Gli obiettivi dell’impero, Venezuela e Argentina

Horacio Rovelli, CLEA 02/03/2019

Entrambe le guerre mondiali 1914-1918 e 1939-1945, così come l’attuale conflitto tra le nazioni più sviluppate, sono fondamentalmente dovute a riserve di petrolio e di energia e/o capacità di generare energia, considerando altri Paesi come colonie o semi-colonie, colonie funzionali ai propri bisogni e interessi La Repubblica Bolivariana del Venezuela è la nazione che ha, nella fascia dell’Orinoco, la più grande riserva di greggio del pianeta, stimata in 290 miliardi di barili (da 161 litri ciascuno). Nel 2018, il petrolio e i suoi derivati rappresentavano il 93% delle esportazioni del Paese. Il 20% di queste esportazioni è destinato agli Stati Uniti, quando il governo di Hugo Chavez assunse la presidenza il 2 febbraio 1999, era l’80%. Nel 2008 il Venezuela produceva tre milioni di barili al giorno, dieci anni dopo solo 1,2 milioni di barili al giorno. Nel 2008 le esportazioni di petrolio erano in totale annuo 51 miliardi di dollari e nel 2018 solo 11 miliardi, a poco a poco, come i cani che inseguono il cinghiale, l’azzannano, lo feriscono, lo fermano finché il cacciatore lo raggiunge. Il Venezuela, conoscendo la strategia del capitalismo statunitense, fa accordi commerciali e favorisce gli investimenti di Cina e Russia nel Paese. Nel primo caso, il tallone d’Achille è energetico, la Cina è un grande importatore di petrolio e la sua attuale matrice produttiva dipende dal carbone minerale. Il modus operandi e gli interessi degli Stati Uniti in Venezuela sono gli stessi che perseguiva ed ha in Iraq e Libia, ma la grande differenza è che il mondo è cambiato, l’eroica nazione siriana lo dimostra, gli Stati Uniti hanno voluto creare qualcosa di simile (la Siria è il passaggio obbligato di gas e petrolio da est a ovest) e ora sanno che devono andarsene. Il governo siriano si è opposto, dopo gli attacchi a scuole ed ospedali, è riuscito a far sì che le forze armate statunitensi iniziassero il ritiro e lasciassero al loro destino i loro alleati, l’esercito islamico e i loro scagnozzi mercenari. Il governo siriano ha contato in tutto il conflitto durato anni, sul sostegno della popolazione bombardata e con tutte le carenze, del popolo arabo, della Russia, dell’Iran e della Turchia. Cina e Russia sono partner dell’ASEAN, fondatori dei BRICS e promotori dell’espansione della SCO (Shanghai Cooperation Organization) [1]. E anche la conformazione del G-20 mostra che il G7 un tempo potente (gruppo dei Paesi industriali USA, Canada, Germania, Inghilterra, Francia, Italia e Giappone), ha a sua volta sei Paesi avere problemi coll’amministrazione di Donald Trump, riconoscendo il potere di Cina e Russia che impongono l’agenda alle riunioni, come nel caso di Buenos Aires. Il grande capitale degli Stati Uniti sa che ha due punti di forza, guida la tecnologia, in particolare nelle cosiddette industrie intelligenti, e ha capacità di produrre energia di ogni tipo, la cui principale è l’industria petrolifera. Nel 2018, gli Stati Uniti produssero 10,9 milioni di barili di greggio al giorno, una parte importante dal sistema dello scisto, ma consumano 19,4 milioni di barili al giorno, quindi devono importare da Arabia Saudita, Messico, Canada, Nigeria e Venezuela. Inoltre, uno dei modi con cui Cina e Stati Uniti avevano accettato di ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti era che la Cina comprasse sempre più greggio, accordo sospeso dall’amministrazione Trump. E la ragione per cui si appropria del petrolio di Iraq e Libia, concorda con Arabia Saudita, Emirati Arabi e Quwayt e cerca d’invadere il Venezuela, è avere il primato sull’energia ed evitare che, specialmente Cina e Russia, abbiano un elemento così vitale. Tutta la strategia è garantire l’approvvigionamento per i prossimi cento anni e impedirlo principalmente alla Cina. In tale conflitto e quando uno dei capi dell’impero era l’Inghilterra, ed anche supponendo che le frasi dette da Winston Churchill a Jalta nel 1945 sull’Argentina non siano vere, se lo erano, c’è la versione stenografica nella Casa de comuni inglesi, nel quale si congratula per il rovesciamento di Perón nel 1955 dicendo “La caduta del tiranno Perón in Argentina è la migliore riparazione all’orgoglio dell’impero e ha per me la stessa importanza della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale”. Sono capaci di annegare economicamente un popolo, facendogli perdere l’indispensabile, cibo, medicine, ecc. Effettuare una vigliacca guerra ai civili, creare eserciti paralleli o finanziati da grandi corporazioni e loro stati, bombardare la popolazione per scoraggiarla, cioè, tutta l’ignominia non basta per raggiungere i loro obiettivi

