3 ragioni per cui l’Armata Rossa vinse la battaglia di Stalingrado

Aleksej Timofejchev, RBTH 2 febbraio 2018

Il 2 febbraio sono 75 anni dalla fine della più sanguinosa battaglia nella storia dell’umanità. Cambiò il corso della Seconda guerra mondiale e segnando la rotta dalla Germania. Come è potuto accadere ai nazisti che vantavano di essere uno degli eserciti più forti che il mondo avesse mai visto? Ecco 3 motivi per cui l’Armata Rossa trionfò nella battaglia per Stalingrado.

1. Rigida resistenza sovietica
L’assalto tedesco nell’estate 1942 su Stalingrado era quasi irresistibile. Berlino voleva prendere la città ad ogni costo tagliando le vie di rifornimento sul Volga e privare Mosca del petrolio caucasico. Per contrastare l’offensiva tedesca, i sovietici accumularono tutte le risorse. Per stimolare il morale e la disciplina delle truppe, Josif Stalin emanò il famoso Ordine 227. Accusò “gli stupidi sul fronte” che “si calmano dicendosi che possiamo ritirarci più a est” ed affermò che era “tempo di finire di ritirarsi”. “Non un passo indietro! Tale sarà il nostro principale slogan”. Ad agosto il ritiro si fermò a Stalingrado. Un altro slogan al momento fu “Non c’è terra per noi oltre il Volga”. Le autorità cittadine esortarono gli abitanti a trasformare “ogni isolato, ogni quartiere, ogni strada in una fortezza invincibile”. Questo è praticamente ciò che successe e la resistenza mostrata dalle truppe e dai residenti della città fu notevole. Un ufficiale tedesco ricordò come fu la battaglia di Stalingrado: “Il nemico tiene un po’ del territorio dell’impianto Ottobre Rosso. La principale fonte di resistenza è al fornace aperta. Prenderla significa la caduta di Stalingrado. Fu bombardata dai nostri aerei per settimane… Non rimase nulla d’intatto… In tre ore riuscimmo ad andare avanti di soli 70 metri! In quel momento apparve un bengala rosso, poi uno verde. Significava che i russi iniziavano il contrattacco… Non capisco dove i russi abbiano l’energia. E ‘la prima volta in questa guerra che ebbi un compito che non riuscivo ad adempiere… Ora l’edificio della fornace aperta è interamente controllata dei russi”.

2. Eroismo di massa
La forte resistenza sovietica non sarebbe stata possibile senza l’eroismo di massa dei difensori di Stalingrado. La medaglia “Per la difesa di Stalingrado” fu data a 760000 soldati sovietici. Oltre 100 soldati furono decorati con il più alto riconoscimento, Eroe dell’Unione Sovietica, segnando casi di coraggio eccezionale e sacrificio. La Casa di Pavlov, un normale condominio di quattro piani, divenne simbolo della resistenza dei soldati dell’Armata Rossa a Stalingrad. Era difesa da solo 24 soldati, ma i tedeschi non poterono prenderlo in tre mesi di assalti alla città. Uno dei generali comandanti delle forze sovietiche di Stalingrado, Vasilij Chuikov, osservò che i tedeschi persero più uomini nel tentativo di prendere la casa di Pavlov che per prendere Parigi. Mamaev Kurgan, collina dominante città e altro simbolo della resistenza eroica, assistette a combattimenti particolarmente cruenti. Il controllo sulla collina significava controllo sulla città. Le truppe sovietiche difesero le loro posizioni sulle pendici della collina durante la battaglia. Decine di migliaia di soldati sovietici morirono combattendo per la collina. Dopo la battaglia fu scoperto che il terreno sulla collina conteneva tra 500 e 1250 schegge per metro quadrato.

3. Errori tedeschi
Il successo della controffensiva sovietica iniziata a metà novembre fu in parte determinato dagli errori dei comandi tedeschi. All’inizio fu il fatto che la Wehrmacht sopravvalutò la sua forza e tentò d’infliggere due attacchi alla volta: uno sul Caucaso per prendere il petrolio azero e un secondo su Stalingrado. I tedeschi dispersero le forze. Come scrisse in seguito il generale maggiore Hans Doerr: “Stalingrado deve entrare nella storia come il peggiore errore mai commesso dai comandanti militari, peggiore disprezzo per l’organismo vivente dell’esercito mai dimostrato dalla leadership del Paese”. A novembre fu commesso un altro errore. Nel tentativo di prendere Stalingrado, l’esercito tedesco si estese per centinaia di chilometri, certo che dopo l’assalto l’Armata Rossa non avesse risorse per contrastarlo. Quel che era peggio per Berlino era che i fianchi estesi consistevano in truppe alleate: italiani, ungheresi e rumeni, inferiori alla Wehrmacht. Il Capo di Stato Maggiore della Wehrmacht, Kurt Zeitzler, ricordò di aver avvertito Hitler che presso Stalingrado “c’era un serio pericolo che andava liquidato”. In risposta, Hitler lo definì “disperato pessimista”. Ciò che era anche importante, notò Zeitzler, era che nell’autunno 1942 aumentarono l’efficienza delle truppe sovietiche e il livello dei suoi comandanti”. Quindi, quando i sovietici accumularono le forze necessarie, all’Armata Rossa bastarono solo quattro giorni per spezzare le file delle truppe dell’Asse e circondare circa 300000 soldati tedeschi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente L'Iran mostra un nuovo missile da crociera a lungo raggio Successivo Quarant'anni che hanno cambiato la storia dell'Iran