La visita di Assad a Teheran segna la vittoria dell’Iran in Siria

Tony Cartalucci, LDR, 9 marzo 2019

Per la prima volta da quando è scoppiata la guerra in Siria nel 2011, il Presidente Bashar al-Assad si recava in Iran per incontrare il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei e il Presidente Hassan Rouhani. Il Presidente Assad aveva viaggiato fuori dalla Siria solo in altre due occasioni durante la guerra, entrambe in Russia. Il significato del viaggio non può essere sottovalutato: è stato un messaggio inviato a chi orchestrava la guerra per procura contro la Siria, vinta da Damasco, ed invece d’inserire un cuneo tra essa e gli alleati a Mosca e Teheran, ha solo avvicinato queste potenze regionali. Il simbolo della solidarietà tra Siria e Iran arriva in un momento in cui Washington vacilla tra completo ritiro dalla Siria, rischieramento in Iraq, o tentativo di trascinare la conclusione del conflitto siriano il più a lungo possibile mantenendovi le forze USA indefinitamente. Il Washington Post nell’articolo “Assad visita l’Iran con raro viaggio all’estero” ammetteva: “Funzionari statunitensi hanno detto che la decisione di Trump di autorizzare un piccolo numero di soldati nordamericani di rimanere è un passo fondamentale nella creazione di una più grande forza di osservatori multinazionali che monitorerà la cosiddetta zona di sicurezza lungo il confine siriano con la Turchia. La zona cuscinetto ha lo scopo di impedire gli scontri tra Turchia e forze curde sostenute dagli Stati Uniti. Ha anche lo scopo di impedire alle forze di Assad e ai combattenti sostenuti dall’Iran di conquistare più territori”. Gli Stati Uniti cercheranno anche di preservare i terroristi, molti dei quali sono apertamente allineati alle organizzazioni terroristiche che ancora occupano il governatorato della Siria settentrionale di Idlib. Mentre gli Stati Uniti certamente fallivano nell’obiettivo del cambio di regime in Siria e anche se appare debole e confuse la loro politica in Siria e Medio Oriente in generale, la possibilità di prolungare il conflitto siriano e lasciare la nazione più o meno permanentemente divisa persiste.

L’Iran è in Siria per sempre
La visita del Presidente Assad in Iran non è stata solo un gesto simbolico di gratitudine per il ruolo dell’Iran nell’aiutare la Siria a vincere l’aggressione degli USA, ma è anche un chiaro segnale che l’influenza iraniana è cresciuta in Siria. Le milizie appoggiate dall’Iran si sono diffuse in Siria e Iraq affrontando i terroristi sostenuti da statunitensi e Golfo Persico, tra cui al-Qaida e l’autoproclamato Stato Islamico (SIIL). La scommessa di Washington si è concentrata su ciò che sperava fosse un’operazione di cambio di regime relativamente rapida, seguendo le stesse linee della guerra per procura sostenuta dagli Stati Uniti in Libia. Il governo siriano avrebbe dovuto piegarsi rapidamente: gli Stati Uniti sembrano non aver previsto la capacità di recupero né l’eventuale intervento militare russo nel 2015. Washington potrebbe anche non aver previsto portata e d efficacia dell’impegno assunto da Teheran. Invece di liquidare uno degli alleati dell’Iran, così isolando ulteriormente Teheran in vista degli sforzi di cambio di regime sostenuti dagli Stati Uniti contro l’Iran, i sostenitori dei terroristi degli Stati Uniti e partner regionali in Siria spingevano Teheran ad ampliare e approfondire la presenza delle proprie forze, comprese le milizie, nella regione, in particolare in Siria e Iraq. Documenti politici statunitensi precedenti alla guerra per procura del 2011 contro la Siria, inclusa la pubblicazione della RAND Corporation del 2009 intitolata “Pericoloso ma non onnipotente: esplorare portata e limiti del potere iraniano in Medio Oriente”, osservava che molte politiche interne e regionali dell’Iran ruotavano attorno alla difesa nazionale. Lo stesso documento della RAND notava: “La strategia dell’Iran è in gran parte difensiva, ma con alcuni elementi offensivi. La strategia dell’Iran di proteggere il regime dalle minacce interne, scoraggiare l’aggressione, salvaguardare la Patria se si verificasse un’aggressione ed estendere l’influenza è in gran parte difensiva è utile anche ad alcune tendenze aggressive se accoppiate con espressioni delle aspirazioni regionali iraniane. È in parte una risposta a dichiarazioni e posizioni politiche degli Stati Uniti nella regione, specialmente dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. La leadership iraniana prende molto sul serio la minaccia d’invasione e di cambi di regime discussi apertamente negli Stati Uniti, discorsi che definiscono l’Iran come parte dell'”asse del male” e gli sforzi delle forze statunitensi per garantire l’accesso a basi negli Stati vicini l’Iran”. La RAND notava anche la preferenza dell’Iran per la guerra asimmetrica rispetto a quelle convenzionali e l’uso delle milizie della Resistenza nella regione. Il rapporto dovrebbe notava: “Alcune capacità asimmetriche dell’Iran minacciano. Date le forze militari convenzionali inferiori, la dottrina della difesa dell’Iran, in particolare la capacità di scoraggiare gli aggressori, dipende pesantemente dalla guerra asimmetrica. Gli strateghi iraniani favoriscono la guerriglia che offre mobilità superiore, morale e sostegno popolare (ad esempio, Hezbollah in Libano) per contrastare una potenza convenzionale tecnologicamente superiore, vale a dire gli Stati Uniti”. Queste milizie finirebbero per giocare un ruolo significativo nel neutralizzare sia le forze asimmetriche sponsorizzate da Stati Uniti e partner regionali, sia le forze militari convenzionali schierate da Stati Uniti d Europa in Siria e Iraq. È chiaro che i responsabili politici degli Stati Uniti sapevano delle capacità dell’Iran, e o li ignorarono o credevano che i loro piani li avessero sufficientemente giustificati. Gli importanti investimenti a lungo termine dell’Iran per sponsorizzare forze della Resistenza tra cui Hezbollah e le Forze di mobilitazione popolare (PMF) in Medio Oriente, unitamente alle significative capacità militari convenzionali della Russia hanno lasciato poche possibilità di successo ai terroristi sponsorizzati dagli Stati Uniti, col ruolo della Russia in Siria che impedisce un risposta militare convenzionale degli Stati Uniti quando i suoi ascari cominciavano a sgretolarsi. Stati Uniti e partner regionali, in particolare Israele, espresso determinazione a rimuovere la crescente presenza iraniana che rese necessaria la guerra per procura alla Siria. Tuttavia, nonostante i ripetuti attacchi aerei israeliani sul territorio siriano, è chiaro che tali attacchi da soli non realizzavano molto e a lungo termine segnalava anche debolezza che non farà altro che riunire gli alleati dell’Iran, giustificarne la continua espansione nella regione ed ampliare ulteriormente e approfondire le loro posizioni ben oltre i confini iraniani, rendendo una guerra per il cambio di regime guidata dagli Stati Uniti contro l’Iran una possibilità più remota che mai.

