Yemen: gli USA armano al-Qaida

Tony Cartalucci, LDR 15 febbraio 2019

Le armi statunitensi nuovamente cadono in mano ai terroristi che combattono una delle molte guerre per procura di Washington, questa volta in Yemen, e sono combattenti affiliati ad al-Qaida.
La CNN nell’articolo “Venduto a un alleato, perso a un nemico” ammetteva: “L’Arabia Saudita e i suoi partner della coalizione hanno trasferito armi di fabbricazione nordamericana a combattenti legati ad al-Qaida, estremisti salafiti e altre fazioni in guerra nello Yemen, in violazione degli accordi cogli Stati Uniti, scopriva la CNN”. L’articolo affermava inoltre: “Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, suo principale partner nella guerra, hanno usato le armi fabbricate dagli Stati Uniti come valuta per comprare la lealtà di milizie o tribù, rafforzare gli attori armati scelti e influenzare il complesso panorama politico, secondo i capi locali ed analisti che hanno parlato alla CNN”. Il trasferimento di armi includeva tutto, dalle armi leggere ai veicoli corazzati, segnalava la CNN. L’articolo includeva la risposta del portavoce del Pentagono Johnny Michael, che sosteneva: “Gli Stati Uniti non hanno autorizzato il Regno dell’Arabia Saudita o gli Emirati Arabi Uniti a trasferire nuovamente le attrezzature a parti nello Yemen. Il governo degli Stati Uniti non può commentare eventuali indagini pendenti su richieste di violazioni degli articoli e servizi di difesa trasferiti a nostri alleati e partner”. Nonostante prove evidenti che Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti violano gli accordi che il Pentagono afferma di avere con entrambe le nazioni, gli Stati Uniti continuano a combattere la loro guerra congiunta nello Yemen in tutto, tranne che apertamente. Il ruolo degli Stati Uniti nello Yemen include non solo Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, ma anche la formazione di piloti, selezione degli obiettivi, condivisione d’intelligence, riparazione dei sistemi d’arma, rifornimento di aerei da guerra sauditi e persino schieramento di forze speciali statunitensi lungo il confine saudita-yemenita. A causa di tale sostegno continuo e incondizionato, le proteste del Pentagono nei trasferimenti di armi che afferma non autorizzati, sono particolarmente vuote. Ancora di più se si considerano altri teatri di guerra, dove armi nordamericane “accidentalmente” finivano nelle mani di estremisti che così combattevano le forze a cui gli USA si opponevano.

Ripetute azioni parlano più delle scuse del Pentagono
Un esercito di forze legate ad al-Qaida è stato aizzato in Siria contro il governo di Damasco attraverso il trasferimento “accidentale” di armi nordamericane da presunti militanti moderati ad organizzazioni terroristiche come al-Nusra di al-Qaida e l’autoproclamato “Stato islamico” (SIIL). E mentre questo veniva presentato al pubblico come “accidentale”, anni prima che scoppiasse la guerra in Siria c’erano già segnali di allarme che gli Stati Uniti pianificavano l’uso deliberato degli estremisti in una guerra per procura contro Siria ed Iran. Già nel 2007, ben quattro anni prima che iniziasse la “Primavera araba” del 2011, un articolo del giornalista vincitore del premio Pulitzer Seymour Hersh, pubblicato nel New Yorker, intitolato “The Redirection: La nuova politica dell’amministrazione beneficia i nostri nemici nella guerra al terrorismo?”, avvertiva: “Per indebolire l’Iran, prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso in effetti di riconfigurare le priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato col governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine che hanno lo scopo d’indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno anche preso parte a operazioni clandestine contro l’Iran e il suo alleato Siria. Un sottoprodotto di tali attività fu il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano la visione militante dell’Islam e sono ostili agli USA e solidali con al-Qaida”. Dal 2011, in tutti i principali quotidiani occidentali come New York Times e Washington Post si ammettevano la consegna di armi degli Stati Uniti a “ribelli moderati” in Siria. Articoli come “Arms Airlift to Syria Rebels Expands, With CIA Aid”, e ” Kerry dice che gli USA sosteranno al doppio i ribelli in Siria ” del “New York Times”, e “Stati Uniti e Europa trasportano via aerea armi ai ribelli in Siria attraverso Zagabria”, del “Telegraph”, e l’articolo del Washington Post, “Le armi degli Stati Uniti raggiungono i ribelli siriani”, dettagliavano centinaia di milioni di dollari in armi, veicoli, equipaggiamenti e addestramento incanalati in Siria ai cosiddetti “ribelli moderati”. Eppure, già nel primo anno del conflitto, al-Nusra, affiliata ad al-Qaida, un’organizzazione terroristica designata dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, dominava il campo di battaglia contro le forze siriane. Il Ddpartimento di Stato degli Stati Uniti nella sua dichiarazione stampa ufficiale intitolata “Le designazioni terroristiche del Fronte al-Nusrah come alias di al-Qaida in Iraq”, affermava esplicitamente che: “Da novembre 2011, al-Nusrah ha causato quasi 600 attacchi, che vanno da oltre 40 attacchi suicidi ad attacchi con armi leggere e operazioni con ordigni esplosivi improvvisate nei principali centri urbani tra cui Damasco, Aleppo, Hamah, Dara, Homs, Idlib e Dayr al-Zur. Durante tali attacchi furono uccisi numerosi siriani inermi”. Se Stati Uniti e loro alleati trasferissero effettivamente centinaia di milioni di dollari di armi, equipaggiamenti e altro supporto a “ribelli moderati”, finanziavano e armavano sempre al-Nusra, consentendogli di soppiantare i terroristi filo-occidentali sul campo di battaglia siriano? I media occidentali avevano proposto diverse scuse poco convincenti, tra cui che un gran numero di disertori di al-Qaida e suoi affiliati si portava con sé armi ed attrezzature fornite dall’occidente. L’ovvia risposta, tuttavia, è che, come avvertì Seymour Hersh nel 2007, Stati Uniti e loro alleati fin dall’inizio armarono e sostennero al-Qaida, e ne crearono intenzionalmente la propaggine SIIL, usandoli entrambi nel micidiale guerra per procura che speravano si concludesse rapidamente prima che il pubblico si rendesse conto di cosa succedeva. Aveva funzionato in Libia nel 2011 e anche il rapido rovesciamento del governo siriano era previsto. Quando la guerra si trascinò e la natura dei “ribelli moderati” di Washington fu svelata, scuse plausibili su come al-Qaida e SIIL fossero così armati e finanziati cominciarono a comparire sui media occidentali.

