Gli USA cercano di sfuggire al declino geopolitico

Mision Verdad 4 marzo 2019

Gli Stati Uniti lasciano il Medio Oriente senza risultati importanti, lo Stato islamico, loro agente in Siria, ha fallito nel frammentare la nazione araba; la situazione in Afghanistan li ha costretti a negoziare coi taliban; rinunciando all’accordo coll’Iran, indeboliscono la storica alleanza coll’Europa occidentale. Date queste circostanze geopolitiche, Washington lavora per rovesciare il Chavismo e quindi assumere il controllo politico ed economico del Venezuela, ridisegnarne l’identità e conquistare l’impulso politico in cui il petrodollaro è l’arma fondamentale. Questo impulso è anche globale e coinvolge alleati del governo venezuelano: Cina e Russia.

Il petrodollaro: arma fondamentale dello stato di emergenza globale
Parlare di petrodollari significa alludere alla strategia usata dai governi degli Stati Uniti dal 1974 per mantenere l’egemonia della propria moneta dopo averne eliminato la convertibilità coll’oro. È uno strumento di potere per controllare il petrolio e sostenere il dominio finanziario globale “convincendo” i produttori di petrolio che i loro dollari sarebbero al sicuro nelle banche degli Stati Uniti. In un accordo stipulato dall’ex-segretario di Stato Henry Kissinger, in primo luogo con la Casa dei Saud, si decise che il dollaro era l’unica valuta da utilizzare nel commercio del prodotto più importante del pianeta, il petrolio, generando la necessità di contare sui dollari per scambiare energia. Due pilastri reggono il potere degli Stati Uniti come superpotenza mondiale dal 1945: la forza militare e la sua rete di 800 basi e il dollaro come indiscussa valuta di riserva mondiale, che consente di controllare l’economia mondiale. Dal 1944 tutte le altre valute erano legate al dollaro, le banche centrali nel mondo iniziarono a trattenerla come valuta di riserva o di riferimento, aiutate dal fatto che i Paesi OPEC accettarono di vendere il petrolio in dollari e che la maggior parte dei finanziamenti commerciali avveniva con quella valuta. Gli Stati Uniti estorcono tutti i Paesi costringendoli a cambiare il vero valore col petrodollaro, una valuta che gli costa solo il valire della carta e dell’inchiostro con cui viene stampata, e più recentemente non costa nemmeno quello per l’emissione preferenziale di dollari digitali. La creazione di nuovi dollari va a un’entità privata, la Federal Reserve Bank, che riceve promesse di pagamento dal Tesoro procedendo a creare l’importo richiesto dalla promessa di pagamento. Va notato che questo debito non viene mai pagato e probabilmente non lo sarà mai, così che la creazione del dollaro sviluppa debito, e questa è solo una piccola parte di tale rete di irregolarità che avviluppa la valuta. Coercizione, intimidazione, sanzioni commerciali e finanziarie, accerchiamento diplomatico, colpi di Stato, invasioni e assassini mirati sono alcune delle risorse utilizzate dagli Stati Uniti per mantenere tali condizioni commerciali fino ad oggi. Gli esempi più vividi nella memoria, i più scandalosi, sono quelli di Libia ed Iraq negli ultimi anni, dove l’intenzione esplicita di lasciare il sistema del petrodollaro devastò completamente i due Paesi.

Il declino della valuta di tutte le valute
Eliminando unilateralmente le condizioni di Bretton Wood durante l’amministrazione Nixon, gli Stati Uniti poterono permettersi una gigantesca capacità di debito che, a distanza di quattro decenni, è il punto di flessione del loro declino e della crisi del debito globale, che spesso provoca disastri come l’esplosione della bolla immobiliare nel 2008. I problemi della debolezza del dollaro, in parte dovuti all’emissione incontrollata ed intrinseca relazione col sistema di gioco di Wall Street (dove la maggior quantità di ricchezza è creata dalla minor quantità di lavoro) e del debito da trilioni di dollari degli Stati Uniti, già intaccano la credibilità di questa valuta. Ancora il 64% di tutte le riserve mondiali sono in dollari mentre l’euro è al 20%, anche se gli Stati Uniti hanno avuto deficit di bilancio in 41 degli ultimi 45 anni. Per molti Paesi questo è un enorme svantaggio perché gli investimenti in buoni del Tesoro USA nelle riserve della propria banca centrale diventano carta senza valore. Vi sono Paesi che vedono l’egemonia del dollaro come ostacolo allo sviluppo della propria sovranità e del buon sviluppo nell’economia globale, non solo quelli attaccati per volere la de-dollarizzazione della propria economia ma i Paesi BRICS ( Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). Questo gruppo di economie che costituiscono la più grande del mondo e l’asse con la maggiore crescita economica degli ultimi anni, precipita la crisi esistenziale del dollaro con la geopolitica. Il Venezuela, tra gli altri Paesi, ha subito sanzioni economiche dagli Stati Uniti che quasi sempre ostacolano, se non eliminano, la possibilità di acquisire le risorse necessarie per la vita quotidiana: cibo, input industriali, materie prime e persino prodotti lavorati, specialmente laddove gli Stati Uniti sono il principale partner commerciale.

