Il Venezuela disarma una rete golpista della CIA

Mision Verdad 8 febbraio 2019

Durante una conferenza stampa, il 7 febbraio, il Viceministro per la Comunicazione, cultura e turismo, Jorge Rodríguez, notava la serie di messaggi intimidatori e notizie false dagli attori dell’opposizione che delineava il quadro di una serie di azioni golpiste. Era il preludio a un colpo di Stato pianificato e disattivato dagli organi d’intelligence venezuelani quando arrestarono l’operatore del piano: Oswaldo Valentín García Palomo.

Naufragio di un piano della CIA
Questo esponente della Guardia Nazionale Bolivariana ebbe a lungo il sostegno non solo della CIA, ma anche dei governi di Colombia, Cile e Brasile. Nel caso della Colombia, l’ufficiale in pensione dettaglià il supporto di “Alejandro”, un generale della polizia nazionale colombiana che era il legame col governo di Juan Manuel Santos. Nella confessione aveva anche affermato che l’agenzia statunitense l’aveva contattato attraverso il generale in pensione Antonio Rivero, attivista del partito Voluntad Popular e agente della CIA, secondo Rodríguez. Parte del piano della CIA era attuare un colpo di Stato con la presunta collaborazione nel campo militare in cui Garcia Palomo era un attore chiave, come preludio all’evento scaturito da dichiarazioni di attori come il presidente della Colombia Iván Duque, María Corina Machado o Fernando del Rincon. Tuttavia, García Palomo fu portato a credere che un’unità militare a Caracas si sarebbe sollevta, ma in realtà l’operazione di penetrazione venezuelana fu seguita dall’intelligence del governo nazionale e catturata con una quantità significativa di equipaggiamento per il colpo di Stato.

Neutralizzato il colpo di Stato, svelati i nessi
L’agenda del colpo di Stato militare richiese un anno di preparazione; la confessione di García Palomo chiamava Julio Borges, deputato all’Assemblea nazionale in disprezzo, ad organizzatore dell’agenda della cospirazione nelle varie fasi, incluso ai tavoli di dialogo nella Repubblica Dominicana che coinvolgevano personaggi come il presidente spagnolo Rodríguez Zapatero e altri governi dell’America Latina. Un altro coinvolto, insieme a Borges, era l’affarista Parsifal de Sola, entrambi denunciati dalla giornalista antichavista Patricia Poleo per aver tradito i soldati coinvolti nell’operazione “Jericó” (o Blue Strike) nel 2015. De Sola fu ospite delle riunioni di pianificazione dell’attacco aereo che doveva essere condotto contro sedi dello Stato, e Borges in seguito giurò a Jorge Rodríguez di non avervi partecipato. Nel maggio del 2018, prima delle elezioni presidenziali, il piano del colpo di Stato fu riattivato col consiglio di “Indiana” e “Colonel Lee”, della CIA, e di “Alejandro”, del governo colombiano, che riferirono a Garcia Palomo il piano per attaccare il Venezuela nel primo trimestre del 2019, smantellando la storia della “crisi umanitaria”, mostrandola per quello che è realmente: un pretesto per invadere il Venezuela. García Palomo racconta nella sua confessione che ex-funzionari statali venezuelani come Luisa Ortega, Rafael Ramírez, Hebert García Plaza e Germán Ferrer (marito di Ortega) cercarono di contattarlo poiché “sono nella stessa squadra (…) e allo stesso modo”. Inoltre confessò di aver avuto contatti con ex-militari come Hugo “Pollo” Carvajal, Clíver Alcalá o Miguel Rodríguez Torres, e che i primi due lo contattarono per incontrarsi. Il nome di Fernando Albán, consigliere del partito Primero Justicia, che si suicidò in uno stabile del Servizio investigativo bolivariano (Sebín) nell’ottobre 2018, veniva alla luce nella confessione dell’ex-militare, come anche quello di Osman Delgado Tabosky, che finanziò il tentativo sventato di assassinar il Presidente Nicolás Maduro, e che ora vive negli Stati Uniti.

