La Russia sulle violazioni statunitensi dei trattati

Stephen Lendman

Il 2 febbraio, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il Ministro della Difesa Sergej Shojgu informavano Vladimir Putin sulle violazioni del trattato degli Stati Uniti, fin dalla presidenza Clinton. Non è niente di nuovo, in 20 anni o più. Nel 1987, il trattato fu concordato da Mikhail Gorbachev e Ronald Reagan come accordo storico. Secondo Lavrov, gli Stati Uniti violarono il trattato almeno nel 1999, “testando velivoli aerei senza equipaggio dalle stesse caratteristiche dei missili da crociera terrestri banditi dal trattato”, aggiungendo: “Da allora o forse prima, gli Stati Uniti “lanciavano finti missili balistici per testare il loro sistema di difesa missilistica e nel 2014 iniziarono a dispiegare il loro sistema di difesa missilistica in Europa vicino ai confini della Russia, capaci di trasportare testate nucleari” d’attacco. “Queste è la vera violazione del trattato”, osservava Putin. La Russia sapeva delle violazioni del trattato degli USA negli ultimi 20 anni. Mosca ne è pienamente cosciente. Alcuna prova suggerisce il contrario, mai citate dal regime di Trump annunciando di ritirarsi. Secondo Lavrov, gli Stati Uniti hanno dispiegato missili illegalemente in Romania. Sono in corso preparativi per posizionarli in Polonia, Giappone e altrove, anche nel territorio degli Stati Uniti. La Rivista sulla postura nucleare del 2018 del regime Trump richiede lo sviluppo di mini-testate nucleari da montare sui missili a raggio intermedio vietati dal trattato INF. Sono prodotti negli USA, spiegava Lavrov. Lo scorso ottobre, il regime di Trump dichiarava l’ intenzione di ritirarsi dal Trattato INF. “Abbiamo fatto tutto il possibile per salvare il trattato, considerandone l’importanza a sostegno della stabilità strategica in Europa, così come a livello globale”, aveva detto Lavrov, i suoi sforzi vani erano la base dell’annuncio del ritiro degli Stati Uniti. Il Ministero della Difesa russo “ha proposto misure di trasparenza senza precedenti ben oltre i nostri obblighi ai sensi del Trattato INF. al fine di persuadere gli Stati Uniti che la Russia non aveva violato questo strumento essenziale”. “Tuttavia, gli Stati Uniti siluravano tali proposte. Invece, gli Stati Uniti presentavano un altro ultimatum. È ovvio che non possiamo accettarlo poiché contraddice il trattato INF sia nella lettera che nello spirito”.
La scelta di Trump degli estremisti neocon Pompeo a State e Bolton come consiglieri per la sicurezza nazionale condannava il trattato, insieme a qualsiasi possibilità di migliorare i rapporti con la Russia, il tutto a causa della schiacciante ostilità del Congresso. Solo cinque legislatori del Congresso (3 della Camera e 2 senatori) si opposero alla legge Orwelliana del luglio 2017 sul Contrasto gli avversari degli USA con le sanzioni (CAATSA, imponendo sanzioni rigide a Russia, Iran e Corea democratica oltre a quelle in vigore. Solo i membri del Consiglio di sicurezza possono imporre sanzioni legali a Stati membri delle Nazioni Unite. Il ritiro dal trattato INF da parte del regime di Trump aumenta il rischio del confronto nucleare per incidente o voluta. Nonostante gli sforzi della Russia, il regime Bush/Cheney si ritirava dal Trattato dei missili anti-balistici del 1972 tra Unione Sovietica e Stati Uniti, nel 2002. Limitaca il numero di sistemi missilistici antibalistici della difesa contro i missili balistici a testata nucleare. Il trattato fu sciolto a causa della “riluttanza degli Stati Uniti a prendere sul serio le preoccupazioni della Russia”, spiegava Lavrov, aggiungendo: “Nel 2007, facemmo un altro gesto di buona volontà seguendo le vostre istruzioni presentando un’iniziativa consistente nel collaborare per risolvere i problemi relativi alla terza area di posizionamento del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti in Europa. Ancora una volta, gli Stati Uniti respinsero la proposta”. Nel 2010, la Russia esortò Stati Uniti ed Europa a lavorare in modo cooperativo su un sistema di difesa missilistica continentale. Il regime di Obama respinse l’idea. Gli Stati Uniti esortano tutti gli altri Paesi “a fare i conti col loro approccio alla difesa missilistica”, aveva detto Lavrov, nonostante “i rischi evidenti e le minacce alla nostra sicurezza poste da tale approccio”, posizionando i loro sistemi di difesa missilistica d’attacco vicino le frontiere della Russia per avere il vantaggio del primo attacco con armi nucleari. L’ulteriore coinvolgimento dei russi cogli Stati Uniti su questo tema non portava a nulla. Nel 2014 il dialogo degli USA sulla difesa missilistica si concluse quando il regime Obama dichiarò l’intenzione di dispiegare i propri sistemi di difesa missilistica d’attacco in Europa orientale, Asia orientale, Alaska e costa orientale degli USA.
