Rivoluzione iraniana; conseguenze sull’equilibrio di potere militare mediorientale

Military Watch 11 febbraio 2019

Il 1979 vide il rovesciamento della dinastia Pahlavi in Iran e la fine di secoli di dominio dinastico a favore del sistema repubblicano ad oggi in vigore. Fino a quel momento, sotto il dominio di Mohamad Reza Shah, l’Iran aveva mantenuto alti livelli di spesa militare e cercava di diventare una delle più importanti potenze militari del mondo, e sulla cui buona strada era nel raggiungere. Ciò fu accompagnato dalla ridistribuzione delle terre e da considerevoli investimenti nell’industrializzazione, trasformando il Paese da nazione in via di sviluppo a Stato a reddito medio in un periodo relativamente breve. Il Paese era uno dei maggiori esportatori di petrolio del mondo e aveva anche intrapreso un programma per l’energia nucleare civile, che nel 1984 la CIA previde si sarebbe quasi certamente materializzato in un programma per armi nucleari entro due decenni. La stragrande maggioranza delle attrezzature militari iraniane proveniva dagli Stati Uniti, ma anche la Gran Bretagna forniva considerevoli quantità di armi tra cui numerosi carri armati Chieftain, mentre l’Iran forniva agli Stati Uniti posti di ascolto e strutture militari sul confine coll’Unione Sovietica. Le basi aeree iraniane e altre importanti strutture militari furono costruite secondo le specifiche nordamericane per consentire di resistere ad un attacco sovietico, e mentre l’Iran non era un membro della NATO, si pensava che avrebbe partecipato a qualsiasi azione militare occidentale contro il blocco sovietico nel caso si verificasse una guerra. Egli stesso pilota qualificato, Mohammad Reza Shah poté stabilire legami con alcune delle più influenti compagnie aerospaziali statunitensi, nonché con governo e forze armate, permettendo agli iraniani privilegi speciali nel negoziare armi statunitensi. L’Iran era spesso uno dei primi se non il primo Paese straniero ad acquisire gli armamenti più avanzati statunitensi disponibili. Mentre la maggior parte degli Stati arabi e degli altri alleati nel terzo mondo degli USA come Thailandia e Vietnam del Sud erano costretti a impiegare gli aviogetti da combattimento leggeri e non specializzati F-5, all’Iran furono offerti gli avanzati caccia da superiorità aerea F-14 Tomcat e F-15 Eagle di nuova generazione, divenendo il primo destinatario di aerei da combattimento nordamericani di quarta generazione nel mondo, con lo spiegamento del Tomcat a partire dalla metà degli anni ’70. La posizione dell’Iran come primo alleato del blocco occidentale in Medio Oriente era indiscussa, non avendo Arabia Saudita ed Israele una combinazione paragonabile per influenza economica e politica e potenza militare.
Le ambizioni delle forze armate iraniane le posero sulla rotta per divenire tra le più potenti al mondo, col Paese che schierava senza dubbio la flotta più potente di caccia da superiorità oltre Stati Uniti ed Unione Sovietica alla fine degli anni ’70, con diverse centinaia di aviogetti da combattimento di terza generazione F-4D/E e F-5E, potenziati dai caccia d’élite F-14, il più costoso e sofisticato caccia al mondo. Il Paese aveva anche pianificato l’acquisto di 300 caccia multiruolo leggeri di quarta generazione F-16 per accrescere questa flotta, primo ad ordinarlo ancor prima che entrasse in servizio negli Stati Uniti. L’Aeronautica Militare iraniana sarebbe probabilmente diventata il primo operatore straniero del velivolo, e il più grande operatore dopo l’Aeronautica degli Stati Uniti. L’acquisizione delle tre portaerei inglesi classe Invincible coi trampolini per gli aviogetti Harrier sul ponte fu presa in considerazione, per proiettare la potenza iraniana nell’Oceano Indiano, e l’Iran sarebbe stato anche il primo a ricevere le avanzate fregate statunitensi classe Oliver Hazard Perry come scorta.
