Perché la guerra allo Yemen è il conflitto cruciale del Medio Oriente

Rune Agerhus, FRN 15 marzo 2019
Rune Agerhus, presidente del Comitato internazionale di solidarietà con lo Yemen

La guerra contro lo Yemen è il conflitto più diretto dei conflitti in corso in Medio Oriente. Lasciatemi spiegare:
Per ridurlo e semplificarlo, la narrazione che ricevuta dalla maggior parte dei media aziendali sullo Yemen è fuorviante, a volte persino falsa. La narrativa, sebbene apparentemente critichi la coalizione saudita-statunitense e le sue azioni, nel contempo la legittima affermando continuamente che prende di mira i “ribelli”, “territorio ribelle”, “ribelli huthi”, “ribelli sostenuti dall’Iran” ecc. La narrazione ha lo scopo di diffamare chi soffre. Titoli falsi, seguiti da statistiche vaghe, danno un’immagine molto strana del conflitto al pubblico occidentale. Nessun occidentale baderà a una guerra e sue vittime, se tutto ciò che riceve sono statistiche. L’intera narrativa dei “ribelli sostenuti dall’Iran” è stata sfatata sempre. È una narrativa falsa, diffusa dall’ex-dittatore Ali Abdullah Salah e recentemente dall’Alto comando della coalizione saudita. Usano tale narrativa come pretesto della loro disastrosa guerra in Yemen. Ma lasciate che vi dica qualcosa che potrebbe sembrare sorprendente: l’Iran non è presente in Yemen. Zero. Sottolineo. Il sostegno dell’Iran a ciò che viene chiamato “ribelli huthi” è semplicemente retorico nella migliore delle ipotesi. La CIA dichiarò persino nel 2009 quando la sesta guerra di Sada stava finendo, che non c’era alcun segno di sostegno materiale della Repubblica islamica dell’Iran e che la maggior parte delle brigate in quello che è giustamente chiamato Ansarullah (Partigiani di Dio) riceve le armi dai mercati locali, o anche da terze parti dal governo yemenita. Perché viene trasmessa la narrativa “huthi ribelli”, vi chiederete? Perché la coalizione guidata dai sauditi considera la loro presenza una minaccia esistenziale. Ansarullah (“huthi”) affermava più e più volte che il peggiore nemico è l’arretratezza religiosa e l’estremismo, cioè SIIL ed al-Qaida. E chi è il principale sostenitore ideologico e materiale di tali gruppi? Sì, fate i conti.
Ansarullah partecipò alla rivoluzione del 2011 per il cambiamento, e poi di nuovo nella rivoluzione del 2013-2014 contro la leadership corrotta del presidente in esilio Mansur Hadi. Ma non erano l’unico gruppo in queste rivoluzioni. Francamente parlando, entrambe le rivoluzioni erano e rimangono bipartitiche. Entrambe le rivoluzioni ebbero l’obiettivo comune di rovesciare le autorità corrotte, sostituendole con un nuovo governo più giusto, trasparente e democratico, in linea con le altre democrazie parlamentari funzionanti e giuste. L’intero conflitto, inizialmente, s’intensificò dopo che Ansarullah e i suoi partiti di sostegno, in primis il Partito Socialista, elementi del Congresso Generale del Popolo e altri partiti nazionalisti, pubblicarono la Dichiarazione costituzionale del 6 febbraio 2015, che vide la Camera dei Rappresentanti abolita temporaneamente per un periodo di 2 anni, fino alla formazione di un nuovo governo, in linea con la costituzione yemenita.
Oggi, nella capitale yemenita Sana c’è un governo multipartitico, bipartisan, pienamente funzionante, con ogni ministero che lavora instancabilmente per mantenere il controllo della Repubblica yemenita libera e sovrana. La maggior parte degli impiegati governativi lavora quasi gratis, dato che il presidente in esilio Hadi ha trasferito la Banca centrale ad Aden, rendendo così impossibili lo stipendio dei funzionari del governo. Il governo di salvezza nazionale di Sana è il governo più trasparente che lo Yemen abbia mai visto. Un cambiamento delizioso dopo 33 anni di dittatura autoritaria di Salah. E c’è solo UNA spiegazione del fatto che questo governo esista dal 2016, il popolo yemenita lo vuole. Il governo di salvezza rappresenta l’80% della popolazione yemenita e agisce in base al voto parlamentare. Ebbi la gioia di lavorare a stretto contatto col Ministero degli Esteri. E nei pochi anni passati nel campo dell’attivismo semi-diplomatico, devo dire che trovo il governo di salvezza molto competente nel lavoro a cui è dedito. Nientemeno.
In conclusione: la nozione “forze ribelli” è assurda e non fedele alla realtà. Al contrario, la maggior parte delle forze che operano sotto il presidente in esilio Mansur Hadi sono per lo più mercenari stranieri, ritenuti responsabili di gravi accuse di stupro, specialmente a Taiz, secondo gli ultimi rapporti di Amnesty International.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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