Postura militare del Cremlino: parità strategica o superiorità militare assoluta sugli USA

Gilbert Doctorow, 24 febbraio 2019

Per la stragrande maggioranza degli statunitensi, anche nella dirigenza della politica estera, la domanda posta dal titolo può sembrare una barzelletta. Dopotutto, la superiorità militare assoluta su Russia e altri potenziali rivali nell’influenza globale era l’obiettivo della politica militare degli Stati Uniti negli ultimi venticinque anni o più, con enormi costi. Uno strumento per tale conseguimento fi il lancio del sistema noto come difesa missilistica globale, che in effetti circonda Russia e Cina, ponendo una minaccia massiccia attacchi missilistici simultanei che potrebbero sopraffare qualsiasi difesa. Per gli specialisti dell’intelligence del Pentagono, che probabilmente hanno osservato, come ho fatto, ciò che il Cremlino ha diffuso oggi nella sola versione russa, la questione di Mosca che cambia la situazione è assolutamente seria e scioccante. Quando Vladimir Putin descrisse pubblicamente gli ultimi sistemi d’arma all’avanguardia della Russia in fase di sviluppo e dispiegamento, un anno fa, nel discorso del 1 marzo 2018 alle legislature, affermò che questi sistemi assicureranno il ripristino della piena parità strategica cogli Stati Uniti. I media occidentali ridacchiarono. I politici statunitensi, con pochissime eccezioni, scelsero d’ignorare ciò che consideravano solo elettorato nazionale durante la campagna presidenziale che Putin avrebbe dovuto vincere facilmente. Era tutto un bluff, dissero. Nel discorso annuale, del 22 febbraio, il Presidente Putin approfondiva questi sviluppi sugli armamenti, riferendo quali sistemi entrano in servizio attivo, chiarendo che una di essi è la prevista risposta russa alle conseguenze del ritiro degli Stati Uniti dal Trattato sulle Forze armate intermedie (INF): i missili da crociera nucleari degli Stati Uniti, come il Tomahawk, puntati contro la Russia da punti da cui ridurranno il tempo di preavviso dell’attacco a Mosca a soli 10-12 minuti, costituendo un rischio esistenziale. Putin, essendo Putin, non precisava le minacce implicite del dispiegamento futuro dei nuovi sistemi d’arma russi. Rimase sempre educato ed aperto alla discussione nel discorso. Ma come già visto, affidava il compito di sottolineare ciò ad aderente del suo entourage, Dmitrij Kiseljov, primo amministratore di tutti i notiziari della televisione di Stato russa, fungendo anche da ancoraggio dell’ampiamente seguito Notizie della Settimana, notiziario riassuntivo mostrato su due canali federali la domenica sera. Per espandere la circolazione oltre il pubblico di Notizie della Settimana, il segmento che trattava dell’indirizzo di Putin e dei nuovi sistemi d’arma fu rilasciato come video di 10 minuti su youtube. E un riassunto delle informazioni nella trasmissione televisiva fu distribuito ancora dall’agenzia stampa associata, RIA Novosti.
Il punto centrale della trasmissione televisiva era sintetizzato in un paragrafo da RIA Novosti e si ripete qui, riferendosi alla minaccia dei tempi di allerta ridotti dei missili statunitensi e alla risposta “di riflesso” russa. Putin affermava che la Russia ha ora i mezzi per rispondere immediatamente e con pieno successo. Tali contromisure sarebbero dirette non solo ai Paesi che ospitano i missili statunitensi, ma ai “centri decisionali” che ne autorizzano l’uso, vale a dire negli Stati Uniti. Con più di un pizzico di sarcasmo, Putin aveva detto nel discorso che gli statunitensi sicuramente possono ancora contare, esortandoli a prendere in considerazione velocità e portata del nuovo sistema missilistico, che gli sarà schierato contro, prima di prendere qualsiasi decisione sull’adozione dei Tomahawk e simili in Europa.