La Rivoluzione Islamica del 1979 e il rovesciamento della dinastia Pahlavi cambiò non solo l’orientamento ideologico del governo iraniano, ma ne cambiò completamente la politica estera e lo sviluppo militare. Il crollo delle relazioni con l’occidente fece sì che l’Iran non potesse più acquistare armi o pezzi di ricambio dagli Stati Uniti, lottando per riparare le flotte esistenti. I caccia F-16 e le fregate classe Oliver Hazard Perry in produzione negli Stati Uniti su ordine iraniano furono invece venduti rispettivamente a Israele e Taiwan. Gli unici sostenitori internazionali dell’Iran agli albori della rivoluzione erano Corea democratica e Siria, con Libia e Pakistan che fornivano un sostegno limitato. Con tutte le consegne di armi USA ferme e un’industria della Difesa nazionale trascurabile, non solo si fermò l’ascesa dell’Iran a grande potenza militare, ma il Paese si trovò anche con capacità minime di difesa, problema peggiorate dall’esecuzione della maggior parte dei comandanti militari per mano del nuovo governo del Paese. Mentre le cause dello scoppio della guerra Iran-Iraq l’anno seguente, nel 1980, rimangono contestate, una delle ragioni principali era che l’Iraq credeva di poter ottenere concessioni territoriali nelle regioni petrolifere iraniane di confine in cui le forze armate del Paese erano nel disordine e avevano perso ogni sostegno internazionale. Nel frattempo l’Iraq godeva di ampio supporto militare e d’intelligence dagli Stati Uniti, che avrebbe portato la marina statunitense a ingaggiare gli iraniani in mare per conto di Baghdad. Il blocco occidentale e gli Stati arabi sostenevano quasi all’unanimità l’Iraq nei suoi sforzi, mentre il blocco sovietico continuava le vendite di armi a Baghdad, ma rimase ufficialmente neutrale. Se la dinastia dei Pahlavi fosse rimasta al potere, è probabile che la guerra Iran-Iraq non ci sarebbe stata. Tuttavia, i militari iraniani diedero qualche indicazione sulla loro potenza durante il conflitto. La piccola flotta di F-14 del Paese abbatté oltre 160 caccia iracheni, mentre solo tre di essi furono abbattuti dall’Aeronautica irachena. Questo nonostante le capacità operative degli F-14 fossero gravemente esaurite e privi di missili aria-aria a corto o medio raggio, che dovevano ancora essere consegnati dagli Stati Uniti quando lo Shah fu rovesciato. Se l’Iran avesse continuato a ricevere parti e munizioni per i suoi F-14 e i rimanenti caccia di quarta generazione che aveva ordinato, anche senza considerare la consegna di ulteriori F-16 e Tomcat, quasi certamente potevano esercitare la superiorità aerea assoluta sull’Iraq, le cui aeronautica e difese aeree avevano lottato per contrastare persino le forze molto più piccole che l’Iran poté schierare. La situazione dell’Aeronautica iraniana rappresentavano la tendenza prevalente in altri campi militati indicando con forza che se la guerra Iran-Iraq fosse avvenuta sotto il dominio di Pahlavi l’Iraq sarebbe stato sconfitto in modo schiacciante in pochi mesi, se non settimane.
