L’ambasciatore russo in Bielorussia sui piani per lo sviluppo dell’Unione di Stato

Stalker Zone 11 febbraio 2019

L’ambasciatore plenipotenziario della Federazione Russa in Bielorussia Mikhail Babich in un’intervista esclusiva con RT parla della cooperazione tra Mosca e Minsk nel settore militare, energetico, commerciale e sociale, prestando particolare attenzione a rafforzamento e sviluppo delle istituzioni dell’Unione di Stato, che nel 2019 celebra il 20° anniversario. Inoltre, Mikhail Babich notava i tentativi dell’occidente di influenzare la situazione politica interna in Bielorussia e le relazioni tra i nostri Paesi.

Mikhail Viktorovich, a settembre ha iniziato l’esecuzione della sua mansione. Come è stato accettato in Bielorussia? Quali sono state le sue prime impressioni sul Paese dopo i primi mesi di lavoro?
“Sono stato ricevuto molto bene. Anzi, fraternamente. Ho ricevuto molti ringraziamenti dai colleghi. Se parliamo del lavoro, è riuscito a sistematizzare tutti i nostri problemi nell’ambito della cooperazione socioeconomica, nell’industria, nell’agro-industriale, nell’economia e nella finanza, sulle barriere restrittive, e così via. Abbiamo prestato particolare attenzione alle disposizioni del trattato sull’Unione. C’è comprensione su ogni posizione su come andare avanti. Abbiamo aumentato significativamente gli accordi con funzionari delle autorità, personalità pubbliche, rappresentanti della società civile e della sfera professionale bielorussi. Studio con piacere tradizioni, storia, cultura e monumenti”.

Uno degli argomenti di cui si parla molto è la recente dichiarazione di Aleksandr Lukashenko a Mosca sulla possibile perdita di un alleato in occidente se la Russia rifiutasse di risarcire Minsk della manovra fiscale nell’industria petrolifera. Il rappresentante del Ministero degli Esteri della Russia, Marija Zakharova, osservava che la politica di espansione della cooperazione strategica con Minsk non è soggetta a dubbi. Come viene coperta questa situazione in Bielorussia?
“Marija Zakharova ha assolutamente ragione. Naturalmente, la politica di sviluppo del partenariato strategico e delle nostre relazioni strategiche rimane invariata. Creiamo le condizioni per espanderle, rafforzarle ed avere una base economica reale. Su questo si sta già costruendo un’unione politica. Per quanto riguarda la dichiarazione che ha menzionato, non commento dichiarazioni che non ho sentito. Nessun russo era presente a questo incontro. Molto probabilmente, è una frase presa fuori dal contesto o dall’emozione. In tutti gli incontri e le trattative in cui sono stato presente, Aleksandr Grigorevich ha sempre dichiarato chiaramente la sua posizione e vi aderiva: Russia e Bielorussia partecipano dell’Unione di Stato. Minsk intende continuare a fare di tutto per rafforzarla”.

Aleksandr Lukashenko ha anche affermato che nel 2019-2020 saranno testati sovranità ed indipendenza della Bielorussia. C’è possibilità che l’occidente provi a dispiegare lo scenario ucraino o venezuelano in Bielorussia?
“Se potessero, l’avrebbero fatto da tempo. L’ostacolo principale all’attuazione di questi scenari occidentali è la posizione del popolo e del presidente della Bielorussia. Per 25 anni hanno dimostrato. attraverso atti concreti e risultati del lavoro, che il corso sull’integrazione con la Russia e l’espansione della nostra cooperazione in campo economico, umanitario e linguistico sono strategici per Minsk. Certo, verranno fatti dei tentativi per mettere alla prova e il presidente della Bielorussia ha certamente ragione al riguardo. Ma oggi la leadership politica del Paese conosce molto bene i rischi e compie gli sforzi necessari ad evitarli”.

