La risposta delle potenze alla crisi indo-pakiana rivela manovre geopolitiche

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 09.03.2019

Mentre il recente stallo militare indo-pakistano diventava ostilità e breve guerra aerea, il modo in cui le principali potenze, in particolare, Stati Uniti, Russia e Cina, hanno risposto alla crisi rivela come le rispettive risposte non solo riflettano le realtà geopolitichei, ma anche come queste potenze effettivamente compiano manovre geopolitiche motivate, naturalmente, dai rispettivi interessi. Per gli Stati Uniti era giunto il momento di spingere l’India verso il campo saudita e degli Emirati Arabi Uniti per completare il programma di “accerchiamento dell’Iran” e usare la crisi per fare pressioni sul Pakistan per ottenere concessioni in Afghanistan; per Russia e Cina era il momento di portare la SCO al livello diplomatico regionale in cui i conflitti regionali possono effettivamente essere mediati e le tensioni ridotte anche se non completamente risolte. In tal modo, Russia e Cina ovviamente guardano a una maggiore integrazione eurasiatica migliorando il profilo regionale e globale della SCO nel momento in cui le condizioni della “Nuova Guerra Fredda” sono chiaramente all’orizzonte. La risposta degli Stati Uniti era, alla luce delle relazioni prevalenti col Pakistan, a favore dell’India a partire dalla difesa di Bolton del diritto indiano di “autodifesa” dopo Pulwama. Questa è una posizione standard degli Stati Uniti che solitamente impiegano per il loro alleato, Israele, in previsione dell’inevitabile azione militare israeliana contro i palestinesi. E, a differenza del passato, nessun funzionario statunitense volava a Nuova Delhi o Islamabad per appianare la crisi. Invece, gli Stati Uniti hanno delegavano tale ruolo all’alleata Arabia Saudita, un Paese che perlomeno conosce da sempre il ruolo di mediazione in qualsiasi conflitto, per non parlare del coinvolgimento di potenze nucleari. La posizione pro-India degli Stati Uniti era profondamente informata dal desiderio di usare la crisi per fare pressione sul Pakistan attraverso l’India in un momento in cui i negoziati coi taliban degli USA sono in una fase critica e la cooperazione d’Islamabad è vitale. In tal senso, fu rivelatore vedere funzionari degli Stati Uniti difendere la posizione indiana e non puntare su Islamabad (ci sono stati solo riferimenti in merito) per la “riluttanza” ad agire contro i gruppi terroristici, Per gli Stati Uniti, se Islamabad venisse messa sotto pressione, guarderebbe agli Stati Uniti per una mediazione che potrebbe dargli una leva in Afghanistan e far sì che Islamabad giochi secondo le loro regole. D’altra parte, la ragione per cui gli Stati Uniti non hanno diretto la diplomazia e invece esternalizzato tale ruolo ai sauditi riflette come essi sfruttino la recente intesa Modi-MbS mirando alla fine a staccare gradualmente Nuova Delhi da Teheran, molto cruciale per il piano USA-Israele di accerchiare l’Iran, paralizzarne l’accesso ai grandi mercati petroliferi, come quello dell’India, e quindi dare un duro colpo all’economia già duramente colpita dalle nuove sanzioni statunitensi.
La risposta Russia-Cina, al contrario, era meno informata da preoccupazioni geopolitiche come l'”accerchiamento” di un dato Paese, ma dal modo in cui gli Stati Uniti attivamente promuovono il ruolo dell’Arabia Saudita nell’Asia meridionale per sottrarre l’India a Teheran, alleato cruciale sia di Russia che Cina. Ciò che Russia e Cina di conseguenza fecero, al contrario degli Stati Uniti, fu una robusta diplomazia. Il presidente russo telefonava a Modi. Secondo la lettura del Cremlino, discussero della “crisi nei rapporti tra India e Pakistan” e il leader russo “espresse la speranza per una pronta soluzione”. La formulazione particolarmente attenta lasciava intendere che Putin tendeva una mano, in collaborazione con la Cina, ad allentare la tensione. È interessante notare che il Ministro degli Esteri russo chiamava l’omologo pakistano Qureshi, offrendo aiuto per “allentare” le tensioni. La lettura del Ministero degli Esteri russo diceva che “Mosca ha espresso la disponibilità a contribuire a placare le tensioni e che non c’è alternativa a risolvere le divergenze tra Islamabad e Nuova Delhi con mezzi politici e diplomatici.” Abbastanza significativo, Lavrov spiegava anche a Qureshi come il processo di de-escalation potrebbe essere raggiunto col meccanismo della SCO della struttura antiterroristica regionale. In poche parole, se gli Stati Uniti, usando l’Arabia Saudita, cercavano di attirare l’India, proprio come il Pakistan, nella “NATO araba”, l’offerta della Russia era molto informata mantenendo entrambi i Paesi nel quadro SCO, che diventa senza dubbio un potenziale contrappeso al dominio occidentale della politica globale. Indipendentemente da ciò che gli Stati Uniti cercano di ottenere da questa crisi, sembra che ci siano poche possibilità che l’India (come anche il Pakistan) si tuffi nella “NATO araba” o preferisca le relazioni coi sauditi a quelle con la Russia e quindi volti le spalle alla SCO. Dopotutto, Pakistan e India sono le potenze dell’Asia meridionale e l’offerta di utilizzare la piattaforma SCO arrivava nel momento in cui la Ministra degli Esteri dell’India s’incontrava con le controparti russa e cinese a margine dell’incontro di RIC a Zhejiang, Cina. E a differenza dei giorni della Guerra Fredda e col Pakistan che gioca un ruolo centrale nell’aprire l’uscita degli Stati Uniti dall’Afghanistan, il Pakistan è dedito all’integrazione eurasiatica e a rottamare, per sempre, lo status di alleato degli Stati Uniti non NATO nella guerra al terrore, che rapidamente si conclude in questa parte del mondo.

Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente La guerra commerciale USA-Cina aumenta il commercio sino-russo Successivo Il declino politico della destra latinoamericana