e sua proiezione sui fronti interno ed estero, per il quale, durante l’attuale amministrazione, dirige simultaneamente sanzioni ed azioni di Washington contro diversi Paesi. In termini strettamente burocratici e pratici, la sua posizione è molto più efficace di quella di qualsiasi sottosegretario del dipartimento di Stato, nel coordinamento delle istanze che attuano le misure del lungo braccio statunitense. Mandelker è una sostenitrice delle azioni di “massima pressione”. È una promotrice dell’agenda estera di Trump fallita su diversi fronti, osservando che le pressioni delle sanzioni furono la chiave di tale “successo”. Nello specifico, si riferiva alla Corea democratica, per decenni sotto il blocco degli USA. “In Venezuela, il regime di Maduro continua a minare la democrazia, impoverendo i cittadini e saccheggiando il Paese per riempirsi le tasche”, aveva detto Mandelker nel suo discorso al forum “L’iniziativa delle sanzioni economiche”, tenutasi presso la sede del centro studi Consiglio Atlantico a Washington, questo marzo. Pubblicamente sul Venezuela legittimava le operazioni di blocco dell’economia venezuelana, affermando senza presentare ulteriori prove, che le azioni del suo ufficio sono chiaramente legittimate ad attaccare la “famiglia corrotta” del governo venezuelano, senza finora che una solo bene venisse confiscato a un leader venezuelano sul suolo nordamericano, nella narrazione identica a quella di Marco Rubio.

Marshall Billingslea, sottosegretario sul Finanziamento del terrorismo
Operatore dell’intelligence finanziaria. Coordinatore del suo dipartimento con altre agenzie di sicurezza del governo degli Stati Uniti, governi stranieri e società private in tutto il mondo. È uno degli ideatori dell’architettura del blocco contro il Venezuela specificando i punti esatti per determinare la chiusura dei conti correnti e boicottare le operazioni commerciali del Paese dei Caraibi. Il suo profilo nel dipartimento del Tesoro indica che “la carriera governativa di Billingslea include diverse posizioni nei dipartimenti della Difesa e dello Stato e nel Senato degli Stati Uniti”. Come vicesegretario aggiunto della Marina, fu responsabile della pianificazione e politica di difesa della Marina e del Corpo dei Marines. Marshall lavorò a Bruxelles come vicesegretario generale dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) per gli investimenti nella difesa (ASG DI), e fece pressioni per l’acquisizione di tecnologie e armi dall’entità ed operatore burocratico nelle operazioni della NATO in Afghanistan. Fu membro dello staff professionale per gli affari della sicurezza nazionale nella Commissione per le relazioni estere del Senato, dove supervisionò tutte le attività d’intelligence e difesa che rientravano nell’ambito del Comitato, e fu responsabile della revisione di tutte le vendite di armi all’estero che richiedono l’approvazione del comitato. Fondamentalmente, Billingslea è un esecutore che conosce la rete militare nordamericana e internazionale, dimostrandone la posizione di lobbista. Fu coordinatore chiave della collaborazione di governi e aziende nella regione per gestire l’accerchiamento del Venezuela, sia dalla posizione nel dipartimento, sia sulle relazioni costruite dalle sue posizioni. È un promotore dell’intervento in Venezuela allo scopo di “proteggere” la popolazione. Nell’ottobre 2018 dichiarò che “il Venezuela rappresenta una chiara minaccia per stabilità e sicurezza della regione, oltre che orribile crisi umanitaria che si dispiega sotto i nostri occhi”. Fece tale affermazione comparendo all’American Enterprise Institute di Washington. “Questa è una questione emisferica e l’implosione del regime è una nostra sfida diretta”.

Davis Malpass, sottosegretario al Tesoro per gli affari internazionali
È un operatore sul fronte estero e nell’attuale amministrazione presidenziale statunitense, il suo ufficio è essenziale. È il numero due del Tesoro. Tuttavia, il suo nome è meglio conosciuto come candidato di Donald Trump per guidare la Banca Mondiale. Malpass è un ex-economista capo presso la banca d’investimento Bear Stearns, fallita durante la crisi finanziaria globale del 2008. Il sito Devex si riferisce alla suo nomina per vicinanza alla linea Trump. È un neoconservatore, dalle molte posizioni simili a quelle di Trump, compresa la critica alla globalizzazione. Fu uno degli elementi più attivi nelle misure molteplici della Casa Bianca nel sanzionare diverse economie nel mondo col riallinemaneto della politica commerciale degli Stati Uniti. La rivista Foreign Policy riferendosi a Malpass intitolava un articolo così: “David Malpass rovinerà la Banca Mondiale?” Malpass è uno degli attori più rappresentativi dell’élite emergente andaro al potere coll’ascesa di Trump. È un burocrate favorevole ai conglomerati affaristici nordamericani che hanno sottoscritto lo slogan “Rendi l’America grande di nuovo” nel senso più gretto. Malpass è un veterano del potere repubblicano. Aveva già lavorato nelle amministrazioni repubblicane di Ronald Reagan e George Bush Sr., finché nel 1993 entrò nella banca di investimenti Bearn Stearns. Il quotidiano El País ne recensì la nomina alla Banca Mondiale affermando che “potrebbe essere controverso a causa dei suoi commenti critici alle istituzioni multilaterali, in linea con lo scetticismo espresso ripetutamente dal presidente degli Stati Uniti”. Organizzazioni globali come la Banca Mondiale, secondo l’opinione di Malpass, “sono sempre più grandi e invadenti” e “la sfida di ridefinirle è urgente e più difficile”. Malpass fu un volto noto dei negoziati con la Cina sulle controversie tariffarie. È apertamente nemico del gigante asiatico. Di seguito David Malpass accusò nel febbraio 2018 la Cina di aver permesso la crisi in Venezuela , sostenendo il governo del Presidente Nicolás Maduro con prestiti in cambio di petrolio. In una nota della Reuters dell’epoca, Malpass disse che l’attenzione della Cina negli accordi di finanziamento, lungi dall’aiutare “ferivano il Venezuela”, ignorando allo stesso tempo che gli accordi con la Cina hanno permesso di eludere le sanzioni imposte da Washington.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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