La CIA e il Venezuela: ciò che apprendiamo dagli archivi

TJ Coles, Internationalist 360°, 27 febbraio 2019

Gli archivi pubblici della CIA mostrano che l’obiettivo dei politici statunitensi, indipendentemente dal partito politico, è monitorare le attività delle nazioni straniere, in particolare quelle ricche di risorse. Nel 2017, l’allora direttore dell’US Central Intelligence Agency (CIA), Mike Pompeo, dichiarò: “siamo molto fiduciosi che possa esserci una transizione [politica] in Venezuela e che la CIA stia facendo del suo meglio per capire la dinamica lì [sic], in modo che possiamo comunicarlo al nostro dipartimento di Stato e agli altri”. Il monitoraggio della CIA sulla situazione politica e le interferenze in Venezuela non è, naturalmente, una novità. Già nell’aprile del 2002, pochi giorni prima del colpo di Stato che destituì temporaneamente il Presidente Hugo Chávez, un Senior Intelligence Executive anticipò la rimozione di Chávez da parte dell’esercito venezuelano. Coll’attuale crisi in Venezuela che s’intensifica, grazie in gran parte all’apparato di intelligence degli Stati Uniti, vale la pena esaminare gli archivi della CIA declassificati o parzialmente declassificati del Venezuela. Gli archivi includono promemoria, note informative e rapporti dell’agenzia stessa, nonché dal National Intelligence Estimate. Gli archivi sul Venezuela risalgono alla fondazione della CIA alla fine degli anni ’40. Con l’eccezione dei dati più recenti ottenuti in base alle richieste del Freedom of Information Act, molti dei quali richiesti da Eva Golinger, i dati terminavano negli anni ’80. Quelli rilasciati finora rivelano molto sugli atteggiamenti profondamente radicati dei pianificatori della Guerra Fredda.
I documenti della CIA rivelano che: 1) Il principale interesse degli Stati Uniti in Venezuela dagli anni ’40 fino almeno agli anni ’80 non è solo il petrolio, ma il ruolo del Venezuela nella regione come simbolo del successo della “democrazia costituzionale”, cioè del potere degli Stati Uniti; 2) Il tipo di “democrazia costituzionale” sostenuta dagli Stati Uniti era una facciata perché i dati riconoscevano anche che l’esercito, non il Congresso, aveva il vero potere politico; 3) La CIA e le facoltose élite imprenditoriali del Venezuela condivisero la confusione del blando socialismo di Stato col “comunismo”; e 4) Gli analisti dell’intelligence sostenevano due convinzioni contraddittorie, secondo cui i venezuelani erano ricchi sotto il patronato degli Stati Uniti, ma riconoscevano anche che metà della popolazione viveva in povertà. I documenti storici rafforzano le prove che, come i politici di tutti gli imperi, le élite statunitensi pensano agli Stati nazionali sovrani in termini di sfruttamento.
Dopo la seconda guerra mondiale, i vittoriosi pianificatori statunitensi elaborarono mappe delle aree del mondo più vantaggiose per le corporation statunitensi. Durante questo periodo, il Venezuela (nell’emisfero occidentale) esportò due terzi del petrolio nelle Indie occidentali per la raffinazione. Un rapporto dell’intelligence declassificato della metà del 1948 osservava che “le condizioni politiche sono generalmente favorevoli” agli interessi degli Stati Uniti nelle Indie occidentali e nell’emisfero occidentale, ma conclude che gli oleodotti sono vulnerabili al sabotaggio da parte di “agenti addestrati”. La difesa faceva affidamento sul petrolio per i suoi mezzi, “tali agenti potrebbero seriamente compromettere la capacità degli Stati Uniti di prepararsi o condurre una guerra”. Il rapporto osservava che il regime al potere di Rómulo Betancourt (1945-48) si allontanò dalla sfera di influenza sovietica. Tuttavia, gli “scioperi per gli stipendi del lavoro nel settore petrolifero potevano sfuggire di mano e portare a una notevole riduzione della produzione, anche se non ci fosse alcuna intenzione intenzionale di sabotare”. È significativo che la CIA abbia considerato gli scioperi dei lavoratori un atto di sabotaggio industriale. “Anche gli scioperi di altri sindacati delle industrie connesse (ad esempio il trasporto) dai quali il controllo comunista poteva non essere stato ancora eliminato potrebbero avere effetti avversi simili”. Va notato che “comunista” con una grande C, era il termine collettivo utilizzato dalla CIA per descrivere una realtà in gran parte inesistente. In senso letterale, c’era il Partito Comunista del Venezuela, ma la parola era usata dalla CIA per descrivere la popolazione in generale. Il rapporto conclude che la cosiddetta migrazione slava in Venezuela continuò negli anni del dopoguerra e che “è del tutto possibile che agenti ben addestrati possano essere stati inclusi tra i quasi 3000 migranti”, tale era il livello di paranoia dell’epoca. Possiamo tracciare inquietanti paralleli col presente. Proprio come gli Stati Uniti hanno sostenuto Betancourt, che divenne sempre più di destra, il presidente degli Stati Uniti Trump sostiene capi come Bolsonaro in Brasile, per rovinare i sindacati. Possiamo anche trovare somiglianze tra i pianificatori del dopoguerra che presumevano che gli immigrati russi in Venezuela fossero cellule dormienti sovietiche e chi oggi crede che la Russia influenzi in modo significativo la politica statunitense.