Incidente o meno, l’intervento militare degli Stati Uniti è la peggiore minaccia alla sicurezza globale
Mentre i media alternativi ora tentano di far luce sulla guerra degli Stati Uniti in Yemen, un analogo tentativo di spiegare come al-Qaida si sia di nuovo ritrovata inondata dal supporto degli Stati Uniti viene montato. Proprio come in Siria. L’ovvia spiegazione delle forze di al-Qaida in Yemen dotate di armi nordamericane era perché al-Qaida ed altri estremisti erano sempre stati parte della strategia USA-Arabia Saudita. Le rivelazioni della CNN non furono le prime. Un’indagine della Associated Press dell’agosto 2018, intitolata “Investigazione AP: alleati degli Stati Uniti i ribelli di al-Qaida in Yemen”: “Ancora e ancora negli ultimi due anni, una coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita e sostenuta dagli Stati Uniti ha affermato di aver ottenuto vittorie decisive respingendo i militanti di al-Qaida dalle loro roccaforti nello Yemen e ridotto la loro capacità di attaccare l’occidente. Ecco cosa non hanno rivelato i vincitori: molte delle loro conquiste avvennero senza sparare un colpo. Questo perché la coalizione si accordava in segreto con al-Qaida, pagandole per lasciare le città chiave e permettendole di ritirarsi con armi, equipaggiamento e denaro rubato, scopriva un’indagine della Associated Press. Altre centinaia di essi furono reclutati dalla coalizione stessa”. Mentre gli USA si dichiarano innocenti e tentano di incolpare l’armamento di al-Qaida in un’altra delle guerre per procura di Washington a trasferimenti di armi “accidentali” o “non autorizzati”, è chiaro che al-Qaida funge da forza ausiliaria vitale degli Stati Uniti, usandola come pretesto per invadere e occupare altre nazioni, e quando non è possibile, per combattere per procura ldadove le forze USA non possono andare. Gli Stati Uniti, che rivendicano il loro coinvolgimento in Siria, Iraq e Yemen, hanno il compito di contenere l’Iran che accusano di mettere a repentaglio la sicurezza globale e di sponsorizzare il terrorismo, si alleano agli veri Stati sostenitori del terrorismo, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, ed essi stessi consapevolmente hanno un ruolo nella sponsorizzazione del terrorismo, compreso l’armamento dei gruppi terroristici nella regione. L’Iran e i gruppi che sostiene, accusati di essere “terroristi”, sono ironicamente le forze più efficaci che combattono gruppi come al-Nusra e SIIL nella regione, illustrando Washington ed alleati quali veri colpevoli di ciò che per finta attribuscono a Siria, Russia e Iran.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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