Argentina
Se questo è il quadro internazionale, quale destino aspetta l’Argentina? Sono solo due possibili: realizzare i piani del FMI, deindustrializzare il Paese per rifornire il mondo delle estrazioni dei nostri suolo, coltivazione e allevamento, condannandone la popolazione ad un’economia di sussistenza, ad implorare un lavoro che avrà meno retribuito e con meno diritti, con una pensione misera facendo sì che un pensionato non arrivi al 15 del mese. Organizziamoci e uniamoci per porre fine a tale flagello, che viene principalmente smascherato apertamente col FMI e il ruolo che occupa come garante di tale modello. Ciò non si ottiene solo vincendo le elezioni, è un passo importante, che si ottiene se si hanno i quadri e le squadre e la maggior parte della popolazione che partecipa innalzando il livello di coscienza. Il livello di organizzazione dipende dal livello di coscienza. Per questo motivo, in queste elezioni presidenziali, dobbiamo sollevare un vero dibattito. Più in un Paese, come direbbe Antonio Gramsci, c’è una forte società civile (riferendosi al predominio ideologico e politico della minoranza che beneficata sull’immensa maggioranza della popolazione) e più lo Stato ripone il dominio sul consenso, lasciando in secondo piano la società politica. In quel caso, come nell’attuale Argentina, non basterà vincere le elezioni e prendere il governo, perché il dominio continuerà a vivere nella Società Civile ed è lì dove va combattuta quella che Gramsci definì “Guerra di Posizione , che consiste nel conquistare progressivamente spazi di potere: economia, educazione, cultura, religione, tra gli altri, e ciò avviene ogni giorno. È una battaglia culturale contro l’egemonia del discorso semplice e codardo del non c’è altro, che quelle sono le regole del gioco del sistema, che il mercato decide e decide di aumentare le bollette e a peggiorare i servizi, che la povertà e l’indigenza aumentano, l’esclusione sociale approfondisce, i posti di lavori continuano a chiudere, i pensionati a non arrivare a metà del mese, questa è la vera regola del sistema
Per Gramsci la società civile nel quadro del capitalismo non può essere superata senza la partecipazione consapevole del popolo, motivo per cui la lotta si sviluppa fondamentalmente sul piano politico-ideologico-culturale con una popolazione cosciente e organizzata. Quindi è essenziale sollevare un vero dibattito, che divida tra chi difendono il modello di difesa del nostro lavoro e della nostra produzione e, chi vuole il capitale straniero che ci dica cosa fare, per cui hanno l’esercito d’occupazione che è il FMI. Proposte chiare e concrete che consentano all’azione coesa delle forze popolari di costruire efficacemente una nuova società. Il silenzio serve solo perché la popolazione ignori quale sia il vero stato della situazione, quando la nostra forza risiede nel popolo unito ed organizzato con una proposta nazionale. Nel gennaio 2006 l’Argentina pagò tutti i debiti col Fondo Monetario Internazionale e dopo 30 anni (esclusa la gestione onorevole di Don Bernardo Grinspun) fu libera da tale tutela. La colpa del Kirchnerismo era cercare di creare un Paese indipendente e di disciplinare la classe imprenditoriale, ad esempio, con gli accordi con la Cina, che li costringeva a reinvestire almeno una parte del proprio reddito, sfruttando i vantaggi naturali che il Paese ha (la terra più fertile del mondo, acqua, petrolio, litio, lavoro istruito e che può essere addestrato ad altro), adottando costantemente nuove tecnologie e aumentando considerevolmente la produzione, da sola o in associazione, per soddisfare la crescente domanda, compresi accordi strategici e integrali. Oggi quegli industriali, per così dire, dopo aver sostenuto il governo Cambiemos, realizzano in seguito qual è il destino che l’impero gli assegna. È vero che loro e le loro famiglia saranno ricompensati e potranno darsi alla bella vita come altri già fecero, ma sanno anche che se le condizioni si creassero in Argentina per produrre di nuovo, lo farebbero, perché è qui che i loro antenati crearono il capitale e sanno che altrimenti saranno paria, di lusso, ma solo paria all’estero.
Non è facile, ci vuole intelligenza e coraggio, coraggio e amore per il Paese e il popolo che i venezuelani hanno, volendo morire piuttosto che farsi dominare dall’impero. Il Presidente Maduro, le sue Forze Armate e il suo popolo organizzato nel PSUV [2] [3] ne sono l’esempio. Cosa fa la Bolivia, cosa abbiamo fatto col Kirchnerismo, cosa ha fatto l’Uruguay di Mujica, cosa ha fatto l’Ecuador del Presidente Correa, non possiamo essere repubblicani che eseguono l’ordine del padrone umiliando il proprio popolo, per il nostro rispetto, per la nostra Costituzione nazionale e per le generazioni presenti e future, dobbiamo avere il nostro Programma nazionale e popolare, nostro nel senso di Nazione libera e indipendente. Ripetiamo la diafana proposta di Monica Peralta Ramos: “L’opposizione a questo governo e al suo piano di adeguamento deve concordare prima delle elezioni un piano di emergenza nazionale che, ripudiando l’enorme debito estero contratto e tutte le condizioni che tale governo ha creato, contenga un piano di sviluppo nazionale con vere integrazione e inclusione. “Questo piano di emergenza nazionale deve cercare l’articolazione delle alleanze all’estero che ci consenta di sfruttare le opportunità che un mondo sempre più incrinato dai conflitti tra Paesi con interessi divergenti può offrire. Il dollaro e le risorse non rinnovabili in pericolo di estinzione sono gli assi attorno ai quali ruotano i conflitti mondiali. In queste elezioni, quindi, si gioca qualcosa di più della continuità di un semplice prestito del FMI”.