Di volta in volta, gli Stati Uniti violano gli obblighi dei trattati, incluso il famoso Trattato di non proliferazione nucleare del 1970, approvato da tutte le nazioni tranne Israele, India, Pakistan, Corea democratica e Sud Sudan. “Nonostante numerosi richiami da parte nostra, gli Stati Uniti commettono gravi violazioni del Trattato con le azioni nella NATO. Il trattato impegna le potenze nucleari ad astenersi dal trasferire corrispondenti tecnologie nucleari”, spiegava Lavrov. La NATO guidata dagli Stati Uniti s’impegna in cosiddette esercitazioni nucleari congiunte con Stati non nucleari, una flagrante violazione del TNP. Il regime di Obama non ratificò il Trattato sulla messa al bando totale dei test nucleari (CTBT), rompendo una promessa elettorale. La Russia è firmataria del CTBT. La sua entrata in vigore richiede la partecipazione degli Stati Uniti, cosa che si rifiutano di fare. In particolare è “completamente ignorato”, aveva detto Lavrov, data la rabbia del regime di Trump nell’aumentare potenza e distruttività del suo arsenale nucleare. I trattati di riduzione delle armi strategiche I e II restano in vigore. START I scadé nel 2009. Stati Uniti e Russia accettavano di continuare ad osservarne i termini. Per quanto ancora incerti Il nuovo START concordato da Obama e dal Presidente Medvedev nel 2010 scade nel 2021 se non rinnovato. Data l’estrema ostilità nordamericana nei confronti della Russia, il rinnovo è assai improbabile. Secondo Lavrov, i colloqui coli Stati Uniti per assicurare che siano conforme agli obblighi del trattato non hanno ottenuto risultati dal 2015, aggiungendo: “Le proposte epurate della Russia di avviare colloqui sull’estensione del Trattato strategico sulle armi offensive oltre il 2021, quando il primo mandato è destinato a scadere, sono cadute nel vuoto presso gli Stati Uniti. Tutto ciò che sentiamo è che la decisione sul Nuovo START deve ancora essere presa. La situazione è abbastanza allarmante. La decisione presa dagli Stati Uniti sul Trattato INF è ovviamente motivo di seria preoccupazione per il mondo intero, specialmente per l’Europa. Ciononostante, gli europei hanno seguito gli Stati Uniti con tutti i membri della NATO esprimere esplicito sostegno alla posizione adottata dagli Stati Uniti d’astenersi dalle discussioni su preoccupazioni comuni. Tutto ciò che sentiamo sono ultimatum infondati che c’impongono di adottare misure unilaterali senza alcuna prova a supporto di tali accuse infondate”.
Il Ministro della Difesa Shojgu spiegava che le violazioni dei trattati statunitensi sono in corso da anni, compreso sviluppo e produzione di missili balistici a corto e medio raggio a testate nucleari, gravi violazioni del trattato INF prima dell’annuncio. Shojgu propone le seguenti misure di ritorsione:
1. intraprendere la ricerca e lo sviluppo per “creare (e) modifiche sistemi di lancio Kalibr navali per le versioni terrestri”.
2. Ricerca e sviluppo “per creare lanciatori terrestri dei missili ipersonici a raggio intermedio e a corto raggio”.
Putin accettava dichiarando “Questo è ciò che faremo. La nostra risposta sarà simmetrica”, oltre a sospendere la partecipazione della Russia al trattato INF in risposta al ritiro degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, Putin vuole evitare una costosa corsa agli armamenti, chiedendo se queste proposte possano essere realizzate cogli stanziamenti di bilancio esistenti. Shojgu riteneva di sì nel 2019.
Putin: “Questo non dovrebbe comportare alcun aumento del budget del Ministero della Difesa”.
Shojgu: “Sì”.
Putin: “Bene”, aggiungendo la proposta di modificare il formato dell’incontro ogni sei mesi “per discutere l’attuazione dell’ordine per la Difesa dello Stato con i comandanti delle Forze Armate e i rappresentanti dell’Industria della Difesa”. Desiderava rimanere aggiornato su come procedono le iniziative per la difesa, inclusi i sistemi di armi più avanzati della Russia. Gli Stati Uniti annunciavano piani per armare lo spazio. Putin vuole sapere cosa si fa per neutralizzarli. Chiese a Lavrov e Shojgu di non iniziare i colloqui cogli Stati Uniti suel controllo degli armamenti a meno che e fin quando gli Stati Uniti non saranno “pronti ad impegnarsi in un dialogo equo e significativo su questo argomento essenziale per noi, gli alleati della Russia e il mondo intero”, aggiungendo: “Mosca svilupperà e produrrà ma non dispiegherà armi che violano il Trattato INF a meno che gli Stati Uniti non lo facciano per primi. In questo caso, assai probabile, chiedeva a Lavrov e Shojgu di “monitorare da vicino gli sviluppi e presentare prontamente proposte su come rispondere”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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