Bolsonaro, Moro e la CIA

Internationalist 360°, 19 marzo 2019

Il 18 marzo, il presidente di estrema destra del Brasile Jair Bolsonaro fece storia. Fuori dall’agenda del suo primo viaggio ufficiale negli Stati Uniti, visitava il quartier generale della CIA, primo presidente brasiliano a farlo. Al contrario, Bolsonaro non ha mai visitato l’ABIN, l’equivalente moribondo brasiliano della CIA. All’ordine del giorno, si presume, era il tentato colpo di Stato in Venezuela, in cui gli Stati Uniti vogliono assistenza brasiliana, disordini in Nicaragua e Cuba e le prossime elezioni in Bolivia. Più pertinente è quale ruolo, se mai, la CIA assegnasse a Bolsonaro. “Nessun presidente brasiliano ha mai fatto visita alla CIA, questa è una posizione di esplicita sottomissione. Niente vi è di paragonabile”, commentava l’ex-Ministro degli Esteri Celso Amorim, uno dei diplomatici più rispettati al mondo. Nel giugno 2013, lo scandalo esplose in Brasile, la Presidentessa Rousseff, alcuni suoi ministri e il gigante petrolifero Petrobras, erano tutti sotto la sorveglianza dell’Agenzia per la sicurezza nazionale. Il Brasile avrebbe dovuto essere un alleato degli Stati Uniti, e come risultato Rousseff cancellò la visita ufficiale in programma negli Stati Uniti. Al tempo, Jair Bolsonaro, allora un congressista estremista marginale e senza realistiche possibilità presidenziali, respinse le rivelazioni completamente documentate sullo spionaggio nordamericano sul Brasile come distrazione, suggerendo anche che Dilma aveva inventato lo scandalo per distrarre dai problemi interni. Durante la segnalazione di Snowden, mi fu ripetutamente detto ed avvertito che la più grande presenza permanente della CIA è in Brasile (a causa della Guerra Fredda quando la CIA aiutò a rovesciare il governo democraticamente eletto del Brasile e poi appoggiò il conseguente regime militare). Adesso è peggio:
“Glenn Greenwald (@ggreenwald), 18 marzo 2019
Nel 2016, subito dopo il colpo di Stato che allontanò Dilma Rousseff, alleata di Bolsonaro, uno degli uomini più potenti del Brasile, generale Sérgio Westphalen Etchegoyen, nominato capo della sicurezza istituzionale del Brasile, s’incontrò col capo della CIA in Brasile. L’incontro segreto fi rivelato per caso quando venne pubblicato l’agenda di Etchegoyen”. La visita alla CIA di Bolsonaro non faceva solo arrabbiare gli antimperialisti, secondo cui il Paese dovrebbe ora cercare risposte dopo anni di ingenuità e compiacimento col ruolo degli Stati Uniti nel crollo del Paese nelle difficoltà politica, esasperava persino i commentatori conservatori. Il nuovo governo già adempie a una lista di richieste di richieste, sia aziendali che strategiche, compresa la locazione della base spaziale di Alcantara a lungo voluta dai militari degli Stati Uniti, prima presenza di questo tipo sul suolo brasiliano dalla Seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti hanno guadagnato enormemente dal colpo di Stato del 2016, vantaggi che si sono solo ampliati e solidificati coll’elezione di Bolsonaro. Il presidente brasiliano veniva accompagnato al quartier generale della CIA da Sérgio Moro, l’Inquisitore addestrato dagli Stati Uniti e diventato ministro della Giustizia responsabile dell’imprigionamento politico del principale concorrente di Bolsonaro nelle elezioni del 2018, Lula da Silva, che avrebbe sicuramente vinto fino alla rimozione forzata dalle elezioni. Con questo, Moro consegnò le elezioni a Bolsonaro, e fu immediatamente ricompensato con una carica ministeriale. La coppia incontrava Gina Haspel, il capo dell’agenzia rimossa nel 2013 dopo le rivelazioni sul suo ruolo diretto nella tortura di sospetti sequestrati dopo l’11 settembre. Dato che Bolsonaro è un entusiasta sostenitore della tortura ed elogia pubblicamente i torturatori della dittatura brasiliana, questo non può aver causato alcun problema. Sérgio Moro nel frattempo veniva accusato di essere un agente della CIA o semplicemente di lavorare per gli Stati Uniti, e da tempo ci sono prove, anche se inconcludenti, a supporto dell’ipotesi. Prima di assumere la carica ministeriale, Moro diresse Lava Jato (Autolavaggio), l’operazione anticorruzione promossa a livello internazionale e ora screditata. Nelle ultime settimane la Corte Suprema fu bloccata in una battaglia nel tentativo del dipartimento della Giustizia per concedere la task force di Lava Jato, con sede a Curitiba, 2,5 miliardi di real per creare un “fondo anti-corruzione” gestito privatamente, col denaro ricavato dalle multe pagate dalla compagnia petrolifera statale Petrobras.
Lava Jato fu condotta in collaborazione con FBI e dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti. Parte di tale collaborazione avvenne su base informale, violando la costituzione del Brasile e fu la base della mozione per annullare il caso contro l’ex-Presidente Lula. Il procuratore generale Kenneth Blanco si vantò del ruolo del dipartimento di Giustizia nel processo di Lula durante un discorso al Consiglio Atlantico della NATO, il cui speciale ufficio latino-americano fu istituito nel 2013. L’AC supportò l’ascesa di Bolsonaro e le azioni che permisero l’impeachment della prima donna Presidente del Brasile, Dilma Rousseff, che il neofascista usò come trampolino di lancio per le proprie ambizioni presidenziali. La Lava Jato di Moro, basata sul suo studio del 2004 su Mani Pulite in Italia e il cui concetto e struttura fu delineato da un cablo del dipartimento di Stato del 2009, non solo ha creato due falsi pretesti per la rimozione di un presidente (corruzione ed economia), ed impedito l’elezione di un altro (Lula), ha anche operato nelle elezioni del 2018 per attaccare la reputazione del suo sostituto, Fernando Haddad, che fu successivamente prosciolto dalle accuse. Moro senza dubbio cambiò il corso della storia brasiliana con la decapitazione del Partito dei lavoratori (PT) di centrosinistra e consegnò la Presidenza a un neofascista che affermò che 30000 persone dovevano essere uccise perché il Brasile potesse funzionare, e minacciò gli oppositori politici di esilio, reclusione, persino mitragliamento durante la sua campagna elettorale. In tale contesto, il presidente Jair Bolsonaro o il suo ministro della Giustizia e della Sicurezza, Sérgio Moro, in contatto con la CIA sono ancora più sconcertanti e spaventosi.