Ordine unipolare degli USA
Gli Stati Uniti si trovano di fronte all’ignominioso ritiro dal Medio Oriente, così come da altre aree nel mondo. Il rifiuto di passare dalle ambizioni egemoniche unipolari del XX secolo ad attore multipolare del XXI secolo costruttivo potrebbe chiudergli in modo permanente opportunità che costeranno in modo significativo, mentre altri ampliano la propria influenza arrivando in regioni come il Medio Oriente. Russia ed Iran sono chiaramente i sostenitori della testardaggine di Washington. Ma come Russia e Iran hanno ripetutamente espresso il desiderio di relazioni più costruttive cogli Stati Uniti, forse i politici a Washington credono di poter rischiare di perseguire distruttive ambizioni egemoniche per ritagliarsi o prendere la migliore posizione possibile in Medio Oriente prima di arrivare al tavolo per negoziare. Probabilmente però, il mondo assiste a una rappresentazione da 21° secolo del ritiro dell’impero inglese dal mondo, ostinatamente finito in un angolo da un dominio all’altro retrocedendo a subordinato di Washington. Per Washington, non c’è altra potenza occidentale cui consegnare la fiaccola dell’imperialismo occidentale. Una volta sfrattata dal mondo, avrà difficoltà a trovare un ruolo rilevante o costruttivo da svolgere in queste regioni. In virtù della miopia e della incapacità di Washington di adattarsi al mondo reale, per quanto Washington voglia essere contraria, si dimostra inadatta a guidare l'”ordine internazionale” che presumeva di dominare. In un ordine globale basato su “si potrebbe fare bene”, Washington affronta la realtà di non essere più potente, e quindi più “giusta”. La paziente e misurata resistenza dell’Iran si è dimostrata in grado di sfidare e frenare l’egemonia nordamericana in Medio Oriente perseguendo l’obiettivo finale della strategia asimmetrica di Teheran: la difesa dell’Iran stesso. Mentre la prospettiva di guerra degli Stati Uniti coll’Iran non può mai essere del tutto esclusa, è una possibilità che sembra svanire mentre il potere degli Stati Uniti decade a livello regionale e globale. Ma un impero decadente è un impero disperato. Mentre i giorni delle guerre di cambio di regime degli Stati Uniti, che devastavano percorrendolo il Medio Oriente, sembrano finiti, Siria ed alleati russi e iraniani devono continuare ad avere pazienza e perseveranza per assicurarsi che le vittorie che celebrano oggi continuino e si espandono in futuro.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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