Military Intervention and Mercenaries, Inc. (MIAMI)

Wayne Madsen, SCF 01.03.2019

La città di Miami, in Florida, potrebbe essere presentata come mecca per i pensionati che svernano dai climi nordici. Tuttavia, dall’inizio della Guerra Fredda e l’intervento militare degli Stati Uniti in Guatemala, Cuba, Repubblica Dominicana, Cile, Nicaragua, Venezuela, Guyana, Bahamas e altre nazioni dell’emisfero occidentale, Miami divenne rifugio per i ricchi esiliati, affaristi che sfuggono dalle rivoluzioni popolari e dalle elezioni nell’America del Sud e centrale, e spie. La capitale della pensione e delle vacanze degli Stati Uniti divenne rapidamente la “Casablanca tropicale”. Ora sede di migliaia di società a responsabilità limitata legate alla CIA, così come appaltatori militari privati, compagnie aeree semisegrete che operano da aeroporti remoti della Florida, dell’interventista US Southern Command (SOUTHCOM) ed oligarchi in esilio che gestiscono operazioni di destabilizzazione nei loro Paesi nativi. Miami, o MIAMI, “Military Intervention and Mercenaries, Inc.”, é il nesso degli attuali sforzi di “cambio di regime” dell’amministrazione Trump. L’ultimo esempio di Miami è un alveare di agenti della CIA dopo che cinque statunitensi, un residente permanente serbo degli Stati Uniti e un altro cittadino serbo, furono arrestati dalla polizia nazionale haitiana a Port-au-Prince con armi, dispositivi avanzati di comunicazione, droni e altro matriale militare tra le proteste anti-governative legate alle operazioni di cambio di regime della CIA. Il governo del presidente haitiano Jovenel Moise e del primo ministro Jean Henry Céant sono sotto pressione dagli Stati Uniti per recidere i legami diplomatici e finanziari col governo del Presidente Nicolas Maduro, che l’amministrazione Trump tentava di sostituire con Juan Guaido, un agente della CIA e burattino degli Stati Uniti. Statunitensi e serbi furono successivamente trasferiti a Miami su autorizzazione del ministro della Giustizia haitiano Jean Roody Aly, che fu assicurato dall’amministrazione Donald Trump che i sette uomini sarebbero stati processati negli Stati Uniti. Una volta a Miami, l’Ufficio del Procuratore degli Stati Uniti a Miami, che prende gli ordini dal Procuratore Generale della CIA, William Barr, rifiutava l’accusa ma li “interrogavano”, un termine solitamente applicato agli agenti dell’intelligence che vengono catturati ed espulsi da autorità straniere.
La decisione dell’amministrazione haitiana di rilasciare i sette provocava una tempesta politica a Port-au-Prince, col senato haitiano che chiedeva risposte sul ruolo svolto da Moise nell’ordinare all’ufficio centrale della polizia giudiziaria di Haiti di rilasciare persone, descritte dal primo ministro Céant come “mercenari” e “terroristi”. Due degli statunitensi, Christopher Michael Osman e Christopher Mark McKinley sono ex-ufficiali SEAL della Marina statunitense. Un altro, Kent Leland Kroeker, è un ex-marine statunitense. Un quarto, Talon Ray Burton, è un ex-poliziotto militare dell’esercito statunitense ed ex-dipendente della società mercenaria Blackwater, fondata dall’ex-SEAL Erik Prince, fratello della segretaria all’istruzione di Trump, Betsy DeVos. Il quinto nordamericano, Dustin Porte, anch’egli ex-militare statunitense, è il presidente di Patriot Group Services, subappaltatore del dipartimento della Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. I due serbi, Vlade Jankvic e Danilo Bajagic, furono autorizzati a volare a Washington DC, dopo essere arrivati a Miami da Haiti. Un ottavo arrestato, Michael Estera, un cittadino haitiano, rimane ad Haiti. Curiosamente, Estera fu precedentemente deportato ad Haiti dagli Stati Uniti. Secondo quanto riferito, McKinley cambiò nome da Christopher Heben. Nel 2015, una giuria dichiarò Heben non colpevole di aver presentato un falso rapporto della polizia affermando che un afroamericano gli aveva sparato davanti a un negozio in Ohio. Successivamente cambiò il cognome in McKinley, lo stesso di uno dei presidenti degli Stati Uniti nato in Ohio. Heben aveva operato col SEAL Team 8 in Afghanistan, Kosovo e Iraq. Dopo aver lasciato la Marina, Heben fu riconosciuto colpevole di aver prescritto ricette mediche agli steroidi anabolizzanti. McKinley gestisce una società di sicurezza chiamata Invictvs Group. È interessante notare che Augustus Sol Invictus, noto anche come Austin Gillespie, è un nazionalista bianco di estrema destra candidato per la nomination al Libertarian Party per il Senato degli Stati Uniti in Florida, nel 2016. Fu anche relatore al 2017 “Unite the Right”, un raduno a Charlottesville, in Virginia, che portò a violenza neo-naziste e del Ku Klux Klan sui contro-manifestanti.
