La Nazione Profonda della Russia

Moon of Alabama, 16 febbraio 2019

In un saggio recentemente pubblicato, un aiutante del Presidente Vladimir Putin descrive il sistema di governance in Russia. È in contrasto con la solita visione “occidentale” dello Stato russo “autocratico”. I media statunitensi spesso raffigurano la Russia come uno Stato verticista, gestito dai capricci di un uomo. Citano studiosi pagani occidentali per sostenere questa posizione. Un esempio è questa colonna nel Washington Post: “Perché la Russia non rimpiange più l’invasione dell’Afghanistan. Putin rivaluta la storia per sostenere le avventure all’estero”. Il 15 febbraio 1989 gli ultimi soldati dell’esercito sovietico lasciarono l’Afghanistan. Più tardi il Congresso dei deputati del popolo, il parlamento dell’URSS, approvò una risoluzione che condannava la guerra. “Ora, tuttavia, il governo russo pensa di mutare tale verdetto, con la Duma che approverà una risoluzione che rivaluta ufficialmente l’intervento come avvenuto entro il diritto internazionale e nell’interesse dell’URSS”. Gli autori attribuiscono il passaggio al presidente russo e affermano che lo fa per giustificare gli impegni della Russia nelle guerre attuali: “Il Cremlino riscrive la storia per giustificare retrospettivamente l’intervento in Paesi come Ucraina e Siria mentre cerca di riconquistare lo status di potenza globale… Per evitare l’opposizione interna, Mosca non può permettere al pubblico di percepire la Siria attraverso il prisma dell’esperienza afghana. Putin e i suoi alleati hanno deciso di affrontare questo problema frontalmente reinterpretando quell’esperienza… Ecco perché forse Putin e i legislatori russi segnano il commovente anniversario del ritiro sovietico dall’Afghanistan tentando di attribuire un significato a quella guerra insignificante da tempo perduta”. Lo scritto è tipico della rappresentazione negativa della Russia e del suo leader. Ogni mossa nella Federazione Russa è, senza prove, attribuita al suo presidente e ai suoi motivi sempre nefandi. Ed hanno anche completamente sbagliato. La nuova risoluzione di cui parla non è mai arrivata al voto: “La maggioranza ha anticipato che il disegno di legge afgano della Duma sarebbe riapparso nella considerazione finale all’inizio di questa settimana, firmato da Putin in tempo per l’anniversario di oggi. Inaspettatamente, tuttavia, il disegno di legge è stato ignorato all’ultimo minuto, con addetti ai lavori che citavano l’assenza di accordo sulla bozza finale. Il suo autore Frants Klintsevich confermava a The Independent che l’iniziativa non ha ricevuto “il sostegno necessario”. Dice che era per colpa dei problemi di stesura e che il disegno di legge è stato rinviato per gli emendamenti. “Potrebbe, o potrebbe non” essere resuscitato, aggiungeva: “Continueremo a lottare per questo. Non so se avremo successo”.”
La risoluzione, che gli autori del Washington Post affermano essere motivata dal bisogno di Putin di giustificare gli attuali interventi, non è stata affatto spinta da Putin. Fu il Cremlino a fermarlo. Come si adatta alle presunte motivazioni di cui sarebbero ispiratori? La visione “occidentale” della guerra sovietica in Afghanistan, la “guerra senza senso da lungo perduta”, che fu la catastrofe dell’Unione Sovietica portando alla sua fine. Questa visione è sbagliata. La guerra non fu né priva di significato né persa. La guerra fu vista come strategicamente necessaria per impedire agli islamisti finanziati dagli Stati Uniti di penetrare nelle repubbliche meridionali dell’Unione Sovietica. Quando l’esercito sovietico si ritirò dall’Afghanistan lasciò dietro di sé un esercito afghano ben equipaggiato e capace. Il governo afgano poté resistere ai nemici finanziati dagli Stati Uniti per altri tre anni. Crollò solo dopo la fine del sostegno finanziario dalla Russia. In termini di dimensioni e costo relativo, la guerra afgana e il suo impatto nell’Unione Sovietica non furono paragonabili a peso ed impatto della guerra degli Stati Uniti in Vietnam. La guerra del Vietnam non distrusse gli Stati Uniti e la guerra sovietica in Afghanistan non distrusse l’Unione Sovietica. Le ragioni della sua fine furono l’inflessibilità ideologica e la crisi di leadership. Questi problemi sono stati risolti.
