Gli eventi in America Latina e la ripartizione imperialista del mondo

Pravda, n. 12, 5-6 febbraio 2019 – Histoire et Societé

In un’intervista alla Pravda, Dmitrij Novikov, vicepresidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione russa, ha risposto alle domande sui risultati del suo viaggio in Venezuela e Nicaragua e sulla natura dei processi in atto America Latina.

Il Venezuela al centro delle contraddizioni globali
– Dmitrij Georgievich, stiamo parlando in un momento in cui l’attenzione dell’intero pianeta è fissata sul Venezuela. Questo Paese è stato oggetto di un tentativo di colpo di Stato. Di recente sei stato in Venezuela, hai partecipato a un importante evento politico: il giuramento del Presidente Maduro. Questo evento può essere considerato una revisione delle forze interne che sostengono le autorità legittime e le forze internazionali sull’atteggiamento nei confronti della Repubblica Bolivariana?
– Certo, si. Da questo punto di vista, la prima cosa da notare è dove si svolgeva il giuramento, nei locali della Corte Suprema, che riflette già le peculiarità dell’attuale situazione politica interna in Venezuela. L’attuale Costituzione di questo Stato designa chiaramente due piattaforme politiche sulle quali si può tenere la procedura per assumere la carica di Presidente. Questa sono l’Assemblea Nazionale del Paese e la Corte Suprema. Per quanto riguarda l’Assemblea nazionale, ci sono molti eventi recenti che attirano l’attenzione dei media in tutto il mondo. La maggioranza delle ultime elezioni è stata vinta dai rappresentanti dell’opposizione. E nessuno contesta la legittimità del voto, inclusi i chavisti. Ma altre azioni del parlamento relative alla non conformità ai requisiti della massima corte hanno invalidato l’attuale composizione dell’Assemblea nazionale. La stessa Corte Suprema lo registrava. Di conseguenza, né la maggioranza dei cosiddetti deputati, né lo stesso Nicolas Maduro, volevano entrare in carica con tale parlamento illegale. La procedura per assumere la carica di presidente è avvenuta dinanzi alla Corte suprema. Con la partecipazione di tutti i giudici senza eccezioni. Molti ospiti stranieri, delegazioni molto prestigiose, parteciparono alla cerimonia. Con la loro composizione, l’atteggiamento delle autorità dei vari Stati nei confronti del Venezuela può essere valutato in modo abbastanza accurato. Cuba, Nicaragua, Bolivia e El Salvador erano rappresentati dai capi di Stato. I presidenti di Abkhazia e Ossezia del Sud si recarono a Caracas. Messico, Turchia, Iran, Sudafrica, Cina, Russia e Bielorussia erano ben rappresentati. Questi Stati hanno successivamente votato a favore della sovranità del Venezuela, contro l’ingerenza degli Stati Uniti nei suoi affari interni per realizzare un colpo di Stato. Non hanno riconosciuto Juan Guaido che si è proclamato presidente. Il lato opposto era altrettanto chiaro. Oltre a Stati Uniti, Brasile, Colombia ed altri alleati di Washington non vi hanno partecipato. Pochi giorni dopo, Trump salutava Guaido per l'”accesso alla presidenza”. E fu fatto rapidamente, subito dopo la dichiarazione dell’impostore di aver preso la direzione del Paese.

