Distrutto “il mito della superiorità militare USA”

Alfredo Jalife Rahme, El Independientede Hidalgo 14 agosto 2018

Andrej Martjanov, direttore del laboratorio aerospaziale e ex-ufficiale della Marina nell’ex-URSS, espone il mito della superiorità militare statunitense “giunto alla fine”, in un libro che ha avuto un impatto enorme sui centri geostrategici di alto livello: La fine della supremazia militare: la miopia nella pianificazione strategica degli Stati Uniti, dove propone la “vera misura del potere militare”.
La Russia ha superato gli Stati Uniti in cinque aree:
1. Capacità di comando, controllo, comunicazione, computer, spionaggio, sorveglianza e ricognizione; 2. Capacità di guerra elettronica; 3. Nuovi sistemi d’arma; 4. sistemi di difesa antiaerea che limitano l’efficacia della potenza aerea statunitense e; 5. I missili da crociera subsonici/supersonici/ipersonici a lunga gittata rappresentano un’enorme minaccia per tutte le basi statunitensi.
Mentre gli Stati Uniti vivevano del loro “narcisismo pericoloso” sulla superiorità militare, nonostante il decennio catastrofico della Russia degli anni’ 90, Mosca poteva superare le avversità e fabbricare armi letali letali imbattibili in tempi record, in ‘allerta sulla “minaccia di un massiccio errore di calcolo delle forze armate statunitensi”, quando “gli Stati Uniti erano in guerra continua dal 1990 portando alla cancellazione di sette Paesi musulmani”.
Martjanov definisce il “vero nemico” di Stati Uniti e Russia: i neoconservatori straussiani ubriachi nel preservare l’inesistente unicità degli Stati Uniti a qualsiasi prezzo mettendo la razza umana a rischio di annientamento nucleare. Negli ultimi 70 anni, gli Stati Uniti non hanno vinto una sola guerra, coi recenti grandi fallimenti geostrategici in Ucraina e Siria, nascosti da un’immensa pubblicità. E gli Stati Uniti hanno solo affrontato Paesi deboli di “terzo livello” e ancora non s’imbattono in una potenza media, non dice una superpotenza della statura della Russia, e in grado minore della Cina. La cosa peggiore è che i principali “strateghi” degli Stati Uniti sono “più fedeli ad Israele” ed intendono condurre un’altra guerra per gli “interessi di Israele” contro l’Iran. Senza una guerra nucleare, “gli Stati Uniti non possono sconfiggere convenzionalmente la Russia o la Cina nei loro spazi geografici”. Gli Stati Uniti hanno condotto guerre lontano dal proprio territorio, ma oggi “l’evoluzione delle capacità militari/tecnologiche” può portare il campo di battaglia negli stessi USA, anche con un inaspettato attacco dal “Polo Sud”.
Per l’autore, il discorso dello zar Vladiy il 1° marzo 2018 rappresenta la nuova realtà geopolitica, militare ed economica della configurazione della potenza emergente globale: otto anni dopo il fallito attacco dell’esercito georgiano, addestrato da Stati Uniti e Israele, in Ossezia del Sud. Il Kinzhal cambia radicalmente la correlazione delle forze a livello “geopolitico, strategico, operativo, tattico e psicologico”. Citando Jeffrey Lewis in politica estera: “La vera genesi della nuova generazione di strane armi nucleari della Russia non risiede nella recente Revisione della postura nucleare (NPR), ma nella decisione di George W. Bush nel 2001 di ritirarsi dal Trattato missilistico anti-balistico (ABM)”, su cui Putin concorda che “il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal trattato ABM” ha permesso alla Russia “di compiere enormi progressi nello sviluppo di nuovi modelli di armi strategiche”, che equivale per l’autore a una “combinazione tecnico-militare di Pearl Harbor con Stalingrado” quando oggi non c’è uno “scarto missilistico”, ma l'”abisso tecnologico” tra Russia e Stati Uniti. Nella cosmogonia militare russa, la svolta non fu il famoso discorso di Putin a Monaco nel 2007, né la vittoria sulla Georgia, né la grave crisi finanziaria di Lehman Brothers nel 2008, ma il ritiro di Baby Bush dal trattato ABM 17 anni fa.
Oggi c’è un nuovo riallineamento geopolitico: Russia e Cina, “due dei più potenti Paesi dell’Eurasia hanno dichiarato la piena indipendenza dalla visione statunitense del mondo”, sottolineata personalmente da Putin il 1° marzo 2018.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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