L’F-14 oggi rimane il caccia più avanzato e potente dell’Aeronautica iraniana, oltre 40 anni dopo l’entrata in servizio. Questo è assai simbolico del passaggio dell’esercito iraniano da una delle forze più moderne del mondo a un corpo che impiega principalmente armi ereditate. L’F-14 è anche un simbolo, tuttavia, dei considerevoli risultati raggiunti dall’Iran repubblicano nel campo della produzione per la difesa in risposta all’isolamento, col settore della Difesa del Paese che riesce a reingegnerizzare parti per gli aviogetti da combattimento avanzati, mantenendoli in servizio. La retroingegneria del missile aria-aria Pheonix AIM-54, l’arma del Tomcat, e lo sviluppo della variante nazionale più potente Fakour 90, sono anche simbolo del successo dell’Iran nella produzione per la difesa nazionale. Nonostante questi risultati, tuttavia, la traiettoria del Paese a potenza militare leader mondiale si concluse nel 1979 con la recessione economica e la perdita dell’accesso alle armi straniere avanzate. Già secondo esercito più avanzato in Asia, secondo per sofisticazione dei sistemi solo all’Unione Sovietica, l’Iran oggi si basa pesantemente sulla produzione di licenze dei sistemi cinesi e nordcoreani o sull’ingegneria inversa dei sistemi nordamericani degli anni ’70, per mantenere il proprio arsenale. Mentre gli impianti nucleari del Paese subirono solo danni minori dagli attacchi iracheni negli anni ’80, il programma nucleare iraniano fu oggetto di un controllo considerevole dalle potenze occidentali e di considerevoli sanzioni economiche portandolo a chiudere su pressione ed ispezioni occidentali dei siti nucleari. L’incapacità della Repubblica di sviluppare un’economia in grado di sopportare meglio la pressione economica dell’occidente fu una delle sue principali carenze, e senza una ripresa economica per facilitare una più ampia prospettiva di bilancio per la difesa, la possibilità di tornare alla traiettoria dell’era Pahlavi rimane scarsa.
Rovesciare la dinastia dei Pahlavi in Iran nel 1979 e istituire la Repubblica islamica al suo posto, ebbe notevoli implicazioni non solo per gli iraniani, ma per i popoli del Medio Oriente negli ultimi 40 anni. Non solo il Blocco occidentale perse il suo principale partner regionale, l’emergente potenza nucleare sotto lo Shah Mohammad Reza Pahlavi che schierava quello che allora era indiscutibilmente il più potente esercito del Medio Oriente e che forniva agli Stati Uniti ampie strutture militari sul confine sovietico, ma gli diede un grande avversario che si sarebbe opposto ai suoi piani regionali. La rivoluzione iraniana si ebbe poco dopo il crollo del nazionalismo arabo, con la defezione dell’Egitto verso il blocco occidentale che pose fine all’unità degli Stati nazionalisti arabi lasciando Siria e Yemen del Sud soli alleati dei sovietici nella regione. L’adozione da parte dell’Iran di una politica estera mirata a contrastare il sionismo e ciò che percepiva come imperialismo occidentale portò alla sua comparsa come forza primaria nella regione che si opponeva ad occidente ed alleati. L’Iran gradualmente costruì una nuova alleanza intorno a sé, creando legami coi resti del blocco nazionalista arabo, dalla Siria baathista agli elementi di sinistra nell’ex-Yemen del Sud comunista, che per oltre 40 anni domina gran parte della regione.
L’impatto di questa nuova politica estera si materializzò per la prima volta con lo scoppio della guerra in Libano nel 1982, quando le forze armate libanesi si dimostrarono corrotte ed incapaci di montare persino una difesa simbolica. Ciò permise alle forze armate del vicino Israele di occupare rapidamente il sud del Paese. Il crollo del blocco nazionalista arabo fece sì che alcun altro Stato arabo, oltre la Siria sostenuta dai sovietici, fosse disposto a rispondere. Con la Libia occupata nella guerra col vicino Ciad, e con gli Stati del Golfo Arabo e l’Egitto saldamente alleati dell’occidente, non ci sarebbe stata risposta allo spiegamento di truppe israeliane in Libano. L’Iran sotto la dinastia dei Pahlavi era ostile agli Stati nazionalisti arabi, e sebbene la Repubblica Islamica non si fosse affiliata a questo movimento, era disposta a cooperare con le potenze nazionaliste arabe per affrontare il comune nemico. Questo si è manifestò sostenendo li insorti libanesi che combattevano Israele e coordinandosi col governo nazionalista secolare della Siria quando intervenne in Libano contro le forze israeliane. I combattenti libanesi furono addestrati e armati dall’Iran e condussero un’efficace insurrezione contro l’esercito israeliano, e l’ex-alleato di Israele per la prima volta si dimostrò una spina nel fianco delle sue aspirazioni geopolitiche. Anche le forze statunitensi e francesi schierate in Libano vennero prese di mira con grande successo, forzandone il ritiro. Gli insorti libanesi sostenuti dall’Iran che nel 1985 continuava a finanziare la milizia di Hezbollah, le cui operazioni rendevano estremamente costosa la presenza militare di Israele nel Sud del Libano, era uno dei principali fattori che costrinsero Israele a ritirare le sue forze. La formazione e i successi militari di Hezbollah sarebbero stati improbabili senza il sostegno iraniano, senza che Teheran finanziasse l’ampia assistenza militare che la milizia avrebbe ricevuto dalla Corea democratica, dove gran parte della leadership di Hezbollah fu addestrata alla guerriglia.
