La CIA di Trump torna alle sue solite peripezie

Wayne Madsen SCF 18.03.2019

Sotto la direzione dell’operatrice del sito nero e delle torture Gina Haspel, la Central Intelligence Agency di Donald Trump è tornata alle sue radici tradizionali nel condurre operazioni “nere” perturbando le reti elettriche con attacchi informatici. Il governo venezuelano accusava l’amministrazione Trump di dare il via libera a una serie di paralizzanti blackout in Venezuela, che colpivano 22 dei 23 Stati del Venezuela, tra cui la capitale di Caracas. I balckout di lunga durata furono citati dal segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo come motivo per gli Stati Uniti di ritirare i diplomatici da Caracas. Il Presidente Nicolas Maduro annunciava che una commissione internazionale assistita da specialisti provenienti da Russia, Cina, Iran e Nazioni Unite aiuterà il Paese ad analizzare le fonti del cyber-attacco alla rete elettrica venezuelana. Una prima indagine del Venezuela tracciava parte della guerra cibernetica condotta contro il Venezuela da nodi di Houston e Chicago. Oltre all’elettricità, il servizio idrico fu interrotto in Venezuela. Dal palazzo presidenziale di Miraflores a Caracas, Maduro twittava il 12 marzo: “Dal posto di comando presidenziale, abbiamo monitorato minuto per minuto i progressi del recupero della Rete Elettrica Nazionale”. Gli attacchi informatici a un Paese mettendone in pericolo la popolazione potrebbero, a prima vista, apparire come violazione delle Convenzioni di Ginevra sulla guerra. Tuttavia, in assenza di una Convenzione digitale di Ginevra, le popolazioni non sono protette dalle attuali convenzioni di Ginevra. Tuttavia, nel 2015, il gruppo di esperti governativi delle Nazioni Unite sugli sviluppi nel campo dell’informazione e delle telecomunicazioni nel contesto della sicurezza internazionale (GGE delle Nazioni Unite), che comprendeva esperti di Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e altre nazioni, convenivano che l’attuale diritto internazionale si applica al cyberspazio. La maggior parte degli esperti legali internazionali concordava sul fatto che le Convenzioni di Ginevra richiedono un allegato digitale per coprire l’interruzione informatica della rete elettrica venezuelana effettuata dai servizi d’intelligence statunitensi. La guerra ibrida contro il Venezuela, che include economia, diplomazia e cyberspazio, ha il sostegno dei neoconservatori che ora invocano la Casa Bianca di Trump. Includendo, oltre a Pompeo, il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton; il criminale dell’Iran-Contra Elliott Abrams, inviato speciale di Trump presso il governo venezuelano di Juan Guaido sostenuto dagli Stati Uniti; il cubano-nordamericano Mauricio Claver-Carone, direttore degli affari dell’emisfero occidentale presso il National Security Council; e il senatore repubblicano della Florida Marco Rubio, un cubano-americano che rappresenta gli interessi degli esiliati oligarchici nella Florida meridionale ed altri Paesi dell’America Latina.