Dato l’interesse delle multinazionali statunitensi a indebolire i sindacati, è importante notare che un rapporto della CIA del dicembre 1948 ammetteva che “una grave spaccatura esisteva nel movimento operaio venezuelano a seguito di intrighi indetti dalle compagnie petrolifere straniere”. Concludeva che, “a causa del fatto che i lavoratori non erano uniti, il recente colpo di Stato militare fu reso molto facile”. Nel maggio 1950, il governo venezuelano emise un decreto che bandiva il Partito Comunista. L’elezione di Betancourt (1959-64) fu il seguito del rovesciamento del dittatore Pérez Jiménez. “Il Venezuela ha una storia di stretti legami cogli Stati Uniti, basati sull’interesse reciproco dei due Paesi nello sviluppo dell’industria petrolifera venezuelana”. Così dice un rapporto della National Intelligence Estimate del 1961. Prove che Cuba rifornisse i comunisti anti-Betancourt con le armi era “in gran parte circostanziale”, diceva un altro rapporto. I documenti reiterano gli interessi delle corporation statunitensi in Venezuela, non solo il petrolio, ma le banche che traevano profitto dalle entrate petrolifere. La popolazione di maggioranza cattolica poteva essere manipolata facendogli credere che i comunisti laici e la sinistra fossero una minaccia per la religione e quindi il suo stile di vita. Un rapporto sulla visita del Presidente degli Stati Uniti in Venezuela alla fine del 1961, incluso l'”impatto propagandistico”, elogiava la visita come “vittoria decisiva contro gli estremisti comunisti e altri gruppi di sinistra”. Lo sforzo propagandistico comprendeva il sostegno di Kennedy alla Chiesa cattolica contro i comunisti senza dio. Facendo cenno a dove si trovasse il vero potere, il rapporto osservava: “Credito speciale è dovuto alle autorità civili e ancora di più ai militari”. Accennando anche all’opposizione degli Stati Uniti alla diversità politica in Venezuela, il rapporto osservava inoltre che “la visita venezuelana mostrava l’importanza di minimizzare i partiti presidenziali rendendo così più facile al loro governo e alle nostre missioni diplomatiche prendersene cura nel modo più efficiente”.
