L’Iran si fida di Imran Khan ma verificherà le promesse

MK Bhadrakumar, Indian Punchline 10 marzo 2019

Il Presidente Hassan Rouhani riceveva una telefonata dal primo ministro pakistano Imran Khan la tarda sera del 9 marzo, il loro primo contatto dall’attacco dei fedayeen vicino la città iraniana di Zahedan il 13 febbraio, che Teheran attribuiva a terroristi di oltreconfine. Ventisette soldati dell’Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) dell’Iran furono uccisi. I principali comandanti dell’IRGC accusavano l’Inter-Services Intelligence pakistana di aver pianificato l’attacco del gruppo terroristico guidato dall’Arabia Saudita. Ciò che rese particolarmente significativa la telefonata di Imran Khan che aveva ricevuto il primo ministro saudita per gli affari esteri Adil al-Jubayr a Islamabad il giorno precedente. Ciò che rese tutto molto piccante, ovviamente, è che al-Jubayr avrebbe dovuto visitare Delhi l’11 marzo e, cosa importante, il potente ministro saudita del petrolio Qalid al-Falih si recherà a Mumbai il 16 marzo, in ciò che può essere definita sua seconda “visita semi-ufficiale”, presumibilmente per partecipare al matrimonio del figlio dell’industriale indiano Mukesh Ambani, con una grande cerimonia, ma anche per parlare coi funzionari governativi di Delhi che promuovono acutamente un megajoint venture tra Reliance Industries di Ambani e Saudi Aramco. Imran Khan chiamò Rouhani in una congiuntura quando il quadrilatero geopolitico saudita-pakistano-iraniano-indiano acquisiva un livello inedito di complessità in cui petrolio, sangue, religione e politica si mescolano come non avviene altrove. A quanto pare, Rouhani arrivò direttamente al punto dicendo ad Imran Khan che se gruppi terroristici basati in Pakistan agiranno contro l’Iran, ciò “minerebbe” le relazioni tra i due Paesi e inoltre che Teheran potrà identificare gli sponsor di tali gruppi terroristici. Con riferimento indiretto all’agenda nascosta dell’Arabia Saudita per destabilizzare l’Iran dal suolo pakistano, Rouhani aggiunse: “Non dobbiamo permettere a terze parti di influenzare le relazioni tra Iran e Pakistan con tali azioni”. Rouhani segnalava che Teheran conosce con precisione la posizione dei gruppi terroristici sauditi in Pakistan (e in effetti condivise le informazioni col Pakistan), dicendo: “Aspettiamo la tua forte azione contro questi terroristi”. “Assistiamo a numerosi attacchi da terroristi che si trovano sfortunatamente sul suolo pakistano, e nel trattare con questi terroristi, la cui esistenza non è favorevole a noi, voi e la regione, siamo pienamente pronti a cooperare con esercito e governo pakistani. La continuazione delle attività di tali terroristi dal suolo pakistano può minare le relazioni tra i due Paesi”, avvertiva Rouhani. Ciò nonostante, insisteva: “Siamo disposti a continuare le nostre relazioni amichevoli col Pakistan”. Senza dubbio, era chiaro, e giustamente. Le osservazioni di Rouhani vanno viste nel contesto dell’impressione crescente nella regione che i sauditi sono recentemente riusciti a cementare l’adesione del Pakistan nella “NATO araba” anti-Iran, guidata dagli Stati Uniti, distribuendo aiuti finanziario notevoli ad Islamabad. In effetti, ciò che preoccupa particolarmente Teheran è che i sauditi si stabiliscano a lungo nella provincia pakistana del Baluchistan al confine con l’Iran attraverso seducenti piani di investimento su Gwadar e dintorni.