Evasione dalla dipendenza dai petrodollari e dalle sanzioni
Poiché negli ultimi anni Cina e Russia hanno finanziato il budget militare nordamericano acquistando obbligazioni e cambiali che consentono al Tesoro di gestire tale deficit senza aumentare i tassi d’interesse, iniziato ad adottare alternative libere dall’influenza degli Stati Uniti. Insieme alla Russia, la Cina ha istituito un fondo di investimento del valore di 68 miliardi di yuan (10 miliardi di dollari), ed ha anche in programma di estendere l’accordo di scambio bilaterale per altri tre anni, e gli scambi tra di esse sono aumentati di un terzo nei primi otto mesi del 2017. Nel 2018 la Russia voleva collocare titoli di debito sovrano del valore di circa un miliardo di dollari, ma da scambiare in yuan. In questo modo, riecheggiava le azioni del governo cinese ed amplificava la portata dello yuan molto più come valuta alternativa al dollaro ottenendo finanziamenti e le riserve sovrane all’estero. La Cina aveva anche deciso di creare un indicatore in yuan del prezzo del petrolio greggio, ma ciò richiede che i Pesi produttori accettino lo yuan come forma di pagamento, che diventa sempre più attraente considerando gli incentivi offerti da un contratto di futures convertibili in oro come proposto di recente (Petroyuan). Esistono già accordi avanzati con Nigeria, Angola, Venezuela, Russia ed Iran per negoziare il greggio in yuan, e questo completa i primi passi per detronizzare il petrodollaro e creare un’economia dell’energia basata sullo yuan. Un sistema multipolare del commercio internazionale ridurrà la portata delle sanzioni arbitrarie da parte di un solo attore, come visto con Iran, Russia e Venezuela, che hanno delle alternative che in precedenza non esistevano. Cina, Russia, Paesi alleati dell’Eurasia, BRICSs, Shanghai Cooperation Organization e possibili aderenti come Iran e Turchia, si preparano a ridurre la vulnerabilità a un sistema bancario mondiale in bancarotta. Se ricorrono ad accordi bilaterali per liquidare il commercio trascurandolo, il dollaro USA decadrà come valuta di riserva globale e altre lo sostituiranno. Lo yuan cinese è il candidato principale.

Nuovi assi geostrategici, nuovi sistemi monetari
Senza la partecipazione di alcuni Paesi produttori di petrolio come Arabia Saudita, Russia, Iran, Indonesia e Venezuela, sarà difficile creare un mercato che faccia la differenza. L’Iran, in particolare, è stato tra i primi ad adottare la vendite del petrolio basandosi sullo yuan a causa delle sanzioni e persecuzione globale del dipartimento del Tesoro statunitense. Questi fu raggiunto dal Venezuela nel 2017. Per lo stesso motivo, la Russia accettava di negoziare petrolio in yuan nel 2015. Qualsiasi declino dello status del dollaro indebolisce gravemente la capacità di Washington di condurre una guerra economica contro la Russia e destabilizzare il fronte eurasiatico. D’altra parte, il grande progetto della Belt and Route Initiative (BRI) ha una componente integrante la valuta basata sull’oro che potrebbe cambiare l’equilibrio di potere globale a favore delle nazioni eurasiatiche, dalla Russia e le nazioni dell’Unione economica eurasiatica a Cina e tutta l’Asia. Il piano che ha portato la Cina ad incoraggiare l’uso dello yuan nel mondo contro il dollaro è inquadrato dalla necessità di finanziare il progetto di reti ferroviarie che colleghino la Cina all’Asia centrale, Russia, Europa e Medio Oriente nel contesto del BRI, consentendo il flusso via terra di merci nel nord, sud e ovest della Cina e non nell’Oceano Indiano, come avviene attualmente. La Asian Development Bank, ora guidata dal Giappone, con chiara influenza degli Stati Uniti, fece dei passi verso la Cina limitando l’importo del prestito da pagare per la costruzione di tale rete di infrastrutture. La costruzione di questa rete ferroviaria nel quadro della BRI consoliderà l’integrazione asiatica permettendo alla Cina l’accesso privilegiato alle risorse naturali strategiche dell’Asia centrale e allo stesso tempo di poter collocare le proprie merci in nuovi mercati. Il sistema di regolamento dei pagamenti diretti tra Cina e Russia sarà combinato con altri Paesi della BRI in Eurasia, BRICS e Venezuela nell’ambito di questo nuovo asse geopolitico; sarà un contributo alla creazione di questo sistema monetario alternativo, un’alternativa sostenuta dall’oro ed indipendente dal sistema del dollaro USA, politicamente esplosivo e speculativo, che proteggerà gli alleati dalla guerra finanziaria di Washington ed ‘Unione europea nei prossimi anni.

Il mondo nella pericolosa curva chiamata Venezuela
Si apprendeva che i rappresentanti della compagnia petrolifera statale saudita, Aramco, firmavano un accordo da 10 miliardi di dollari per costruire una raffineria e un complesso petrolchimico a Panjin (Liaoning, Cina) con le società del gigante asiatico, il progetto più costoso tra aziende cinesi e straniere. Questo progresso sembra allontanare dall’orbita imperiale i tradizionali alleati energetici, aumentando la pressione sul Venezuela per gli interessi corporativi che controllano la Casa Bianca oggi. Il Venezuela è al centro di una disputa globale, gli Stati Uniti cercano di continuare la corsa per contenere la preponderanza di Russia e Cina applicando una severa guerra economica e parapolitica contro il Venezuela, coll’obiettivo di forzare l’equilibrio di forze globale di nuovo verso il centro di gravità di Washington. La nostalgia del ritorno al ciclo ascendente della potenza statunitense, mobilita le azioni belluine contro il Venezuela e fa sapere, con pressioni finanziarie e distruzione intenzionale dell’economia nazionale, l’urgenza di superare il proprio declino.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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