Il Quarto Potere è diventato Quinta colonna del potere

Patrick Henningsen intervistato da Basma Qadur, Syria Times 17 febbraio 2019

Il 9 febbraio 2019 si era tenuto a Oslo, in Norvegia, un forum aperto per discutere e far luce su una serie di questioni di alto profilo, tra cui la Siria. L’esito generale dell’evento era illustrare e ispirare i delegati ed elevare il livello di discussione politica in Norvegia, componente chiave della geopolitica occidentale e dalla grande influenza negli affari internazionali con le sue istituzioni multilaterali come il Norwegian Nobel Institute, e attualmente membro di spicco della NATO, secondo l’analista e scrittore di affari globali Patrick Henningsen, che presentava il forum. Henningsen dichiarava al giornale elettronico Syria Times che il nome della conferenza era “Mot Dag”, che tradotto in inglese significa “fuori dall’oscurità, verso la luce”. L’evento era co-ospitato da Pal Steigan, figura politica di estrema sinistra in Norvegia, e dall’attivista e personalità dei media norvegesi Kari Angelique Jaquesson, che sosteneva una serie di questioni sociali e politiche di alto profilo tra cui la Siria. “L’evento di due giorni ha coperto una serie di questioni controverse tra cui la propaganda dei media mainstream, la guerra occidentale alla Siria, lo scandalo dei White Helmets, la frode delle ONG, il golpe venezuelano, i Gilet Gialli, il femminismo nell’attuale discorso politico occidentale, e il dibattito sull’identità di genere, inclusa la critica politica della politica dell’identità transgender”, chiariva l’autore, che notava come il pubblico fosse estremamente esperto in questioni politiche all’avanguardia, cosa non sorprendente considerando che una delle principali missioni di Pal Steigan con la sua organizzazione mediatica, Steigan.no, è istruire le persone su una vasta gamma di problemi politici e sociali, e certamente queste mostravano un molto alto grado di consapevolezza politica su una serie di argomenti. Tra i relatori c’erano Henningsen, le giornaliste Vanessa Beeley e Eva Bartlett, l’attivista per le donne Posie Parker dal Regno Unito, e anche il principale scrittore e commentatore culturale norvegese, Terje Tvedt, la giornalista norvegese Eva Thomassen, e molti altri. Mentre i partecipanti consistevano in attivisti, scrittori, artisti, filosofi, giornalisti e politici principalmente dalla Norvegia, gli ospiti provenivano anche da Regno Unito, Europa, Canada e Stati Uniti.

“Iniziativa per l’integrità”
“Sebbene gli organizzatori siano forse più noti per le attività politiche nella sinistra dello spettro politico, la gamma di relatori ed ospiti includeva sinistra, destra e centro. Quindi, in questo senso, l’evento fu un forum aperto ad idee e dialogo politico, il che ha reso la discussione molto dinamica, con tutti sicuramente sfidare l’establishment prevalente nelle rispettive aree di competenza”, dichiarava Henningsen, fondatore del sito di notizie e analisi 21st Century Wire e conduttore del programma radiofonico settimanale SUNDAY WIRE trasmesso globalmente su Alternate Current Radio Network (ACR). In risposta a una domanda sui punti principali che citava nella presentazione, l’autore statunitense dichiarava: “La spinta principale della mia presentazione era la recente rivelazione di un’operazione di propaganda finanziata dal governo del Regno Unito, per milioni di dollari e nota come” Integrity Initiative”, una rete clandestina di burocrati, gruppi di riflessione, agenti dell’intelligence e giornalisti occidentali che sostiene di ‘combattere la disinformazione russa’ ma in realtà diffonde disinformazione spacciando propaganda e in alcuni casi notizie russofobe completamente fabbricate e persino campagne mirate contro dissidenti politici e voci alternative. Le attività proseguono attraverso un sofisticato network internazionale di media occidentali e “cluster” di giornalisti dislocati nei vari Stati membri della NATO, il tutto per demonizzare la Russia e mantenere salde le politiche antirusse come le sanzioni”.

