Il cervello neoliberista dietro Juan Guaido

Anya Parampil, Mint Press 13 marzo 2019

Mentre il pubblico conosce la comica di YouTube Joanna Hausmann dai video che spiegano il cambio di regime, il padre economista viene ignorato. Ma la sua storia è la chiave per capire cosa vogliono gli Stati Uniti in Venezuela.
Se avere seguito le notizie relative al Venezuela sui social media, senza dubbio vi sarete imbattuti in un video pubblicato dalla comica Joanna Hausmann in cui promette di dirvi, “Cosa succede in Venezuela: solo i fatti”. Nonostante un titolo progettato per infondere fiducia nello spettatore disinformato, a un esame attento i “fatti” presentati nel video di Hausman difficilmente supportano la realtà. Hausmann, per esempio, tentava di emettere affermazioni dubbie sul capo dell’opposizione venezuelana “Juan Guaidó non è di destra” e che “non si è dichiarato presidente” del Paese. Aveva anche affermato che il Presidente Nicolas Maduro “ha costituito” l’Assemblea costituente nazionale trascurando di menzionare che quell’organo è chiaramente definito dalla Costituzione del Paese del 1999, ratificata dal 71,8 per cento del Paese con voto democratico. La performance di Hausmann si concluse con un appello lacrimevole: “A livello personale… mio padre è esiliato da casa”. Per un video dedicato a “solo i fatti”, la battuta di Hausmann omise un’informazione particolarmente pertinente: il padre in esilio e il resto della sua famiglia non sono normali venezuelani e sono, in effetti, i principali attori del tentativo di far cadere il governo eletto. Gran parte della sceneggiatura di Hausmann riecheggiava il discorso delineato dal padre Ricardo Hausmann, in un articolo del 2018 dal titolo “D-Day Venezuela”. Il pezzo era un appello agli Stati Uniti a deporre Maduro con la forza, con Hausman che sosteneva l’intervento “militare di una coalizione di forze regionali che sarebbe l’unico modo per porre fine alla carestia provocata dall’uomo che minaccia milioni di vite”. Ma Ricardo Hausmann è molto più di un noto commentatore. È uno dei principali economisti neoliberali filo-occidentali che ebbe un ruolo sgradevole negli anni ’80 e ’90 nell’individuare le politiche che permettessero il saccheggio dell’economia del Venezuela da parte del capitale internazionale e provocassero devastanti disordini sociali. Hausmann proviene da un gruppo di economisti neoliberisti dell’Instituto de Estudios Superiores de Administración (IESA), un’università privata di Caracas. Erano noti in Venezuela come “IESA Boys”, un riferimento non tanto affettuoso ai Chicago Boys che furono importati in Cile dall’Università di Chicago nel 1973 per ideare la terapia d’urto di Augusto Pinochet e della sua giunta militare. Il rifiuto popolare del programma degli IESA Boys iniziò col Caracazo del 1989, una massiccia rivolta che consumò la capitale Caracas quando i venezuelani poveri e della classe operaia protestarono contro un pacchetto del FMI che impose severe austerità. Migliaia di civili morti e tre anni dopo, Hausman entrò nel governo per imporre una terapia d’urto peggiore ai venezuelani più vulnerabili, rendendo praticamente inevitabile l’ascesa di Hugo Chávez a presidente nel 1998.
Sebbene sconosciuto alla maggior parte dei venezuelani, Hausmann rimane un attore chiave nella tumultuosa politica del suo Paese. Durante una conferenza al World Affairs Council di Greater Houston, nel novembre 2018, stranamente predisse la presidenza autoproclamata di Guaidó, dicendo alla folla “la comunità internazionale è ora concentrata sull’idea che… il 10 gennaio sia la fine del periodo presidenziale di Nicolás Maduro. L’11 gennaio, Nicolás Maduro non sarà riconosciuto come… legittimo Presidente del Venezuela”, anticipò Hausmann. “Penso che sia un appuntamento importante.” L’11 gennaio, quando Juan Guaidó dichiarò la sua preparazione a diventare presidente del Venezuela, la profezia del professore di Harvard si avverò. Quasi due mesi dopo, Guaidò nominava Hausman suo rappresentante presso la Banca interamericana di sviluppo. Questo era forse il miglior segnale di ciò che è in serbo per il Venezuela se Guaidò e mandanti dell’amministrazione Trump raggiungessero l’obiettivo del cambio di regime. Il ritorno al potere di Hausmann segnerà la restaurazione dell’agenda degli IESA boys, riportando l’austerità neoliberista. Uno sguardo dettagliato alla sua storia è un’anteprima di ciò che si nasconde all’orizzonte per i venezuelani poveri ed operai, le cui vite sono migliorate durante il Chavismo.