In seguito al ritiro militare israeliano, Hezbollah continuò costituendosi come organizzazione politica nel 1992 e partecipando alle elezioni nazionali. Da allora fu dichiarata organizzazione terrorista da Israele e Stati occidentali, sebbene abbia stretto strette relazioni militari e mantenga una cooperazione estesa sia con Russia che con Corea democratica. Da quando le forze israeliane si ritirarono dal sud del Libano, Hezbollah ha utilizzato ampi programmi di assistenza sociale per avere il sostegno della popolazione locale e allo stesso tempo aumentare le capacità militari in previsione dei futuri conflitti con Israele, divenendo così una forza combattente formidabile. Hezbollah continuò con la guerra contro l’esercito israeliano nel 2006, portando Israele a subire la sua prima e finora sola sconfitta militare nella storia, possibile solo grazie all’ampio sostegno militare di Iran e Corea democratica in addestramento, armamenti ed assistenza tecnica specializzata. L’Iran fu così in grado di proiettare indirettamente potenza attraverso il suo agente regionale, e se Teheran fosse rimasto un partner degli occidentali, è probabile che il Libano meridionale sarebbe rimasto sotto il controllo israeliano. Si può quindi affermare che la rivoluzione iraniana e il conseguente riallineamento della sua politica estera abbiano direttamente portato all’unica sconfitta militare d’Israele nella storia e all’emergere di Hezbollah nel sud del Libano come importante attore non statale con capacità militari che oggi superano quelle della maggior parte degli Stati mediorientali.
La presenza dell’Iran come contrappeso al blocco occidentale e suoi alleati in Medio Oriente ebbe conseguenze significative negli anni 2010, quando l’insurrezione sostenuta da occidente e sauditi contro il governo siriano fu sconfitta in gran parte grazie all’intervento iraniano. Prima dell’intervento delle forze russe nel settembre 2015, l’Iran era al fianco di Hezbollah e Corea democratica come principale sostenitore del governo siriano, dispiegando risorse militari per aiutare Damasco. In particolare, Hezbollah svolse un ruolo chiave, sebbene continuasse a dipendere pesantemente da addestramento e sostegno finanziario iraniani; ma la sua esperienza nel combattimento urbano e nella guerra non convenzionale si dimostrò inestimabile contro gli islamisti di al-Nusra e Stato islamico. Se l’Iran non fosse stato presente come principale sponsor dello sforzo bellico siriano, è probabile che il governo di Damasco sarebbe caduto prima del settembre 2015, o che Russia e Corea democratica sarebbero state costrette ad intervenire ampiamente, e nel primo caso in una data precedente. Il crollo del governo siriano avrebbe significato il quasi indiscusso predominio del blocco occidentale nella regione mediorientale, sottolineando nuovamente l’importanza dell’Iran rivoluzionario nel decidere l’importante cambiamento dell’equilibrio di potere regionale negando al blocco occidentale il dominio regionale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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