Non c’è opposizione nei madia di regime alle guerre d’aggressione
Proseguiva affermando: “I programmi di guerra d’informazione militarizzata come Integrity Initiative si sono effettivamente ritorti contro nel senso che danneggiano la fiducia dei cittadini nei media mainstream. Le persone sanno che le storie sono deviate, sanno di essere colpite da notizie false dai governi e dai media che affermano di “combattere la disinformazione russa”. Il problema ha raggiunto una fase critica ora, in cui la credibilità dei media mainstream è quasi esaurita, ed invece di guardarsi allo specchio in questa distruttiva idra kafkiana che sguinzagliano, le reti di regime invece raddoppiando questa colossale operazione psicologica perseguendo politiche di censura sempre più aggressive sulle piattaforme dei monopoli sui social media come Twitter, Facebook e YouTube. Uno dei punti principali che ho cercato di tracciare nel mio discorso è che nel corso della storia e fino ad oggi, la fonte più prolifica e primaria delle cosiddette “notizie false” sono le agenzie governative e i media mainstream. Questo è un fatto storico, e la gente dovrebbe sempre tenerlo a mente quando vedrà l’ultima crociata sui mass media governativi contro il presunto flagello delle notizie false online”.
Sulla causa del crollo della credibilità dei media occidentali, Henningsen notava che la loro credibilità è crollata, piuttosto che giocare il ruolo proprio di “Quarto Potere”, come ramo della società non ufficiale e indipendente che tradizionalmente doveva agirebbe come guardiano contro corruzione e malvagità del governo, questa ex-stampa libera è diventata una quinta colonna che ora lavoro contro le persone che dovrebbe servire. “Ciò significa che non esiste un’opposizione mainstream alla corruzione di Stato e alle guerre illegali di aggressione. L’unica opposizione rimanente è nei media alternativi, coi blogger, giornalisti indipendenti e attivisti dei social media, tutti attivamente presi di mira da programmi segreti come l’Integrity Initiative e i cosiddetti think tank come Atlantic Council e i suoi DFR Labs. Quindi ciò rappresenta uno stato di cose estremamente terribile oggi, nella società occidentale che dovrebbe essere il faro dell’etica democratica e dei valori repubblicani”, affermava. L’analista degli affari globali indicava che questa crisi nei media lacera il tessuto della società occidentale, e invece di affrontare il vero nemico in questo sistema, l’establishment e gli agenti politici tentano di accusare ‘i russi’ dell’attuale guasto e delle carenze e dei problemi endemici del regime, così come accusare i media alternativi, blogger e utenti dei social media di essere in combutta con il Cremlino o ‘Assad’.

I social media sono ora minacciato direttamente
Notava che ciò che si vede oggi va ben oltre i tempi di Joe McCarthy e del Red Scare degli anni ’50, perché tale piano è stato internazionalizzato, “con una perniciosa componente di censura che viene applicata a livello globale attraverso le piattaforme dei social media della Silicon Valley”. Henningsen ritiene che i social media siano stati uno strumento formidabile per consentire alle persone a livello locale e globale di condividere informazioni, opinioni e analisi e di collegarsi in rete senza gerarchie e filtri tradizionali imposti dai cartelli dei media aziendali e dalle agenzie governative che cercano controllare quali informazioni il pubblico sia autorizzato a fruire. Henningsen spiega, “Tuttavia, i progressi dell’ultimo decennio sono ora sotto la minaccia diretta dei governi e delle élite aziendali che controllano i principali monopoli dei social media della Silicon Valley, che temono di aver “perso il controllo della narrativa”. In altre parole, i meccanismi tradizionali per la produzione e diffusione della propaganda non funzionano più per la plutocrazia come in passato, e quindi tentano di riacquistare il controllo di queste piattaforme digitali e riconfigurarle attraverso algoritmi automatizzati e programmi di censura con intelligenze artificiali progettate per silenziare o cancellare qualsiasi contenuto o punto di vista che minacci l’agenda del regime su qualsiasi questione geopolitica, politica, commerciale, sociale e persino sanitario”.
L’autore statunitense aveva visitato il Medio Oriente in diverse occasioni, tra cui una missione di ricerca approfondita in Siria nel 2017. Mentre la guerra si limitava ad alcuni luoghi in quel momento, poté vedere alcuni incredibili scene ad est di Aleppo, Homs e Damasco che confermavano ciò che aveva sospettato da quando iniziò a riferire della Siria nel 2011. “Soprattutto, sono rimasto colpito dalla determinazione del popolo siriano a resistere alla lunga guerra per procura intrapresa contro di esso dalla “coalizione” guidata dagli Stati Uniti dei Paesi e Stati del Golfo. Gran parte del Paese è stato devastato, ma il popolo non ha mai perso la speranza di poter finalmente superare la crisi. Questo è incredibile di per sé ed è assolutamente unico per la Siria. Popolo e cultura sono incredibilmente resilienti. Tutti possiamo imparare molto dalla Siria”, concludeva Henningsen.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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