Il Venezuela aumenta le forniture di petrolio per l’India

De-dollarizzazione: India e Giappone attivano un accordo di cambio per 75 miliardi di dollari
Sputnik 28.02.2019

L’anno scorso, diversi paesi, tra cui l’India, iniziavano a prendere misure per ridurre la dipendenza dalla valuta statunitense nei pagamenti del commercio estero, a seguito delle sanzioni economiche e dei conflitti commerciali innescati da Washington. La mossa indo-giapponese fa parte di questa tendenza.
India e Giappone attivavano l’accordo di scambio delle valute da 75 miliardi di dollari con la firma di un nuovo Bilateral Swap Arrangement (BSA) tra Reserve Bank of India e la Bank of Japan. Il nuovo BSA consente all’India di accedere a 75 miliardi di dollari USA, mentre il prevedeva 50 miliardi. Il BSA come meccanismo di pagamento del commercio estero veniva negoziato tra India e Giappone durante la visita del Primo Ministro Narendra Modi a Tokyo, il 29 ottobre 2018. “L’accordo sul BSA diventava effettiva il 28 febbraio 2019. L’India può accedere all’importo concordato di 75 miliardi di dollari in valuta nazionale, al fine di mantenere un adeguata bilancia dei pagamenti o liquidità a breve termine”, dichiarava il Ministero delle Finanze. L’accordo è flessibile e consente all’India di accedere a importi parziali del BSA secondo le esigenze nell’ambito del cambio di valuta, e in qualsiasi momento. Accogliendo favorevolmente l’accordo, il governo indiano espresse gratitudine al Giappone. “Questo è nello spirito di una forte partnership e porta avanti la partnership strategica: questa cooperazione finanziaria rafforzerà ulteriormente i forti legami economici tra India e Giappone”, aggiungeva la dichiarazione ufficiale.
L’India, sesta economia mondiale, aveva difficoltà a pagare i principali partner commerciali come Iran, Russia e Venezuela dopo che l’amministrazione Trump gli aveva imposto sanzioni economiche. Con Russia ed Iran, il governo indiano cercava di stabilire un meccanismo per effettuare pagamenti delle importazioni in valuta nazionale. Lo scorso dicembre, il Ministero delle Finanze indiano notificava il tasso di cambio con lira turca e won coreano per facilitare gli scambi commerciali con questi due Paesi e facilitare la conversione delle rispettive valute in rupie indiane e viceversa. Sempre il 4 dicembre 2018, India ed Emirati Arabi Uniti firmavano un accordo di currency swap per 35 miliardi di rupie o 1,8 AED (circa 496 milioni di dollari) per ridurre la dipendenza dal dollaro USA nel commercio bilaterale.

Il Venezuela aumenta le forniture di petrolio per l’India
Joaquin Flores, FRN 28 febbraio 2019

Il Venezuela ha riorientato le forniture di petrolio sul mercato indiano e anche alcuni Paesi dell’UE dopo le sanzioni statunitensi che portava a una forte riduzione delle forniture statunitensi. Alla fine di gennaio, la compagnia petrolifera di Stato venezuelana PDVSA smetteva di fornire petrolio al mercato statunitense. A gennaio 2017, il Venezuela aveva fornito 749 mila barili al giorno agli Stati Uniti e 528 mila barili nel gennaio 2018, secondo le statistiche del commercio statunitense. Questo importante sviluppo è stato persino riconosciuto dal blog dei miliardari atlantisti The Wall Street Journal. Dopo che gli Stati Uniti avevano imposto sanzioni contro la PDVSA venezuelana il 28 gennaio 2019, le esportazioni verso gli Stati Uniti diminuivano da 484mila barili al giorno a gennaio a 149mila barili al giorno a febbraio. Ciò portava al riempimento dei serbatoi di stoccaggio del petrolio in Venezuela e alla cessazione del movimento delle petroliere al largo del Oaese. Per dicembre – gennaio, le esportazioni totali di petrolio diminuivano di oltre il 10%. Tuttavia, il 27 febbraio, il Ministro del Petrolio del Paese Manuel Quevedo, dichiarava che la riduzione dell’invio di petrolio negli Stati Uniti veniva compensata dal traffico di petroliere verso altri Paesi, come l’India in particolare.
L’India, così come alcuni Paesi dell’UE, riconosce Maduro come presidente del Venezuela democraticamente eletto e dotato di poteri costituzionali. Secondo Kpler, società d’intelligence che fornisce “soluzioni per la trasparenza nei mercati dell’energia”, le consegne all’India a febbraio aumentavano di 40mila barili al giorno. A metà febbraio, Quevedo aveva già annunciato piani per espandere le esportazioni di petrolio in India, spiegava PRIME. “Vendiamo oltre 300mila barili al giorno ai compratori indiani. Vogliamo raddoppiare questa cifra”, aveva detto il ministro in merito ai piani del Venezuela. Uno dei consumatori di questo petrolio in India è Nayara, che possiede numerose raffinerie e una rete di distributori di benzina. La compagnia è in comproprietà con la russa “Rosneft”, che possiede circa il 49,13% di Nayara. Alcuni Paesi dell’UE, indipendentemente dalla posizione nominale su Maduro, si rifiutavano di partecipare alle sanzioni degli Stati Uniti e salutavano l’acquisto di petrolio venezuelano. Sorprendentemente, le forniture al Regno Unito a febbraio aumentavano di 11mila barili al giorno. L’esportazione veniva effettuata anche per le raffinerie di Norvegia, Svezia e Spagna. Tuttavia, vi sono numerosi acquirenti che, per timore delle sanzioni, rifiutavano di acquistare petrolio venezuelano. In particolare, l’ENI smetteva di comprare.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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