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La geniale strategia di Trump per ridurre l’egemonia del dollaro

Michael Hudson, Counterpunch 1 febbraio 2019

La fine del dominio economico globale incontrastato degli USA arriva prima del previsto, grazie agli stessi neocon che hanno dato al mondo le sporche guerre in Iraq, Siria ed America Latina. Proprio come la guerra del Vietnam spinse gli Stati Uniti ad abbandonare l’oro nel 1971, la violenta guerra per il cambio di regime contro Venezuela e Siria, e le minacce altri Paesi di sanzioni se non si uniscono a tale crociata, spinge le nazioni europee ed altre a creare proprie istituzioni finanziarie alternative. Questo passo è in corso da tempo e doveva verificarsi. Ma chi avrebbe pensato che Donald Trump sarebbe diventato l’agente catalizzatore? Alcun partito di sinistra, nessun socialista, anarchico o leader nazionalista straniero in alcun’altra parte del mondo avrebbe potuto realizzare ciò che fa per spezzare l’impero statunitense. Il Deep State reagisce con stupore al modo in cui questo immobiliarista di destra ha spinto altri Paesi a difendersi smantellando l’ordine mondiale centrato negli Stati Uniti. Per farlo, usa i piromani neocon di Bush e Reagan, John Bolton e ora Elliott Abrams, per accendere le fiamme in Venezuela. È quasi una commedia politica nera. Il mondo della diplomazia internazionale si ribalta. Un mondo in cui non c’è più nemmeno la pretesa di aderire alle norme internazionali, per non parlare di leggi o trattati. I neocon che Trump ha nominato realizzano ciò che sembrava impensabile non molto tempo fa: avvicinano Cina e Russia – il grande incubo di Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski. E anche portano Germania ed altri Paesi europei nell’orbita eurasiatica, l’incubo dell'”Heartland” di Halford Mackinder di un secolo fa. La causa alla radice è chiara: dopo il crescendo di finzioni e inganni su Iraq, Libia e Siria, insieme alla nostra assoluzione del regime criminale dell’Arabia Saudita, i leader politici stranieri riconoscono ciò che sondaggi sull’opinione pubblica mondiale avevano già riferito, prima che i tizi dell’Iraq/Iran-Contra rivolgessero l’attenzione alle più grandi riserve petrolifere del mondo, in Venezuela: gli Stati Uniti sono ora la peggiore minaccia alla pace sul pianeta. Definendo il colpo di Stato sponsorizzato dagli USA in Venezuela difesa della democrazia, rivela il bispensiero alla base della politica estera statunitense. Definisce “democrazia” sostenere la politica estera degli Stati Uniti che persegue privatizzazione neoliberista delle infrastrutture pubbliche, smantellando la regolamentazione dei governi e seguendo le istituzioni globali dominate dagli Stati Uniti, dal Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale alla NATO. Per decenni, le risultanti guerre all’estero, i programmi di austerità interna e gli interventi militari hanno portato più violenze, non democrazia. Nel dizionario del diavolo, ai diplomatici statunitensi viene insegnato come linee guida “lo stile” del bispensiero, un Paese “democratico” segue la leadership nordamericana e apre la sua economia agli investimenti statunitensi e alla privatizzazione sponsorizzata da FMI e Banca Mondiale. L’Ucraina è considerata democratica, insieme all’Arabia Saudita, Israele e altri Paesi che agiscono come protettorati finanziari e militari statunitensi e sono disposti a trattare da nemici i nemici degli USA.
A un certo punto tale politica entrava in collisione coll’interesse diretto di altre nazioni, rompendo finalmente la retorica dell’impegno alle pubbliche relazioni. Altri Paesi procedono nel dedollarizzare e sostituire quello che la diplomazia nordamericana chiama “internazionalismo” (che significa nazionalismo statunitense imposto al resto del mondo) col proprio interesse nazionale. Questa traiettoria apparve 50 anni fa (l’ho descritta in Super Imperialism [1972] e Global Fracture [1978]). Doveva succedere. Ma nessuno pensava che la fine sarebbe arrivata nel modo in cui accade. La storia è diventata commedia, o almeno ironica, mentre segue il proprio percorso dialettico.
