Il motivo da trilioni di dollari per cui gli USA appoggiano il terrorismo contro la Cina

Tony Cartalucci, LDR, 26 febbraio 2019

Nell’ambito dello sforzo più ampio e concertato per circondare e contenere la Cina, una campagna di disinformazione veniva intrapresa dai media occidentali contro la massiccia spesa infrastrutturale globale di Pechino conosciuta come Belt and Road Initiative (BRI). Un esempio recente e particolarmente orribile di ciò è un articolo di Business Insider intitolato “Questa mappa mostra il motivo da mille miliardi di dollari per cui la Cina opprime più di un milione di musulmani”. L’articolo ampiamente diffuso dai fronti finanziati dall’occidente citati nell’articolo stesso, tra cui Human Rights Watch (HRW) il cui direttore esecutivo, Kenneth Roth, avrebbe reclamato in un post sui social media: “La detenzione di massa dei musulmani uiguri in Cina è guidata [non] solo dall’islamofobia, ma anche dalla centralità della loro regione del Xinjiang all’iniziativa Cintura e Via della Cina”. Le affermazioni che la politica cinese sia “guidata dall’islamofobia” sono particolarmente assurde. Il più stretto alleato e partner della Cina nella regione è il Pakistan, una nazione indubbiamente a maggioranza musulmana. Roth non spiega mai perché la “centralità” del BRI guidi le “detenzioni di massa” nello Xinjiang quando progetti infrastrutturali cinesi altrove, in Cina e all’estero, anche nel Pakistan musulmano, non prevedono né richiedono tali “detenzioni”. Manca assolutamente qualcosa a Business Insider, Human Rights Watch e resto della narrativa Xinjiang dei media occidentali.
L’articolo di Business Insider afferma: “Pechino ha iniziato a rovinare la vita degli uiguri nello Xinjiang. I funzionari dicono che la repressione è un’operazione necessaria contro il terrorismo, ma gli esperti dicono che in realtà protegge i sui progetti del BRI”. Tali “esperti” non spiegano mai perché i funzionari di Pechino sentano la necessità di “proteggere i loro progetti del BRI”. Né spiegano da chi devono proteggersi. L’ovvia spiegazione è infatti che, come dichiara Pechino, lo Xinjiang affronte a una significativa minaccia terroristica. Una minoranza nella popolazione uigura dello Xinjiang è indubbiamente radicalizzata commettendo numerosi attacchi terroristici di alto profilo non solo nello Xinjiang, ma in tutta la Cina, negli ultimi anni. Un articolo di Reuters pubblicato da Business Insider nel 2014, intitolato “Gli attaccanti coi coltelli nella stazione ferroviaria cinese lasciano 27 morti, 109 feriti “, descrive solo uno dei numerosi attacchi degli estremisti uiguri. Un articolo di Reuters del 2015, pubblicato da Business Insider, confermava che gli aggressori erano in realtà terroristi uiguri. La stazione ferroviaria di Kunming si trova a oltre 2000 miglia dalla regione dello Xinjiang, illustrando la portata della minaccia terroristica che Pechino affronta. Nonostante tali precedenti e ben note ammissioni pubblicate dalla stessa Business Insider, la piattaforma mediatica e molte altre, insieme a facciate come HRW, illustrano spudoratamente ignoranza sui reali problemi della sicurezza della Cina oggi nel Xijiang.

La propaganda occidentale inverte la realtà
L’articolo di Business Insider affermava: “Il governo cinese da anni incolpa gli uiguri di terrorismo e afferma che il gruppo importa l’estremismo islamico in Asia centrale. Ma c’è un’altra ragione per cui Pechino vuole reprimere gli uiguri nello Xinjiang: la regione ospita alcuni degli elementi più importanti della Belt and Road Iniziative (BRI), il progetto commerciale avanzato della Cina”.
Qui Business Insider inverte deliberatamente causa ed effetto, affermando che la Cina reprime gli uiguri semplicemente perché segmenti vitali del suo progetto BRI passano dallo Xinjiang, invece che per il terrorismo reale che minaccia un corridoio economico essenziale. E come rivela la mappa di Business Insider, il BRI cinese attraversa molte altre regioni della Cina e non solo, comprese le regioni dominate da comunità musulmane prive di simili tensioni.