Per Miami, più le cose cambiano, più rimangono le stesse. Negli anni ’60, la contea di Miami e Dade ospitava centinaia di mercenari della CIA, molti dei quali legati a organizzazioni criminali, tra cui la mafia. Oltre a, ancora una volta, servire come sede dei mercenari della CIA, l’aeroporto internazionale di Miami è tornato al tradizionale ruolo di contrabbando di armi illegali verso i punti caldi dell’America Latina. L’ultimo incidente coinvolse un aereo da carico Boeing 767 appartenente alla 21 Air LLC di Greensboro, Carolina del Nord, sequestrato dalle autorità venezuelane il 3 febbraio per il trasporto di armi e munizioni dall’aeroporto internazionale di Miami a Valencia, la terza città più grande del Venezuela. I mercenari arrestati ad Haiti sembravano clown dilettanti. La CIA ha una storia di assunzioni di pazzi idioti del genere. Nel 1985, la CIA, cercando di reclutare mercenari nordamericani per l’operazione da guerra segreta PEGASUS contro il Nicaragua, tenne sessioni di reclutamento in una piuttosto squallida stanza di motel del Miami Howard Johnson. Altri poliziotti della CIA reclutavano cubani, compresi noti spacciatori di droga, in bar, come “Cherries” a Key Biscayne. Immondizia, spazzatura è sempre stato il motto non ufficiale conferito dalla critica ai “Cavalieri neri del Potomac”. Miami è stata un centro storico per gli esiliati cubani di destra, la maggior parte impiegati dalla CIA, che avevano l’obiettivo di rovesciare il governo di Cuba. Anche se Cuba non è più governata da membri della famiglia di Fidel Castro, l’amministrazione Trump aumentava le sanzioni e l’embargo statunitense su Cuba con l’obiettivo dichiarato di rovesciare il Presidente Miguel Díaz-Canel. La presenza del SOUTHCOM a Miami fornisce alla CIA una base operativa per condurre il cambio di regime cogli oligarchi di Miami non solo in Venezuela e Cuba, ma anche Nicaragua e Bolivia. Durante il periodo di massimo splendore della CIA a Miami, gli esiliati cubani furono reclutati per combattere guerre e insurrezioni illegali della CIA in Congo, Angola, Ghana e Mozambico. In alcuni casi, le operazioni segrete da Miami coinvolgevano membri del Mossad d’Israele, in grado di mescolarsi alla consistente popolazione ebraica di Miami senza alcun sospetto. Oggi, gli oligarchi di destra latinoamericani a Miami hanno trovato alleati nella grande popolazione espatriata di ebrei russi e ucraini di evasori fiscali, malversatori, assassini professionisti, contrabbandieri di armi, sovrani della droga, trafficanti di esseri umani e milionari investitori nei condomini di Trump. Alcuni degli oligarchi più ricchi dell’America Latina sono fuggiti, insieme ai loro soldi, nella zona di Miami. Sono stati raggiunti, in alcuni casi, dai capi degli squadroni della morte genocidi, tra cui Gilberto Jordán dei “berretti rossi” guatemaltechi, i Kaibiles. L’unità di Jordán si era specializzata nell’assassinare le famiglie indifese guatemalteche maya, compresi i bambini. Trovava un rifugio sicuro a Delray Beach, a nord di Miami. Sebbene Jordán, cittadino statunitense, grazie ai “buoni uffici” della CIA, fu arrestato dalle autorità statunitensi nel 2010, venne solo condannato per aver mentito sui documenti per l’immigrazione negli Stati Uniti e condannato a 10 anni di reclusione. Il documento federale di condanna dichiarò che nel novembre 1982, l’unità di Jordán entrò nel villaggio di Dos Erres dove Jordán ordinò ai suoi uomini di uccidere sistematicamente uomini, donne e bambini del villaggio, violentando donne e ragazze, prima di colpire gli abitanti del villaggio in testa con mazze e gettarli nel pozzo del villaggio.