– L’elenco degli Stati che esprimono sostegno all Repubblica Bolivariana guidata da Maduro è ampiamente comprensibile. Ma forse ci sono domande sulla Federazione Russa, le cui autorità perseguono una politica apertamente antisocialista che non ha nulla in comune con le idee bolivariane. L’attuale governo russo, al Cremlino, ha semplicemente una diversa classe. Come spiega il sostegno a Maduro delle autorità della Federazione Russa?
– Penso che ci siano due ragioni. In primo luogo, dovremmo essere dei politici molto poveri se non capiamo che nella politica estera degli Stati Uniti nei confronti del Venezuela, il mondo ha a che fare con la reincarnazione della dottrina Monroe. L’idea di proclamare il continente americano zona proibita all’intervento delle potenze europee fu proclamata fin dalla presidenza Monroe nel 1840. L’obiettivo degli Stati Uniti era trasformare l’America Latina nel loro cortile. Washington non ha rinunciato a tale dottrina nel ventesimo secolo, pur essendo più discreta. Ma a cavallo tra il XX e il XXI secolo, l’America Latina era tinta di spiacevoli colori politici per gli Stati Uniti: molti governi erano di sinistra. La loro lista non si limitava a Cuba, Venezuela e Nicaragua. Nello stesso rango c’erano non solo Stati come El Salvador o Bolivia guidati da Evo Morales, ma anche l’Argentina guidata da Cristina Kirchner e Brasile guidato da Lula da Silva. Inoltre, un certo numero di strutture di integrazione interstatale emersero sul continente per contrastare i dettami di Washington. Tutto questo nel complesso dimostrava le grandi possibilità delle forze di sinistra nel continente. Potevano solo allarmare gli Stati Uniti. Tra le altre cose, il mito che col crollo dell’URSS il socialismo era finito per sempre è finito con questa sfida, Washington decise di reagire. E oggi assistiamo alla vendetta in America Latina. In Argentina, la destra è arrivata al potere e il nuovo presidente del Brasile, secondo alcuni politici, esperti e personaggi pubblici del continente, è un uomo di orientamento rigorosamente fascista. Ma l’opposizione in America Latina è solo parte di un processo globale. Gli Stati Uniti hanno già valutato le principali tendenze del 21° secolo. Considerano che i loro principali rivali sono la Cina col suo potere economico e anche la Russia, che nonostante l’indebolimento economico, continua una linea nella politica internazionale spesso disprezzata da Washington. A loro volta, Cina e Russia possono reagire solo alle azioni dirette contro di esse. Penso che questa sia la prima ragione che spinge il Cremlino a sostenere il legittimo presidente del Venezuela. E questa posizione è pienamente in linea cogli interessi nazionali del nostro Paese, risponde al compito di formare un mondo multipolare. La seconda ragione è l’interesse economico delle compagnie russe. Il Venezuela è uno dei Paesi produttori di petrolio più promettenti. La Russia vi ha investito notevoli fondi. Si tratta di circa 17 miliardi di dollari, che possono generare un buon ritorno. Ci sono altri progetti economici in fase d’implementazione. In Russia, alcuni ambienti economici sono quindi interessati a mantenere le posizioni in Venezuela. E questo determina anche la posizione attiva di Mosca nei confronti di questo Paese sulla scena internazionale. E il rafforzamento della cooperazione economica è nell’interesse dei nostri due popoli.

Tentativo di colpo di Stato
– Ma torniamo all’inaugurazione. Ha avuto luogo presso la Corte Suprema del Paese. Ma i deputati dell’Assemblea nazionale erano rappresentati?
– La sala non era piena solo di ambasciatori di Stati stranieri e membri della Corte Suprema, ministri, capi di missioni diplomatiche, alti ufficiali dell’esercito e prefetti partecipavano al giuramento. C’erano sindaci di molte grandi città in Venezuela. Erano presenti i leader del Partito d’unità socialista e del Partito comunista venezuelano. Per quanto riguarda i membri dell’Assemblea nazionale, penso che fossero pochi.

– In che misura la procedura del giuramento prevedeva il passaggio dell’opposizione nel Paese al colpo di Stato? C’erano segni visibili di un tale cambiamento di eventi?
– Per cominciare, le difficoltà economiche in Venezuela non sono nuove per nessuno. Una situazione difficile si osservava negli ultimi anni. Quando eravamo arrivati a Caracas, sappemmo che due giorni prima, la valuta nazionale si era deprezzata del 20%. Gli scaffali nei negozi lasciano molto a desiderare. Il tasso di disoccupazione è importante. C’è una riduzione del potere d’acquisto della popolazione. Questi problemi vengono utilizzati attivamente dall’opposizione per i suoi scopi. Ma dobbiamo anche ricordare le cause di tali problemi economici: queste sono misure sistematiche adottate dagli Stati Uniti per indebolire le posizioni dell’attuale governo della Repubblica bolivariana. Sono state create difficoltà nelle fornitura di beni e tecnologie necessarie al Venezuela. Ciò portava alla riduzione della produzione di petrolio, principale fonte di finanziamento nazionale. Naturalmente, ad esempio, il Paese sta ancora sfruttando l’oro, ma il suo ruolo nell’economia è molto più ridotto. Gli Stati Uniti hanno creato una situazione economica difficile per trarne vantaggio. Già lo scorso anno annunciavano di essere pronti a rovesciare il governo di Maduro. Lo scorso maggio, Washington non riconobbe i risultati delle elezioni presidenziali in Venezuela, senza alcuna base, ma in modo radicale. E a novembre, il noto consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, Bolton, annunciava l’esistenza di un “triumvirato della tirannia”, una “troika del terrore”, nominando Cuba, Venezuela e Nicaragua. Quando vengono inventate costruzioni come “l’asse del male”, “il triumvirato della tirannia” ecc., significa l’inizio di una nuova fase nella lotta contro i governi che dispiacciono agli Stati Uniti. C’è pressione sempre più dura su coloro che Washington considera suoi avversari. Ma il tentativo di destabilizzare la situazione in Nicaragua lo scorso anno si concluse con un fallimento per gli Stati Uniti. Ed è impossibile sconvolgere la situazione a Cuba, perché esiste una solida unità di potere e popolo fondata sul sentiero della costruzione socialista. In queste circostanze, il Venezuela è diventato il principale obiettivo di Washington in America Latina.

