L’Iran rafforza il “Fronte della Resistenza”

MK Bhadrakumar, Indian Punchline 19 marzo 2019

Una nuova fase inizia nell’approccio iraniano alla situazione dallo scorso maggio, quando gli Stati Uniti si ritirarono dall’accordo nucleare del 2015. Teheran aveva finora dato la priorità al consolidamento dell’opinione pubblica occidentale contro la decisione del presidente Trump, al fine di contrastare efficacemente le sanzioni statunitensi. Tuttavia, col senno di poi, sembra che se gli europei facciano pressioni contro le sanzioni statunitensi, alla fine prevalgono gli interessi commerciali e la dura realtà, che le società europee esposte sul mercato nordamericano non rischieranno le sanzioni statunitensi. Certamente, il calo delle entrate petrolifere in seguito alle sanzioni statunitensi danneggiava l’economia iraniana e Teheran l’ammetteva apertamente. L’amministrazione Trump ora prevede di avviare sanzioni ancora più dure a maggio. Secondo i rapporti, Washington punta ad abbattere ulteriormente le esportazioni petrolifere iraniane. Nel frattempo, il nesso USA-Israele-Arabia Saudita contro l’Iran opera attivamente per creare instabilità nell’Iran, indebolire il regime e renderlo incapace di avere un ruolo regionale. Il denaro dell’Arabia Saudita mette in discussione la presenza molteplice in Iraq. Anche se gli Stati Uniti ritirano le truppe dalla Siria, gli sforzi continuano per rallentare la presenza dell’Iran in Iraq e in Siria. L’Iran è a capo delle milizie sciite temprate in battaglia che sono decine di migliaia in Iraq e Siria, avendo combattuto contro lo SIIL. La continua presenza dell’Iran in Siria è un ostacolo insormontabile ai piani d’Israele per indebolire e dominare la Siria e legittimarne l’occupazione illegale delle alture del Golan. Basti dire che Teheran è assediata. Certamente, il regime iraniano ha vissuto periodi pericolosi negli ultimi 4 decenni e non si tratta di capitolare. Ma è stato raggiunto un punto d’inflessione e una nuova rotta è necessaria per l’economia politica dell’Iran, oltre a superare le sfide geo-strategiche. C’erano segni di cambiamenti negli ultimi mesi, nelle varie dichiarazioni del leader supremo Ali Khamenei, in particolare, indicativo del nuovo percorso che avrebbe sbarazzato la vecchia ossessione coi Paesi occidentali e abbandonato la strategia di puntare tutto sull’UE. Khamenei ha ripetutamente osservato la forza interna dell’Iran e la resilienza della “resistenza”. Senza dubbio, la visita improvvisa del Presidente Bashar al-Assad a Teheran il 27 febbraio fece sì che si formi un’alleanza siriano-iraniana dal peso geopolitico di vasta portata. Khamenei dichiarò durante l’incontro con Assad: “La Repubblica Islamica dell’Iran pensa di aiutare il governo e la nazione siriani come assistenza al Movimento della Resistenza, e ne è orgogliosa sinceramente… La Siria, con la persistenza e l’unità del suo popolo, è riuscita a resistere contro la grande coalizione di Stati Uniti, Europa e loro alleati nella regione, uscendone vittoriosa… Iran e Siria sono alleati strategici e l’identità e il potere della Resistenza dipendono dalla loro continua alleanza strategica, per cui i nemici non potranno attuare i loro piani”. Khamenei ripeteva la metafora della resistenza nel descrivere l’alleanza Iran-Siria. Il carismatico comandante della Foza Quds, Generale Qasim Sulaymani, riassunse perfettamente la visita di Assad come “celebrazione della vittoria” del Fronte della Resistenza. Infatti, Khamenei decorava Sulaymani con la medaglia d’onore più prestigiosa dell’Iran, l’Ordine di Zulfiqar. C’è molto simbolismo, dato che Sulaymani sembra essere il primo comandante iraniano a ricevere l’Ordine di Zulfiqar dalla rivoluzione islamica del 1979. L’Iran applaude il profondo contributo di Sulaymani alla resistenza. Di certo, l’Iran sta torna all’ancora rivoluzionaria.
Pertanto, l’incontro tra i principali comandanti delle Forze Armate di Iran, Iraq e Siria che si è svolto a Damasco, il 17 marzo, veniva calibrato per elaborare un piano coordinato per affrontare le sfide alla sicurezza regionale. Alcuni rapporti riferiscono che anche Sulaymani era a Damasco. Mentre riceveva i tre comandanti dell’esercito a Damasco, Assad avrebbe riferito che il sangue di siriani, iraniani e iracheni “si è mescolato nella battaglia contro il terrorismo e i suoi mercenari, considerati come mera facciata dei Paesi che li sostengono”. Allo stesso modo, la recente visita in Iraq del Presidente Rouhani va messa in prospettiva. Come notava un esperto cinese sull’Asia occidentale, la visita di Rouhani ha “implicazioni geopolitiche a lungo termine” per l’espansione dell’influenza regionale iraniana, oltre a dare trazione alla politica della “Resistenza” (contro USA e Israele). L’esperto cinese scriveva che l’Iraq si rifiuta di partecipare alla strategia di contenimento degli Stati Uniti contro l’Iran e la visita di Rouhani consolida l’influenza dell’Iran in Iraq, che a sua volta aumenta anche la capacità di essere un “netto contrappeso” all’influenza USA sull’Iraq. Di nuovo, l’Iran vede l’Iraq come via per spezzare le sanzioni statunitensi. Geopoliticamente, l’esperto notava che la nuova dinamica rafforza la strategia di Teheran creando un asse regionale tra Iran, Iraq, Siria e Libano, che avrà un vantaggio sull’Arabia Saudita. Per inciso, è probabile che Rouhani visiterà anche la Siria nel prossimo futuro. Chiaramente, le politiche della resistenza creano una profondità strategica affinché l’Iran possa respingere gli Stati Uniti. Ma c’è anche una dimensione maggiore. Teheran prevede di rafforzare la partecipazione alla costruzione delle infrastrutture siriane. In definitiva, le relazioni economiche dell’Iran con Iraq e Siria saranno ulteriormente rafforzate, oltre alle relazioni politiche e strategiche coi due Paesi. Sono emersi pochissimi dettagli dell’incontro dei comandanti militari a Damasco, ma un risultato concreto è la riapertura del confine siriano-iracheno nei “prossimi giorni”, che ovviamente faciliterà il collegamento stradale dall’Iran alla Siria e al Libano attraverso l’Iraq . Si tratta di uno sviluppo importante in quanto diventa possibile un collegamento stradale diretto tra Iran, Siria e Libano. Uno degli obiettivi principali della presenza militare nordamericana in Siria era ostacolare tale via di trasporto che aumenterà in modo significativo l’influenza e la presenza dell’Iran nel Levante. Venivano segnalati casi in cui l’Iran potrebbe utilizzare il porto di Lataqia in Siria per accedere al mercato mondiale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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