Maduro: “Non passerò alla storia come colui che ha voltato le spalle al popolo”

RussiaToday, 5 febbraio 2019

Il Presidente del Venezuela Nicolás Maduro ha concesso un’intervista esclusiva a RT in cui affronta la crisi politica nel Paese latinoamericano e spiega come la guerra può essere evitata.
L’autoproclamato capo dell’opposizione Juan Guaidó a “presidente in carica” del Venezuela, il 23 gennaio, divide il mondo in due gruppi, i Paesi che sostengono il governo legittimo del Presidente Nicolás Maduro e chi riconosce il presidente dell’Assemblea nazionale (AN). In questa acuta crisi politica che scuote il Venezuela, RT ha parlato in esclusiva col Presidente Maduro, che ci offre la sua visione dell’attuale situazione nel Paese latinoamericano. “Non mi interessa come passerò nella storia, non sarò un traditore, un debole, un uomo che ha voltato le spalle ai suoi storici impegni verso il popolo”, aveva detto il presidente sottolineando che il suo obiettivo è adempire alle sue funzioni e denunciare l’aggressione dall’omologo statunitense, Donald Trump. “Chiedo a Dio che il nostro Paese non subisca l’invasione statunitense”, proclamava Maduro nell’intervista.

“In Europa hanno riconosciuto qualcosa che non esiste”
Secondo Maduro, i Paesi europei e il gruppo di Lima hanno commesso un errore diplomatico riconoscendo Guaidó, seguendo gli ordini degli Stati Uniti e dando un ultimatum al governo eletto. “In Europa hanno riconosciuto qualcosa che non esiste”, dice dell’autoproclamato “presidente in carica”, il capo dell’opposizione venezuelana, dato che, osserva, in Venezuela c’è solo il governo che presiede. In particolare, Maduro ritiene che il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez , “stia commettendo un errore simile per grandezza a quella di José María Aznar” nella guerra in Iraq , il quale, ha detto, “sarà insanguinato per sempre” essendo al servizio degli Stati Uniti. In tal senso, dice che se l’invasione dagli Stati Uniti avvenisse in Venezuela, “le mani di Sanchez saranno insanguinate per sempre”.

Non ci saranno elezioni presidenziali, ma parlamentari
In riferimento agli appelli da diversi Paesi per elezioni presidenziali, il presidente notava che non le indirà, perché “in Venezuela non c’è deficit elettorale” e le uniche pendenti sono le elezioni parlamentari che, in conformità col calendario elettorale, dovrebbero aversi nel 2020. “Il problema è l’opposizione, non un’ulteriore elezione, ne abbiamo fatte 25 in 20 anni, negli ultimi 18 mesi ne abbiamo fatte 6, le elezioni del 2018 sono state avanzate dall’opposizione”, conclude.

Misure per stabilizzare l’economia
Il leader venezuelano ritiene necessario “chiedere la fine del blocco economico, finanziario e commerciale contro il popolo del Venezuela”, in modo che le risorse di questo Paese “isolato dal mondo” vengano liberate portando alla ripresa nazionale. “L’iperinflazione causata da un tipo di cambio criminale parallelo ci procura enormi danni”, ha detto Maduro, ottimista in relazione alle politiche di mercato promosse dal suo governo che, a suo avviso, iniziano a dare buoni risultati. “L’imperialismo non aiuta nessuno al mondo, nessuno, ditemi dove ha portato aiuti umanitari, ciò che hanno portato sono bombe… Bombe per distruggere Afghanistan, Iraq, Libia, Siria… Provocare morti, è un spettacolo, è così semplice”. A questo proposito, spiegava che il suo esecutivo considera due misure in via di sviluppo per stabilizzare l’economia venezuelana: la creazione di nuovi parametri per stabilire il valore reale della valuta estera e la sperimentazione di un sistema di prezzi concordati che “non consenta l’impatto diretto del prezzo sui prodotti”. “Siamo di fronte a una guerra economica”, dice Maduro, ricordando che “la protezione sociale dell’occupazione, della sicurezza sociale, del reddito nazionale e delle pensioni” è una priorità della politica attiva del suo governo. “Sui grandi compiti dell’economia […] il Venezuela avrà bisogno di almeno altri 10 anni per sostenere un solido apparato produttivo che generi abbastanza diversità nella ricchezza nazionale”, afferma Maduro, sottolineando come obiettivo finale che Caracas non dipenda solo da un bene, in questo caso il petrolio.

“Chi lascia il Paese si fa trascinare da canto delle sirene”
“Molti venezuelani se ne vanno sperando in un miglioramento, e cosa trovano? Xenofobia, persecuzione, sfruttamento, schiavitù”, dice Maduro, alla domanda sui connazionali che lasciano il Paese bolivariano e che, secondo lui, “si lasciano trascinare dal canto delle sirene”.