Il relitto degli IESA Boys
L’economista venezuelano neoliberista Juan Cristóbal Nagel descrisse il piano economico neoliberista che presentò al suo Paese alla fine degli anni ’80 come “la ricetta base del consenso di Washington”. Nagel disse che il piano consisteva nei seguenti ingredienti: la fine dei controlli sui prezzi dei beni di base e dei sussidi per la benzina; privatizzazione delle utility statali; decisione di fare fluttuare il tasso di cambio del Paese; abbassamento dei dazi. La ricetta fu popolarmente nouta come “El Gran Viraje”, o Grande Svolta verso i capitalismo radicale liberista. Durante la campagna elettorale presidenziale del 1988, Carlos Andrés Pérez del Partito Sociale Democratico (AD) definì il Fondo Monetario Internazionale come “bomba a neutroni che ha ucciso persone ma ha lasciato gli edifici in piedi”. Subito dopo essere entrato in carica, tuttavia, Pérez eseguì la prescrizione economica tossica del FMI per l’economia malandata del Venezuela, accettando un massiccio prestito che completava il “Gran Viraje”. Le riforme portarono a un aumento del 30 percento delle tariffe degli autobus, annunciato nel febbraio 1989, spingendo le masse di lavoratori a inondare le strade delle città di tutta la nazione per respingere pubblicamente l’amara pillola che Pérez costringeva ad ingoiare. Pérez optò per la repressione armate della rivolta, nota come “Caracazo”, dichiarando l’emergenza nazionale e dispiegando l’esercito per estinguere la rivolta. Quando finì, tra 300 e 3000 persone erano morte, con mucchi di corpi scoperti in fosse comuni fuori Caracas, vittime di esecuzioni. Ricardo Hausmann entrò nel governo di Pérez come ministro della pianificazione e delle finanze dal 1992 al 1993, mentre era nel consiglio di amministrazione della Banca centrale del Paese. Hausman affermà che era all’università di Oxford quando scoppiò il Caracazo, sebbene avesse già lasciato il segno sulle politiche economiche del governo. “Hausmann ti dirà che era all’estero ad Oxford durante il Caracazo”, dice George Ciccariello-Maher, autore di Avviamo Creato Chávez: una storia popolare della rivoluzione venezuelana. ” Anche se questo fosse vero”, spiegava Ciccariello-Maher, “Hausmann aveva già trascorso anni in diverse posizioni governative risalenti alla metà degli anni ’80, e come fondamentale ‘IESA boy’, diffondendo la dottrina neoliberale dalla sua cattedra all’Istituto”. In effetti, prima che Pérez sfruttasse Hausmann come ministro della pianificazione, l’economista aveva lavorato anche come professore all’IESA. “Era una classica esca”, disse Ciccariello-Maher. “Pérez era appena stato eletto usando la retorica anti-neoliberista, ma immediatamente nominò un gabinetto dominato dall’IESA facendo il contrario”.