Oggi veniva detto che il sistema missilistico russo che Putin aveva in mente come contromisura è lo Zirkon, un missile ipersonico in grado di volare a 11000 km/h e con un’autonomia di 1000 km. Può essere installato in sottomarini che già trasportano il missile da crociera Kalibr usato con grande efficacia nella campagna siriana. La gente di Kiseljov ora faceva i calcoli su ciò che lo Zirkon significherà per la sicurezza degli Stati Uniti. Cito RIA Novosti: “Se noi [russi], senza violare nulla o disturbare nessuno, dovremmo semplicemente localizzare negli oceani i nostri sottomarini equipaggiati coi lanciamissili Zircon, ognuno con 40 pezzi, nella zona operativa delle armi ipersoniche russe troviamo i centri decisionali di cui Putin parlava. Le nostre navi sono situate oltre i confini della zona economica esclusiva degli Stati Uniti che si estende a 200 miglia dalle coste. Duecento miglia è 370 chilometri. Possiamo tranquillamente posizionarci a 400 km dalle coste. Tutti questi centri decisionali non sono così lontani dalle coste. Diciamo altri 400 km. Quindi, un totale di 800 km. Lo Zirkon vola a 11000 km/h. Quindi per coprire gli 800 km impiega meno di cinque minuti. Questo è un problema che i bambini delle scuole elementari possono risolvere. Ecco qua, il tempo di volo”. E quali centri decisionali negli Stati Uniti saranno presi di mira dai russi? Sulla costa orientale: Pentagono, Camp David e Fort Ritchie nel Maryland. Sulla costa occidentale: McClellan Air Force Base in California e Jim Creek [Naval Radio Station] nello Stato di Washington. Ciò di cui parlava Kiseljov potrebbe essere definito “attacco decapitante” o “primo attacco” contro tutti i comandi strategici delle forze nucleari degli USA che lo lascerebbe incapaci di rispondere in modo coordinato. Dopo aver esposto questi fatti, Dmitrij Kiseljov segnalava a una squadra di giornalisti di aver descritto in dettaglio gli altri principali nuovi sistemi d’arma che Vladimir Putin menzionò per la prima volta un anno fa e ne parlava di passaggio il 22, aggiornandoci sullo stato delle loro prove e/o introduzione nelle forze armate. Tuttavia, non c’è bisogno che ce ne occupiamo, perché riflettono il vasto potenziale di attacco agli Stati Uniti che i russi apprezzerebbero dopo l’attacco decapitante dei Zirkon. O forse sarebbe meglio dire che questi sistemi duplicati operano in parallelo cogli Zirkon poiché molti sono pienamente in grado di penetrare ed eludere i sistemi antimissile statunitensi.
C’è stato, tuttavia, un punto particolarmente degno di nota nella relazione, una dichiarazione del Ministro della Difesa Shojgu che sottolineava l’elevata efficienza dello sviluppo delle armi in Russia che, aveva detto, costa centinaia di volte meno dei sistemi sviluppati dagli Stati Uniti da usare contro la Russia. Più il o i video aggiuntivi che ripresero il discorso di Putin che chiudeva la discussione sulle armi e la politica estera. Il presidente russo osservava che era sempre pronto a negoziare cogli Stati Uniti la limitazione delle armi ogni volta che gli Stati sono pronti a farlo su base equa. E continua a cercare relazioni corpose, reciprocamente vantaggiose e amichevoli cogli USA.
Come possiamo descrivere questa trasmissione russa? È una minaccia, pura e semplice? O c’è qualcos’altro che il Cremlino ha in mente? Si potrebbe dire che l’intenzione era avvertire gli Stati Uniti di tornare in sé e riconsiderare il ritiro dal Trattato INF. In caso contrario, è un avvertimento a non pensarci nemmeno di disporre missili da crociera in Europa, per timore che i russi procedano con lo spiegamento dei Zirkon. Tuttavia, è anche possibile vedere l’annuncio del Cremlino come la presunzione che la Russia assuma la superiorità militare strategica sugli Stati Uniti, cioè appropriandosi di ciò che accusa agli Stati Uniti di aver tentato di raggiungere nei confronti della Russia con accerchiamento e avanzamento della NATO verso i confini russi. A questo proposito, va prestata attenzione a un’altra trasmissione televisiva russa del 23 febbraio, cioè il giorno dopo il discorso di Putin. Questa era una lunga intervista a Jakov Kedmi, scienziato politico israeliano ed esperto di intelligence che parlava via video da Tel Aviv al più autorevole talk show politico della Russia, Serata con Vladimir Solovjov. Kedmi è un ospite frequente nello show di Solovjov, sia di persona che in collegamento video. È una personalità colorita dalle intuizioni insolite nella politica militare ed estera della Russia e del Medio Oriente. Ex-cittadino sovietico, “refusenik” ebreo a cui erano stati a lungo negati il diritto di emigrare, ma alla fine partito per Israele, fece carriera in una delle agenzie di intelligence israeliane e fu dichiarato persona non grata in Russia. Poi, circa cinque o sei anni fa, il diritto di viaggiare in Russia gli fu ripristinato e da allora appare alla televisione russa. Nell’analisi del discorso di Putin e del nuovo atteggiamento per la sicurezza della Russia, Kedmi sosteneva che, grazie agli ultimi sistemi d’arma, il Paese è ben posizionato per stabilire la superiorità strategica assoluta sugli Stati Uniti. Per rispondere alla sfida di queste armi, gli Stati Uniti dovranno fare enormi investimenti che non potranno permettersi a meno che non taglino la rete globale di basi militari. Forse l’osservazione più interessante e rilevante di Kedmi è la novità della risposta russa alla sfida dell’accerchiamento statunitense. Notò che negli ultimi 200 e più anni gli Stati Uniti si consideravano sicuri dai nemici data la protezione degli oceani. Tuttavia, con la nuova minaccia militare russa, gli oceani diventeranno il punto più vulnerabile delle difese nordamericane, da cui può arrivare l’attacco decapitante.
Ora la palla è nel campo statunitense. Molto dipenderà dal modo in cui Washington risponderà alla sfida russa e dal fatto che le linee rosse russe sull’installazione dei missili da crociera in Europa siano violate.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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