L’occidente fa pressione sulla Bielorussia? Quale politica viene perseguita da Stati Uniti e UE verso Minsk?
“Non c’è nemmeno una pressione, ma un lavoro ben pianificato, organizzato, sistematico e a lungo termine. A tal fine vengono stanziati decine, centinaia di milioni di dollari e euro attraverso varie ONG in progetti educativi, culturali e umanitari. Si svolge molto lavoro ideologico e di condizionamento, specialmente verso le giovani generazioni. Si fa lavoro per distorcere fatti evidenti della storia che non sono soggetti a dubbi. Molto lavoro viene svolto nell’ambito delle relazioni interreligiose. Vengono utilizzate le tecnologie informatiche più avanzate. Tali opportunità sono molto grandi nei centri occidentali impegnati in tale lavoro. Tutti ne vediamo i risultati in Georgia e Ucraina. Tale lavoro mira a separare i legami secolari tra i nostri popoli, seminando sfiducia, incitando all’ostilità per staccare questo territorio dalla Russia, nella sfera umanitaria, ideologica ed economica. Si mira a utilizzare ulteriormente questo territorio come trampolino di lancio per fare pressione sulla Russia”.

È possibile che un giorno la Bielorussia opti per l’integrazione europea?
“Non simulerò le circostanze. La posizione della Russia in questo senso è stata ripetutamente dichiarata in primo luogo dal Presidente Vladimir Vladimirovich Putin. È un corso sull’ulteriore sviluppo e come sarà, come si svilupperà e quale politica verrà perseguita in relazione a vicini e partner, è deciso esclusivamente dal popolo bielorusso. Come le persone decidono sulle cose e su come saranno. Non ci dovrebbero essere pressioni ed opposizioni. Indipendentemente da come si sviluppano gli eventi politici, non dovremo permettere deterioramento o indebolimento dei legami tra i nostri popoli”.

Esiste ora la domanda nella società per una copertura imparziale e di alta qualità dell’integrazione nel quadro dell’Unione di Stato e la creazione di canali mediatici e televisivi per l’Unione? Perché non è stato ancora adottato un simile approccio?
“Prima di tutto, è stato implementato parzialmente. Vi sono stampa e supporti elettronici appartenenti all’Unione di Stato. Dobbiamo cambiare radicalmente l’atteggiamento nei confronti della politica di informazione nelle relazioni russo-bielorusse. Si deve mirare a creare, sviluppare e costruire. Le risorse informative che Russia e Bielorussia hanno oggi sono più che sufficienti per attuare un’efficace politica di informazione, per spiegare e mostrare ai cittadini i risultati della costruzione dell’Unione di Stato. Inoltre, la creazione di nuove risorse multimediali, media alleati, che sia televisione o stampa, ha senso solo se completano ed ampliano le risorse dei media nazionali in relazione a creazione e formazione di un’agenda positiva”.

A Minsk il partito di opposizione “Fronte popolare bielorusso” ha chiesto alle autorità di limitare la diffusione dei canali televisivi russi. L’opposizione riuscirà ad accendere sentimenti anti-russi?
“Se non riavviamo l’agenda informativa molto rapidamente e creiamo una nuova politica di informazione positiva e costruttiva, allora ovviamente le possibilità dell’opposizione aumentano. Noi stessi gli diamo tali opportunità. Più dedichiamo forza e attenzione alla creazione di una nuova politica dell’informazione che sia onesta, obiettiva, professionale e mirata allo sviluppo e alla creazione, minori saranno le possibilità che l’opposizione avrà, compresa la restrizione delle possibilità della televisione russa. È necessario rendere omaggio alle autorità bielorusse, oggi queste possibilità sono molto ampie. In effetti, la televisione russa in questo o quel formato è disponibile alla maggioranza assoluta della popolazione del Paese. Ma dobbiamo cambiare l’agenda informativa in questo segmento, per pensare di più a strategie e concetti piuttosto che all’attualità, spesso distorta, estrapolata dal contesto e che non ha nulla in comune con la realtà”.

Negli ultimi anni dichiarazioni ed articoli sulla “soft belarusification” eseguita col semaforo verde da Minsk sono visti periodicamente dai media russi. L’anno scorso i nazionalisti tennero un cosiddetto Day of Freedom. Può una maggiore attenzione a cultura, lingua ed elementi nazionali dell’identità bielorussa minacciare la lingua e la cultura russa in Bielorussia?
“C’è una linea molto sottile tra “soft belarusification” e de-russificazione. Studiare lingua, storia, la cultura e tradizioni non è nemmeno il diritto, ma dovere di ogni persona che non vuole perdere la propria identità. Sarebbe strano limitare in qualche modo queste opportunità in uno Stato indipendente. Non c’è niente di male nel fatto che la Bielorussia si sviluppi ora a tal riguardo. Ma non dovrebbe accader violando i diritti a lingua russa, cultura comune, fatti storici comuni e perfino falsificando la storia. Oggi è molto importante trovare un equilibrio”.

