Gli Stati Uniti vogliono distruggere la Siria

Prof. Michel Raimbaud intervistato da Basma Qadur, Syria Times 18 febbraio 2019

L’ex diplomatico francese Prof. Michel Raimbaud affermava che è molto difficile immaginare un’alleanza armata tra Stati del Golfo con Israele e Stati Uniti contro l’Iran, chiarendo che la stabilità del Medio Oriente dal punto di vista degli Stati Uniti significa sicurezza per Israele, sradicamento di Iran e Hezbollah e neutralizzazione della Siria fino quando non sarà possibile distruggerla.
Le osservazioni del professore avvenivano nell’intervista con l’e-newspaper Syria Times sulla conferenza di Varsavia, le relazioni israeline-golfo e lo scontro della Francia con gli Stati Uniti sull’accordo nucleare iraniano.
Di seguito è riportato il testo integrale dell’intervista:

ST- Perché l’amministrazione nordamericana non è riuscita a far allineare il mondo alla dura politica di Washington sull’Iran?
Prof. Raimbaud: Facciamo notare in primo luogo che tale conferenza di Varsavia era in competizione con due importanti incontri internazionali suscettibili di attirare l’attenzione di osservatori e opinioni pubbliche: la Conferenza di sicurezza di Monaco 2019, cioè l’incontro annuale del mondo occidentale allargato ad altre potenze come Cina e Russia… e il vertice tripartito riunito a Sochi da Vladimir Putin e i presidenti di Iran e Turchia, sul conflitto siriano. Ad ogni modo, la cosiddetta esibizione spettacolare mostrata sugli schermi televisivi o data al pubblico o al mondo era davvero notevole poiché portava alla ribalta numerosi punti discordanti:
La relativa debolezza della risposta all’invito degli Stati Uniti alla Conferenza di Varsavia: erano stati chiamati circa sessanta Stati, ma si sono presentati assai meno (è molto difficile sapere esattamente quanti la frequentarono). Va notata l’assenza di alcuni Paesi importanti. L’Iran non era stato invitato, essendo l’obiettivo su cui il vertice fu convocato, la Turchia era rappresentata dall’ambasciatore in Polonia, Russia e Cina si erano rifiutate di partecipare. Iraq e Libano l’ignoravano, secondo alcuni rapporti. È ovvio che molti Stati erano rappresentati a un livello diplomatico piuttosto basso, ad esempio gli ambasciatori inviati a Varsavia. Questo era il caso della maggior parte dei “partner” europei o degli ospiti sottorappresentati, come segno di opposizione o biasimo dello scopo principale della conferenza: promuovere una santa alleanza contro l’Iran, ad esempio con gli USA fare pressione sui Paesi europei al fine di incitarli a ritirarsi dal trattato nucleare. D’altra parte, al contrario, questa discrezionalità evidenziava la forte presenza e zelanteria dei Paesi del Golfo, incluso l’inviato dello Yemen. Ma si può prendere atto del basso profilo di Paesi come Marocco, Giordania ed Egitto, anche se ansiosi di non scontrarsi frontalmente col “partner” statunitense. Israele, il grande alimentatore dell’ossessione sull’Iran, era rappresentato ai massimi livelli, una delle figure più importanti protagoniste dello spettacolo era indiscutibilmente il primo ministro Netanyahou che si comportava da ospite, con grande soddisfazione dei due Mike, Pence e Pompeo. Ma alla fine, l’amministrazione nordamericana non raggiungeva lo scopo della conferenza: mobilitare il mondo attorno alla sua politica ostile. Niente posizione comune contro l’Iran, niente riferimenti a combattimenti o guerre contro la Repubblica islamica e niente dichiarazione ufficiale finale.

ST- Cosa riflette l’incontro aperto tra Israele e gli Stati del Golfo? Perché Israele smaschera le relazioni segrete cogli Stati del Golfo in questo momento?
Prof. Raimbaud: l’incontro che si è svolto a Varsavia non era una novità. Ma il fatto di essere un incontro aperto era senza dubbio qualcosa di nuovo. In effetti, se ci fu un vero successo al summit, va attribuito a Netanyahu, primo ministro israeliano. Dopotutto, due Stati arabi della regione intrattengono relazioni diplomatiche con Israele ed è risaputo che i Paesi del Golfo mantengono da tempo contatti e rapporti semi-segreti ma ben noti con l’ex-“nemico sionista”. Ma è sicuro che lo show aiuterà fortemente Netanyahou a essere rielette al prossimo voto. Avendo in mente il rapporto molto speciale tra Washington e Israele, vero “cuore pulsante d’America”, non è inverosimile immaginare che ciò fosse sufficiente per Mike Pence e Mike Pompeo per considerare il summit un grande risultato: per la prima volta, il capo del governo israeliano era apertamente seduto in compagnia di una squadra di ministri degli Esteri arabi allo stesso tavolo, nella stessa stanza, sotto la copertura dei media, apparentemente orgogliosi delle loro audacia e prestazioni, appoggiandosi e rivaleggiando per gentilezza e premura verso il loro nuovo amico. Ad esempio, il ministro del Bahrayn affermava che, naturalmente, l’Iran era la minaccia numero uno degli arabi, e questo era più importante della causa palestinese… Anche il ministro yemenita era piuttosto espansivo… L’intera operazione sembra una trappola per gli arabi, coll’obiettivo di comprometterli con Israele e consolidare tale nuova relazione.