Sembra che Imran Khan sembrasse conciliare, dimostrando che “molto presto” avrebbe avuto buone notizie per Teheran, che presumibilmente segnalava che ci si poteva aspettare una sorta di repressione pakistana dei gruppi terroristici anti-iraniani. È interessante notare che Imran Khan presentò un invito in sospeso da Rouhani per visitare l’Iran. “Spero di poter visitare presto l’Iran”, disse. Rouhani rispose cortesemente che Teheran avrebbe gradito la visita. Cosa spinse Imran Khan a rompere il ghiaccio, per così dire? Chiaramente, Islamabad deve aver considerato il fatto che l’Iran potrebbe ad un certo punto agire contro la squadra terroristica basata in Pakistan con o senza la cooperazione pakistana. L’Iran ha presenza d’intelligence in Pakistan. E se anche l’Iran ricorresse a qualche “azione preventiva non militare condotta dall’intelligence” sul territorio pakistano, come fece di recente l’India, può creare una brutta situazione. Ciò potrebbe assumere anche connotazioni settarie, date le tensioni sotterranee nella società pakistana. Il Pakistan è stato il campo della rivalità saudita-iraniana in passato e il grande gioco si era un po’ attenuato negli ultimi anni, ma può sempre rispuntare scuotendo la sicurezza interna del Pakistan. In secondo luogo, l’ISI colpiva l’IRGC e questo potrebbe avere gravi conseguenze. Islamabad avrebbe attentamente notato il severo avvertimento del Generale Qasim Sulaymani, il leggendario comandante della Forza Quds, che guida le operazioni militari segrete dell’Iran all’estero e si è guadagnato una reputazione formidabile in Siria, Iraq e Libano. In effetti, se la Forza Quds volgesse ad est nel momento in cui il Pakistan naviga verso il finale afghano, si creerebbe scompiglio nei piani d’Islamabad in Afghanistan. Terzo, il triangolo saudita-pakistano-indiano è diventato “cinetico” ultimamente. C’è uno squilibrio in via di sviluppo mentre il Pakistan ha relazioni tese con India ed Iran, mentre Delhi ha fatto bene a intervallare i legami India-Arabia Saudita con la cooperazione con Teheran. Questo va a svantaggio del Pakistan. Significativamente, Rouhani ricevette la chiamata da Imran Khan appena ricevuto il nuovo ambasciatore indiano Gaddam Dharmendra.
Il Pakistan è mortalmente debitore verso l’Arabia Saudita oggi grazie al salvagente finanziario che quest’ultima ha lanciato ad Islamabad. Ma poi, i sauditi continuano a coltivare l’élite nazionalista indù, nonostante l’ideologia anti-pakistana e anti-musulmana. Ha astutamente valutato che Reliance, come il pifferaio magico di Hamelin nella leggenda tedesca, è capace di attirare l’élite politica indiana. Inoltre, l’India è una seria proposta per i sauditi negli investimenti, dato l’ambiente favorevole ad imprese ed alti rendimenti. Non si sbagli, al-Falih rappresenterà la famiglia reale saudita alle cerimonie nuziali di Ambani a Mumbai. Basti dire che se Reliance riuscirà a persuadere Modi ad aprire il settore della vendita al dettaglio altamente redditizio del mercato indiano, questo potrebbe rivelarsi una storia d’amore da Mille e una notte. Il Pakistan deve interrogarsi sulle intenzioni saudite. Considerando che l’India è il suo nemico esistenziale, il Pakistan sente il bisogno di bilanciare attenuando le ferite dell’attacco dei fedayin del 13 febbraio presso Zahedan. Ma quanto l’Iran si senta rassicurato è un’altra questione. La credibilità del Pakistan è scarsa. La superficialità delle osservazioni di Rouhani segnala che Teheran rimane in guardia, data la passata esperienza delle vuote promesse del Pakistan anche dal capo dell’esercito. Se non altro, lo scetticismo dell’Iran si sarebbe approfondito ultimamente. Dopotutto, un ex-capo dell’esercito pakistano aiuta i sauditi a creare la cosiddetta NATO araba. Quando Imran Khan guidò la limousine col principe saudita, diede un messaggio potente. La chiamata di Imran Khan a Rouhani suggerisce che molto probabilmente, la Cina non sarà felice, neanche, della recente scivolata nelle relazioni del Pakistan coll’Iran. Il resoconto del Ministero degli Esteri cinese sul recente incontro tra il Presidente Xi Jinping e l’ospite portavoce del Majlis Ali Larijani enfaticamente sottolineava che l’Iran resterà uno Stato cardine delle strategie regionali cinesi nel Golfo Persico. L’incontro a Pechino avveniva una settimana dopo l’attacco fedayin a Zahedan.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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