Note
[1] Costituito da Repubblica popolare cinese, dalla Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, India e Pakistan, forma un blocco di sicurezza, economico e commerciale
[2] Il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) è il partito socialista venezuelano ed è il partito di maggioranza della coalizione Gran Polo Patriótico Simón Bolívar, attualmente al governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Fu creato dall’allora Presidente Hugo Chávez nel 2007 per fondere la Rivoluzione Bolivariana da lui guidata e nata con l’elezione a Presidente della Repubblica nel 1998.
[3] “Quando vedi qualcuno invocare il “Venezuela” come motivo per non considerare le idee politiche progressiste, sai immediatamente che la persona in questione non è informata, è disonesta o entrambe le cose. Fondamentalmente dimostra che non è disposta a una discussione seria, preferendo spaventare la gente col cuculo di cui non sa nulla”, disse il premio Nobel Paul Krugman, a proposito di chi dice: “Saremo come il Venezuela” (Pagina 12 del 31 gennaio 2019)

(*) Laurea in Economia, Professore di Politica economica e Istituzioni monetarie e Integrazione finanziaria regionale presso la Facoltà di scienze economiche (fu direttore nazionale della programmazione macroeconomica presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze della nazione.) Analista capo associato al Centro latinoamericano di Analisi Strategica (CLAE).

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente Cambio di regime per il profitto: Chevron e Halliburton salutano il golpe degli USA in Venezuela Successivo Maduro: "Non passerò alla storia come colui che ha voltato le spalle al popolo"