Nel 1963, la CIA descriveva il Venezuela come “primo esempio di un Paese che tentava un rapido progresso sociale ed economico attraverso la democrazia costituzionale”. Questo fu aiutato dalla Missione degli Aiuti degli Stati Uniti, che prevedeva l’addestramento della polizia. Più avanti, vedremo come altri documenti confermano che i venezuelani più poveri consideravano le forze di polizia addestrate negli Stati Uniti peggio dei terroristi comunisti che attaccavano gli interessi degli Stati Uniti. La democrazia costituzionale di cui gli analisti erano così orgogliosi coinvolse anche l’incarcerazione per mano di Betancourt di una mezza dozzina di parlamentari di sinistra durante le elezioni. Il rapporto rileva che Betancourt “ha usato un’ampia interpretazione dei suoi poteri esecutivi”. Riferendosi al cristiano e moderatamente sociale Partido Social Cristiano COPEI, conclude che “Betancourt godrà probabilmente anche del sostegno della leadership della COPEI e della comunità imprenditoriale mentre la repressione contro i terroristi continua”. Nel luglio 1963, il direttore della CIA John McCone consigliò il segretario di Stato Dean Rusk affermando che in passato ci furono “gravi carenze nei servizi di sicurezza interna del governo venezuelano” guidati dall’alleato degli Stati Uniti Pérez Jiménez. Se l’estradato Jiménez tornasse, “sarebbe certamente difficile… fornirgli un’adeguata protezione in qualsiasi normale situazione carceraria”, quindi era meglio che gli Stati Uniti continuassero a sostenere Betancourt. Un rapporto della CIA descriveva Betancourt come “un ex-comunista diventato nettamente anticomunista”. Molti comunisti furono “eliminati” dall’esercito dopo le rivolte del 1962. Il Partito Comunista del Venezuela, dice la CIA, aveva “infiltrato [ed] istruito movimenti sindacali, media e gruppi giovanili. In altre parole, la CIA riteneva che “comunisti” significasse la società civile. La dittatura di Jiménez “tendeva a tollerare una quantità limitata di attività comuniste”. Negli anni ’60, il coinvolgimento comunista nella politica parlamentare del Venezuela “era più responsabilità di [Jiménez]” che di Betancourt.
Un memorandum segreto in parte redatto dalla CIA sul terrorismo in Venezuela, nel 1963, affermava che i terroristi, “in primis la Forza Armata di Liberazione Nazionale dominata dai comunisti” (FALN), volevano indurre i militari a rovesciare il governo nella speranza che potessero cavalcare onda del colpo di Stato. Le FALN attaccarono gasdotti, polizia, militari e soprattutto “obiettivi statunitensi”. Rilevava inoltre che “la principale minaccia sovversiva proviene dall’estrema sinistra, dalle forze comuniste e castriste che sperano di rimodellare il Venezuela sulla falsariga della Cuba di Castro”. Ma i cosiddetti estremisti, dice il rapporto, “sono limitati nei numeri”. Un rapporto della NIE (National Intelligencence Estimate) citava il desiderio di “riforme sociali ed economiche ordinate” in Venezuela sotto il governo di Betancourt o di un successore. Il rapporto rilevava che il Venezuela è “un Paese straordinariamente ricco in termini di risorse naturali e finanziarie”. Le tensioni economiche, affermava il rapporto NIE, possono essere ricondotte alla tensione tra l’infrastruttura militare del sistema politico del Paese e la transizione verso “uno Stato assistenziale democratico”. Betancourt, dice la NIE, era osteggiato da” estremisti di sinistra” (cioè i comunisti politici dalla grande C) e “elementi di estrema destra”. Descriveva le relazioni degli Stati Uniti con Betancourt come “cordiali”.
