Dopo il fallimento, USA, gruppo di Lima e opposizione venezuelana optano per la soluzione militare

Álvaro Verzi Rangel, CLAE, 24/02/2019

L’ingresso fallito del cavallo di Troia degli “aiuti umanitari”, il piano interventista di Stati Uniti ed opposizione venezuelana cercherò di tenere ora, sotto l’ombrello dell’Organizzazione degli Stati americani (in realtà il cosiddetto Gruppo di Lima), di formerebbe una forza combinata che entri in Venezuela, come fatto ad Haiti nel 2004. Sotto l’egida del vicepresidente statunitense Mike Pence sicuramente il gruppo allineato a Washington accetterà altre sanzioni contro il Venezuela per chiudere ulteriormente l’assedio finanziario, col “falso positivo” su ogni violenza o reazione delle Forze Armate Nazionale Bolivariane (FANB). La reazione negativa è non obbedire ai loro ordini. Ma hanno un problema serio: l’unità mostrata dall’esercito venezuelano genera un “rimbalzo” sulle controparti brasiliane e soprattutto colombiane. La denuncia di Maduro, la confessione del capo colombiano Iván Duque al suo padrone Donald Trump, in una conversazione telefonica, che l’esercito colombiano non sarebbe disposto ad essere trascinato in un conflitto (almeno aperto) col Venezuela, costituisce un ostacolo molto importante sulla rotta dei falchi di Washington. La sua “road map” non funziona, forse perché nonostante crei una realtà virtuale, c’è ancora la realtà che ha costretto il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton a cancellare il viaggio in Corea del Sud per discutere dei “colloqui sul nucleare” con la Corea democratica, tema di base per l’aspirazione alla rielezione di Trump nel novembre 2020. Nel frattempo, il rappresentante speciale per il Venezuela, Elliot Abrams, insiste su un’operazione come quella realizzata con la “contra” del Nicaragua ai tempi di Ronald Reagan, che si estenderebbe nel tempo, ma non coincidendo con le aspirazioni alla rielezione del presidente twittero. Barack Obama previde una “soluzione finale” al conflitto colombiano come prerequisito per l’attacco al Venezuela. Ma il conflitto colombiano è lungi dall’essere risolto e una soluzione come quella sollevata da Abrams l’intensificherà soltanto. Il potere reale degli Stati Uniti, conformato dagli ultraconservatori insieme alle grandi multinazionali dell’energia, dei farmaceutici e dell’armamento (tra gli altri), sa che dato che le precondizioni non esistono in Colombia, un’avventura di tale tipo comporta rischi elevati di destabilizzazione per l'”alleato carnale” prima che al Venezuela. L’altro problema è l’organizzazione di Chavismo, consolidato in questi ultimi 20 anni. Ciò che non viene raccontato sui punti al confine è la resistenza partigiana delle organizzazioni popolari, in cui uomini e donne, dagli adolescenti ai sessantenni. Gran parte dell’epica della resistenza di questo 23 febbraio affianca FANB ed organizzazioni popolari.

Il metodo delle invasioni e degli interventi illegali
Va ricordato che l’obiettivo principale degli Stati Uniti è evitare l’interferenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che potrebbe bloccare qualsiasi piano di invasione, conoscendo le pressioni di Russia e Cina per impedire l’opzione militare in Venezuela. È difficile per l’OAS prendere questa decisione (non c’è una maggioranza, specialmente quando il suo segretario generale Luis Almagro partecipò all’atto di Cúcuta infastidendo diversi governi), ed è per questo che i presidenti di Cile e Paraguay, Sebastián Piñera e Mario Abd, arrivavano al confine colombiano-venezuelano per sostenere le azioni dell’omologo colombiano Ivan Duque e del gruppo Lima, che si riuniva a Bogotà. Almagro diventa un problema a causa del suo permanente protagonismo: in nome della democrazia, impone pratica e gestione dittatoriale nell’OAS, senza consultare tutti i Paesi o applicare statuti e regolamenti dell’organizzazione panamericana. Già la Comunità dei Caraibi (Caricom) lo accusava, indirettamente, di essere autocrate e razzista. L’idea di creare diversi punti di raccolta di aiuti umanitari era distrarre il governo venezuelano e logorarlo nel mobilitare forze e risorse. L’intelligence venezuelana riteneva che lo spettacolo della consegna degli aiuti sul ponte (mai inaugurato) “La Tiendita” sarebbe stata un’esca per far entrare paramilitari da altre aree poco controllate del confine di oltre 2200 chilometri di estensione. I capi dell’opposizione María Corina Machado e Roderick Navarro coordinavano le azioni di raccolta degli aiuti umanitari a Panama e in Brasile, dove i governi sono divisi tra sostenere o meno l’intervento militare. A Panama, gli statunitensi preparavamo la logistica per ospitare i presunti aiuti umanitari presso il Centro logistico regionale di assistenza umanitaria delle Nazioni Unite, che il governo vuole mettere a disposizione dell’OSA. La peggiore preoccupazione venezuelana per ciò che sarebbe stato allestito a Cúcuta fu che lo spettacolo artistico (con 500000 spettatori secondo gli organizzatori e solo 30000 secondo i giornalisti europei), con artisti internazionali, presidenti e stampa, poteva portare a violenze, facendo pressione sull’esercito venezuelano. Tra le informazioni a disposizione dell’intelligence venezuelana c’era la possibilità che prima delle violenze entrasse in azione un distaccamento di cecchini stranieri con perfetta visibilità dalle zone alte vicino “La Tiendita” sparando ai volontari (generando falsi appelli all’azione a cui i governanti colombiani sono così affezionati). Lo stesso sanguinoso modus operandi usato durante il colpo di Stato contro Hugo Chávez nell’aprile 2002.