Nel suo libro Windfall to Curse: Oil and Industrialization in Venezuela, l’economista Jonathan Di John scrisse che “Pérez era fortemente influenzato” dagli accademici IESA, definendoli “gruppo d’élite… che non aveva affiliazioni di partito ed erano campioni della riforma radicale e neoliberale””. Secondo Di John, tale gruppo avviò “riforme di liberalizzazione rapida”, in particolare nella politica commerciale, come la riduzione dei dazi massimi “dal 135%, uno dei più alti della regione, al 20% entro il 1992”. Un anno dopo, quella percentuale cadde al 10 percento. In altre parole, Pérez, Hausmann e gli “ISEA Boys” avevano aperto il Venezuela alla libera corsa dalle multinazionali mentre svuotavano tutto ciò che rimaneva del Welfare State. Nel 1994, Hausmann ricevette il paracadute d’oro con un incarico di capo-economista per la Banca interamericana di sviluppo a Washington. Questa istituzione, che afferma di “migliorare la vita in America Latina e nei Caraibi” fornendo “supporto finanziario e tecnico per ridurre povertà e disuguaglianza”, è solo un altro meccanismo per imporre il consenso di Washington. Gli Stati Uniti controllano il 30 % del voto della banca sulle decisioni finanziarie, anche se non sono in America Latina, dove la banca dovrebbe svolgere il proprio lavoro. Nel frattempo, i 26 stati membri di Caraibi ed America Latina hanno solo il 50% d’influenza sulle decisioni della banca. Mentre Hausmann perpetuava il suo neoliberismo da Washington, un movimento si costruiva nelle caserme e nei quartieri del Venezuela per esercitare il controllo popolare sull’economia. Era guidato dal carismatico militare Hugo Chávez.

Rivolta contro l’agenda di austerità
Durante la fine degli anni ’80, quando il Tenente-Colonnello Chávez osservava la completa devastazione dell’economia del suo Paese da parte del capitale straniero, formò un gruppo di ufficiali populisti chiamati Movimento Rivoluzionario Bolivariano 200. Nel 1992, Chavez guidò gli ufficiali in un tentato colpo di Stato contro il governo di Pérez, sperando di cavalcare l’ondata del risentimento popolare per le politiche neoliberali attuate da Hausmann e compari dell’IESA. Anche se inizialmente fallì, Chavez catturò l’umore del pubblico venezuelano, compresi settori della classe media, ed emerse da eroe popolare nazionale. Anche i principali media statunitensi ammisero che Chavez aveva ragione. A quel tempo, il Washington Post lo identificava come il leader di un movimento popolare che sfidava Perez “per non aver istituito una democrazia praticabile e per aver amministrato un programma economico che non aiuta i poveri del Paese”. In contrasto con la copertura contemporanea del Post del Venezuela, che va letto come operazione di guerra dell’informazione per conto dell’opposizione anti-Chávista, il Post in quel momento liberamente ammise lo scontento pubblico sulle riforme dell’IESA: “Molti a Caracas hanno sbattuto pentole oggi urlando dalle finestre sostegno ai ribelli”, osservava il giornale, aggiungendo: “Il Venezuela, terzo produttore del cartello dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, era devastato dai disordini. I critici accusavano il governo di non distribuire le ricchezze petrolifere al pubblico, citandone la corruzione come causa”. Da parte sua, il New York Times riportava: “Il tentativo di colpo di Stato seguiva le violente proteste e disordini sindacali derivanti dalla crescente disparità tra ricchi e poveri in Venezuela. Il governo ammise che solo il 57% dei venezuelani può permettersi più di un pasto al giorno”. Il Guardian descrisse l’insurrezione militare come un’insurrezione popolare contro lo spietato programma di austerità degli IESA Boys di Pérez: “La causa alla base dei disordini militari è indubbiamente il diffuso malcontento sociale. Quando tornò al potere tre anni fa, il presidente Pérez avrebbe dovuto ripetere le politiche espansionistiche del primo mandato alla fine degli anni ’70, quando il Venezuela era uno dei Paesi più ricchi del mondo in via di sviluppo, godendo della facile ricchezza portata dalle enormi riserve di petrolio. Ma Pérez all’improvviso adottò politiche economiche liberali dominanti nella maggior parte del mondo occidentale. Ridusse pesantemente le spese del governo, aprendo l’economia alle forze del mercato e della competizione internazionale”. In generale, i media tradizionali identificarono il programma economico imposto sotto la guida di Hausmann e colleghi con la forza-guida dell’impopolarità di Pérez. Anche se Chavez non prese il controllo dello Stato nel 1992, chiedendo ai compagni di deporre le armi in seguito alla fallita rivolta, dichiarò che “ora è il momento di riflettere”, promettendo “arriveranno nuove situazioni”. “Lo stesso mese in cui Chavez guidò il fallito golpe contro il governo di Pérez, Hausmann ufficialmente entrò nel governo come ministro della pianificazione”, ricordava Ciccariello-Maher aggiungendo: “Non è chiaro se fosse meglio essere al comando quando il governo istituiva un brutale pacchetto di riforme neoliberiste, o aderire volontariamente allo stesso governo dopo che aveva massacrato centinaia, se non migliaia, di persone che si opponevano alle riforme”. Sei anni dopo, Chávez vinse elezioni democratiche a presidente, convocando un’assemblea nazionale e un referendum per riscrivere la costituzione del Paese e modificare in modo radicale il carattere dello Stato venezuelano. A quel tempo, Hausmann e sua moglie, Ana Julia Jatar, che prestavano servizio nell’amministrazione Pérez, erano partiti per le alte cariche a Washington, dove Hausmann era subentrato come capo-economista presso la Banca interamericana di sviluppo. Mentre suo marito lavorava in banca, Jatar era Senior Fellow del Dialogo Inter-Americano, un think-tank finanziato da Chevron, Fondazione Ford, USAID e dal datore di lavoro del marito. Nel 2000, Hausman fu professore presso la John F. Kennedy School of Government di Harvard, osservando e aspettando l’opportunità di tornare al potere nel suo Paese d’origine.

