L’Afghanistan era un campo di battaglia per il dominio del mondo

Valerij Korovin, direttore del Centro di Competenze Geopolitiche, 15 febbraio 2019
VZHistoire et Societé

Dalla “perestroika” era di moda diffamare la campagna militare afgana, per costringerci a pentirci. In effetti, tale incessante pentimento su tutto e niente scosse e distrusse il blocco sovietico. Eppure, a 30 anni dal completo e definitivo ritiro del contingente sovietico dall’Afghanistan, è chiaro che non c’era molto di cui pentirsi. Essenzialmente, fummo solo nel giusto al momento, bastava eliminare alcuni errori e regolare la linea ideologica generale. Da Khrushjov in Unione Sovietica era consuetudine stigmatizzare la geopolitica chiamandola “pseudo-scienza borghese” e demonizzarla in ogni modo, paragonandola quasi al fascismo. Sotto Breznev, la geopolitica fu semplicemente eliminata, come se non esistesse. Allo stesso tempo, i nostri “partner occidentali” sempre seguirono la logica geopolitica e continuano a farlo oggi. Anche le ragioni dell’ingresso delle truppe sovietiche in Afghanistan erano essenzialmente geopolitiche. La domanda era quale campo, atlantista o eurasiatico, avrebbe stabilito il controllo geopolitico dell’Afghanistan. Poco prima, una cosiddetta rivoluzione democratica aveva avuto luogo nel Paese e l’Afghanistan era diventato una repubblica. Queste modifiche potevano essere interpretate in due modi. Da un lato, gli statunitensi consideravano la “democrazia” come loro bandiera ideologica. D’altra parte, l’URSS non temeva i cambiamenti democratici se sostituivano “arcaismo” e tradizioni, contro cui il modernismo sovietico combatteva. Nel nostro Paese questa era chiamata “democrazia popolare” implicando uno sviluppo sul sentiero delle trasformazioni socialiste. Designandosi Repubblica d’Afghanistan, il nuovo Stato emergente al posto del Paese arcaico e tradizionale era aperto alla trasformazione. Ma quale? Per questo, due superpotenze dovettero combattere: il continente eurasiatico e la potenza atlantica, nella lingua geopolitica, o socialismo e capitalismo nel linguaggio ideologico. Quindi si ebbe uno scontro geopolitico.
I leader sovietici temevano giustamente il diretto intervento statunitense in Afghanistan. Va ricordato che gli interventi militari statunitensi al tempo erano già abbastanza comuni. Alla fine degli anni ’70, avevano già invaso molti Paesi. Gli interventi più importanti furono lo sbarco dei marines statunitensi ad Haiti, l’invasione di Giappone, Corea, Vietnam e Cuba col sostegno dei marines e dell’aeronautica, l’organizzazione dell’invasione del Guatemala con la partecipazione di CIA ed US Air Force. E si parla solo del coinvolgimento diretto delle forze armate statunitensi. E quante invasioni militari furono organizzate dagli Stati Uniti per delega è impossibile saperlo. Pertanto, invadere l’Afghanistan disorganizzato dalla rivoluzione era per gli statunitensi semplice come un saluto. Inoltre, gli Stati Uniti perdevano il controllo della regione. l’Iran si ribellava lasciando la zona d’influenza degli Stati Uniti. Dovevano aggrapparsi a una testa di ponte. La creazione di uno Stato controllato con basi militari statunitensi ai confini dell’Unione Sovietica sarebbe stato un colpo da maestro. E l’Afghanistan, che occupa una posizione centrale nella regione, era perfettamente adatto a tale obiettivo. Dal suo territorio era possibile continuare l’espansione nelle repubbliche dell’Asia centrale sovietica (sul cui territorio vi furono regolari attacchi dall’Afghanistan col sostegno degli Stati Uniti), pur godendo di una posizione di forza in Pakistan, con accesso a Mar Arabico ed Oceano Indiano. Cosa chiedere di meglio. Pertanto, se l’URSS non avesse ingaggiato le proprie truppe in Afghanistan nel 1979, gli statunitensi l’avrebbero fatto. Come successe in realtà dopo. Ma non era tutto. In effetti, dividendo il mondo in due parti, i blocchi sovietico e occidentale avevano parità geopolitica, circa 50/50. Ognuno doveva ricevere almeno l’1% in più per avere una “quota di maggioranza”. Ottenere