Negli ultimi cinquant’anni, strateghi statunitensi, dipartimento di Stato eNational Endowment for Democracy (NED) temevano che l’opposizione all’imperialismo finanziario degli Stati Uniti venisse dai partiti di sinistra. Spese enormi risorse per manipolare i partiti che si definivano socialisti (Partito laburista britannico di Tony Blair, Partito socialista francese, socialdemocratici tedeschi, ecc.) Per adottare politiche neoliberiste diametralmente opposte a ciò che la democrazia sociale intendeva un secolo fa. Ma i pianificatori politici degli Stati Uniti e gli organizzatori del Grande Organo trascurarono la destra, immaginando che avrebbe istintivamente sostenuto il teppismo statunitense. La realtà è che i partiti di destra vogliono essere eletti, e un nazionalismo populista è la strada per la vittoria elettorale in Europa e altri Paesi, proprio come successo a Donald Trump nel 2016. L’agenda di Trump potrebbe davvero essere frantumare l’impero nordamericano, usando la vecchia retorica isolazionista dello zio Babbeo di mezzo secolo fa. Certamente colpisce gli organi vitali dell’impero. Ma è un aggressivo agente anti-americano? Potrebbe anche essere, ma sarebbe un passo falso usare “quo bono” presumendolo agente saggio. Dopotutto, se nessun contraente, fornitore, sindacato o banca statunitense se ne occupasse, Vladimir Putin, Cina o Iran sarebbero più ingenui? Forse il problema è dovuto scoppiare a causa delle dinamiche interne del globalismo sponsorizzato dagli Stati Uniti che diventa impossibile da imporre quando il risultato è l’austerità finanziaria, la fuga di popolazioni dalle guerre sponsorizzate dagli Stati Uniti e, soprattutto, il rifiuto degli Stati Uniti di aderire a regole e leggi internazionali che essi sponsorizzavano nei settant’anni dopo la Seconda guerra mondiale.

Smantellamento del diritto internazionale e dei suoi tribunali
Qualsiasi sistema di controllo internazionale richiede lo stato di diritto. Potrebbe essere un esercizio moralmente illegale di potere spietato che impone sfruttamento predatorio, ma è ancora la legge. E ha bisogno di tribunali per applicarlo (appoggiato dal potere della polizia per rafforzarlo e punire i trasgressori). Ecco la prima contraddizione legale nella diplomazia globale degli Stati Uniti: gli Stati Uniti si sono sempre opposti a che qualsiasi altro Paese avesse voce in politica interna, legislativa o diplomatica degli Stati Uniti. Questo è ciò che li rende “la nazione eccezionale”. Ma per settant’anni i loro diplomatici fecero finta che il loro giudizio superiore promuovesse un mondo pacifico (come pretendeva l’impero romano), che consentisse agli altri Paesi di prosperare e migliorare il tenore di vita. Alle Nazioni Unite, i diplomatici statunitensi insistevano sul potere di veto. Alla Banca Mondiale e al Fondo monetario internazionale si assicurarono che la loro quota azionaria fosse abbastanza ampia da conferirgli potere di veto su qualsiasi prestito o altra politica. Senza tale potere, gli Stati Uniti non aderirebbero ad alcuna organizzazione internazionale. Eppure, allo stesso tempo, descrissero il loro nazionalismo come protezione della globalizzazione e dell’internazionalismo. Era tutto un eufemismo per ciò che in realtà era il processo decisionale unilaterale degli Stati Uniti. Inevitabilmente, il nazionalismo statunitense dovette violare il miraggio dell’internazionalismo unico mondiale, e con esso ogni pensiero di tribunale internazionale. Senza il diritto di veto sui giudici, gli Stati Uniti non accetteranno mai l’autorità di alcun tribunale, in particolare il Tribunale internazionale delle Nazioni Unite all’Aia. Di recente tale tribunale avviava un’indagine sui crimini di guerra statunitensi in Afghanistan, le loro torture e bombardamenti di obiettivi civili come ospedali, matrimoni e infrastrutture. “Quella ricerca alla fine trovava ‘base ragionevole per credere a crimini di guerra e contro l’umanità'”. (1)