– A proposito, Dmitrij Georgievich, cosa spiega perché le elezioni presidenziali in Venezuela si sono svolte a maggio e che il giuramento avveniva solo a gennaio dell’anno successivo?
– Qui, ovviamente, non c’è malinteso, ma una regola della Costituzione. Si afferma che l’investitura del presidente si svolge il primo mese dell’anno successivo all’anno delle elezioni presidenziali. In altre parole, se le elezioni si terranno a maggio, febbraio o, per esempio, a novembre, il giuramento deve avvenire nel gennaio successivo. In effetti, si deve ricordare che Nicolas Maduro è stato sostenuto dal 68% degli elettori che parteciparono al voto. Si può quindi mettere in discussione la regolarità delle elezioni solo con grande dose di pregiudizi. E il Venezuela non appartiene agli Stati in cui è possibile falsificare i risultati del voto: l’opposizione in questo Paese, benché divisa, esercita grande influenza. Ho notato che la creazione di un fronte politico interno unito contro Maduro era rimasto a lungo priva di successi. Ora, Washington ne forgia una aggressiva attorno a Guaido. I dollari e l’intervento politico dichiarato nordamericani sono i pilastri di tale fronte. Oltre a tale linea di attacco, ne sono stati utilizzati altri. Ad esempio, le tensioni tra Venezuela e Colombia si sono intensificate a tutti i livelli. Una menzione speciale va fatta dell’Organizzazione degli Stati americani (OAS). Comprende i Paesi dell’America Latina, Stati Uniti e Canada. I media russi persero di vista le vicissitudini degli ultimi anni in tale organizzazione. Nel 2017 furono fatti tentativi per escludere il Venezuela. In risposta, la Repubblica bolivariana si ritirava dall’OSA, dimostrando la volontà di opporsi a qualsiasi tentativo di interferire nei propri affari interni. Gli oppositori di Maduro avevano bisogno dell’idea di escludere il Venezuela dall’organizzazione per lanciare una rumorosa campagna contro il sistema politico e i leader dello Stato americano indisciplinato. Tali azioni “sul perimetro esterno” erano elementi della preparazione del colpo di Stato.

– E’ possibile considerare l’investitura di Maduro come una ragione del colpo di Stato?
– Sì, l’investitura fu usata come un evento e pretesto mediatico. Una sorta di innesco per il passaggio dalla fase preparatoria alla fase di attuazione di piani consolidati. Il cinismo delle azioni di Washington e dei suoi satelliti è sorprendente. Questa volta, sono ancora più sfrenati che durante la tragedia cilena del 1973.

Proteggere la rivoluzione bolivariana
– I media russi sottolineano costantemente che l’appoggio al Presidente Maduro dell’esercito. Certamente, in America Latina, questo è un fattore importante, specialmente in caso di colpo di Stato. Ma l’investitura ebbe luogo prima del colpo di stato. Qual è la sua opinione sul ruolo dell’esercito nella vita politica del Venezuela?
– In Venezuela, c’è un buon esercito, secondo gli standard dell’America Latina, ma non solo. È importante per numero. È ben armato e ben addestrato. Il suo ruolo nella vita della società può essere giudicato dalla procedura di nomina del presidente del paese, che comprendeva due parti. Come già accennato, la prima parte ebbe luogo davanti alla Corte Suprema della Repubblica. Il suo evento principale fu il giuramento del nuovo presidente, la firma di documenti da parte di persone autorizzate e il discorso pubblico di Nicolas Maduro. Ma c’era una seconda parte. Si era svolta presso l’Accademia militare di Caracas. È uno dei luoghi centrali delle Forze Armate del Venezuela, il loro simbolo. Qui non è più il presidente a prestare giuramento, ma l’esercito che prestava giuramento al presidente. Tutto questo era combinato a una parata. L’intero processo fu guidato dal Ministro della Difesa, Vladimir Padrino Lopez. Dopo la cerimonia, potemmo comunicare col Generale Lopez. È una delle persone più popolari e influenti in Venezuela. Col suo comportamento, dimostra lealtà nei confronti del popolo, della legge e del presidente. Ma per un funzionamento stabile del sistema politico, qualunque sia l’importanza dell’esercito, la sua lealtà non basta. Quali forze supportano il presidente legittimo oggi?