Il “casus belli” di Trump contro il Venezuela
Il motivo per cui gli Stati Uniti vogliono intervenire militarmente in Venezuela è le risorse naturali, come petrolio, oro o gas, dato che Caracas non ha armi di distruzione di massa nè rappresenta una minaccia per Washington, dice Maduro. Allo stesso modo, il Capo dello Stato venezuelano include nel “casus belli” contro il Venezuela “la ricchezza morale della rivoluzione bolivariana” e “terminare una rivoluzione esempio di indipendenza e giustizia sociale”.

Aiuto umanitario a Guaidó
Maduro, che ha descritto “spettacolo politico” le proposte di aiuti umanitari a Guaidó dagli Stati Uniti, avverte che l’imperialismo non aiuta nessuno al mondo, ma “porta solo bombe” e “provoca morti” come successo in Afghanistan, Iraq, Libia e Siria. “Non accetterò alcun tipo d’interventismo”, notava il capo dello Stato venezuelano.

Pronto al dialogo?
Alla domanda se è disposto a negoziare con Guaidó, il presidente ha risposto che crede che il capo dell’opposizione sia “uno strumento” scelto dagli oppositori venezuelani “per uno scenario avventurista che sanno fallirà” e ha colto l’occasione per chiedere il dialogo con tutti i partiti di opposizione e ringraziare quei governi che hanno espresso la posizione di dialogo e diplomatica per la risoluzione della situazione politica in Venezuela.

Risposta alle sanzioni: “Il Venezuela è autosufficiente”
Le sanzioni di Washington contro Citgo e Petróleos de Venezuela, SA (PDVSA) sono “una misura di sequestro, confisca illegale”, secondo la legge statunitense, su cui Caracas ha preso provvedimenti legali. “Quello che hanno fatto non ha nome, non è mai stato fatto contro alcun Paese”, denuncia Maduro. La compagnia petrolifera texana Citgo, sussidiaria della PDVSA, è al centro della battaglia politica sul futuro del Venezuela, poiché è una fonte vitale di liquidità per il governo Maduro, motivo per cui gli Stati Uniti davano a Guaidó il controllo dei suoi beni. Allo stesso modo, la Casa Bianca congelava i fondi della PDVSA nel territorio degli Stati Uniti, valutati a 7 miliardi di dollari, una misura che, secondo il Consulente per la sicurezza degli Stati Uniti John Bolton, porterebbe ad ulteriori perdite per 11 miliardi di dollari quest’anno. In ogni caso, Maduro osserva che il Venezuela è autosufficiente e non dipende dagli Stati Uniti per vendere petrolio, e allo stesso tempo ricordava che vende greggio ad altri Paesi come Cina ed India, coll’obiettivo di raggiungere “la produzione di 2,5 milioni di barili” ogni giorno entro la metà dell’anno.

“Chiedo a tutto il mondo di denunciare e fermare la pazzia di Donald Trump”
La diplomazia della pace e l’opinione pubblica mondiale dovrebbero aiutare ad evitare l’invasione statunitense, che sarebbe “imprevedibile dal punto di vista dei costi militari e umani” per Washington, avverte Maduro. “In Venezuela non ci sarà alcuna guerra, alcun intervento militare”, osservava il presidente, sottolineando che “ciò non significa che non ci prepariamo a difendere la nostra terra, che è sacra”. Come evitare la guerra? Con la diplomazia della pace e l’opinione pubblica mondiale. Preparatevi anche a un’invasione dagli Stati Uniti dal punto di vista dei costi militari e umani insostenibili. “Approfitto di ogni media per chiedere al mondo di andare in pace a denunciare e fermare la pazzia di Donald Trump, il Venezuela non cederà mai. Un’ondata di coscienza, sensibilità globale, comincia a salire. Ci sarà il gra ripudio di Donald Trump”, dice il leader venezuelano. Di fronte alla minaccia interna di un colpo di Stato incombente sul Venezuela, Maduro scommette sull’iniziativa proposta da Messico, Uruguay e membri della Comunità dei Caraibi (Caricom) coll’obiettivo di “costruire uno scenario di comprensione”, oservava. Alla domanda sulle parole di Bolton che suggerivano a Maduro di dimettersi e di avere “un ritiro piacevole e tranquillo su una bellissima spiaggia”, il leader venezuelano spiegava che vorrà ritirarsi in Venezuela quando compirà 90 anni, in compagnia di “nipoti, bisnipoti” e pronipoti. ” “Sento che ci disprezzano: Donald Trump, John Bolton, Mike Pompeo, Mike Pence…”, ha detto il presidente venezuelano denunciando ila “suprematismo imperialista bianco” che la Casa Bianca trasforma in “disprezzo per tutti i popoli del mondo”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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