Cosa ne pensa dell’attuale cooperazione russo-bielorussa nella sfera militare?
“È molto ampia sotto ogni aspetto: dal quadro normativo al raggruppamento di truppe e forze creato e alle funzioni. Decine di esercitazioni e manovre di comando ed addestramento alla mobilitazione vengono effettuati ogni anno. Quest’anno si terrà la grande esercitazione ‘Scudo dell’Unione’. C’è uno scambio di personale militare sulla ricezione dell’istruzione militare ed altri aspetti dell’accrescersi della cooperazione. Questo è un alto livello di relazioni e della prontezza a respingere qualsiasi aggressività. Tutti in Russia e Bielorussia dovrebbero essere assolutamente certi del fatto che gli interessi dei nostri Paesi e popoli saranno difesi in modo affidabile da tutte le Forze armate russe e dal nostro raggruppamento regionale congiunto. Sviluppiamo una cooperazione tecnico-militare congiunta molto attiva. Un gran numero di imprese bielorusse e russe sono coinvolte in questioni relative agli ordini per la Difesa dello stato e alla produzione di armamenti ed equipaggiamenti militari. Lo sviluppo scientifico comune in questo settore è in corso. Il livello di cooperazione e partnership, così come l’interazione alleata, è senza precedenti”.

Recentemente Russia e Bielorussia hanno contestato il costo dell’energia. Ci sarà un compromesso su questo problema e quando sarà raggiunto?
“Da un lato, questa disputa esiste. Ma se si guarda alle dinamiche delle nostre relazioni negli ultimi 20 anni, è sorto quasi ogni anno e un compromesso è stato sempre raggiunto. Abbiamo trovato soluzioni alle domande più difficili in condizioni economiche molto più difficili. La domanda non consiste nel risolvere qualche controversia economica concreta. Tenendo conto della necessità di affinare ulteriormente l’unione nelle nostre relazioni e di creare una politica industriale-economica unica, è necessario esaminare ciò che va fatto in modo che le compensazioni fiscali possano aversi nel quadro di un’unica legislazione, se parliamo di alcune preferenze di bilancio e vogliamo che si svolgano nel quadro di un’unica procedura di bilancio. Ora siamo nella fase di formazione dei mercati unici per gas, petrolio, prodotti petroliferi ed elettricità nello spazio eurasiatico. Affrontare il problema delle relazioni bilaterali fuori dal contesto e risolverlo a scapito dei legami eurasiatici senza aver bilanciato questi problemi è errato e contraddice gli accordi raggiunti”.

Questa situazione si chiarirà quando il gas passerà per “Nord Stream-2”.
“Non è questo il punto. Quando il gas fluirà in “Nord Stream-2″, ci sarà comunque una quantità significativa di domande, perché le nostre relazioni sono preferenziali. Quando le costruiamo su questa base, tutti i nostri partner vogliono un pari formato delle relazioni. Soprattutto nell’ambito dell’Unione eurasiatica”.

L’Unione di Stato di Federazione russa e Repubblica di Bielorussia esiste da quasi 20 anni. Quale risultato abbiamo in questo anniversario?
“In 20 anni sono state fatte molte cose. È stata costituita una catena di comando, il Consiglio di Stato Supremo, il Consiglio dei ministri, il Gruppo di vertice, che prendono le decisioni necessarie in campo economico e politico: difesa, sicurezza e così via. Il fatturato delle materie prime cresce anno dopo anno. Abbiamo appena terminato il 2018. Siamo cresciuti nuovamente, di quasi il 10% rispetto al 2017. Ad esempio, 35,7 miliardi di dollari è la stima preliminare del nostro fatturato on materie prime. Più di 8000 imprese sono coinvolte nel sistema di cooperazione reciproca. Nella sfera del complesso energetico l’integrazione raggiunge il 90% e nell’ingegneria meccanica l’80%. Molte cose sono state fatte nella sfera sociale. Tali cose non esistono e, molto probabilmente, non esisteranno in nessun altro Paese. Oggi c’è una nuova fase dello sviluppo delle nostre relazioni. Discutiamo questioni relative all’aggiornamento del Trattato dell’Unione. L’attuazione delle sue disposizioni, nonché creazione dei corrispondenti organi di gestione responsabili a livello sovranazionale dell’amministrazione e della personalità giuridica dell’Unione di Stato consentiranno d’integrare le nostre economie ancora più profondamente e, cosa più importante, aumentare le opportunità economiche”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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