– Bene, passiamo alla lista.
Vorrei ricordarvi che, dopo essere stato eletto Presidente, Hugo Chavez, politico eccezionalmente popolare, ha da tempo considerato la sua autorità personale, supportata dallo status ufficiale, sufficiente per l’amministrazione efficace del Paese. Ma poi si rese conto che il processo politico richiedeva un’interazione duratura col popolo, con la società. Quindi decise di creare un partito che sostenesse le idee del “socialismo del XXI secolo”. Il Partito Socialista Unificato del Venezuela è oggi una struttura politica di massa. È dinamico e ha buone opportunità di mobilitare i cittadini. Questo è stato chiaramente dimostrato negli ultimi tempi dalle migliaia di manifestanti in favore di Maduro. Il partito è monolitico, non è lacerato da contraddizioni interne. È chiaro che vi sono discussioni all’interno dell’organizzazione, poiché è necessario, ad esempio, cercare collettivamente come risolvere i problemi economici. Ma questo non porta a conflitti che distruggono l’unità del partito. Un certo numero di altre organizzazioni di sinistra non ha aderito al Partito Socialista Unito. Ad esempio, il Partito Comunista del Venezuela. Ha la sua storia, la sua ideologia. Avendo in alcuni casi la propria visione di problemi urgenti, i comunisti e altre organizzazioni di sinistra sostengono la rivoluzione bolivariana, l’attuale regime antimperialista e il Presidente Maduro. Contribuisce anche al consolidamento dei lavoratori attorno al presidente. A livello comunale, i consigli pubblici sono stati creati come forma di rappresentazione popolare. Ciò crea condizioni favorevoli all’attività di chi comprende ciò che può perdere se i partigiani della politica liberale filo-USA soffocassero le riforme avviate da Hugo Chavez. Questo è il motivo per cui, il 10 gennaio, abbiamo visto nelle strade di Caracas una folla di persone venute a salutare l’insediamento di Maduro a presidente. Il loro comportamento dimostra chiaramente che erano scesi in strada di loro spontanea volontà e non su pressioni. Ho avuto l’impressione che i lavoratori in Venezuela siano consapevoli dei loro interessi di classe, valutino correttamente la situazione, determinino l’equilibrio del potere in modo abbastanza preciso. E tutto questo nonostante la massiccia propaganda borghese liberale. Va ricordato che molti dei principali media del Paese sono nelle mani di liberali borghesi, non di socialisti. Ma il popolo non ha una memoria corta. Dopo l’inizio delle riforme di Chavez, che hanno davvero migliorato la vita del popolo, sono passati 20 anni. E sebbene negli ultimi anni il livello di benessere sociale non sia aumentato e i problemi economici siano peggiorati, il popolo non ha dimenticato tutto ciò che è stato fatto nel suo interesse. Ricorda che furono costruiti interi quartieri di alloggi per i poveri. Infatti, si è passati dalle baraccopoli alle case di buona qualità. Ricorda come iniziò ad essere istruito e curato. A proposito, questo fu fatto con l’aiuto attivo di Cuba, che ha una medicina moderna altamente sviluppata. Migliaia di medici cubani vennero ad aiutare il popolo e il governo del Venezuela a creare un’assistenza sanitaria efficace. E la gente non l’ha dimenticato. La sua memoria crea il supporto popolare alla linea di Chávez, che Maduro personifica oggi. Nel negare questa tesi, i liberali, anche russi, gridano a gran voce sui due, tre o quattro milioni di cittadini venezuelani emigrati dal loro Paese negli ultimi anni. Non ci sono statistiche precise sulla migrazione, ma i sostenitori di Maduro sono d’accordo coil fatto che quasi un milione e mezzo di persone se ne sono andate. Tuttavia, i suoi oppositori tacciono su qualcos’altro. Quando le trasformazioni di Chavez innalzarono lo standard di vita delle masse, circa 5700000 colombiani vennero dalla Colombia al Venezuela. Emigrarono nel Paese vicino in cerca di un destino migliore. Qui trovarono lavoro e si stabilirono ottenendo la cittadinanza. E ora, quando sono emerse difficoltà economiche in Venezuela, alcune di loro, usando i legami familiari, iniziavano a lasciare il Paese che li ospita. Pertanto, una percentuale significativa degli emigrati dal Venezuela sono colombiani che tornano nel Paese di origine. Questo importante dettaglio va preso in considerazione se vogliamo comprendere gli eventi in tutti gli aspetti.