Mercenario di Bolton
Secondo Garcia Palomo, l’operazione prevista per i giorni scorsi aveva escluso il palazzo di Miraflores perché quella sede presidenziale “è molto forte”. Il suo legame infiltratosi nell’ambiente presidenziale era l’ex-colonnello Ovidio Carrasco Mosqueda, ex-direttore delle comunicazioni della Guardia d’onore presidenziale, arrestato e accusato di tradimento della Patria. Costui fu contattato da Borges per filtrare le informazioni chiave riguardanti le dinamiche presidenziali attraverso Fernando Albán, secondo la sua dichiarazione. La confessione di Carrasco Mosqueda fu trasmessa durante la conferenza stampa e mostrava la conformazione della cellula terroristica di Albán (suo compagno), Borges (organizzatore golpista), l’affarista Carlos Termini e “Mejías Laya”. Per questo motivo, il ministro Jorge Rodríguez chiese di riaprire le indagini su Albán, intendendo che potrebbe essere stata conseguenza del tentativo di zittirlo per evitare di rivelare il ruolo di Carrasco Mosqueda come “talpa”. D’altra parte, l’azione mercenaria imposto in Medio Oriente dall’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), è evidente nei dettagli presentati da Carrasco sull’assassinio sventato sull’Avenida Bolivar a Caracas il 4 Agosto 2018 con l’uso di droni ed esplosivi. La traccia del capo neocon John Bolton è evidente, il suo dogma di “bombarda oggi e chiedi domani” è ben noto, soprattutto dall’attento con un drone al presidente, similmente alla recente eliminazione di un capo nello Yemén. Il gruppo di Borges e Carrasco assunse il ruolo di mercenario che obbedisce alla posizione “dura”, come quella che l’architetto della guerra propose nel novembre 2018 alla destra di Miami. La profondità della rete disarmata dai servizi di intelligence viene osservata quando calcolando il percorso di Julio Borges come istigatore dell’operazione Jéréz nel 201 e, del fallito assassinio del 2018, e il ruolo di García Palomo, insieme a Carrasco Mosqueda, nella mancata operazione Costituzione che prevedeva di attaccare nel 2018 prima delle elezioni presidenziali. Tutto questo senza menzionare i contatti che Garcia Palomo aveva con ex-militari, come Juan Carlos Caguaripano, la presa di Fort Paramacay nel 2017 e la carta terrorista di Óscar Pérez. E senza dire che alla fine del 2018, García Palomo fece un appello pubblico ai militari per unirsi all’imminente golpe dopo averlo riferito nel suo tour in Paesi come Cile, Brasile, Stati Uniti e Colombia per beneficiare del loro aiuto.

L’intervento militare è sgonfiato?
Uno scenario come l’intervento militare non è escluso, tuttavia, operazioni come quella appena svelata dal governo venezuelano mettono in gioco tale alternativa. Anche se il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ripeteva che l’opzione militare non era esclusa , la realtà è che l’innesco della rivolta dalle Forze armate nazionali bolivariane è già visibilmente compromesso. È necessario evidenziare l’operazione psicologica condotta da diverse fonti per cercare di approfondire la crisi sociale, insieme ad assedio, blocco e molestie, in modo che dalla stessa popolazione venga spinta alle violenze. Quindi, la storia della “crisi umanitaria” e l’assemblaggio di casi falsi ai confini sono l’alternativa che assembla l’asse Panama – Bogota – Miami – Madrid. In questo contesto, va ricordare che il 12 dicembre il Presidente Maduro denunciava che il direttore del Consiglio di sicurezza nazionale, John Bolton, preparava un complotto per colpire, uccidere, imporre un governo di transizione, ed in mancanza di tale ipotesi cercare l’escalation armata, attraverso mercenari addestrati in Colombia, per giustificare l’intervento militare. Tra i molti elementi denunciati in quella conferenza stampa, il presidente rivelò che gli Stati Uniti addestravano una grande forza di comando per le operazioni speciali presso la base Eglin dell’US Air Force, situata in Florida. Secondo la denuncia, l’obiettivo di tale forza è sbarcare, prendere e neutralizzare la base aerea Libero di Palo Negro, la base navale di Puerto Cabello e la base aerea di Barcellona, mentre Garcia Palomo fu inviato a comprare militari venezuelani per 40-120 milioni di dollari. Su questo, senza dubbio si pone la questione se l’insurrezione di García Palomo fosse sostenuta dall’azione di tale forza statunitense, o se fosse stata pronta ad agire in Venezuela una volta che ci sia un’escalation armata al confine con Brasile o Colombia, come denunciato dal presidente. Ecco perché l’arresto di García Palomo, insieme a Carrasco Mosqueda, rappresenta un altro ostacolo all’intervento armato che viene sempre più denunciato all’opinione pubblica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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