Presidente Maduro all’Unione europea: non accettiamo ultimatum da nessuno

Correo del Orinoco, Internationalist 360°, 3 febbraio 2019

Il Presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela Nicolás Maduro ribadiva il rigetto dell’ultimatum presentato dall’Unione europea (UE), con cui chiedeva al governo venezuelano d’indire le elezioni entro otto giorni. “Non accettiamo l’ultimatum da nessuno. È come se avessi detto all’UE: vi do sette giorni per riconoscere la Repubblica di Catalogna, altrimenti prenderemo provvedimenti. La politica internazionale non può essere basata su ultimatum. Questo era al tempo degli imperi, delle colonie”, dichiarava il Capo dello Stato durante un’intervista al programma spagnolo Salvados, trasmesso su Antena 3. Denunciava che l’ultimatum dell’UE risponde alla linea interventista promossa dagli Stati Uniti, che mira al colpo di Stato in Venezuela. “Gli Stati Uniti sapevano che non potevano vincere le elezioni. Non hanno vinto le elezioni presidenziali e dal gennaio 2018 i loro portavoce hanno dichiarato che non avrebbero riconosciuto alcun processo elettorale in Venezuela preparando la strategia che portano avanti oggi. Molti capi europei obbedienti seguono la strategia statunitense che ferisce e danneggia il Venezuela”, aveva detto.
A tale proposito, definiva “falso” il capo del governo spagnolo Pedro Sanchez, entrato in carica dopo il licenziamento di Mariano Rajoy con una mozione di censura. “Pedro Sánchez è un falso. È lui che non è stato eletto da nessuno. Sono stato eletto e rieletto con voti popolari. Abbiamo vinto 23 elezioni in 20 anni, su 25. Pedro Sánchez dovrebbe essere lui ad indire elezioni in modo che gli spagnoli possano scegliere il loro presidente. Lui è un presidente non eletto. Questo è ciò che penso automaticamente e penso che tutti gli spagnoli lo pensino”, osservava.
Nonostante le pressioni di certi Paesi europei per seguire la strategia statunitense, il 31 scorso l’ente economico europeo creava un Gruppo di contatto internazionale per mancanza di consenso nel prendere posizione sulla situazione in Venezuela, dove il deputato decaduto Juan Guaidó si proclamava presidente col supporto degli Stati Uniti. Allo stesso modo, affermava che l’interventismo dell’amministrazione Donald Trump risponde a una politica da ventesimo secolo in cui s’imponevano colpi di Stato militare, come è stato fatto in Vietnam, Cambogia o Iraq, così come nella cosiddetta Primavera araba, sostenuta dagli Stati Uniti e ha finito per distruggere Paesi come la Libia. “Ferma, Donald Trump. Stai facendo degli errori che ti sporcano le mani di sangue. Alla fine vogliono tornare al ventesimo secolo dei colpi di Stato militari, dei governi fantoccio subordinati ai loro capi e del saccheggio delle nostre risorse naturali. E questo è irrealizzabile: il XXI secolo avanza. America Latina e Caraibi non saranno il cortile degli Stati Uniti”, aveva detto. Nonostante le aggressioni, il Capo di Stato venezuelano ribadiva l’impegno al dialogo col governo degli Stati Uniti al fine di cercare una soluzione pacifica. “Crediamo nella diplomazia, nel dialogo, nella comprensione. Ho fatto mille proposte pubbliche e private al governo degli Stati Uniti per relazioni rispettose, ma il suprematista bianco che governa la Casa Bianca, disprezza assolutamente i nostri governi e popoli, trascura ogni possibilità di rispetto, dialogo. Continuo a insistere sulla necessità, prima o poi, di un dialogo rispettoso tra l’amministrazione statunitense e noi”, affermava. “La porta è aperta al dialogo, alla comprensione, al rispetto dell’indipendenza del Venezuela. La porta è aperta a mille formule in questa comprensione”, aggiungeva durante l’intervista. A questo proposito, affermava che i popoli del mondo, in particolare gli Stati Uniti, esprimono solidarietà al governo venezuelano e chiedono a Trump di fermare il possibile intervento militare contro la nazione. “Siate certi che l’ondata che cresce consapevolezza e solidarietà negli Stati Uniti, non permetterà a quel governo suprematista di attaccare il Venezuela”, aveva detto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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