Brutte notizie per l’impero…

Chroniques du Grand Jeu 10 febbraio 2019

Se l’impero cerca di reagire al suo lento ma inesorabile declino passando anche al contrattacco, le tessere continuano ad accumularsi. Questi ultimi giorni sono stati particolarmente prolifici in cattive notizie, quindi una rapida panoramica non è inutile.
In Venezuela, Maduro ha scoperto gli S-300. Non c’è dubbio che questo gesto, che mira a raffreddare i capi di Washington se l’urgenza li portasse a fare una passeggiata nei cieli bolivariani, sarà attentamente studiato dal Pentagono. Sì, Mosca aveva venduto il sistema a Caracas nei primi mesi del 2010, come tutti avevano dimenticato. Se, al momento, potrebbe sembrare folcloristico, l’attuale crisi riporta il soggetto alla ribalta. Certamente, gli S-300 sono teoricamente forse un po’ tirati coi caccia di quinta generazione, anche se ciò che accade nei cieli siriani tenderebbe a dimostrare il contrario. In ogni caso è una bella spina nel fianco imperiale, ciò che gli specialisti chiamano “bolla di negazione” o, in termini rumorosi, un “ambiente non permissivo”.
I russi (e i cinesi) andranno oltre e attraverseranno il Rubicone stabilendosi militarmente in Venezuela? Secondo alcuni, questo santuario su un Paese minacciato da Washington sarebbe una macchia e molti si precipiterebbero a Mosca e Pechino per chiedere protezione. Un’opportunità storica per l’orso e il drago di assumere la leadership globale. Da seguire…
In Siria, lo SIIL viene eroso e il “califfato” si estende solo per pochi chilometri quadrati lungo l’Eufrate. La questione del ritiro degli Stati Uniti è tornata in vigore sotto i riflettori. Il Donald, che sguinzaglia lo Stato Profondo altrove (ad esempio in Venezuela), resiste ai generali e alla cricca isterica imperialista. Salvo grandi sorprese, il ritiro avverrà. E l’arrivo temporaneo di truppe aggiuntive prima della partenza non dovrebbe essere visto come smentita ma, al contrario, come ulteriore prova del ritiro: ci vuole personale, logistica o altro per fare i bagagli.
Il Pentagono trema. Anche Wall Street… Russi ed europei parlano della possibilità di abbandonare completamente il dollaro nel commercio e sostituirlo coll’euro. Attenzione, siamo ancora nella fase di riflessione. Negoziati e decisione richiederebbero mesi o più. Alcuna fuga, dunque, ma una cosa è certa: sarà un colpo terribile al dominio del dollaro, quindi agli Stati Uniti. Le euronuillità mostrano anche insolita autonomia nei confronti dello zio Sam e, come ci aspettavamo, il fulmine dell’elezione di Donald non ne è estraneo, offuscando le vie e scombussolando il sistema imperiale. Pertanto, gli oleodotti russi avanzano verso il Vecchio Continente. Bruxelles ha dato la benedizione al passaggio di una linea del Turk Stream in Serbia, al costo di alcuni piccoli aggiustamenti. MacCainistan si rivolterà nella tomba, che fece di tutto per silurare, con successo, il South Stream.
Per quanto riguarda il Nord Stream II, una vecchia conoscenza dei frequentatori del blog, la Francia di Micron I ha sorpreso per la prima volta sostenendo la revisione della direttiva europea sul gas, che probabilmente metterà i bastoni tra le ruote alla pipeline. Questo basso colpo a Berlino sbalordisce la stampa teutonica: l’occupante dell’Eliseo si sarebbe appiattito alla pressione nordamericana? In realtà, la scoreggia cerebrale del presidente francese non è durata molto e probabilmente ha più a che fare con le manovre nell’UE che col gasdotto. È stato trovato un accordo, eliminando gli ultimi ostacoli.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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