“Il neoliberismo è la via per l’inferno”
Tornando in Venezuela, la rivoluzione bolivariana introdotta da Chávez fu l’antidoto al metodo IESA che produsse così tanti danni sociali alla maggioranza del Venezuela. “La Rivoluzione Bolivariana fu la risposta indiretta al neoliberismo, nata dalla resistenza di massa nelle strade”, afferma Ciccariello-Maher, osservando che “al potere, è rimasto in gran parte fedele alla missione”. Ciccariello-Maher aggiungeva che “sarebbe difficile esagerare l’impatto che il Chavismo ebbe sulla società venezuelana”, perché per la prima volta nella storia “il petrolio è stato messo al servizio del popolo… Ancora più importante, tuttavia, i poveri, così a lungo esclusi, sono diventati “protagonisti” della vita politica del Venezuela e partecipanti attivi alla democrazia diretta locale”. Chávez passò a nazionalizzare non solo le prospere risorse petrolifere del Paese, facendo partire ExxonMobil e ConocoPhillips, ma anche i centri di produzione agricola, telecomunicazioni e estrazione mineraria. Considerando che il Venezuela si trova sulle maggiori riserve petrolifere del mondo, oltre a consistenti riserve aurifere, questo risultato non è da poco. Nel discorso inaugurale del 1998, Chavez citòà Papa Giovanni Paolo II per aver descritto il capitalismo come “selvaggio”, usando le parole di Sua Santità per evidenziare il danno sociale lasciato da Hausmann e colleghi. Chavez dichiarò: “È selvaggio che in un Paese come il nostro più della metà dei bambini in età prescolare non vada all’asilo. È selvaggio sapere che solo uno su cinque bambini che entrano nell’asilo, solo uno su cinque finisce la scuola elementare. È selvaggio perché questo è il futuro di questo Paese”. Nel 2002, un mese dopo aver affrontato il tentato colpo di Stato appoggiato dagli Stati Uniti, Chavez affrontò una conferenza a Madrid dichiarando che “il neoliberismo è la via per l’inferno”. A differenza di Pérez, il nuovo leader venezuelano non svendette la promessa di respingere l’agenda dell’austerità dell’FMI .