Vladislav Surkov, stretto contatto di Putin, pubblicava un saggio fondamentale sulla natura del governo della Russia: Lo Stato resiliente di Putin, saggio intenzionalmente provocatorio, è centrale per capire cosa motiva la nuova Russia e come e perché funziona così bene. “Sembra solo che abbiamo una scelta”, è la prima frase. L’illusione di avere una scelta è solo un trucco dello stile di vita e della democrazia occidentali, scrive Surkov. Dopo la catastrofe sociale ed economica degli anni ’90, la Russia si è disinteressata a tale sistema. Conseguentemente: “La Russia smise di crollare ed iniziò a riprendersi tornando alla naturale e unica condizione possibile: quella di grande e crescente comunità di nazioni che riunisce terre. Non è un ruolo umile che la storia del mondo ha assegnato al nostro Paese, e non ci permette di uscire dal palcoscenico mondiale o di rimanere in silenzio nella comunità delle nazioni; non ci garantisce riposo e predetermina il carattere difficile del nostro governo”. La Russia ha trovato un nuovo sistema di governance, dice Surkov. Ma non è ancora a piena potenza: “La grande macchina politica di Putin solo ora accelera e si prepara a un lavoro lungo, difficile e interessante. L’impegno a pieno regime è ancora lungo, e tra molti anni la Russia avrà ancora il governo di Putin, proprio come la Francia contemporanea continua a chiamarsi Quinta Repubblica di de Gaulle,…” Sottolinea come la Russia all’inizio (vedi il discorso di Putin del 2007 a Monaco) avvertì sui pericoli della globalizzazione e della liberalizzazione guidate dagli Stati Uniti che cercano di farla finita con lo Stato-nazione. La descrizione del sistema di governance “occidentale” è attuale: “Nessuno crede più nelle buone intenzioni dei politici. Sono invidiati e quindi considerati corrotti, accorti o semplicemente canaglie. Le serie televisive popolari, come “The Boss” e “The House of Cards”, dipingono l’oscura quotidianità del potere. A un mascalzone non va permesso di andare troppo lontano per il semplice motivo che è un mascalzone. Ma quando intorno a te (immaginiamo) ci sono solo cialtroni, si è costretti ad usarli per trattare altri cialtroni. Mentre si fuori un cuneo usando un altro cuneo, si scaccia un mascalzone usando un altro mascalzone… C’è una vasta scelta di canaglie e regole oscure pensate per far sì che le loro battaglie abbiano come risultato un legame. È così che nasce il sistema benefico dei controlli: equilibrio dinamico di malvagità ed avidità, armonia di truffe. Ma se qualcuno dimentica che questo è solo un gioco e inizia a comportarsi in modo disarmonico, lo Stato profondo sempre vigile si precipita in soccorso e una mano invisibile trascina l’apostata nelle profondità oscure”.
In contrasto col sistema occidentale, la Russia non ha uno Stato profondo. La sua governance è aperta, non necessariamente carina ma tutti possono vederla. Non c’è uno Stato profondo in Russia, dice Surkov, c’è invece una Nazione profonda: “Con la sua gigantesca massa, la Nazione Profonda crea una forza insormontabile di gravitazione culturale che riunisce la nazione e trascina a terra (verso la terra natia) l’élite quando tenta periodicamente di librarvisi in modo cosmopolita”. A Vladimir Putin viene affidata la guida della nazione profonda della Russia perché l’ascolta: “La capacità di ascoltare e comprendere la nazione, di vederla in tutta la sua profondità e di agire di conseguenza, questa è la virtù unica e più importante del governo di Putin. È adeguato ai bisogni del popolo, ne segue lo stesso corso, e ciò significa che non è soggetto a sovraccarichi distruttivi delle controcorrenti della storia. Questo lo rende efficace e duraturo”. Questo esclusivo sistema russo lo rende superiore: “Il modello contemporaneo dello Stato russo inizia con la fiducia e si basa sulla fiducia. Questa è la sua principale distinzione dal modello occidentale, che coltiva sfiducia e critica. E questa è la fonte del suo potere”. Surkov prevede che avrà un grande futuro: “Il nostro nuovo Stato avrà una lunga e gloriosa storia in questo nuovo secolo. Non si spezzerà. Agirà da solo, vincendo e mantenendo i punti vincenti al vertice lotta geopolitica. Prima o poi tutti saranno costretti a venirvi a patti, anche chi attualmente chiede alla Russia di “cambiare comportamento”. Perché sembra solo che abbiano una scelta. Putin avrà firmato il saggio prima che fosse pubblicato. È, come il suo discorso di Monaco, una sfida pubblica alla classe dirigente occidentale. “Svegliatevi”, dice. “Non affidatevi agli idioti che attribuiscono questo o quel motivo superficiale a noi, tutto questo va molto più in profondità”.
Gli analisti della Russia occidentale scriveranno un mucchio di articolacci sul saggio di Surkov. Probabilmente sosterranno che ciò dimostra che Putin ha manie di grandezza. Io vi l’ho letto la descrizione onesta dello Stato naturale della Russia. Per fortuna non dobbiamo affidarci agli “esperti”. Chi vuole capire la Russia può leggere da sé il saggio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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