Potere parallelo
Le piccole strategie fanno parte del quadro più ampio per costruire un potere parallelo in Venezuela. Questo in una guerra di quinta generazione, in un contesto di guerra di media e notizie false, per impiantare (spesso, purtroppo, con successo) l’immaginario collettivo che in Venezuela ci sia la guerra civile, che la gente muoia di fame per strada, che il governo uccida oppositori a destra e a sinistra. Configurati quasi a scapito, creati da strategie ripetute in altri scenari, i discorsi associati all’opposizione venezuelana, da Stati Uniti, Colombia e altri Paesi. seguono lo stesso modello di retorica messianica copiata da Juan Guaidó dal suo mentore Donald Trump. Non mostrano nulla di nuovo, né fingono di rompere schemi. Comprenderne la logica, smantellarne le strategie di manipolazione e falsità, dove l’elemento comune sono inganno e menzogna della manipolazione permanente tramite media digitali e tv, significa in modo fondamentale spezzare il potere della comunicazione a cui aspira anche l’opposizione in Venezuela. È comune trovare in diverse dichiarazioni nei media su come Nicolás Maduro impedisce l’accesso agli aiuti umanitari, “perché nega che la nazione affronta una crisi”. Questa è una delle idee più ripetute, nonostante il Chavismo abbia riconosciuto in diverse occasioni l’esistenza di gravi problemi economici e sociali nel Paese, causati in gran parte dalle pesanti restrizioni finanziarie imposte dagli Stati Uniti. Nel frattempo, l’uso sinistro di valori universalmente riconosciuti e supportati, come libertà, democrazia o umanitarismo, implica il tentativo di legittimare la violazione della legalità, il distacco dalla Costituzione e l’oblio delle norme più elementari della convivenza politica. L’ex-cancelliere ecuadoriano Kintto Lucas metteva in discussione le intenzioni dei capi della destra internazionale e dei media mainstream, in particolare degli Stati Uniti, usando la popolazione come scudo umano, istigando scontri. La scusa degli aiuti umanitari “non significa nulla”: Non servirebbe nemmeno per un giorno. “Se vuoi aiutare il Venezuela a sbloccare i conti, non complicare la possibilità di acquisti e vendite all’estero, non boicottare il petrolio”, aggiungeva. “È ingenuo pensare che gli Stati Uniti vogliano ripristinare la democrazia in Venezuela”, aveva detto l’ex-Ministro degli Esteri brasiliano Celso Amorim, che avvertiva che le interferenze illegittime e la minaccia dell’uso della forza di Washington, con la collaborazione del governo di Jair Bolsonaro, potrebbero accadere domani in Brasile. I cambiamenti politici devono avvenire col dialogo e non con gesti unilaterali, fortemente ispirati da interessi esogeni e motivati da interessi geostrategici. Non si può dimenticare che il Venezuela ha la più grande riserva petrolifera comprovata al mondo, avvertiva. “Il Brasile non può accettare un piano di “cambio di regime” sponsorizzato dalla prima superpotenza, basato su una concezione ultrapassiva della sicurezza emisferica, ristampando la Dottrina Monroe, oggetto di riferimenti elogiativi del primo segretario del governo Trump, Rex Tillerson. Ciò non significa ignorare le critiche al governo Maduro”, aggiungeva.