– Vorrei che specificassi l’influenza del Partito Comunista del Venezuela. Qual è il suo atteggiamento nei confronti del percorso sociale e politico perseguito dagli eredi di Chavez? In che modo la classe operaia esprime le sue posizioni?
– La sua influenza politica è chiaramente inferiore al Partito Socialista Unito del Venezuela. Nelle agenzie governative, PCV è rappresentato in modo limitato. Ma il partito protegge attivamente gli interessi dei lavoratori. E a volte, questa missione è molto rischiosa. Così mi è stato detto che nelle zone di confine con la Colombia, ci sono stati casi di uccisioni di attivisti contadini che difendevano le trasformazioni del territorio iniziate con Chavez. Tra le vittime di questa lotta, ci sono i comunisti. Per quanto riguarda la profondità delle trasformazioni in Venezuela, secondo il Partito Comunista, il governo deve andare oltre, difendendo gli interessi dei lavoratori e rivendicando la democrazia. Ma sarà possibile volgersi alla soluzione di questo problema quando la vita riprenderà un corso normale. Ora, la chiave è superare la crisi e salvare la rivoluzione bolivariana.

Il Nicaragua sulla mappa politica
– Gli eventi venezuelani difficilmente possono essere isolati dai recenti cambiamenti in America Latina. L’equilibrio politico si è spostato a destra. Eri in Nicaragua. È una sorta di cartina di tornasole che mostra l’influenza del cambiamento in senso socialista in America Latina. Quali sono le tue impressioni sul Nicaragua?
– Dopo il Venezuela, sono subito andato in Nicaragua, dove c’era un Forum per la pace e la solidarietà. Hanno partecipato rappresentanti di molti Paesi. Subito dopo il forum, incontravo il Presidente del Nicaragua Daniel Ortega e la Vicepresidente Rosalia Murillo. Abbiamo discusso in dettaglio le questioni più importanti. Daniel Ortega trasmise al Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennadij Zyuganov, parole di ringraziamento per la consegna dell’Ordine dell’Amicizia tra i Popoli e un invito a visitare il Nicaragua. C’è stata anche un’interessante conversazione col Presidente dell’Assemblea nazionale, Gustav Cortes, il Ministro degli Esteri Denis Moncade, il Ministro delle Finanze e il co-presidente della Commissione intergovernativa nicaraguense-russa Ivan Acosta, e il rappresentante del Comitato Speciale del Presidente per gli Affari Economici Laureano Ortega. A proposito, il Ministro degli Esteri Moncada fu prima un grande militare, poi fu a capo del Ministero degli Esteri, che portava ad un alto livello professionale. Al nostro incontro, stava tornando da un viaggio in diversi Paesi dell’America Latina e da un incontro dell’Organizzazione degli Stati americani. Il Presidente dell’OAS Almagro cercava di sollevare la questione dell’esclusione dal Nicaragua, ma finora ha fallito. Così, i sandinisti resistono con fiducia alle crescenti pressioni dall’estero. L’anno scorso, misero effettivamente fine al al tentativo di organizzare una rivoluzione “colorata” in Nicaragua. I disordini a Managua e altre città durarono da aprile a luglio. Ciò causò gravi danni, ma la situazione fu corretta e la situazione economica stabilizzata in autunno. Per quanto riguarda la situazione nel continente. Abbiamo parlato molto coi partecipanti al Forum per la pace e solidarietà in Nicaragua, provenienti da diversi Paesi. A giudicare dalla composizione dei presidenti degli Stati dell’America Latina, c’è uno spostamento a destra nella regione. La situazione della sinistra nel continente si è deteriorata. E questa non è la conseguenza di fallimenti fondamentali in politica, sebbene ognuno possa avere commesso degli errori. Il fattore più importante dell’indebolimento del movimento di sinistra nel mondo è stata la distruzione dell’Unione Sovietica. I successi locali delle forze socialiste in éaesi piccoli e non ricchi sono possibili, ma come dimostra la pratica, possono essere distrutti dal grande capitale. Gli eventi degli ultimi anni hanno dimostrato che l’imperialismo può cambiare la situazione a suo favore. Quando gli Stati Uniti capirono di aver indebolito l’attenzione sull’America Latina, vi si concentrarono maggiormente raggiungendo alcuni risultati. Ma è sbagliato supporre che questa sia una tendenza unidirezionale. Mentre i rappresentanti delle forze di destra hanno sostituito i presidenti di sinistra in un certo numero di Paesi, cambiamenti opposti si sono verificati in Messico. Ed è il più grande Stato dell’America Latina per popolazione. Più di 133 milioni di persone. Nell’Europa occidentale, non c’è un solo paese con così tanti cittadini. L’anno scorso, il rappresentante del blocco di sinistra, López Obrador, fu eletto Presidente del Messico. Inoltre, la sua vittoria non era inaspettata, era stata annunciata da quasi tutti gli analisti obiettivi. È importante capire che lo spostamento a destra dei governi non significa cambiamenti fondamentali nell’umore dei lavoratori, delle masse latinoamericane. Le loro posizioni rimangono le stesse. E la causa della sinistra non è persa qui.