Facendo leva sulla nostra comprensione di chi fossero le élite di tutti i Paesi considerati comunisti, il rapporto prosegue affermando che “I ricchi… esercitano un’influenza politica sostanziale… Secondo molti di loro, il socialismo democratico del partito Acción Democrática di Betancourt (AD), equivale al comunismo”. Ancora una volta, possiamo tracciare inquietanti paralleli coi repubblicani di Trump che oggi si trovano così a destra che vedono i neoliberali di centro-destra del Partito Democratico come socialisti entusiasti. Tornando in Venezuela, mentre la cosiddetta estrema sinistra si oppose al governo dell’AD per le sue lente riforme, “alcuni esponenti di destra continuavano a cospirare con elementi militari reazionari per rovesciare il regime”, lasciando Betancourt a rischio sia da sinistra che da destra. Tuttavia, “Negli affari mondiali, il Venezuela continuerà a sostenere l’occidente contro il Blocco Comunista sulla maggior parte delle questioni all’ONU e altrove”. I rapporti confermavano anche che la cosiddetta democrazia costituzionale in Venezuela era una facciata. “I militari continueranno ad essere l’arbitro ultimo del potere politico in Venezuela”, affermava un rapporto della NIE dei primi anni del 1964. “Il successo o il fallimento in del presidente Raul Leoni (1964-69) sarà di grande importanza per gli Stati Uniti”. Accennando all’accompagnamento degli Stati Uniti nella potenziale violenza di Stato contro il pubblico (“comunisti”), rilevava che Leoni “probabilmente dovrà ricorrere a volte a misure straordinarie come la sospensione delle garanzie costituzionali per contenere la minaccia dell’insurrezione entro limiti tollerabili (secondo gli standard venezuelani)”. Lo stesso rapporto rilevava che a metà degli anni ’60, gli investimenti di capitale USA in Venezuela ammontavano a 3 miliardi di dollari, “superati solo dai nostri investimenti in Canada e Regno Unito”. Oltre all’importanza strategica del Venezuela, “il più grande esportatore al mondo” di petrolio, il “Venezuela” ha un grande valore simbolico per la nostra politica in America Latina. “Ma il problema è che il Venezuela è rimasto” l’unico Paese latinoamericano in cui gli estremisti di sinistra… potevano sostenere un livello impressionante insurrezionale”. La popolazione viveva in povertà, affermava il rapporto, aggiungendo che i 300000 abitanti della capitale, Caracas, “consideravano il governo e la polizia, non i terroristi, come i suoi principali antagonisti [sic]”. È un commento interessante su chi esattamente la popolazione considerasse i veri terroristi.
Verso la metà degli anni ’70, il Venezuela aveva nazionalizzato le sue industrie petrolifere e del ferro. Nel 1977, la CIA era preoccupata per “l’aumento dell’influenza e dell’assertività dei Paesi in via di sviluppo… le cui ambizioni e attività sembrano sempre più complicare gli sforzi degli Stati Uniti nel fronteggiare problemi globali e, soprattutto, regionali”, ma prevedendo una crisi economica o addirittura un crollo. Il Venezuela voleva “sostituire la forte dipendenza dagli Stati Uniti con crescente regionalismo ed interdipendenza col Terzo mondo”. La CIA notava gli sforzi del presidente Carlos Andrés Pérez (1974-79) per “reintegrare Cuba nel Sistema americano”, sforzi che si prevedevano lenti e in gran parte infruttuosi. Negli anni ’80, col crollo delle entrate petrolifere e “programmi di aggiustamento strutturale” imposti dal Fondo Monetario Internazionale, il Venezuela scatenò l’austerità sui suoi cittadini; o “ridurre la spesa del settore pubblico e prendere prestiti sotto controllo, e… migliorare la reputazione scadente del Paese”, come descriveva un rapporto dei servizi segreti. Nel 1982, la CIA notò che il Venezuela forniva “aiuti” al vicino El Salvador, le cui forze sostenute dagli Stati Uniti erano impegnate in una brutale guerra controinsurrezionale (1979-92). Per quanto riguarda Cuba, “Crediamo che il governo venezuelano (1979-84) del Venezuela … veda Cuba come minaccia ai suoi interessi a lungo termine nel bacino caraibico”. Come nelle relazioni con Cuba, l’integrazione del Venezuela nel movimento dei non allineati non sembrava allarmare la CIA: “ci aspettiamo che questo causi pochi cambiamenti nella politica estera filo-occidentale del Venezuela”. Avevano ragione, fin quando un certo Hugo Chávez arrivò…
Dovremo attendere la declassificazione di altri dati secondo la regola dei trent’anni, spesso violata . Ma quelli già disponibili dimostrano che qualsiasi partito politico controlla Casa Bianca e Congresso, l’obiettivo dei politici statunitensi è monitorare le attività delle nazioni straniere, in particolare quelle ricche di risorse in cui le società statunitensi hanno grandi investimenti. La vittoria presidenziale di Hugo Chávez nel 1999 fu uno shock per l’establishment politico statunitense. Una nazione con politiche filo-statunitensi da così a lungo e prevedibili, improvvisamente divenne un’economia al servizio degli interessi del proprio popolo.

Il Dr. TJ Coles è un ricercatore associato presso l’Organizzazione per gli studi della propaganda e autore di diversi libri, tra cui Human Wrongs (2018, iff Books).

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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