Armi per Guaidó e Colombia
Chi ha ispezionato cosa c’è le scatole del cosiddetto “aiuto umanitario che viene dagli Stati Uniti? Cibo, razioni, medicine? Fucili? Queste speculazioni assumono una dimensione di fronte alla reiterata opposizione della Croce Rossa Internazionale ad interferire nell’operazione. Le compagnie, che secondo la portavoce della cancelleria russa Marija Zarakhova. sono coinvolte nel trasferimento di armi e munizioni all’opposizione venezuelana sono il costruttore aeronautico statale Antonov dell’Ucraina e l’Air Bridge Cargo ABC, secondo fonti dell’intelligence. Armi e munizioni dalla Polonia arriveranno in Colombia all’inizio di marzo. Air Bridge Cargo è una filiale di Volga-Dnepr, gruppo del trasporto aereo di merci che mobilita attrezzature come locomotive, elicotteri e persino altri velivoli. È a capitale russa e la sua sede principale è a Mosca, sebbene abbia uffici operativi e commerciali negli Stati Uniti, Gran Bretagna ed Unione Europea. Volga-Dnepr è stato un fornitore dei servizi dell’ONU e del comando dei trasporti del Pentagono (Ustranscom), con cui eseguiva circa 13000 missioni con equipaggiamento militare tra 2000 e 2014. Secondo fonti dell’intelligence, nell’agosto 2015, Volga comprò il congressista generale Michael Flynn per oltre 11000 dollari: l’ex-soldato era un membro della squadra elettorale di Trump e in precedenza, fino al 2014, fu direttore della DIA, l’agenzia d’intelligence militare. Nel gennaio 2017, Trump lo nominò consigliere per la sicurezza nazionale, sebbene avesse solo 24 giorni di mandato, dopo aver verificato di aver ricevuto pagamenti da entità russe nell’ambito dlla presunta interferenza della Russia nella campagna per impedire il trionfo di Hillary Clinton. Nella trama c’è di mezzo il conflitto di Russia e Ucraina che ha reso difficile la manutenzione degli aerei Antonov (eredità sovietica) e d’altra parte il ruolo di Air Bridge che usando aerei Boeing 747-8 permise la sopravvivenza del gigante aeronautico degli Stati Uniti.

Colofone
Nonostante l’esposizione terroristica dei media internazionali, è chiaro che c’è un solo governo in Venezuela, quello costituzionale di Nicolás Maduro, e un popolo organizzato e determinato a difendere la Rivoluzione Bolivariana, nonostante la grave crisi socio-economica e oltre errori e carenze dei governanti. Alcuna carico del presunto aiuto umanitario degli Stati Uniti potè entrare in Venezuela dai confini con Colombia, Brasile, Curacao o Porto Rico. Juan Guaidó, l’autoproclamato presidente ad interim, poté cattare una foto (senza scendere dal palco) con altri capi come Sebastián Piñera, Iván Duque, Mario Abdo ea alti funzionari statunitensi a Cúcuta, con cui condivise la frustrazione dell’operazione degli Stati Uniti. Tornerà in Venezuela o si autoproclamerà presidente in esilio? Aveva dichiarato il 23 febbraio “D-day” venezuelano, quando gli “aiuti umanitari” statunitensi sarebbero entrati nel Paese e il cambio di potere sarebbe stato vicino. Realtà: niente di tutto questo è successo. Difesa della democrazia? Nessuno può credere a tale frottola. Gli europei hanno ritirato il sostegno all’operazione quando convinti di non portare ad alcuna elezione, come sostenevano. E da lì la cancellazione delle operazioni dalle isole dei Caraibi e il ritiro brasiliano. Il segretario di stato nordamericano Mike Pompeo dichiarava che i giorni di Maduro “sono numerati”. “Le previsioni sono difficili. Scegliere i giorni esatti è difficile”, aveva detto Pompeo alla CNN. “Confido nel popolo venezuelano che garantisca che i giorni di Maduro siano contati”, aveva detto cercando di mitigare il fallimento. Non è da escludere che l’opposizione radicale ci riprovi col terrore di strada, come nel 2002, 2014 e 2017 (col sequel di centinaia di morti), creando l’immaginario collettivo della necessità dell’intervento di forze straniere. Il governo colombiano sembra determinato a continuare a prestare il proprio territorio a un’operazione interventista, in cambio di milioni di dollari per il Plan Colombia.

*Sociologo venezuelano, Co-direttore dell’Osservatorio sulla comunicazione e la democrazia e Centro latinoamericano per l’analisi strategica (CLAE).

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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