Il consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump, John Bolton, s’infuriò avvertendo a settembre che: “Gli Stati Uniti useranno tutti i mezzi necessari per proteggere i cittadini nostri e dei nostri alleati dall’ingiusta azione giudiziaria da parte di questa corte illegittima”, aggiungendo che il Tribunale internazionale delle Nazioni Unite non dev’essere così audace da investigare su “Israele o altri alleati degli Stati Uniti”. Ciò spinse un giudice tedesco, Christoph Flügge, a dimettersi in segno di protesta. In effetti, Bolton disse alla corte di non partecipare ad alcun affare che coinvolgesse gli Stati Uniti, promettendo di vietare ai giudici e pubblici ministeri della Corte di entrare negli Stati Uniti. “Come Bolton spiegò la minaccia degli Stati Uniti: “Sanzioneremo i loro fondi del sistema finanziario degli Stati Uniti e li perseguiremo col sistema penale statunitense. Non collaboreremo con l’ICC. Non forniremo assistenza all’ICC. Non aderiremo all’ICC. Lasceremo che l’ICC muoia da sé. Dopotutto, a tutti gli effetti, l’ICC è già morta per noi”. Ciò che questo significava, precisò il giudice tedesco, era che: “Se questi giudici interferissero mai nelle preoccupazioni interne degli Stati Uniti o indagassero su un cittadino statunitense, Bolton rispose che il governo statunitense farebbe tutto il possibile per garantire che questi giudici non abbiano più il permesso di viaggiare negli Stati Uniti, e che potrebbero persino essere perseguiti penalmente”. L’ispirazione originale della Corte, usare le leggi di Norimberga applicate contro i nazisti tedeschi per processare in modo analogo qualsiasi Paese o funzionari giudicati colpevoli di aver commesso crimini di guerra, era già decaduto col fallimento nell’incriminare per crimini di guerra gli autori del colpo di Stato cileno, dell’Iran-Contra o dell’invasione dell’Iraq.

Smantellamento dell’egemonia del dollaro dal FMI al SWIFT
Di tutte le aree della politica mondiale del potere, la finanza internazionale e gli investimenti esteri sono il punto chiave. Le riserve monetarie internazionali si supponevano sacrosante e l’applicazione del debito internazionale strettamente associatavi. Le banche centrali da tempo detengono oro e riserve monetarie negli Stati Uniti e a Londra. Nel 1945 ciò sembrava ragionevole, perché la Federal Reserve Bank di New York (nel cui seminterrato era custodito l’oro delle banche centrali straniere) era militarmente sicura, e perché il London Gold Pool era il veicolo con cui il Tesoro degli Stati Uniti manteneva il dollaro “buono come l’oro”, pari a 35 per oncia. Le riserve estere oltre l’oro furono mantenute sotto forma di titoli del Tesoro USA, da acquistare e vendere sui mercati valutari di New York e Londra per stabilizzare i tassi di cambio. La maggior parte dei prestiti ai governi esteri era denominata in dollari USA, quindi le banche di Wall Street erano normalmente chiamate come agenti pagatori. Era il caso dell’Iran dello Shah, che gli Stati Uniti avevano installato dopo aver sponsorizzato il colpo di Stato del 1953 contro Mohammed