Utili idioti
I commentatori che hanno regolarmente espressero disprezzo per qualsiasi suggerimento del coinvolgimento degli Stati Uniti in Brasile, sono ora molto tranquilli. La ginnastica intellettuale richiesta per presentare la visita della CIA di Bolsonaro come normale va oltre il solito coro dei lobbisti di Wall Street e dei corrispondenti stranieri. Mentre gli osservatori non dovrebbero aspettarsi intuizioni reali dai soliti scribacchini, i giornalisti e i commentatori che hanno fermamente e coerentemente respinto qualsiasi suggerimento sul ruolo degli Stati Uniti che andava controllato. Non si sentiranno a proprio agio oggi. I più utili degli idioti, che consapevolmente o meno sono inseriti nella guerra asimmetrica e non convenzionale; Reuters, Bloomberg, in particolare quelli collegati a gruppi di esperti come AS/COA e Atlantic Council, troveranno molto difficile evitare ciò. Questi rafforzarono le narrative anti-Dilma Rousseff nel 2013-16, negando che il colpo di Stato aveva avuto luogo, promuovendo di continuo Sérgio Moro a livello internazionale, pregiudicando la colpevolezza di Lula, negando che la sua prigionia fosse politicamente motivata, normalizzando o anche appoggiando Bolsonaro nelle elezioni del 2018, comportandosi come se fosse libero ed equo, come al solito. C’erano capi nelle agenzie stampa internazionali in Brasile che minacciavano il personale di licenziamento se usavano la parola “Golpe” per descrivere cosa accadesse sui loro social media personali, e negavano con veemenza che Sérgio Moro fosse un agente della CIA, senza dubbi. Poi c’erano i più “svegli” che riconoscevano il coinvolgimento degli Stati Uniti in Brasile, ma solo quello verificatosi 40 anni o più fa e che andava tranquillamente archiviato come “Guerra Fredda”. “Voglio dire, naturalmente sappiamo tutti che l’intervento nordamericano è limitato ai tempi passati”, scherzava uno storico dell’America Latina su tale discorso. Il Brasile ha bisogno e merita una rivalutazione immediata e completa dei media su ciò che fu fatto e viene fatto al Paese, vale a dire il ruolo di Stati Uniti ed alleati in esso, senza distinzione artificiosa tra Stato e aziende. Questo va condotto senza annacquamenti, senza censura per omissione. I brasiliani meritano onestà ed indagini approfonditi. Noi di Brasil Wire abbiamo a lungo sostenuto che oltre a ciò che era già disponibile, che era ampio, saranno disponibili molte prove nei prossimi mesi e anni che ulteriormente indicheranno il coinvolgimento degli Stati Uniti nel complicato e spesso sbalorditivo golpe del Brasile. Non ci aspettavamo nulla di così sfacciato e stupefacente come il presidente e il ministro della Giustizia nominato dal presidente brasiliano, in visita alla CIA, l’agenzia responsabile di gran parte delle peggiori ingiustizie e atrocità che la regione subisce oggi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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