Mentre Trump si preparava al vertice di Hanoi col leader nordcoreano Kim Jong Un, il secondo tra Trump e Kim, la CIA di Haspel tirava fuori dalla sua vecchia borsa nera, mentre si cimentava nella più moderna forma di attacco cibernetico, l’attacco alla Corea democratica. Il 22 febbraio 2019, dieci uomini, mascherati fecero irruzione nell’ambasciata nordcoreana, nel sobborgo residenziale di Aravaca, nord di Madrid, in Spagna, e sottoponendo gli otto membri dell’ambasciata a brutali interrogatori, legandoli e ponendo borse nere sulle loro teste (una specialità della Haspel), e a sottoporli a pestaggio. Una diplomatica riuscì a scappare da una finestra al secondo piano e le sue urla hanno allarmarono un vicino che prontamente chiamò la polizia. Due impiegati dell’ambasciata richiesero cure per le ferite. La polizia e il Centro Nazionale d’Intelligence (CNI) spagnoli collegarono due aggressori all’ambasciata alla CIA. “El Pais”, quotidiano spagnolo, riferiva che la CIA emise una delle sue “smentite” standard, tuttavia il giornale affermava che le autorità spagnole ritenevano che la smentita di Langley, Virginia fosse “poco convincente”. L’invasione dell’ambasciata nordcoreana da parte della CIA aveva seriamente danneggiato le relazioni tra Madrid e Washington. Il Commissariato generale dell’informazione del Corpo della Polizia Nazionale (CGI) e il CNI conclusero che attacco ed occupazione dell’ambasciata nordcoreana non fu eseguita da criminali comuni, ma era opera di una “cellula militare” che sottraeva cellulari e computer. Due degli aggressori dell’ambasciata furono identificati come coreani e, sulla base delle analisi di CGI e CNI delle riprese delle telecamere di sicurezza, furono riconosciuti come coreani collegati alla CIA. Le autorità spagnole non esclusero la possibilità che il servizio d’intelligence nazionale della Corea del Sud aiutasse la CIA nell’invasione dell’ambasciata. Gli invasori fuggirono dall’ambasciata su due berline di lusso della Corea democratica con targhe diplomatiche. Le auto furono in seguito trovate abbandonate. L’inchiesta sull’incidente è ora presso l’Alta Corte spagnola, l’Audiencia Nacional, che potrebbe ordinare l’arresto degli aggressori dell’ambasciata e, se si trovano negli Stati Uniti o Corea del Sud, l’ufficio nazionale dell’INTERPOL della Spagna dava l’allarme rosso per l’arresto e l’estradizione in Spagna.
Le autorità spagnole ritenevano che gli aggressori dell’ambasciata della CIA stessero cercando informazioni su Kim Hyok Chol, ex-ambasciatore della Corea democratica in Spagna, dichiarato “persona non grata” dal governo spagnolo nel 2017. Kim Hyok Chol, diplomatico di carriera di una famiglie d’élite coreana che studiavano francese all’Università degli Studi Esteri di Pyongyang e parla fluentemente l’inglese, ora è uno dei consiglieri diplomatici fidati di Kim Jong Un sui colloqui nucleari coll’amministrazione Trump e viaggiò col Presidente Kim presso il fallito summit di Hanoi con Trump. Con certezza, Kim Hyok Chol informò bene Kim Jong Un sull’assalto della CIA alla sua vecchia sede diplomatica in Spagna. Quando Trump e il Presidente Kim s’incontrarono ad Hanoi il 27 febbraio forse fu sollevata la questione dell’assalto dalla CIA all’ambasciata nordcoreana, e ciò poteva bastare a far deragliare il vertice. Considerando il fatto che i falchi belluini come Bolton, Abrams e Pompeo che dettano la politica estera dall’amministrazione Trump, l’attacco all’ambasciata nordcoreana a Madrid, solo cinque giorni prima del vertice di Hanoi, potrebbe essere stato ordinato da Washington dalla cellula neo-con coll’intenzione di affondare il secondo incontro tra Trump e Kim e impedire eventuali futuri incontri. Vi erano ulteriori prove che suggerivano che i neo-con, in combutta con Haspel della CIA, si proponessero di interrompere il vertice di Hanoi. Mentre Trump s’incontrava con Kim in Vietnam, si ritiene che la CIA abbia lanciato un attacco informatico al Consiglio nazionale di coordinamento americano-coreano (KANCC) di New York, organizzazione con legami col governo di Pyongyang. KANCC è un’organizzazione non governativa con uffici nell’Interchurch Centre, vicino la Columbia University di Manhattan. Promuove la caduta delle sanzioni statunitensi contro la Corea democratica, punto dolente ad Hanoi tra Trump e Kim. Il summit Trump-Kim di Hanoi fu segnalato afflitto dal blocco alla richiesta della Corea democratica del parziale ritiro delle sanzioni statunitensi, in cambio della continuazione della moratoria nordcoreana sui test nucleari e il parziale congelamento della produzione di materiale fissile. Coll’attacco della CIA all’ambasciata nordcoreana in Spagna, ben in mente ai nordcoreani e l’insistenza dei neo-con, spinta da Bolton e Pompeo, per il completo disarmo nucleare della Corea democratica, il vertice di Hanoi era destinato al fallimento. E con Bolton, Abrams, Pompeo e altri pericolosi neo-con al potere alla Casa Bianca e al dipartimento di Stato, ed Haspel che balla sulla loro aria nella CIA, Corea democratica e Venezuela non sono gli unici Paesi attualmente nel mirino dell’amministrazione Trump.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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