ST- Cosa possono fare gli Stati del Golfo con Israele e Stati Uniti contro l’Iran?
Prof. Raimbaud: A mio parere, sembra molto difficile immaginare un’alleanza effettiva tra Stati del Golfo, Israele e Stati Uniti contro l’Iran per varie ragioni legate a situazione geografica, religione, immigrazione. Non dimentichiamo che in un primo momento Paesi del Golfo e l’Iran sono molto vicini, dirimpettai sul Golfo di Oman e Golfo Persico. Indipendentemente dal conflitto cogli Stati membri del “Consiglio di cooperazione del Golfo”, il Qatar è debitamente condannato a mantenere buone e attive relazioni coll’Iran, nella misura in cui condivide con questo potente vicino un enorme giacimento di gas, principale fonte della sua ricchezza provvidenziale. Per l’Oman, era tradizionale intrattenere relazioni sagge e pacifiche coll’Iran, distanziarsi dall’Arabia Saudita e mantenere uno specifico ruolo di collegamento tra i Paesi del Golfo e l’Iran. Gli Emirati, specialmente Dubai, danno il benvenuto a centinaia di migliaia di iraniani… È risaputo che la maggior parte della popolazione del Bahrayn è sciita ed è una forte minoranza in Quwayt. Di conseguenza, e anche se il GCC è stato creato per contrastare l’Iran, potremmo difficilmente immaginare quei Paesi intraprendere una guerra seria contro l’Iran. Sull’Arabia Saudita, dubito fortemente che il regno saudita possa pensare di avviare una guerra contro l’Iran, dato che la leadership saudita deve sicuramente aver tratto dure lezioni dal conflitto e disastro militare nello Yemen. Il fatto di combattere a fianco di Stati Uniti e Israele non aiuterà, le popolazioni alimentano una simpatia molto tiepida per quei due Paesi, indipendentemente dai sentimenti di re e principi.

ST- Qual è il significato della stabilità in Medio Oriente dal punto di vista di Stati Uniti ed alleati?
Prof. Raimbaud: In un primo momento, dobbiamo considerare il vero significato delle parole usate oggi nel linguaggio politico e diplomatico degli Stati Uniti e, in una certa misura, dei delegati statunitensi. Ad esempio, se diamo per scontato che l’espressione “Amici del popolo siriano” si riferisca esattamente al gruppo dei nemici della Siria, che i cosiddetti “Stati canaglia” siano quelli che si oppongono alla “dominio canagliesco nordamericana e occidentale”; che democratizzazione e diritti umani sono un semplice pretesto per destabilizzare i Paesi i cui i regimi sono considerati inadatti alle pretese di Washington e Israele, è abbastanza chiaro che “stabilità in Medio Oriente” significa instabilità e disordine. Da questo punto di vista, “stabilità” significa sicurezza e tranquillità per Israele, eliminazione della presenza iraniana nella regione, sradicamento di Hezbollah e neutralizzazione della Siria finché non sia possibile distruggerla o cambiarne il “regime”. Ultimo ma non meno importante, la stabilità del Medio Oriente include la leadership dei Paesi del Golfo e loro alleanza con Israele, sotto la supervisione degli USA. La creazione di Israele è comunemente considerata da molti analisti, storici e pensatori come evento destabilizzante del Medio Oriente del XX secolo. Molti esperti e commentatori concordano sul fatto che questo Stato, creato dalla “comunità internazionale”, violando sempre tutte le regole del diritto internazionale, tutte le risoluzioni del Consiglio di sicurezza, è diventato e rimane la principale roccaforte della destabilizzazione in Medio Oriente. In tali condizioni, come considerare Israele polo stabilizzatore?
Allo stesso tempo, molti osservatori e analisti pensano che gli USA siano diventati e restino sempre più una delle principali fonti d’instabilità nel mondo, incluso ovviamente il Medio Oriente. Avendo in mente l’esibizione di rappresentanti o ministri occidentali al Consiglio di sicurezza, dobbiamo dire che gli alleati degli Stati Uniti difficilmente possono essergli attribuiti senso di responsabilità per la stabilità di ogni regione del mondo. Per riassumere la domanda, chiamare un incontro sulla “stabilità” in questo contesto e con tali attori, suona alquanto umoristico.

ST- Perché la Francia rifiuta di ritirarsi dall’accordo nucleare Iran?
Prof. Raimbaud: La Francia non è l’unica parte che rifiuta l’idea di ritirarsi dal trattato nucleare. In effetti, quattro (su sei) partner del suddetto trattato non vi si oppongono (Cina, Russia, Germania, Francia). Nel 2015, le autorità francesi “ispirate” da Fabius (il precedente ministro degli Esteri) furoano piuttosto riluttanti a firmare per vari motivi che non spiego qui, ma non trovarono altra via d’uscita… Ci sono forti ragioni economiche legate a pressioni e sanzioni degli Stati Uniti che hanno esasperato il governo francese, e il profondo fraintendimento prevalente tra l’amministrazione Trump e molti governi europei. Alcuni penseranno al rispetto del diritto e dei trattati internazionali, ma non c’è dubbio che i governi europei, generalmente molto tolleranti verso gli abusi dagli Stati Uniti, sono finalmente giunti alla conclusione che il “troppo è troppo”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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