– C’è un altro aspetto. Discutendo coi rappresentanti dei partiti comunisti e di sinistra dei Paesi dell’America Latina che hanno partecipato come ospiti al congresso del KPRF, durante le “tavole rotonde” organizzate dal Comitato Centrale del nostro partito, abbiamo notato una cosa. Anche quando, in realtà, solo il presidente e due o tre ministri del governo rappresentano l’ideologia della sinistra e il resto dei suoi membri sono apertamente borghesi, spesso ci dicono che il potere nel Paese appartiene alla sinistra. L’esempio del Brasile è sorprendente: il governo di sinistra era più una leggenda che una realtà. E non appena fu possibile licenziare la Presidentessa del Partito dei Lavoratori Dilma Rousseff, fu automaticamente sostituita da un rappresentante delle forze di destra. Queste coalizioni, anche se guidate da presidenti di sinistra, sono troppo limitate per attuare politiche di sinistra. La loro alleanza con la borghesia non consente un percorso indipendente.
– In situazioni politiche difficili, la tattica delle azioni gioca un ruolo importante. Prendi il Nicaragua. Come pretesto per dimostrare, l’opposizione invocò la decisione del governo di limitare il finanziamento di alcuni programmi sociali. Immediatamente, l’ambasciata statunitense si scatenò. Il suo sostegno alle organizzazioni senza scopo di lucro con posizione antigovernativa crebbe considerevolmente. Pressione fu esercitata sulle imprese, minacciate dal divieto di negoziare cogli Stati Uniti. In breve, i classici del genere. Il passo successivo furono le barricate nelle strade. La capitale Managua fu saccheggiata, sebbene il Nicaragua sia considerato uno dei Paesi più sicuri della regione. Il governo di Ortega aveva a lungo represso il crimine, sconfitto la mafia della droga. Negli Stati Uniti, dove mostrano una lotta senza compromessi contro la droga, sono estremamente scontenti che Daniel Ortega sia riuscito a fermare il traffico. Managua è una città con edifici bassi. I grattacieli furono distrutti durante un terremoto. Per dare alla città un aspetto più elegante, su iniziativa del vicepresidente del Paese, Rosario Murillo, alberi decorativi metallici furono installati nelle strade, a simboleggiare l’albero della vita. Il loro aspetto diurno e la loro illuminazione di notte abbellivano la città. Queste strutture decorative erano un simbolo non solo della città, ma anche della preoccupazione del governo per il popolo. L’opposizione decise di distruggere questo simbolo. Gli alberi furono abbattuti, distrutti. Il vandalismo dilagava. Esercito e polizia sono rimasero dalla parte del partito sandinista al governo. Ma l’intervento dell’esercito non era richiesto. La calma risposta del governo alle dimostrazioni fu un’opportunità per “svaporare”. Poche settimane dopo, non c’erano più donne nelle strade dei quartieri ricchi a manifestare con vasi vuoti a sostegno dei rivoltosi. Questi “atti di solidarietà” coi manifestanti furono sostituiti dall’indignazione dei cittadini di fronte alle barricate che paralizzavano le arterie più importanti del paese. Di conseguenza, l’umore del pubblico cambiò. Il tentativo di organizzare un colpo di Stato fallì. Ma qui, ovviamente, è importante sapere che esiste un governo omogeneo in Nicaragua. È completamente controllato dal Fronte Sandinista. Non è difficile immaginare cosa succederebbe se i ministri borghesi ne dominassero la composizione. Va notato che nel “triumvirato della tirannia” di Bolton, i governi non hanno rappresentanti di destra. Così, a Cuba, il Partito Comunista è alla guida, i Sandinisti governano il Nicaragua e il Venezuela non ha una coalizione governativa con organizzazioni borghesi.