Mosaddegh quando cercò di nazionalizzare il petrolio dell’Anglo-Iranian (ora British Petroleum) o almeno tassarlo. Dopo che lo Shah fu rovesciato, il regime di Khomeini chiese al suo agente pagatore, la banca Chase Manhattan, di usare i depositi per pagare gli obbligazionisti. Su direzione del governo degli Stati Uniti, Chase si rifiutò. I tribunali statunitensi quindi dichiararono l’Iran inadempiente congelandone tutti i beni negli Stati Uniti e in qualsiasi altro posto potessero farlo. Ciò dimostra che la finanza internazionale era un braccio del dipartimento di Stato e del Pentagono. Ma ciò fu una generazione fa, e solo di recente i Paesi stranieri cominciarono ad sentirsi nauseati lasciando le loro riserve d’oro negli Stati Uniti, dove potevano essere arraffati per punire qualsiasi Paese che fosse offensivo per la diplomazia nordamericana. Così, l’anno scorso, la Germania finalmente ebbe il coraggio di chiedere che un po’ del suo oro tornasse in Germania. Funzionari statunitensi finsero di essere scioccati dall’insulto dato da un Paese cristiano civile che agiva come l’Iran, e la Germania accettò di rallentare il trasferimento. Ma poi ci fu il Venezuela. Alla disperata ricerca di riserve d’oro da importare per l’economia devastata dalle sanzioni degli Stati Uniti, una crisi che i diplomatici statunitensi attribuiscono al “socialismo” e non ai tentativi politici degli Stati Uniti di “stritolare l’economia” (come dissero i funzionari di Nixon del Cile di Salvador Allende), il Venezuela ordinava alla Banca d’Inghilterra di trasferire parte dei suoi 11 miliardi in oro detenuti nei caveau suoi e di altre banche centrali, nel dicembre 2018. Questo era proprio ciò che un depositante della banca si aspetterebbe da una banca, pagare l’assegno che il depositante aveva sottoscritto. La Banca d”Inghilterra si rifiutò di onorare la richiesta ufficiale, seguendo la direzione di Bolton e del segretario di Stato nordamericano Michael Pompeo. Come riferiva Bloomberg: “I funzionari degli Stati Uniti cercano di portare le attività estere del Venezuela al Chicago Boy Juan Guaido per contribuire a rafforzarne le possibilità di assumere effettivamente il controllo del governo. L’oro da 1,2 miliardi di dollari è una grossa fetta degli 8 miliardi di dollari in riserve estere detenute dalla banca centrale venezuelana”. (2)
La Turchia sembrava essere una destinazione probabile, spingendo Bolton e Pompeo ad avvertirla di desistere dall’aiutare il Venezuela, minacciando sanzioni essa o qualsiasi altro paese che aiuto il Venezuela a far fronte alla crisi economica. Sulla Banca d”Inghilterra e di altri Paesi europei, Bloomberg concludeva: “Ai funzionari della banca centrale di Caracas fu ordinato di non provare più a contattare la Banca d”Inghilterra. A questi banchieri centrali fu detto che i membri della Banca d’Inghilterra non gli risponderanno”. Ciò portava a voci secondo cui il Venezuela vendeva 20 tonnellate di oro tramite un Boeing 777 russo, circa 840 milioni di dollari. Denaro probabilmente per pagare gli obbligazionisti russi e cinesi e comprare cibo per alleviare la carestia locale. (3) La Russia smentì, ma Reuters confermava che il Venezuela aveva venduto 3 su 29 tonnellate di oro agli Emirati Arabi, ed altri 15 spedite il 1.mo febbraio. (4) Il senatore estremista batistiano-statunitense Rubio accusava ciò essere “un furto”, come se nutrire il popolo per alleviare la crisi sponsorizzata dagli Stati Uniti fosse un crimine contro la leva diplomatica nordamericana.