questa preminenza, anche piccola, avrebbe significato superare il punto critico del dominio. Dopo di ciò, il blocco che avrebbe avuto la maggioranza acquisendo non solo un vantaggio geopolitico, ma anche ideologico. La lotta per l’Afghanistan era quindi di fondamentale importanza. Se l’URSS avesse avuto successo, l’Afghanistan sarebbe diventato socialista, l’emergere dell’ideologia sovietica nel mondo sarebbe stata irreversibile e il piano ideologico occidentale avrebbe iniziato il declino. Gli statunitensi, che preparavano l’invasione militare venendo sorpresi, lo sapevano. Ora cercano di convincersi e convincere il mondo che questa fosse unaa loro idea, e che furono loro presumibilmente ad aver trascinato l’Unione Sovietica in una guerra senza speranza…
A quel tempo, Iraq, Libia e Siria erano già sulla via della costruzione del socialismo, anche se era ancora un modello islamico. Le idee socialiste conquistavano l’America Latina e rafforzavano l’influenza in Africa e nella regione Asia-Pacifico. Tutto ciò che succedeva era strettamente sorvegliato dai Paesi del Movimento dei non allineati che esitavano, sceglievano il campo, osservavano chi prevaleva. Questo è il motivo per cui URSS e Stati Uniti hanno investirono molto in Afghanistan. Il programma di aiuti economici per la Repubblica Democratica dell’Afghanistan dall’URSS era impressionante: centrali idroelettriche, dighe, linee elettriche, depositi, aziende, aeroporti, autostrade, ponti, asili nido e ospedali, istituzioni educative e molto altro. Tutto questo in un nudo spazio di sabbia e pietre. In effetti, abbiamo costruito in Afghanistan tutto ciò che esiste ancora oggi, dimostrando la nostra efficacia non a parole ma nei fatti. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti investivano nelle infrastrutture militari del vicino Pakistan, dove si costituivano gruppi paramilitari, consegnavano armi e una campagna d’informazione antisovietica.
Analizzando cosa successe dal punto di vista attuale, possiamo dire con certezza dove abbiamo sbagliammo e perché perdemmo. L’Afghanistan islamico tradizionale, in gran parte arcaico e tribale, non era ovviamente pronto ad accettare il modello sovietico, ateo, materialista, marxista come l’avevamo portat. E mentre Gheddafi, Hussein e Assad, così come Nasser e altri leader del Medio Oriente, adattarono progressivamente il socialismo alle specificità dei loro Paesi, cercammo rapidamente di costruire una repubblica sovietica dove anche i lavori preparatori non c’erano affatto. Avevamo fretta e quindi sembravamo ridicoli col nostro marxismo e la nostra “assistenza internazionale”, in un luogo dove non solo non esisteva alcuna classe operaia dalla coscienza politica proletaria, ma dove si basava l’appartenenza al genere e alla tribù, ancora di fondamentale importanza oggi. Gli statunitensi chiusero un occhio su tutto tranne che sull’essenziale: assicurare i loro interessi geopolitici nella regione e non prestare attenzione ai punti di vista e caratteristiche della società afgana. E mentre chiamiamo la geopolitica “pseudoscienza”, che riposa solo intuitivamente sulle proprie leggi, gli statunitensi fecero il loro “grande gioco”, le cui conseguenze soffriamo oggi.
Dopo aver inviato le nostre truppe in seguito a più di 20 richieste e ripetute appelli dalle legittime autorità afghane, agimmo assolutamente come si doveva dal punto di vista della geopolitica (pur negandola). Proprio come facciamo bene oggi in Siria, seguendo apertamente una logica geopolitica. A quel tempo, perdemmo, impigliati in un’ideologia moderna che era estranea, di cui il marxismo è parte. Oggi è importante chiarire il significato delle nostre azioni, opporre alle loro idee di globalismo le nostra alternativa eurasiatica. Senza imporre le nostre idee a nessuno, mantenere tradizione e fede di quei popoli che si rivolgono a noi chiedendo aiuto. Questo sarà il nostro principale lavoro sugli errori della campagna afghana.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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