Offensiva del Capitale e sinistre
– Passiamo da problemi relativamente locali a problemi generali. Secondo Lenin, il pianeta è entrato in una nuova fase di capitalismo non pacifico. Si basa sulla necessità del sistema globale di sfruttamento di una ripartizione del mondo. Tutte le risorse che l’imperialismo ha conquistato dopo la restaurazione del capitalismo nelle repubbliche dell’URSS e dei Paesi dell’Europa orientale sono state distrutte in un quarto di secolo. Gli eventi in Brasile e Venezuela possono essere visti come segno di una nuova offensiva della reazione globale, come uno degli aspetti della redistribuzione imperialista del mondo?
– Gli eventi degli ultimi anni in America Latina fanno certamente parte della ridistribuzione del mondo che è iniziata. E in Venezuela c’è la minaccia diretta d’intervento straniero. Gli Stati Uniti non escludono l’invasione militare diretta. Ma anche se la ricchezza petrolifera del Venezuela attrae il capitale nordamericano, sarebbe per esso un’impresa molto rischiosa.

– E l’ultima domanda. In ogni Paese latinoamericano, c’è l’esperienza nel formare governi sulla base di un “fronte ampio” basato sull’ideologia dell’anti-americanismo. Ad esempio, alcuni compagni che parlarono un anno e mezzo fa al 19° Incontro internazionale dei partiti comunisti e operai a San Pietroburgo, affermarono che le formazioni di partito di ampio respiro sono state un successo politico. Sorge la domanda: è possibile su questa base assicurare l’unità tra sfruttati e sfruttatori? O, al contrario, questo testimonia l’inefficienza di tali coalizioni?
– Probabilmente, a determinate condizioni, le grandi coalizioni hanno avuto successo. Ma ogni successo ha bisogno di svilupparsi. Ci sono situazioni in cui le posizioni possono essere mantenute solo quando si avanza. E nel contesto di un “fronte troppo ampio”, i partiti sono legate da accordi di coalizione. Ma guardiamo le cose. Cuba ebbe successo e seguì la via socialista quando esisteva nel mondo un’avanguardia di costruzione socialista nell’Unione Sovietica. Oggi sarebbe difficile per i Paesi dell’America Latina come Honduras, Panama e El Salvador intraprendere autonomamente una costruzione socialista senza un’avanguardia tanto potente nel mondo quanto l’URSS. Al contrario, la sinistra risolve un altro compito oggi: portare avanti le trasformazioni politiche ed economiche progressiste, resistere all’offensiva dell’imperialismo. E tali successi non sono possibili nell’ambiente di oggi. È per questo scopo che le forze di sinistra entrano nei blocchi di coalizione. Per andare oltre, è necessario un raggruppamento di forze. Di conseguenza, le coalizioni temporanee hanno due risultati. O la destra prende il controllo della situazione, o la sinistra riesce a limitare considerevolmente le forze che esprimono gli interessi del capitale. Stando al potere, la sinistra ha più possibilità di organizzare le masse lavoratrici. Organizzarli in modo che siano più risoluti, audaci e chiari nelle richieste. È questa attività delle masse, il fatto di affidarvisi che consente di rivedere i precedenti accordi di coalizione a favore della maggioranza dei cittadini e di seguire sempre più vigorosamente una linea di sinistra.

Dmitrij Novikov, Vicepresidente del Comitato Centrale del Partito comunista della Federazione russa, e Vladimir Padrino Lopez, Ministro della Difesa del Venezuela.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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