Se c’è un Paese che i diplomatici statunitensi odiano più di uno recalcitrante latinoamericano è l’Iran. La violazione del presidente Trump degli accordi nucleari del 2015 negoziati dai diplomatici europei e dell’amministrazione Obama si acuiva al punto di minacciare la Germania e altri Paesi europei di sanzioni punitive se non violano anch’essi gli accordi che hanno firmato. Arrivando al culmine dell’opposizione degli Stati Uniti all’importazione di Germania ed altri Parsi europei del gas russo, la minaccia statunitense infine spingeva l’Europa a trovare un modo per difendersi. Le minacce imperiali non sono più militari. Alcun Paese (incluse Russia o Cina) può organizzare l’invasione militare di un altro grande Paese. Da Vietnam, l’unico tipo di guerra che un Paese democratico può condurre è il bombardamento atomico, o quantomeno pesante, come gli Stati Uniti inflissero a Iraq, Libia e Siria. Ma ora, la guerra informatica è diventata un modo per eliminare le connessioni a qualsiasi economia. E le principali connessioni informatiche sono quelle del trasferimento di denaro guidate dal SWIFT, Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, di base in Belgio. Russia e Cina si sono già passate a creare un sistema di trasferimento bancario ombra nel caso in cui gli Stati Uniti le staccassero dal SWIFT. Ma ora, i Paesi europei hanno capito che le minacce di Bolton e Pompeo possono portare a pesanti perdite se continuassero a negoziare con l’Iran, come richiesto dai trattati che hanno negoziato. Il 31 gennaio la diga si ruppe coll’annuncio che l’Europa aveva creato il proprio sistema di pagamenti da utilizzare coll’Iran e altri Paesi presi di mira dai diplomatici statunitensi. Germania, Francia e persino il barboncino degli USA, la Gran Bretagna, aderivano creando INSTEX, Instrument in Support of Trade Exchanges. La promessa è che questo sarà usato solo per aiuti “umanitari” per salvare l’Iran da una devastazione del tipo Venezuela, sponsorizzata dagli Stati Uniti. Ma in vista della sempre più appassionata opposizione nordamericana al gasdotto russo Nord Stream, questo sistema alternativo di compensazione delle banche sarà pronto e in grado di operare se gli Stati Uniti tentassero d’imporre sanzioni all’Europa. Sono appena tornato dalla Germania e ho visto una notevole divisione tra gli industriali e la loro leadership politica. Per anni le grandi aziende hanno visto la Russia come mercato naturale, un’economia complementare di cui modernizzare la produzione e in grado di rifornire l’Europa di gas naturale e altre materie prime. La nuova posizione statunitense da Guerra Fredda cerca di bloccare questa complementarità. Avvertendo l’Europa contro la “dipendenza” dal gas russo a basso prezzo, offrono il costoso GNL degli Stati Uniti (attraverso strutture portuali che non esistono ancora per il volume richiesto). Il presidente Trump insiste anche sul fatto che i membri della NATO spendano il 2% del loro PIL in armi, preferibilmente acquistati negli Stati Uniti, non da mercanti di morte tedeschi o francesi.
Gli Stati Uniti esagerando la propria posizione portano all’incubo eurasiatico di Mackinder-Kissinger-Brzezinski su menzionato. Oltre ad avvicinare Russia e Cina insieme, la diplomazia nordamericana vi aggiunge l’Europa, indipendentemente dalla capacità degli Stati Uniti di fare i prepotenti nello stato di dipendenza verso cui la diplomazia nordamericana puntava a raggiungere dal 1945. La Banca Mondiale, ad esempio, tradizionalmente era guidata da un segretario alla Difesa degli Stati Uniti. La sua politica sin dall’inizio era fornire prestiti ai Paesi affinché destinino le loro terre alle esportazioni di colture invece di dare la priorità all’alimentazione. Questo è il motivo per cui tali prestiti furono solo in valuta estera, non nella valuta nazionale necessaria per fornire sostegno dei prezzi e servizi agricoli, che resero l’agricoltura statunitense così produttiva. Seguendo i consigli degli Stati Uniti, Paesi si sono lasciati ricattare sul cibo: sanzioni contro la fornitura di grano e altri alimenti, nel caso in cui si allontanassero dalle pretese diplomatiche statunitensi. Va notato che la nostra imposizione globale della mitica “efficienza” costringendo i Paesi latinoamericani a diventare piantagioni per colture d’esportazione come caffè e banane piuttosto che coltivare grano e mais falliva catastroficamente nell’offrire una vita migliore, specialmente per chi vive in America centrale. La “diffusione” di colture esportate e modeste importazioni alimentari dagli Stati Uniti che si supponeva si materializzasse nei Paesi che seguivano i nostri dettami, fallì miseramente, come testimoniano le carovane di rifugiati dal Messico. Naturalmente, il nostro sostegno ai dittatori militari e ai signori del crimine più brutali non li aiutato neanche.