Clan Hausmann contro Chavismo
Durante l’era Chávez, la famiglia Hausmann non si accontentò di stare in disparte e guardarlo mentre costruiva il “socialismo del XXI secolo”. La madre di Joanna, Ana Julia Jatar, assunse la carica di direttrice esecutiva di Súmate, un “gruppo della società civile” appoggiato dagli Stati Uniti formato dalla cara amica di destra María Corina Machado per “costruire la democrazia” in Venezuela. Nel 2003, Súmate ricevette 53400 dollari dal National Endowment for Democracy “per lavorare su referendum e attività elettorali generali”, secondo un cablo diplomatico statunitense rilasciato da WikiLeaks. L’iniziativa rappresentava il tentativo di Jatar e Machado di rimuovere Chávez dal potere attraverso il richiamo popolare. Eppure il pubblico respinse il referendum col 59%, in risultati certificati dal Carter Center e dall’Organizzazione degli Stati americani. Cercando di difendere il piano fallito di sua moglie, Ricardo Hausmann fu coautore di un articolo che insisteva sul fatto di “aprire la porta ad… ipotesi di frode” che afflisse il voto. L’argomentazione fu accuratamente rimproverata da un ampio studio pubblicato dal Centro per la ricerca economica e politica, che determinò che Hausmann e il suo co-autore, Roberto Rigobon del MIT, “non fornivano alcuna prova della frode”. I successivi sforzi di Súmate di etichettare il voto come fraudolento furono respinti anche da un rapporto completo pubblicato dal Carter Center, che concluse: “il voto del 15 agosto ha chiaramente espresso la volontà dell’elettorato venezuelano”. Il Centro Carter concluse che “non osservò, e non ebbe, prove credibili di frodi che avrebbero modificato l’esito del voto”. Nonostante i fallimenti di Súmate, il presidente George W. Bush accolse Machado alla Casa Bianca nel 2005. Nello Studio Ovale, Bush annunciò sforzi “per difendere i diritti elettorali e costituzionali di tutti i cittadini venezuelani” e monitorare le elezioni del Paese. Il sociologo William I. Robinson dichiarò che Súmate faceva parte di “un’operazione conclamata, una massiccia operazione di politica estera per minare la rivoluzione venezuelana, rovesciare il governo di Hugo Chávez e reinstallare l’élite al potere in Venezuela”. Queste élite includono vari membri del clan di Joanna Hausmann. “La mia famiglia allargata, esce con queste proteste”, dichiarava la comica di YouTube nel suo video. “Mio zio è in prigione per essere semplicemente un giornalista”. Quello zio è il fratello di Ana Julia, Braulio Jatar, e non era “semplicemente” un giornalista, ma anche un avvocato e uomo d’affari imprigionato non per “giornalismo”, ma per estorsione, frode e altri crimini finanziari. Ana Julia e Braulio erano i figli di Braulio Jatar Dotti, che su segretario per gli affari parlamentari e municipali del Partito d’azione democratico al potere mentre era impegnato nella violenta battaglia contro il movimento armato della sinistra rivoluzionaria. Il sito notiziario cileno indipendente El Desconcierto descrisse Braulio Sr. come “responsabile dell’eliminazione dei gruppi di sinistra” in Venezuela all’epoca. Nel 1963, scrisse il libro su come sbandare la “estrema sinistra” e la guerriglia. Si chiamava “Disabilitare la sinistra estrema e la guerriglia Corian”.

Il gioco di potere di Hausmann per “aprire l’industria petrolifera”
Arrivando al 2019, Joanna Hausmann siede comodamente nel suo appartamento a New York City, lamentandosi del fatto che “l’economia venezuelana è un disastro in un Paese che si trova le maggiori riserve petrolifere del mondo”. Nel frattempo, il padre di Joanna, Ricardo, barattava cogli Stati Uniti per accrescere il sostegno dai think tank d’élite al colpo di Stato che chiaramente vide all’orizzonte. Nel discorso del novembre 2018 al World Affairs Council della Greater Houston, che funge da tavola rotonda dei dirigenti petroliferi statunitensi, Hausman espose il suo programma per “il mattino dopo” il cambio di regime. L’economista chiese la fine della politica del governo bolivariano d’investire la ricchezza petrolifera nella società venezuelana, affermando sostegno ad “investimenti privati nell’industria petrolifera senza partecipazione della PDVSA”. In effetti, Hausmann immaginava “l’apertura dell’industria petrolifera” come elemento importante nell’agenda del nuovo governo. La scelta di Ricardo Hausmann presso la Banca interamericana di sviluppo da parte dei padroni statunitensi di Guaidó dimostra come l’economia neoliberale si centrale per l’agenda della stessa amministrazione. “Questo riguarda le persone”, insisteva Joanna Hausmann alla fine della sua performance su YouTube; “Si tratta di persone che vogliono riprendersi il loro Paese”. Quelle persone includono la sua famiglia e non sono venezuelani comuni.

Anya Parampil è una giornalista di Washington, DC. In precedenza fu ospite del programma pomeridiano In Question on RT America. Ha prodotto e pubblicato diversi documentari, inclusi resoconti su penisola coreana e Palestina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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