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Chi ci guadagna trasformando l’Europa in un campo di battaglia nucleare?

Tony Cartalucci, LDR, 20 febbraio 2019

Stati Uniti e partner della NATO cercano di motivare la decisione di Washington di abbandonare il Trattato sulle Forze Nucleari a Intervallo Intermedio (INF). Le affermazioni secondo cui la Federazione Russa ha violato il trattato vanno provate con qualcosa che assomigli a prove credibili. Manca anche una spiegazione razionale del perché la Russia sviluppi o dispieghi armi nucleari per attaccare l’Europa senza preavviso, uno scenario che il trattato INF doveva scoraggiare. Bloomberg nell’articolo, “I leader della torre delle paure nucleari per l’abbandono del patto tra Stati Uniti e Russia”, affermava: “Jens Stoltenberg, il capo civile della NATO, citava i recenti schieramenti russi evocando la minaccia della distruzione nucleare da Guerra Fredda in una conferenza globale dei funzionari della sicurezza e della difesa a Monaco, la metropoli barocca tedesca e una delle città più ricche d’Europa. “Questi missili sono mobili, facili da nascondere e resistenti al nucleare”, aveva detto Stoltenberg. “Possono raggiungere le città europee, come Monaco di Baviera, con poco preavviso”. Stoltenberg”. NATO, Washington, e numerosi media che lavorano che rispondono ad entrambi hanno categoricamente evitato di spiegare perché la Russia avrebbe mai usato missili nucleari contro città “come Monaco, con poco preavviso”.

Mosca bombarderebbe i suoi partner commerciali?
Mentre la Russia ha investito molto negli ultimi anni per espandere il commercio coll’Asia, è ancora dipendente dal commercio con l’Europa. L’Harvard Atlas of Economic Complexity rivela non solo l’Europa come regione più importante del commercio russo, in particolare per le esportazioni russe, ma nazioni come Olanda, Germania ed Italia come principali partner commerciali della Russia. La Russia attualmente lavora con la Germania sul gasdotto Nord Stream 2, che trasporta idrocarburi russi verso l’Europa occidentale senza attraversare nazioni politicamente instabili come l’Ucraina. Il progetto è una pietra miliare dei recenti sforzi russi per modernizzare e adeguare l’industria degli idrocarburi evitando le complicazioni derivanti dalle interferenze degli Stati Uniti in Europa, in particolare col golpe del 2014 in Ucraina e la costante espansione degli Stati Uniti ai confini russi. E le società russe non sono le uniche a beneficiare del Nord Stream 2 o di altri legami economici tra Russia ed Europa. La Russia importa più dalla Germania di qualsiasi altra nazione europea, e la Germania è solo seconda alla Cina tra tutte le nazioni da cui la Russia importa. È altamente improbabile che la Russia lanci missili nucleari su “Monaco, con un poco avvertimento”, perché sarebbe del tutto ingiustificabile razionalmente. Personaggi come Stoltenberg e il resto della NATO hanno sorvolato questa ovvietà nel racconto che spaccia la Russia come avversario imprevedibile e minaccia all’Europa occidentale, così come agli Stati Uniti. Ma colmando questa lacuna logica della NATO, si nota chi trae effettivamente vantaggio dal trasformare l’Europa in un potenziale campo di battaglia nucleare stazionandovi armi nucleari a corto raggio.

Campo di battaglia nucleare europeo
Washington, non la Germania o la Russia, si oppongono al progetto Nord Stream 2. È Washington che cerca di dividere il commercio tra Europa e Russia. È Washington che cerca di galvanizzare, o costringere, l’Europa in un fronte unito contro la Russia, anche se significa compromettere la stabilità regionale economica e della sicurezza. Washington, ritirandosi dal Trattato INF, non mette a repentaglio la sicurezza del proprio territorio, ma apre una nuova dimensione della corsa agli armamenti nucleare, già in corso, nell’Europa occidentale. Saranno europei e russi ad affrontare le conseguenze dell’abbandono del trattato INF ed ogni imprevedibile, o addirittura accidentale, incidente derivante dallo stazionamento di armi nucleari a corto raggio nella regione. Come già sottolineato molte volte, la stessa NATO più di qualsiasi minaccia esterna rappresenta il peggior pericolo per i suoi Stati membri per furto di reddito nazionale, trascinando nazioni in guerre ed occupazione a migliaia di chilometri dalle proprie rive, od esponendole alle conseguenze di tali guerre, incluso il diluvio di rifugiati che fuggono in Europa. Gli Stati Uniti, causando caos e divisione in Europa e tra Europa e partner commerciali, possono continuare a controllare il continente, letteralmente lontano un oceano da Washington DC. Il ritiro dal Trattato INF e la pericolosa corsa agli armamenti che seguirà sicuramente è un altro esempio di come gli Stati Uniti interpretano il ruolo di incendiario e vigili del fuoco per mantenere una rilevanza nell’ordine internazionale che costruirono nel secolo scorso: un ordine che mette gli Stati Uniti a suo capo auto-nominato. Per la mera economia e la vera sicurezza europea, gli Stati Uniti non potrebbero essere più irrilevanti. Mentre la Germania ha gli Stati Uniti come principale sbocco delle esportazioni, le regioni europee e asiatiche in generale contribuiscono molto di più all’economia tedesca. Qualsiasi instabilità o crisi in Europa avrebbe un impatto sull’economia tedesca che il commercio cogli Stati Uniti non compenserebbe in alcun modo. In termini di importazioni, il ruolo degli Stati Uniti è ancora minore. Mentre gli scambi europei con la Russia sono relativamente piccoli rispetto agli scambi inter-europei, o con partner in Asia o addirittura gli Stati Uniti, gli idrocarburi russi svolgono un ruolo importante nella sicurezza energetica europea. E mentre tagliare i legami tra Europa e Russia danneggerebbe sicuramente di più la Russia, il caos usato per tagliare questi legami potrebbe spezzare la stabilità dell’Europa stessa, un caos che avrebbe impatto sul commercio inter-europeo, che il commercio con Stati Uniti o Asia non compenserebbe.
Washington gioca a un gioco pericoloso, coi missili nucleari a corto raggio ultima leva per cercare d’allontanare l’Europa dalla Russia. È solo un altro esempio del governo della nazione che rappresenta la minaccia più grave non solo per l’Europa, ma per pace, sicurezza e stabilità globali in generale.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio