I Cambi di Regime degli Stati Uniti: la storia

Prof. James Petras, 5 febbraio 2019

Mentre gli Stati Uniti si battono per rovesciare il governo venezuelano democratico e indipendente, i dati storici relativi alle conseguenze a breve, medio e lungo termine sono misti. Procederemo ad esaminare le conseguenze e l’impatto dell’intervento statunitense in Venezuela nell’ultimo mezzo secolo. Poi passeremo ad esaminare successo e fallimento dei “cambi di regime” degli Stati Uniti in America Latina e nei Caraibi.

Venezuela: risultati e prospettive nel 1950-2019
Durante il decennio successivo alla Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti, lavorando attraverso CIA e Pentagono, portarono al potere regimi autoritari clientelari in Venezuela, Cuba, Perù, Cile, Guatemala, Brasile e in molti altri Paesi. Nel caso del Venezuela, gli Stati Uniti sostennero una dittatura militare per quasi dieci anni (Perez Jimenez) dal 1951 al 1958. La dittatura fu rovesciata nel 1958 e sostituita da una coalizione di centro-sinistra per un breve periodo di transizione. Successivamente, gli Stati Uniti mutarono politica e abbracciarono e promossero regimi di centro-destra guidati da democratici sociali e cristiani che si alternavano al governo per quasi quarant’anni. Negli anni ’90, i regimi clienti statunitensi corrotti e di fronte a una crisi socioeconomica sempre più profonda, vennero tolti dal potere e sostituiti dal governo indipendente e antimperialista guidato dal Presidente Chavez. L’elezione libera e democratica del Presidente Chavez resistette e sconfisse diversi “cambi di regime” guidati dagli Stati Uniti nei due decenni successivi. Dopo l’elezione del Presidente Maduro, sotto la direzione degli Stati Uniti, Washington creò il meccanismo politico per un nuovo cambio di regime. Washington lanciò, a tutto gas, un colpo di Stato nell’inverno 2019. Il record dell’intervento nordamericano in Venezuela è misto: un colpo di Stato militare durò meno di un decennio; i regimi elettorali diretti dagli Stati Uniti furono al potere quarant’anni; sostituiti dal governo populista antimperialista al potere da quasi 20 anni. Oggi è in atto un golpe virulento diretto dagli Stati Uniti. L’esperienza del Venezuela col “cambio di regime” parla alla capacità degli Stati Uniti di consumare il controllo a lungo termine se può mutare la propria base di potere da una dittatura militare a un regime elettorale, finanziato col saccheggio del petrolio, sostenuto da un esercito affidabile e “legittimato” alternando partiti politici clienti che accettano la sottomissione a Washington. I regimi clienti degli statunitensi sono governati da élite oligarchiche, con scarsa capacità imprenditoriale, e che vivono con le rendite statali (entrate petrolifere). Legate strettamente agli Stati Uniti, le élite al potere non possono assicurarsi lealtà popolare. I regimi clienti dipendono dalla forza militare del Pentagono, ma questa è anche la loro debolezza.

Cambio di regime in prospettiva storico-regionale
La costruzione di marionette è un obiettivo strategico essenziale dello Stato imperiale degli Stati Uniti. I risultati variano nel tempo a seconda della capacità dei governi indipendenti di avere successo nella costruzione della nazione. La creazione di marionette a lungo termine degli Stati Uniti ebbe maggior successo in piccole nazioni dalle economie vulnerabili. Il colpo di Stato guidato dagli Stati Uniti in Guatemala durò oltre sessant’anni, dal 1954 al 2012. Le principali insurrezioni indigene popolari furono represse tramite consiglieri ed aiuti militari statunitensi. Un simile successo di costruzione di marionette statunitensi si è ebbe in Panama, Grenada, Repubblica Dominicana e Haiti. Essendo piccoli e poveri e con forze militari deboli, gli Stati Uniti furono disposti ad invaderli e occuparli direttamente, rapidamente e con minimi costi in vite militari ed economici. In questi Paesi Washington riuscì ad imporre e mantenere regimi fantoccio per lungo tempo. Gli Stati Uniti diressero golpe militari nell’ultimo mezzo secolo con risultati contraddittori. Nel caso dell’Honduras, il Pentagono riuscì a rovesciare un governo democratico progressista di brevissima durata. L’esercito honduregno era sotto la direzione degli Stati Uniti, e il presidente eletto Zelaya dipendeva da una maggioranza popolare disarmata. Dopo il successo del colpo di Stato, il regime fantoccio honduregno rimase sotto il dominio degli Stati Uniti nel successivo decennio e probabilmente oltre. Il Cile fu sotto la tutela degli Stati Uniti per la maggior parte del XX secolo, con la breve tregua del governo del Fronte popolare nel 1937-41 e col governo socialista democratico nel 1970 – 1973. Il colpo di Stato militare guidato dagli Stati Uniti nel 1973 impose la dittatura di Pinochet che durò diciassette anni. Fu seguito da un regime elettorale che proseguì l’agenda neoliberista di Pinochet-USA, incluso il rovesciamento di tutte le riforme popolari nazionali e sociali. In una parola, il Cile rimase nell’orbita politica statunitense per la maggior parte di mezzo secolo. Il regime democratico-socialista del Cile (1970-73) non armò mai il popolo né stabilì legami economici all’estero per sostenere una politica estera indipendente. Non sorprende il fatto che negli ultimi tempi il Cile segua gli ordini statunitensi chiedendo il rovesciamento del Presidente Maduro.

Contraddittoria costruzione di fantocci
Diversi colpi di Stato statunitensi furono respinti, per una durata più o meno lunga. Il caso classico di una sconfitta di un regime cliente è Cuba che rovesciò il cliente statunitense, la dittatura di Batista, e procedette a resistere con successo ad invasione e blocco economico della CIA per buona parte di mezzo secolo (fino a oggi). La sconfitta di Cuba nella politica di restaurazione dei burattini fu il risultato della decisione della leadership di Castro di armare il popolo, espropriare e prendere il controllo delle corporazioni statunitensi e multinazionali ostili e stabilire alleanze strategiche oltreoceano: Unione Sovietica, Cina e ultimamente Venezuela. Al contrario, un colpo di Stato militare appoggiato dall’esercito nordamericano in Brasile (1964) durò per oltre due decenni, prima che la politica elettorale venisse parzialmente ripristinata sotto la guida dell’élite. Venti anni di politiche economiche neo-liberiste fallite portarono all’elezione del Partito dei lavoratori riformista sociale (PT) che procedette all’attuazione di ampi programmi anti-povertà nel contesto delle politiche neo-liberiste. Dopo un decennio e mezzo di riforme sociali e una politica estera relativamente indipendente, il PT cedette alla crisi dell’economia dipendente dalle materie prime e a uno sistema ostile (in particolare giudiziario e militare) e fu sostituito da un paio di regimi di clienti statunitensi di estrema destra che operano sotto la direzione di Wall Street e Pentagono.
Gli Stati Uniti spesso intervennero in Bolivia, sostenendo colpi di Stato e regimi clienti contro regimi populisti nazionali di breve termine (1954, 1970 e 2001). Nel 2005 una rivolta popolare portò ad elezioni libere e all’elezione di Evo Morales, il leader dei movimenti dei coltivatori di coca. Dal 2005 al 2019 (oggi) il Presidente Morales guidò un governo antimperialista di centro-sinistra moderato. Gli sforzi infruttuosi degli Stati Uniti per rovesciare il governo di Morales furono il risultato di diversi fattori: Morales organizzò e mobilitò una coalizione di contadini e operai (specialmente minatori e coltivatori di coca). Si assicurò la lealtà dell’esercito, espulse le “agenzie umanitarie” degli Stati Uniti d’America e estese il controllo su petrolio e gas e promosse legami col settore agricolo. La combinazione di politica estera indipendente, economia mista, alta crescita e riforme moderate neutralizzò la costruzione degli Stati Uniti. Non fu così in Argentina. Dopo un sanguinoso colpo di Stato (1976) in cui gli Stati Uniti appoggiavano i militari che uccisero 30000 cittadini, l’esercito fu sconfitto da quello inglese nella guerra delle Malvinas e si ritirò dopo sette anni al potere. Il regime fantoccio post-militare governò e saccheggiò per un decennio prima di crollare nel 2001. Furono rovesciati da un’insurrezione popolare. Tuttavia, la sinistra radicale che mancava di coesione fu sostituita da regimi di centro-sinistra (Kirchner-Fernandez) che governarono per oltre un decennio (2003 – 2015). Il progressivo benessere sociale e i regimi neoliberisti entrarono in crisi e furono estromessi da un regime fantoccio sostenuto dagli Stati Uniti (Macri) nel 2015 che procedeva a sovvertire le riforme, privatizzare l’economia e subordinare lo Stato a favore di banchieri e speculatori statunitensi. Dopo due anni al potere, il regime fantoccio vacillava, l’economia crollava e un altro ciclo di repressione e proteste di masse emerse. Il regime fantoccio degli Stati Uniti è residuale, la popolazione riempie le strade, mentre il Pentagono affila i coltelli e prepara pupazzi per sostituire il loro attuale regime cliente.

Conclusioni
Gli Stati Uniti non sono riusciti a consolidare i cambi di regime tra i grandi Paesi con organizzazioni di massa e sostenitori militari. Washington è riuscita a rovesciare i regimi popolari nazionali in Brasile e Argentina. Tuttavia, nel tempo i regimi fantoccio sono stati rovesciati. Mentre gli Stati Uniti ricorrono in gran parte a una sola “via” (colpi di Dtato e invasioni militari) schiacciando i governi popolari dei Paesi più piccoli e più vulnerabili, si basano su una strategia a più vie verso i Paesi più grandi e forti. Nei primi casi, di solito l’appello all’esercito o l’invio dei marines bastava a soffocare una democrazia elettorale. In quest’ultimo caso, gli Stati Uniti si affidavano a una strategia legata agli ascari includendo blitz dei mass media, etichettatura dei democratici come dittature, estremisti, corrotti, minaccia alla sicurezza, ecc. Mentre la tensione saliva, i clienti regionali e gli Stati europei venivano organizzati per sostenere i burattini locali. “Presidenti” fasulli venivano incoronati dal presidente degli Stati Uniti, il cui indice conta il voto di milioni di elettori. Dimostrazioni e violenze di strada pagate e organizzate dalla CIA destabilizzavano l’economia; le élite imprenditoriali boicottavano e paralizzavano produzione e distribuzione… Milioni venivano spesi per corrompere giudici e militari. Se il cambio di regime può essere compiuto da satrapi militari locali, gli Stati Uniti si astengono dall’intervento militare diretto. I cambi di regime nei Paesi più grandi e ricchi hanno una durata di uno o due decenni. Tuttavia, il passaggio a un regime fantoccio elettorale potrebbe consolidare il potere imperiale per un periodo più lungo, come nel caso del Cile. Dove esiste un potente sostegno popolare a un regime democratico, gli Stati Uniti forniscono supporto ideologico e militare per una strage, come avvenuto in Argentina.
La resa dei conti in Venezuela sarà un sanguinoso cambio di regime, dato che gli Stati Uniti dovranno uccidere centinaia di migliaia per distruggere i milioni che hanno una vita di profonda aderenza alle loro conquiste sociali, lealtà alla nazione e dignità. Al contrario, la borghesia e i suoi seguaci traditori politici cercheranno vendetta e ricorreranno alle più vili forme di violenza per spogliare i poveri dei progressi sociali e dei ricordi su libertà e dignità. Non c’è da meravigliarsi se le masse venezuelane si preparano a una lotta prolungata e decisiva: tutto può essere vinto o perso in questo scontro finale con l’impero e le sue marionette.

Il premiato autore Prof. James Petras è un ricercatore associato del Centro di ricerca sulla globalizzazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente Golpe in Venezuela e capitale finanziario: avvoltoi e spartizione del bottino Successivo Le nazioni dovrebbero esplorare un sistema per spezzare l'egemonia degli Stati Uniti

Lascia un commento