Allo stesso modo, il FMI fu costretto ad ammettere che le sue linee guida di base erano da sempre fittizie. Il nucleo centrale era imporre il pagamento del debito ufficiale intergovernativo trattenendo il credito del FMI ai Paesi in default. Tale regola fu istituita nel momento in cui la maggior parte del debito ufficiale intergovernativo era dovuto agli Stati Uniti. Ma alcuni anni fa, l’Ucraina rimase inadempiente sui 3 miliardi dovuti alla Russia. L’FMI dichiarò, in effetti, che Ucraina ed altri Paesi non dovevano pagare la Russia o qualsiasi altro Paese che si riteneva agisse in modo indipendente dagli Stati Uniti. Il Fondo monetario internazionale estese il credito senza fondo alla corruzione ucraina per incoraggiarne la politica anti-russa piuttosto che difendere il principio secondo cui i debiti intergovernativi vanno pagati. È come se il FMI operi da una stanzetta nel seminterrato del Pentagono a Washington. L’Europa prese atto che il proprio commercio monetario internazionale e i suoi collegamenti finanziari rischiano di far arrabbiare gli Stati Uniti. Questo divenne chiaro al funerale di George HW Bush, quando i diplomatici dell’UE furono declassati in fondo alla lista per essere messi al loro posto. Gli fu detto che gli Stati Uniti non considerano più l’UE un’entità in regola. A dicembre, “Mike Pompeo tenne un discorso sull’Europa a Bruxelles, il primo e atteso, in cui esaltò le virtù del nazionalismo e criticò multilateralismo ed UE, affermando che gli organismi internazionali che limitano la sovranità nazionale devono essere riformati o eliminati”. (5)
Tali eventi non fecero notizia che un solo giorno, il 31 gennaio 2019. La congiunzione degli Stati Uniti si muove su così tanti fronti, contro Venezuela, Iran ed Europa (per non menzionare la Cina e le minacce commerciali e le azioni contro Huawei di oggi), sembra che questo sarà l’anno della frattura globale. Naturalmente non c’è solo il presidente Trump. Vediamo il Partito Democratico mostrare le stesse intenzioni. Invece di applaudire la democrazia quando i Paesi stranieri non eleggono un capo approvato dai diplomatici statunitensi (che si tratti di Allende o Maduro), gettano la maschera e si dimostrano primi imperialisti da Nuova Guerra Fredda. Adesso è scoperto. Avrebbero fatto del Venezuela la nuova era del Pinochet in Cile. Trump non è il solo a sostenere l’Arabia Saudita e i suoi terroristi wahabiti che sono, come disse Lyndon Johnson, “Bastardi, ma i nostri bastardi”.
Dov’è la sinistra in tutto questo? Questa è la domanda con cui aprivo l’articolo. È straordinario il fatto che siano solo partiti di destra, Alternative for Deutschland (AFD), nazionalisti francesi di Marine Lepen e di altri Paesi che si oppongono alla militarizzazione della NATO e cercano di rilanciare i legami commerciali ed economici col resto dell’Eurasia. La fine del nostro imperialismo monetario, di cui scrissi per la prima volta nel 1972 in SuperImperialismo, stordisce persino un osservatore informato come me. Ci sono volute colossale arroganza, miopia ed illegalità per affrettarne il declino, cosa che solo neocon pazzi come John Bolton, Elliott Abrams e Mike Pompeo potevano dare a Donald Trump.

Note:
[1] Alexander Rubenstein, “Non può essere accettato: il giudice dell’ICC si dimette in protesta cogli Stati Uniti, l’affare turco“, 31 gennaio 2019.
[2] Patricia Laya, Ethan Bronner e Tim Ross , “Maduro aveva chiesto di ritirare 1,2 miliardi in oro dal Regno Unito”, Bloomberg, 25 gennaio 2019. Anticipando proprio questa trappola, il Presidente Chavez già nel 2011 rimpatriò 160 tonnellate d’oro a Caracas da Stati Uniti ed Europa.
[2] Patricia Laya, Ethan Bronner e Tim Ross , “Maduro aveva chiesto di ritirare 1,2 miliardi in oro dal Regno Unito”, Bloomberg, 25 gennaio 2019.
[4] Corina Pons e Mayela Armas, “Il Venezuela prevede di far volare le riserve d’oro nella banca centrale degli Emirati Arabi Uniti”, Reuters, 31 gennaio 2019.
[5] Constanze Stelzenmüller, “La politica nordamericana sull’Europa assume una piega nazionalista”, Financial Times , 31 gennaio 2019.

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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