Il terrorismo uiguro è reale
È chiaro che Business Insider, HRW e altri deliberatamente attaccano la politica cinese nello Xinjiang travisando la causa principale dell’estremismo uiguro. Ma l’articolo stesso ammette una minaccia per la sicurezza molto reale, affermando: “La Cina accusava i terroristi uiguri d’incitare violenze in tutto il Paese almeno dagli inizi del 2000, poiché molti separatisti uiguri hanno lasciato la Cina per posti come Afghanistan e Siria per diventare combattenti”. Voce dell’America (VoA), finanziata dal dipartimento di Stato degli USA, in un articolo intitolato “Gli analisti: i jihadisti uiguri in Siria potrebbero minacciare” ammetteva: “Gli analisti avvertono che il gruppo jihadista del Turkistan Islamic Party (TIP) nella Siria nordoccidentale potrebbe rappresentare un pericolo per la volatile provincia d’idlib della Siria, dove gli sforzi continuano a mantenere un fragile cessate il fuoco tra Russia e forze del regime siriano e i vari gruppi ribelli. Il TIP dichiarava l’emirato islamico ad Idlib alla fine di novembre ed è rimasto al riparo da autorità e media grazie al basso profilo. Fondato nel 2008 nella regione nord-occidentale cinese dello Xinjiang, il TIP è stato uno dei maggiori gruppi estremisti in Siria dallo scoppio della guerra civile nel Paese nel 2011. Il TIP è composto principalmente da musulmani uiguri provenienti dalla Cina , ma negli ultimi anni ha incluso anche altri combattenti jihadisti”. L’articolo ammetteva inoltre che 3000 militanti potrebbero aver combattuto per il TIP in Siria mettendo in guardia contro la possibilità che questi militanti possano trasferire le loro azioni in Cina. Tali ammissioni, anche dei media statali ufficiali statunitensi, illustrano l’attuale campagna di disinformazione contro Pechino per la presunta “repressione” e significa che gli interessi speciali occidentali, incluso il governo statunitense, minano gli sforzi legittimi della lotta al terrorismo della Cina.

Gli Stati Uniti fomentano intenzionalmente le violenze nello Xinjiang per interrompere il BRI
Ma gli indizi persino nell’articolo di Business Insider rivelano che il supporto degli Stati Uniti nel minare la sicurezza interna cinese va ben oltre la semplice disinformazione. Tra gli “esperti” Business Insider cita Rushan Abbas, descritta dall’articolo come “attivista uigura in Virginia”. Quello che l’articolo omette intenzionalmente è che Abbas è in realtà una vecchia impiegata e contractor del governo degli Stati Uniti, come ammette nella sua biografia pubblicata da una società di consulenza di Washington DC per cui lavora: “Rushan Abbas ha una vasta esperienza di lavoro con agenzie governative degli Stati Uniti, tra cui Homeland Security, dipartimento della Difesa, dipartimento di Stato, dipartimento della Giustizia e varie agenzie di intelligence statunitensi”.
La biografia ammette anche: “Fu anche impiegata presso L-3 come consulente presso Guantanamo Bay, a Cuba, a sostegno dell’operazione Enduring Freedom nel 2002-2003 e come reporter di Radio Free Asia”. Abbas ha anche lavorato come linguista e traduttrice per diverse agenzie federali, tra cui dipartimento di Stato, Guantanamo Bay, a Cuba e il presidente George W. Bush e l’ex first lady Laura Bush. L’affermazione che i membri della famiglia furono rapiti a causa del loro “attivismo” negli Stati Uniti rientra nel modello delle “violenze” ai diritti umani usate per dipingere gli obiettivi dell’aggressione degli USA nella peggiore luce possibile. Abbas è solo uno dei tanti che lavorano a Washington DC per sostenere ciò che è il separatismo uiguro apertamente sostenuto dagli USA nello Xinjiang. Il National Endowment for Democracy (NED), organizzazione finanziata dal governo degli Stati Uniti dedita all’interferenza politica in tutto il mondo, ha un’intera pagina dedicata allo “Xinjiang/Turkestan orientale”, il Turkestan orientale è lo stato che gli estremisti uiguru cercano di ritagliarsi dai territori riconosciuti internazionalmente come Cina. Le organizzazioni sovversive che promuovono apertamente il separatismo come il World Uyghur Congress (WUC) hanno uffici a Washington DC e ricevono denaro e sostegno direttamente dal governo degli Stati Uniti. Inoltre un segreto ben noto è l’ampia quantità di armi, equipaggiamento, denaro e altro materiale fornito dagli Stati Uniti ai terroristi in guerra col governo siriano, tra cui i terroristi uiguri, come ammesso dalla stessa VOA. Da Washington DC, ai campi di battaglia della Siria settentrionale, allo Xinjiang, gli Stati Uniti coltivano apertamente una vasta minaccia terroristica come ostacolo significativo alla BRI cinese.
Il pubblico è davvero intenzionato a credere che una minaccia terroristica sponsorizzata dallo Stato e tesa a paralizzare un corridoio economico da svariati trilioni di dollari non sia ragione sufficiente per Pechino per lanciare una vasta campagna antiterrorismo? Washington non solo fomenta il terrorismo nella Cina occidentale, ma tenta di paralizzare la risposta delle operazioni di sicurezza interna di Pechino, il tutto sfruttando e abusando della difesa dei diritti umani e rappresentando la vittima del terrorismo sponsorizzato dagli Stati Uniti come colpevole. Che tale contesto sia intenzionalmente omesso da Business Insider e Kenneth Roth di Human Rights Watch dimostra che l’occidente persegue la guerra contro la Cina e la sua espansione economica non solo sul terreno, da Washington a Siria e Xinjiang, ma nel campo delle informazioni pure.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente Operazione Northwoods Successivo Final Steps of the Multipolar Revolution: Containing the US in Europe