L’ex-ministro della Difesa della Bolivia, Carlos Sánchez Berzaín, un altro assassino genocida di abitanti di villaggi indigeni, vive in una comunità chiusa nell’affollato Pinecrest nella contea di Miami-Dade. Lui e il suo camerata esiliato a Miami, l’ex-presidente boliviano Gonzalo “Goni” Sánchez de Lozada, furono citati in giudizio a Fort Lauderdale per 10 milioni di dollari in richieste di risarcimento da familiari e sopravvissuti alla morte di 67 dimostranti indigeni nel villaggio di Sorata, nell'”Ottobre nero” del 2003. Nel 2014, un giudice federale si pronunciò a favore dei querelanti, in base alle disposizioni della legge sulla protezione delle vittime di tortura. Il duo genocida boliviano fece ricorso e lo scorso anno il giudice nordamericano James Cohn, nominato da George W. Bush, annullò il verdetto, anche se c’era un precedente della giuria unanimenente schierata coi querelanti. I gemelli boliviani del genocidio ora aspettano il loro momento a Miami fin quando Trump, lavorando col regime apertamente neo-nazista del presidente Jair Bolsonaro del Brasile, organizzi il rovesciamento del Presidente socialista boliviano Evo Morales, il primo presidente nativo aymara. I fascisti in attesa di Bolsonaro e Bolivia saranno quindi liberi di colpire congiuntamente le tribù indigene delle loro nazioni per annientale, senza sbirciare dalla Casa Bianca. Un altro dei “migliori di Miami” era Telmo Ricardo Hurtado, soprannominato il “Macellaio delle Ande” per i massacri compiuti dall’unità militare peruviana degli abitanti dei villaggi indigeni peruviani. Nel 2009, Hurtado fu dichiarato colpevole di aver mentito nella domanda di visto negli Stati Uniti e deportato di nuovo in Perù. Un altro criminale di guerra della Florida del Sud era Juan Angel Hernández Lara, capo del Battaglione 3-16 delle Forze Speciali dell’Honduras, uno squadrone della morte formato dalla CIA negli anni ’80. Lara si specializzò nella tortura con unghie strappate e sacchetti di plastica sulle teste delle vittime. Più tardi, Lara si ritrovò a vivere in una casa da 250000 dollari a Wellington, nella Contea di Palm Beach.
Sotto l’amministrazione Trump, che coccola i capi neo-fascisti dell’America latina di Colombia, Brasile, Honduras, Paraguay, Guatemala e Argentina, è più probabile che estenda un cordiale benvenuto ai capi degli squadroni della morte genocidi e continui a deportare in gran parte rifugiati indigeni negli Stati Uniti alla frontiera meridionale in cerca di asilo da stragisti in uniforme. Altrettanto famosi nel quartiere “Little Havana” di Miami degli esuli cubani di destra erano due terroristi, Orlando Bosch e Luis Posada Carriles, entrambi responsabili dell’attentato terroristico nell’ottobre 1976 al Volo Cubana 455 in rotta da Bridgetown, Barbados a Kingston, Giamaica. Tutti i 73 passeggeri e l’equipaggio furono uccisi, compresi bambini. Oltre a Bosch e Posada Carriles, i membri del servizio di intelligence venezuelano pre-Hugo Chavez addestrato dalla CIA, la Direzione generale settoriale dei servizi di intelligence e prevenzione (DISIP), furono coinvolti nell’attentato. I veterani di DISIP sono dietro gli attuali sforzi della CIA per rovesciare il Presidente Maduro, molti di loro avevano anche cercato e ricevuto santuari nell’area di Miami, in particolare Doral. Non è una sorpresa che Miami e il sud della Florida ancora una volta brulichino di attività mentre la CIA di Trump lancia colpi di Stato in America Latina. Mentre gli ingannevoli contraenti della CIA s’incontrano nei bar di Miami che assomigliano al Rick’s Café del film “Casablanca”, o ai fan della fantascienza, lo strano bar affollato di alieni sul pianeta Tatooine di “Star Wars”, Trump avvicina regolarmente gli oligarchi latinoamericani nel suo finto-resort di Palm Beach, il club dei miliardario della Florida di Mar-a-Lago. Alcuni di tali benestanti si affidano su alcuni dei più noti stragisti dell’America Latina per motivi di sicurezza nei loro Paesi d’origine. E, se Trump fa strada, si ripeteranno in Paesi come Venezuela, Nicaragua, Haiti, Cuba e la Bolivia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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